Giannuzzi Savelli, Bernardino

Bernardino Giannuzzi Savelli [Cosenza 19 novembre 1822 – Roma 10 novembre1887]

Bernardino Felice allo stato civile, nacque dal barone Domenico di Pietramala (l’attuale Cleto), funzionario provinciale dell’amministrazione del fisco, e da donna Rosa Mollo figlia del barone Saverio di Cosenza. Completati gli studi superiori, si trasferì a Napoli, dove frequentò i corsi di giurisprudenza all’università. Raggiunto il privilegium della laurea dottorale, si avviò alla professione di magistrato e, distinguendosi per le sue capacità e competenze, arrivò a ricoprire i più alti grandi della Magistratura. 
Nel 1845, dopo avere conseguito il concorso per l’alunnato in giurisprudenza pratica bandito dal governo borbonico, entrò in Magistratura e rivestì la carica di pubblico ministero in un momento delicato per la storia del Regno delle due Sicilie, scosso dalle concessioni costituzionali dei Moti insurrezionali del 1848 e dal loro ritiro quasi immediato. Il 7 novembre 1859 fu promosso procuratore generale della Gran Corte criminale di Napoli, entrando a fare parte di diverse commissioni legislative per gli studi giuridici e, in particolare, quelle legate allo studio e alla stesura dei nuovi codici. Nella capitale partenopea, in precedenza, esercitò la professione alla Suprema Corte di giustizia e alla Gran Corte criminale.
Dall’1 al 16 agosto 1860 fu Intendente di Catanzaro. 
Con l’unità nazionale nel 1861, le sue capacità professionali e dialettiche gli garantirono l’ingresso nella Magistratura del neo Regno d’Italia. Nei primi mesi del 1862 a Torino fu membro, con Giuseppe Vacca, Raffaele Conforti e Pasquale Stanislao Mancini, della Commissione per gli studi legislativi per l’attuazione del riordino organico della Magistratura meridionale. I lavori consentirono a Urbano Rattazzi, primo presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, l’emanazione di norme di riforma per realizzare il coordinamento fra la legislazione giudiziaria sabauda – estesa dal Piemonte alla Sicilia – con quella dell’ex Regno meridionale. 
Il 6 aprile 1862 rivestì l’incarico di sostituto procuratore generale alla Corte di Appello di Napoli e il 19 gennaio 1868 quello di sostituto procuratore generale alla Corte di Cassazione di Napoli. Il 16 novembre 1876 fu nominato di avvocato generale alla Corte di Cassazione di Palermo. Si trattò di un incarico breve, poiché il 28 dicembre dello stesso anno fu accolta la sua richiesta di occupare l’ufficio di sostituto procuratore generale alla Corte di Cassazione generale di Napoli, dove per un breve periodo, nel 1878 fu consigliere comunale.
Su proposta del guardasigilli calabrese Diego Tajani, il 9 febbraio 1879, ottenne la nomina di avvocato generale alla Corte di Cassazione di Roma. Il 20 aprile dello stesso anno, sino al 25 maggio 1883, fu il primo presidente della Corte di Appello di Roma. Nel tribunale romano diresse la sezione civile, dove la maggior parte delle volte esercitò le funzioni di relatore ed estensore.
Il 12 giungo 1881, su proposta di Giuseppe Zanardelli, fu nominato dal sovrano Umberto I senatore del Regno. La relazione sui titoli per la sua investitura fu esposta dal senatore napoletano Gennaro De Filippo. Il 30 giugno la sua designazione fu convalidata e lo stesso giorno prestò giuramento. Contemporaneamente al suo ingresso in Parlamento, Giuseppe Zanardelli lo chiamò a presiedere la Commissione per l’esame e la preparazione del nuovo codice del commercio; concretizzatosi con la legge 2 aprile 1882, n. 681.
Dal 25 aprile al 25 settembre 1882 fu commissario nella Giunta di vigilanza per l’amministrazione del fondo per il culto. Il 19 giugno 1882 ottenne l’onorificenza di grande ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro; in precedenza ricevette quella di cavaliere e commentatore dell’Ordine e in seguito quella di gran cordone. 
Con la formazione del V governo di Agostino De Depretis, (25 maggio 1883 – 30 marzo 1884) il 30 maggio 1883 fu nominato ministro di Grazia e giustizia e dei culti. Con il suo ingresso nella compagine governativa, diversi giornali lo qualificarono come un “apolitico” e «La Riforma» del 23 maggio 1883 come un uomo né di destra né di sinistra. In Parlamento, contribuì alla stesura del disegno di legge di Depretis del 30 maggio 1883, che intendeva disciplinare gli scioperi con una norma specifica senza inserirli nel codice penale; il progetto non fu approvato dalla Camera. Intervenne sul progetto di legge per la riforma elettorale del 1882, dove sostenne la possibilità per ogni cittadino di impugnare la loro esclusione dalle liste elettorali decisa della Commissione provinciale. Il 7 giugno 1883 gli fu conferita l’onorificenza di gran cordone dell’Ordine della corona d’Italia e il 22 giugno espresse un parere contrario alla proposta di legge del deputato Raffaello Giovagnoli per la creazione di nuovi centri di giudicatura in Italia. Contrario alla previsione di nuove strutture, poiché presenti già in grande numero, auspicò la necessità di processo di riforma per il riordinamento della magistratura.  
