Cannata, Antonio

Antonio Cannata  [Polistena (Reggio Calabria), 3 febbraio 1895 – Roma, 2 ottobre 1960]

Nacque in una antica famiglia dell’aristocrazia locale: sua mamma Concetta Savarese e suo padre, il barone Francesco, ricco proprietario terriero. Lasciò Polistena, cittadina che ha dato i natali ad altri importanti artisti calabresi, i Morani, gli Jerace, Giuseppe Renda, Michelangelo Russo, gli Scerbo, Giovan Battista Valensise, e si trasferì a Napoli per frequentare il liceo classico e l’Accademia di Belle Arti. Fu allievo di Casciaro. Sposò Palmira Giuseppina Carignani, sorella del pittore Roberto, da cui non ebbe figli. Ne ebbe invece due, Antonio e Francesco, dalla sua convivente Concetta Saggese.
Esordì nel 1920 nella città partenopea, dove aprì studio, e dove conobbe vasta popolarità, entrando subito nel clima della cultura artistica cittadina. Nel corso della sua carriera partecipò alle Promotrici di Belle Arti «Salvator Rosa» di Napoli, 1920-21, 1922; alle Sindacali di Napoli, 1930, 1932, 1933, 1934, 1935, 1936 e 1940; alla Biennale di Reggio Calabria, 1924; a tre Biennali di Venezia (1930 con Fondaco rustico, oggi nella sede centrale del Banco di Napoli, 1934 con due pastelli, 1936 con una pittura, Il vecchio campanile); alla Triennale d’Oltremare di Napoli (1940). Ordinò anche molte personali in numerose città italiane: 1925, Torino, Amici dell’arte; 1925, 1927, 1928, Napoli, Circolo Calabrese; 1928, Roma, Associazione Calabrese, con cinquanta opere, mostra per la quale così scrisse Vincenzo Gemito: «Mi esprimo così sulle vostre opere, pastelli sensibili ed amorevoli per quanto in nostra epoca si produce. Se stessi in migliore fortuna non ve li avrei fatti portare a Roma che ne sarà orgogliosa»; 1932, Reggio Calabria, con trentuno opere, tra cui Marina di Ostia, Case rustiche calabresi, Paglia della Piana, Lago di Como, Cortile di Caivano; Napoli, Compagnia degli Illusi, con una nota in catalogo di Salvatore Di Giacomo: «Il pittore Antonio Cannata non è il primo venuto: è ormai un conosciuto e apprezzato paesista che già da tempo ha superato le sospettose e difficili barriere della critica, e infine s’è imposto ad essa con la sua bella sincerità, con la sobrietà del colorito, con quell’alito di sana poesia che scalda e fa palpitare ogni preferita evocazione. Le sue tele, assai personali, esprimono con forma suggestiva e penetrante gli stati di un’anima intimamente commossa e a cui ripugnano la studiata ricerca degli effetti e la deformazione della verità a profitto d’ogni suo falso per quanto immediato successo. Offre cime dolomitiche, ora massicce e scure, or bagnate di luci quasi abbaglianti, ariosi paesaggi assolati, interni pittoreschi, rustiche case napoletane, tramonti malinconici, solitarie e silenziose vie campagnole radunano in questa mostra d’un coscenzioso ed elevato artista quanto di meglio e di più toccante hanno potuto esprimere il suo spirito e la sua tavolozza».
Grande successo riscosse la mostra che ebbe  nel 1933 al Salone del Municipio di Catanzaro (X Mostra del pittore Antonio Cannata), ove presentò trenta opere, tra cui Nuvole sull’Aspromonte, Aia calabrese, Montagne di Cittanova, Arco di Tito, Valle del Bufalo (Sila), Case rustiche di Polistena, Le Dolomiti, Monte S. Elia (Palmi), Montagne di Cittanova, Anoia visto da Polistena, Via del Ponte Vecchio, Tramonto sul lago di Patria, nel cui catalogo venne riportato un giudizio dello scultore Francesco Jerace: «Fra le macchie coloristiche che si squadernano oggi come pittura, voi, caro Cannata, sapete ritrarre specialmente la Calabria nostra con la sentimentabilità del conterraneo con la colorazione della nostra bella Regione, e ne gioisce il vecchio amante del Brutio». 
L ‘anno successivo tenne una personale a Cosenza, nella Nuova sede dell’Accademia Cosentina (XI Mostra del pittore Antonio Cannata, dedicata a Michele Bianchi), con quarantaquattro opere, tra cui Tramonto nella Sila Piccola, Aspetti dell’ Ampollino, Il Vesuvio, Una via di Polistena, Il castello di San Giorgio Morgeto, Prato fiorito, Venezia, Marina di Pozzuoli, Napoli orto botanico, Frutta, Nella villa di Catanzaro, Laghetto, Vecchia vite, Pesci, Primavera. Espose anche all’estero, Parigi, New York, Bruxelles, ottenendo sempre buon successo in virtù dell’alta qualità della sua pittura, sempre legata ai motivi più semplici della vita romantica e grazie soprattutto al colore, elegante morbido dolce, rifuggendo da ogni scuola o tendenza; certi suoi interni, o anche alcuni dipinti di cortili fanno pensare alla «poetica delle piccole cose» di pascoliana memoria.
