Capua, Antonio

Antonio Capua [Melicuccà (Reggio Calabria), 19 ottobre 1905 – Roma, 12 aprile 1996]

Terzogenito di sei figli, nacque dal dottor Giuseppe e da Angela Pizi, una famiglia di agrari, proprietaria di fondi agricoli estesi tra la Piana di Gioia e l’Aspromonte. Il padre era medico e sindaco del paese, la madre, originaria di Palmi, era sorella del sottotenente Nicola Pizi, medaglia d’oro al Valor militare alla memoria della Grande Guerra. Prima di lui, che in famiglia chiamavano Totò, erano nati il fratello Alberto (avvocato, più volte sindaco di Melicuccà, vittima in un agguato mafioso nel 1976) e la sorella Maria; dopo nacquero le sorelle Eleonora, Memè, Anna e Dadda.
Fece tutti gli studi al collegio della Nunziatella di Napoli, dove conseguì la maturità. Poi, seguendo le orme paterne, si laureò in Medicina e chirurgia. 
Nel 1927, appena ventiduenne, si iscrisse al Partito nazionale fascista, ma senza ricoprire cariche.
A metà degli anni Trenta, a Roma si sposò con Astra Mannucci, figlia di un imprenditore di Figline Valdarno. Dal matrimonio nacquero quattro figlie; Angela, Lorenza e Gioia morte prematuramente, e Donatella ancora vivente.
Specialista in Radiologia, fu primario radiologo presso gli Ospedali riuniti di Roma e direttore del Centro Cobalto-Terapia. Autore di diverse pubblicazioni scientifiche, già a 29 anni era libero docente in Radiologia medica presso l’Università di Roma.
Fu capitano medico durante il secondo conflitto mondiale e rimase invalido di guerra. 
Nel Secondo dopoguerra fu tra i fondatori del Fronte dell’Uomo qualunque in Calabria e, in quelle fila, fece ingresso all’Assemblea costituente il 2 giugno 1946 in seguito a una campagna elettorale finanziata in proprio. Risultò il primo degli eletti nella lista qualunquista con 16.725 preferenze nella circoscrizione unica calabrese, Catanzaro-Cosenza-Reggio Calabria, e l’Uq il primo partito nel suo comune d’origine, Melicuccà. Entrò a far parte della Terza commissione per l’esame dei disegni di legge e della Commissione speciale per l’esame del disegno di legge sulle nuove formule di giuramento. In tutta la durata dei lavori, fece quattro interventi, di cui il più significativo appare quello nel corso della discussione del Progetto di Costituzione, durante il quale ne criticò l’impostazione e i contenuti sociali, che destavano allarme anticomunista. Fu tra i pochi che rimasero nel gruppo qualunquista fino alla scadenza del mandato.
Esponente tipico della classe dei notabili del Sud, alle elezioni politiche del 18 aprile 1948 si candidò alla Camera dei deputati nelle liste del Blocco nazionale, che raggruppava l’Uomo qualunque e il Partitolo liberale italiano (Pli), oltre all’Unione per la ricostruzione nazionale. Nonostante il deludente risultato conseguito a livello nazionale, Capua riuscì ad essere eletto tra i 19 deputati ottenuti dalla lista. Fu il primo degli eletti nella circoscrizione unica calabrese, con 19.006 preferenze. Durante la I legislatura entrò a far parte del Pli e quindi del Gruppo liberale nel rispettivo ramo del Parlamento. Nello stesso periodo entrò a far parte della Direzione nazionale del Pli, di cui sarà membro per diversi anni. Al congresso di Firenze del gennaio 1953 fu eletto nell’organo direttivo del partito in posizione di minoranza. Alla Camera entrò a far parte della XI Commissione lavoro-emigrazione-cooperazione-previdenza e assistenza sociale-assistenza postbellica-igiene e sanità pubblica, della Giunta per i trattati di commercio e la legislazione doganale, della Commissione speciale per l’esame dei disegni di legge relativi alla Cassa per il Mezzogiorno e all’esecuzione di opere straordinarie nell’Italia settentrionale e centrale e della Commissione d’indagine per esaminare il fondamento delle accuse al deputato Tesauro in seno alla Commissione Interni. Fu anche segretario del Gruppo dei medici parlamentari. Tra il 1948 e il 1953 firmò 13 progetti di legge, su varie materie, risultando primo firmatario di 3 di questi, riguardanti il suo ambito professionale, medico e universitario.
Alle consultazioni politiche del 7 giugno 1953 fu eletto alla Camera con un numero inferiore di preferenze rispetto ai casi precedenti, 12.794, corrispondente in ogni caso a più di un terzo dei voti dell’intero Pli su base regionale. Durante la II legislatura sottoscrisse 7 progetti di legge, mai come primo firmatario, su temi vari. Il minore coinvolgimento parlamentare in termini presentazione di progetti di legge è legato al ruolo governativo ricoperto durante la II legislatura. Capua ebbe due soli brevi incarichi, entrambi come sottosegretario all’Agricoltura. Il 10 febbraio 1954 entrò a far parte del I governo presieduto dal democristiano Mario Scelba, basato su una coalizione Dc-Pli-Psdi (Partito socialista democratico italiano), e affiancò il ministro democristiano Giuseppe Medici fino al 2 luglio 1955. Di seguito, fu confermato al dicastero dell’Agricoltura con il ministro democristiano Emilio Colombo nel I governo presieduto ancora da un democristiano, Antonio Segni, in carica dal 6 luglio 1955 al 15 maggio 1957, e basato sempre su una coalizione Dc-Pli-Psdi. 
La nomina a sottosegretario ne aumentò certamente la visibilità, anche nella polemica politica, come attesta l’attacco da cui dovette difendersi sulle pagine de «l’Unità» nel dicembre 1954, in quanto presidente di un sindacato guidato da uomini del passato regime, nel quale lavoravano anche diversi suoi parenti. La sua notorietà aumentò ancor di più quando, nella notte del 10 agosto 1955, un’auto che trasportava la moglie e la figlia Lorenza su una strada aspromontana fu al centro di un episodio criminale. Si trattava di uno scambio di persona, in quanto il reale destinatario dell’agguato era un possidente atteso per pagare il prezzo di un’estorsione. In ogni caso, l’avvenimento fu indicato come il pretesto per effettuare un’attività repressiva eccezionale contro la radicata e pervasiva presenza della criminalità nella provincia di Reggio Calabria, che prese il nome nella pubblicistica e nella saggistica di «operazione Marzano», dal nome dell’Ispettore generale di Ps Carmelo Marzano, che la condusse. Le autorità stigmatizzarono nella corrispondenza al ministro dell’Interno il tentativo di minimizzare e le reticenze di Capua sul fatto. Secondo il prefetto non si trattava solo di preoccupazioni elettoralistiche ma i rapporti ambigui del deputato liberale erano evidenti, nell’intercessione per concedere patenti e porto d’armi a pregiudicati e prese di posizione difensive nei confronti di persone ritenute favoreggiatori di latitanti.
I rapporti di Capua con ambienti criminali vanno, tuttavia, letti in un contesto complesso, di cui fanno parte pure le accuse di avversari politici e il fatto che la ’ndrangheta, come altre organizzazioni mafiose, potevano indirizzare in modo vario il proprio sostegno elettorale, in base alla convenienza, come attestano gli stessi esiti dell’operazione Marzano, che rilevò come i rapporti tra ’ndrangheta e politica non riguardavano solo il Pli e i partiti di centro-destra ma anche i grandi partititi di massa, come il Psi, il Pci e la Dc.