Rilevante fu il suo contributo per la preparazione del nuovo codice penale, il futuro codice Zanardelli. Il 26 novembre 1883 presentò alla Camera la relazione ministeriale sul progetto di riforma, ripreso da quello di Giuseppe Zanardelli, e con un carattere marcatamente liberale. Rifiutò la tripartizione francese dei reati in crimini, delitti e contravvenzioni e procedette a una semplificazione delle pene con l’eliminazione degli istituti della reclusione e della relegazione, mantenendo inalterata solo la prigionia e la detenzione, oltre all’ergastolo come forma di pena massima.
Il 30 marzo 1884, terminata l’esperienza governativa, riassunse nuovamente, fino alla sua morte, l’incarico di primo presidente alla Corte di Appello di Roma. Fu membro della Commissione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori dal 29 novembre 1884 al 27 aprile 1886 e si occupò del miglioramento delle carriere del personale giudiziario. L’iniziativa, ripresa e rielaborata, fu presentata in Parlamento da Diego Tajani il 25 novembre 1885 e prevedeva, oltre la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, anche l’unificazione delle carriere delle due magistrature, ossia la giudicante e l’inquirente. Il suo ultimo incarico in aula fu la vicepresidenza del Senato dal 7 giugno 1886 al 4 settembre 1887, dove rilevante fu il suo intervento sul progetto di legge concernente il riordino del credito agrario.
Fortemente convinto della necessità di un riordinamento della magistratura italiana, individuò nella cattiva politica e amministrazione la causa principale del mancato processo di riforma del settore giudiziario. Questa iniziativa non doveva semplicemente limitarsi a rendere la giustizia accessibile ai cittadini, ma doveva, soprattutto, renderla maggiormente equa e giusta.
In Parlamento, intervenne anche nel dibattito per la riforma del regolamento interno del Senato e su diversi progetti di legge: sullo stato degli impiegati civili, sui lavori sul fiume Tevere, sulle responsabilità per gli infortuni sul lavoro, – con particolare attenzione alla previsione di specifica motivazione della destituzione o revoca del personale – e sulle modificazioni alle leggi di bollo, registro e alle tariffe giudiziarie.
Morì pochi mesi dopo all’età di 65 anni. 
Il 18 novembre 1887 al Senato fu commemorato dal presidente del Senato Domenico Farini, che ricordò la sua attività nei diversi gradi della magistratura, quella di ministro guardasigilli e di senatore. Il giorno seguente Giuseppe Biancheri, presidente della Camera, giudicò la sua scomparsa una grande perdita per la magistratura e per il paese. 
Per la sua attività ricevette diverse onorificenze. Il 5 giugno 1871 ricevette l’onorificenza di ufficiale dell’Ordine della corona d’Italia e il 25 giugno 1873 quella di commentatore dell’Ordine della corona d’Italia. Il 3 giungo 1878 fu nominato Grande ufficiale dell’Ordine della corona d’Italia e il 19 giugno 1882 ottenne l’onorificenza di grande ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (in precedenza ricevette quella di cavaliere e commentatore dell’Ordine e in seguito quella di gran cordone).  (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2021 – 01

Opere

  • Come predire l’esito d’ogni conflitto Internazionale, Priore, Napoli 1907;

Nota bibliografica

  • Senato Regio, Atti parlamentari, XVI legislatura, discussioni, 18 novembre 1887;
  • Camera dei deputati, Atti parlamentari, XVI legislatura, discussioni, 19 novembre 1887;
  • Giampiero Carocci, Agostino Depretis e la politica interna italiana dal 1876 al 1887, Einaudi, Torino 1956, ad indicem
  • Alfonso Scirocco, Governo e paese nel Mezzogiorno nella crisi dell’unificazione (1860-61), Giuffrè, Milano 1963, ad indicem;
  • Mario Missori, Governi, alte cariche dello stato, alti magistrati e prefetti del Regno d’Italia, Ministero per i beni culturali e ambientali Ufficio centrale per i beni archivistici, Roma 1989, ad indicem;
  • Barbara Marinelli, Bernardino Giannuzzi Savelli, in Dizionario bibliografico degli italiani, vol. 54, Treccani, Roma 2000.

Nota archivistica 

  • Archivio centrale dello stato, Ministero di Grazia e giustizia, Ufficio superiore del personale e Affari generale, primo versamento, busta 19, fasc. 2863.
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