Fu molto apprezzato tra la borghesia della sua epoca, ed ebbe varie onorificenze: Commendatore Mauriziano, Cavaliere del Supremo Ordine Militare di Malta; Vittorio Emanuele III lo nominò Grande Ufficiale della Corona d’Italia. Ben ventisette suoi dipinti erano presenti in una delle residenze di Benito Mussolini.
Nel 1932 lo studio dell’artista, in via Foria a Napoli, fu visitato dal poeta Libero Bovio, che sull’arte di Cannata  così si espresse: «È un antico, questo pittore, che ha una sensibilità moderna. Egli sa che il nuovo è nel vero, e che tutto il resto è acrobazia e menzogna». Alla domanda del pittore: «Che vi pare? Che nome dareste a questa mia pittura?», il poeta di rimando: «Un solo nome, un grande nome, Poesia». Il mare, il paesaggio in genere, le vedute vesuviane furono tra alcuni dei soggetti del pittore. E su alcuni dipinti di pescatori intenti a lavorare sulle proprie barche l’incisivo giudizio di  Pietro Gioia: «Il luminoso registro tonale giocato sulle gradazioni degli azzurri definisce un’atmosfera limpida ma allo stesso tempo vaporosa, che sembra quasi dissolversi nelle trasparenze acquatiche dei primi piani; senza dubbio in dipinti come questi si fa più evidente l’adesione a certi modelli della pittura di Pratella e Campriani».
Fu presente alla 2ª Mostra d’arte di Polistena del 1955, con due Paesaggi
Le sue opere sono collocate in gallerie private, soprattutto in Calabria, a Napoli e a Roma e nelle pinacoteche pubbliche. Tra queste ultime: Museo di Palmi, Municipio civico di Polistena, Palazzo San Giorgio sede dell’amministrazione comunale di Reggio Calabria, Pinacoteca civica di Reggio Calabria. Il pastello Case del Calvariofu acquistato del Governo nazionale per la Galleria d’arte moderna di Roma, città nella quale aprì anche uno studio, in viale Castro Pretorio, 113. Dagli anni Novanta a oggi oltre cento opere sono passate nelle vendite delle case d’asta italiane.
Il suo paese di nascita gli ha dedicato una strada.
Tra gli altri, di lui hanno scritto: Alfredo Schettini, Trilussa, Ferdinando Russo, Francesco Jerace, Vincenzo Gemito, Piero Scarpa, Carlo Barbieri, Luigi Parpagliolo, Libero Bovio. (Enzo Le Pera) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • G. Calogero, Antonio Cannata, in «Brutium», IV, 8, 1924;
  • A.L.V., Pittori calabresi espositori a Milano (Cannata, Colao, Monteleone, Ortona, Roscitano), in «Brutium», X, 5, 1932;
  • Chi è?, 1940, ad vocem;
  • Enrico Aeberli, Le arti figurative nella Calabria attuale, in «Il Ponte», Firenze, sett.ottobre 1950 Reèrimt a cura di Gianfranco Manfredi e Pantaleone Sergi, Editoriale Bios, Cosenza 1994s;
  • Thieme-Becker-Vollmer, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler des XX. Jahrhunderts, 1953-1962, vol. 1 (1953), p. 382;
  • Agostino Mario Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, Luigi Patuzzi, Milano 1971;
  • Antonio Pelaggi, Museo provinciale di Catanzaro, Catalogo delle opere in pittura, Frama sud, Chiaravalle Centrale 1976;
  • Saur, Allgemeines Kunstlerlexikon Die bildenden Kunstler, 1992, vol. 16 (1997), p. 156;
  • Bénézit, Dictionnaire des Peintres, Sculpteurs, Dessinateurs et Graveurs, Grund editeur, 1999, vol. 3, p. 188;
  • Alessandro Masi e Tonino Sicoli (a cura di), La Divina bellezza, Edizioni L’una di sera 2002;
  • Ugo Campisani, Artisti Calabresi, Ottocento e Novecento, Pellegrini, Cosenza 2005; 
  • Enzo Le Pera, Enciclopedia dell’arte di Calabria, Ottocento e Novecento, Rubbettimo, 2008;
  • Antonio Floccari, Antonio Cannata, Arti Grafiche Edizioni, Ardore Marina 2009.
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