Alle consultazioni del 25 maggio 1958, Capua fu nuovamente eletto deputato con 12.983 preferenze, unico nella circoscrizione per il Pli. La percentuale del partito di Capua scese molto, anche nel comune d’origine, Melicuccà. Durante la III legislatura fu uno dei vicepresidenti della XIV Commissione Igiene e sanità pubblica e membro della Commissione d’indagine chiesta dal deputato Sullo. Presentò 13 progetti di legge, 3 dei quali diventarono norme.
Alle elezioni seguenti, il 28 aprile 1963, l’onorevole Capua risultò ancora l’unico degli eletti del Pli. Durante la IV legislatura fece parte di una sola commissione, la XIV Igiene e sanità pubblica, ed entrò a far parte del comitato direttivo del Gruppo parlamentare del Pli. Presentò 19 progetti di legge, tra i quali fu primo firmatario di uno soltanto, non approvato.
Alle elezioni del 19 maggio 1968, risultò ancora l’unico degli eletti del Pli in Calabria alla Camera. Durante la V legislatura fece parte di una sola commissione, la XIV Igiene e sanità pubblica. Presentò 25 progetti di legge su svariati argomenti, tra i quali due diventarono legge e di uno di essi fu primo firmatario.
Nel febbraio 1972, per dissensi rispetto alla linea politica, uscì dal Pli e passò al gruppo Misto della Camera. Si orientò, dunque, verso l’Msi-Dn, per cui si candidò al Senato alle elezioni del 7 maggio 1972. Stavolta però scelse la città di Roma, dove era altrettanto conosciuto che in Calabria per l’attività professionale. Raccolse 35.610 voti nel collegio VII, che fecero diventare quello neofascista il terzo partito dopo Dc e Pci-Psiup, anche se subentrò in corso di legislatura. Durante la VI legislatura entrò a far parte per il Msi-Dn della 12a Commissione permanente Igiene e sanità.
Il 10 novembre 1979 fu arrestato, assieme ad altre cinque persone, per bancarotta fraudolenta su mandato di cattura della sezione fallimentare del Tribunale di Roma, e condotto in carcere a Regina Coeli. Era il presidente della società di assicurazioni “Flaminia nuova”, quotata in borsa e fallita qualche anno prima assieme a imprese collegate. Colto da infarto al momento dell’arresto, secondo le cronache era al momento il personaggio più in vista dell’operazione, sebbene risultò non essere così quando la vicenda riemerse all’inizio degli anni Novanta, conducendo gli inquirenti a considerare la società una scatola cinese al confine tra politica e mafia. Ciò non gli impedì, dopo essere rientrato nel Pli, di tornare a esercitare dal 1980 al 1988 la funzione di sindaco del suo paese d’origine. Morì a Roma a 91 anni e fu tumulato nel cimitero di Melicuccà. (Luigi Ambrosi) © ICSAIC 2021 – 01

Nota bibliografica essenziale

  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria. Dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967;
  • Il sottosegretario Capua a braccetto con i neofascisti, «l’Unità», 18 dicembre 1954:
  • Fermata per errore da banditi l’automobile dell’on. Capua, «Corriere della Sera», 28 agosto 1955;
  • Catturati gli aggressori dell’auto dell’on. Capua, «Il Mattino», 3 settembre 1955;
  • Giuseppe Barillà, Agguato e sparatoria sull’Aspromonte. Uccisi un possidente e il suo autista, «Corriere della Sera», 5 giugno 1976.
  • I misteri irrisolti alla Flaminia Nuova, «Corriere della Sera», 10 novembre 1977;
  • L’ex deputato calabrese Antonio Capua in carcere per bancarotta, «Il Giornale di Calabria», 11 novembre 1979.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Gabinetto, 1953-56, b. 4, fascicoli 1066/1 e 1066/2 e b. 363, f. 6995/66.

Nota

  • Si ringrazia la figlia del biografato, Donatella, per le informazioni fornite.

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