Caporale, Nicola

Nicola Caporale [Badolato (Catanzaro), 25 gennaio 1905 – 23 giugno 1994]

Nacque da Giuseppe e da Rosa Gallelli. Rimase orfano della madre all’età di dieci anni, assieme a due sorelle, Vittorianna, di tredici, e Raffaelina, di appena sei.
Con l’aiuto di uno zio proprietario terriero, dopo avere frequentato le scuole elementari nel paese di nascita, fu mandato a Monteleone di Calabria (oggi Vibo Valentia) dove frequentò il ginnasio nel Convitto Nazionale. Da Monteleone si trasferì a Catanzaro dove frequentò il Liceo Classico «Pasquale Galluppi». Già da studente, scrisse il suo primo volume di novelle che vedrà la luce, però, soltanto nel 1928. L’hanno prima aveva incontrato Francesca Cuppari, una giovane insegnante elementare come lui, di famiglia reggina ma nata a Vallo della Lucania e la sposò. La coppia, che avrebbe festeggiato i 60 anni di matrimonio, ebbe otto figli, sette femmine e un maschio: Rosetta, Giuseppina, Giuseppe, Ornella, Luisetta, Domenica, e le gemelle Graziella e Lucia. 
A Badolato, dove svolse quasi tutta la sua attività di insegnante dal 1929 nella Scuola elementare, con la parentesi di alcuni anni nella scuola media locale quale insegnante di materie letterarie: nel 1936, infatti, aveva ripreso gli studi iscrivendosi all’Università di Messina, dove il 25 novembre 1941 si si laureò in Lettere. 
Fascista nel Ventennio, quando fu comandante della Gioventù Italiana del Littorio (Gil), si occupò di politica dopo la liberazione della Calabria da parte degli Alleati. Fondatore del Partito dei contadini, partecipò come segretario all’esperienza del Partito Sociale Agrario costituitosi a Catanzaro il 24 maggio del 1944 per iniziativa del cugino, il sacerdote Francesco Caporale, ex aderente del Partito Popolare, che raccolse intorno a sé piccoli e medi proprietari terrieri (circa 4000 iscritti).
Alla politica, Niccolò di Calabria, come si faceva chiamare, preferì però i libri e la scrittura. Nel 1949 riuscì a ottenere il trasferimento a Firenze dove rimase però solo un anno, rientrando in paese. Nel capoluogo toscano, al quale rimase sempre legato, frequentò alcuni cenacoli culturali e col poeta Alessandra e il giornalista Brunori fondò «Il Nuovo Cenacolo Fiorentino». Rientrato a Badolato nel 1950, l’anno dopo fu costretto a trasferirsi con la numerosa famiglia a Soverato in seguito a una alluvione rovinosa che rese pericolante la sua casa e metà di quelle del paese.
Tornò nel dicembre del 1955: nella marina di Badolato riaprirono le scuole e alla sua famiglia, come maestri alluvionati, fu assegnata una delle case popolari appena costruite dove rimase per sempre. Nel 1972 fu collocato in pensione e in seguito dedicò tutto il tempo alle sue molteplici passioni, di scrittore e musicista (suonava il violino).
Il suo silenzio di poeta e scrittore durò venti anni, durante i quali pubblicò novelle e poesie in fogli calabresi; riviste nazionali («Italia che scrive», «Nuova Italia Letteraria», ecc.). La sua produzione letteraria che iniziò con Le mie rose (1928) e si chiuse con un volume di saggi dal titolo Nove poeti calabresi (1986) è stata molto vasta. Divisi per genere ha pubblicato diciotto raccolte di poesie e poemetti, tre raccolte di novelle, cinque romanzi e un saggio critico.
Partecipò a diversi concorsi nazionali. Al Premio Villa San Giovanni lo troviamo nella rosa dei vincitori con Francesco Perri e Leonida Repaci. Ed è stato finalista anche al Premio di poesia di Vallombrosa, a quelli di Pisa, Reggio Calabria, Bari e altri ancora. A Copanello i Rotary di Calabria lo premiarono con una targa in riconoscimento della sua attività poetica e culturale.
Il suo nome divenne conosciuto in ambito nazionale e in Sud America. «L’Eco di Bergamo» segnala una sua novella dalla quale in seguito prende titolo una raccolta. La terza rete radiofonica della Rai si occupa di lui segnalando una sua poesia della raccolta Ritrovarsi, nel programma la Bancarella.
«Poligrafo e autore di molti libri di versi ma anche narratore», come lo definisce Antonio Promalli, della sua opera si occuparono parecchie riviste letterarie e quotidiani: ne hanno parlato tra gli altri il «Giornale della Sera» di Roma, «Realtà politica», «La Sonda», «Corriere degl’Italiani» e «Risorgimento» di Buenos Aires, «Il Giornale d’Italia», «Il giornale dell’Isola», «Pagine d’Oggi», «Magna Graecia», «Il Popolo», «L’italia che scrive» ed altri. 
Ha collaborato con «Il Giornale d’Italia», «Il Messaggero» e «Calabria Letteraria».
È rimasto attivo fino al 1986, anno del suo 80° compleanno, quando fu festeggiato dall’Amministrazione comunale. Alcuni mesi dopo fu colpito da ictus cerebrale. Perse l’uso di un braccio e di una gamba e non fu capace più di parlare e scrivere. Dopo diversi anni di sofferenza, terminò i suoi giorni all’età di 89 anni.
Ha lasciato numerose opere inedite e incomplete.
Per onorare la sua memoria a Badolato Marina si è costituita l’associazione culturale «Circolo letterario Nicola Caporale», allo scopo di valorizzare la sua opera. (Francesca Raimondi) © ICSAIC 2021 – 12

