Capizzano Verri, Beatrice

Beatrice Capizzano Verri [San Lorenzo del Vallo (Cosenza), 20 ottobre 1904 – Cosenza, 22 maggio 2007]

Ispettrice scolastica, terziaria francescana e socia dell’Accademia cosentina, è stata poetessa e scrittrice di poemetti e novelle. Prima di cinque fratelli, Beatrice Verri (aggiungerà al proprio il cognome del marito dopo le nozze, negli anni Quaranta, con Stelio Capizzano, maestro elementare originario di Torano Castello) nasce da Francesco e Carolina Vaccaro. La famiglia paterna è originaria di Rende, mentre la materna è del posto. Fin dall’infanzia mostra una precoce e forte propensione agli studi umanistici per cui, nonostante le ristrettezze economiche della famiglia, riesce a iscriversi presso la scuola Normale femminile «Lucrezia della Valle» di Cosenza dove nel 1921 consegue con buoni voti il diploma di abilitazione all’insegnamento elementare. 
A venti anni pubblica la sua prima raccolta poetica dal titolo Cetra giovine, edito dalla tipografia Riccio di Cosenza, cui segue, nel 1925 una seconda raccolta intitolata Echi e nel 1926 la serie di novelle Ore vissute.
I principali temi che caratterizzano la sua produzione sono relativi all’indagine dell’animo, al rapporto tra l’io e la natura, alla memoria e alla spiritualità. Risentono, inoltre, di una fronte impronta classicheggiante. Sergio Pisani, in un numero di «Calabria Letteraria» del 1954, scrive, a proposito di Cetra giovine ed Echi che si tratta di due «libri di versi classicheggianti. Sono le “pubblicazioni dell’alba”, sono le spoglie vuote della crisalide, che ormai più non striscia in cerca di qualcosa da deglutire, ma divenuta farfalla, spazia di fiore in fiore, sfoggiando i suoi vivi colori. Eppure, qualcosa c’è in quei primi versi; qualcosa che fa staccare lo sguardo dal libro e lo sa spaziare nel vuoto; qualcosa che costringe alla meditazione».
Nel 1924, oltre alla soddisfazione per aver pubblicato un libro, ottiene il primo incarico come maestra presso la scuola elementare di San Donato di Ninea (Cosenza), per poi insegnare, negli anni successivi, anche nei comuni di Trebisacce (Cosenza) e San Lorenzo del Vallo (Cosenza). Negli anni Quaranta diventa direttrice presso il II circolo didattico di Cosenza e dai primi anni Sessanta, Ispettrice scolastica.
Nel 1933 pubblica Giardino in ombra, opera di versi e prosa, mentre nel 1938 Costruttori. Si tratta di un poema diviso in tre parti: la prima è dedicata ai morti della guerra d’Africa, la seconda a una nipote, il terzo ai rurali d’Italia. 
Seguono, nel 1945 le Nozioni intuitive di grammatica e nel 1950 la presentazione al volume Per le onoranze a Eduardo Barone. Al 1953 risale D’inverno, qualche rosa…, raccolta di 145 brevi componimenti che segna una nuova fase, più matura, della sua produzione poetica.
Si è ormai completato il processo di emancipazione dai riferimenti eruditi e a tal proposito il critico Cesare Maretti afferma che il corpus di D’inverno, qualche rosa… va lodato per la sua semplicità, per la sua chiarezza, per la visione rinfrescante e gradevole della natura. Tra le opere nel volume, per esempio, vi è «La cerbottana», dedicata al nipote Giovanni Pagano: «Il solstizio frantuma la sodaglia/ Cerca la buca il granchio dal pietrame/ liscio del fiume. In cima all’alte rame/dei castagni il meriggio si contrista./ Con muto riso un fiore d’acqua scaglia/ il bimbo biondo dalla cerbottana./ S’alza a vol la colomba, s’allontana/ i suoi sette monili d’ametista».
Nel 1960 pubblica Prima che tramonti la luna, l’opera della completa maturità. Il libro è diviso in tre sezioni, collegati dai temi del ricordo, della nostalgia e del tentativo di cogliere un’armonia tra l’uomo e la natura. Sempre in quest’anno pubblica anche Lampade accese. Aniello Calcara drammaturgo, saggio critico su alcune opere letterarie composte dell’allora Arcivescovo di Cosenza.
Collaboratrice per «Calabria Letteraria», «Cronaca di Calabria», «Scuola e Civiltà» e altre testate scolastiche e letterarie, è stata anche socia dell’Accademia Tiberina, dell’Accademia dei Cinquecento di Roma e socia onoraria dell’Istituto storico calabrese, e fu in contatto con letterati del calibro di Enrico Falqui. Nel 1970 la Presidenza della Repubblica l’ha insignita della «Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte».
Muore a Cosenza alla veneranda età di 102 anni. (Alessandra Pagano) © ICSAIC

Opere

  • Cetra giovine, Tipografia Riccio, Cosenza 1924;
  • Echi, Tipografia Riccio, Cosenza 1926;
  • Ore vissute, Tipografia Riccio, Cosenza 1926;
  • Giardino in ombra, Nosside, Polistena (Reggio Calabria) 1933;
  • Costruttori, Casa editrice Il Pensiero di Milano, 1938;
  • Nozioni intuitive di grammatica, Edizioni Arethusa, Asti 1945;
  • Per le onoranze a Eduardo Barone, Edizioni Chiappetta, Cosenza 1950;
  • D’inverno, qualche rosa…, Editrice Rinascita Artistica, Napoli 1953;
  • Prima che tramonti la luna, Editrice “La Zagara”, Milano-Napoli 1960;
  • Lampade accese. Aniello Calcara drammaturgo, Rinascita Artistica, Napoli 1960.

Nota bibliografica

  • Sergio Pisani, Beatrice Capizzano Verri, «Calabria Letteraria», II, 8, giugno 1954, pp. 9-10;
  • Cesare Maretti, D’inverno, qualche rosa… «Calabria Letteraria», II, 8 giugno 1954, p.10;
  • Alessandra Pagano, Beatrice Capizzano Verri, una poetessa da riscoprire, «Calabria sconosciuta», 155-156, XL, luglio-dicembre 2017, pp. 53-54;
  • Alessandra Pagano, Una insegnante e poetessa cosentina, «Parola di Vita», 26 ottobre 2016, p. 18.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Cosenza, Provveditorato, personale in quiescenza, b. 217.
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