Opere

  • Le mie rose (novelle), Abramo, Catanzaro 1928;
  • Ritrovarsi (poesie), Gastaldi, Milano 1948;
  • Cuore al vento (poesie), Int. Med. Reggio Calabria 1951;
  • La Bomba H (poemetto), Tecnostampa, Priverno 1954;
  • In margine all’ondata (romanzo), Intelisano, Milano 1954;
  • L’oro del Sud è amaro (romanzo), Approdo del Sud 1960;
  • Autunnali (poesie), Villar, Roma 1964;
  • Con gli occhi non si vede (novelle), Intelisano, Parma 1966;
  • I giorni solitari (poesie), Lo Faro, Roma 1971;
  • I canti del tramonto (poesie), Gabrieli, Roma 1972;
  • A catarra (poesie in vernacolo), Pellegrini, Cosenza 1973;
  • Dalla mia finestra (poesie), Gabrieli, Roma, 1974;
  • Spigolando nel tempo (poesie), Gabrieli, Roma 1975;
  • Voci serali (poesie), Gabrieli, Roma 1976;
  • Rose d’autunno (poesie), Gabrieli, Roma 1977;
  • E Tanima canta nel buio (poesie), Gabrieli, Roma 1978;
  • Io sono l’ulivo che dona (poesie), Gabrieli, Roma 1979;
  • La favola è finita (romanzo), Gabrieli, Roma 1980;
  • La canzone dell’onda (romanzo), Gabrieli, Roma 1981;
  • Arpeggi sommessi (poesie), Gabrieli, Roma 1981;
  • Il libro di Franca (poesie), Gabrieli, Roma 1981;
  • Femmina (novelle), Gabrieli, Roma 1981;
  • Il mio paese (poema), Gabrieli, Roma 1983;
  • La morte del poeta (poemetto e poesie), Gabrieli, Roma 1983;
  • Il pianto del nonno (poesie), Cardone, Catanzaro 1983;
  • La lepre del farmacista (novelle), Rubbettino, Soveria Mannelli 1984;
  • Ombre e luci (poesie), Gabrieli, Roma 1985;
  • Nove poeti calabresi, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 1996.

Nota bibliografica

  • Antologia della poesia contemporanea, vol. 1, Lalli Editore, Poggibondi 1980, p. 181;
  • Ottavio Cavalcanti, Il materiale, il corporeo, il simbolico. Cultura alimentare ed Eros nel sud, Gangemi, Roma 1984, p. 99;
  • Antonio Gesualdo, Nicola Caporale (1906-1994). Novelliere, romanziere neo-realista, poeta elegiaco, pittore bozzettista, macchiaiolo e impressionista, s.i., Lit. Sud Grafica, 1996;
  • Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, Pellegrini, Cosenza 1996, p. 331;
  • Badolato riscopre Nicola Caporale, «Preserreedintorni.it», 9 agosto 2019, http://www.preserreedintorni.it/badolato-riscopre-lopera-di-nicola-caporale/.
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