Parpagliolo, Luigi

Luigi Parpagliolo (Palmi (Reggio Calabria), 21 novembre 1862 – Roma, 6 febbraio 1953)

Nacque in una delle più antiche famiglie palmesi, da Francesco ed Eleonora Terragna. Completato il ciclo delle scuole inferiori nella sua cittadina natale, si trasferì a Roma dove frequentò il Liceo Classico e, conseguita la licenza liceale, s’iscrisse alla Facoltà di giurisprudenza. Appena diciottenne cominciò a tradurre e scrivere articoli e a pubblicare novelle e racconti su «Il Fanfulla della domenica». Nel 1886 tradusse, per primo, il romanzo epistolare di Friederich Holderlin, Hiperione o l’eremita della Grecia, pubblicato a Milano a cura de «la Biblioteca Universale»s di Sonzogno mentre nel 1891 pubblica il suo primo romanzo – Vittime – edito a Catania. 
Subito dopo la laurea inizia l’attività di avvocato e nel 1895 risulta abilitato per la difesa presso le magistrature superiori. Di carattere schivo, riservato, chiuso si legò a pochissimi amici, tra cui spicca il maestro Francesco Cilea, suo conterraneo, con il quale soleva trascorrere l’estate tra Palmi e Bagnara.
Sposò nel 1899 Bianca Manara dalla quale ebbe tre figlie: Clara, storica dell’arte; Maria Teresa, architetto e paesaggista e Ida (Idita), musicista, compositrice e direttore d’orchestra, madre della cantante e ricercatrice Giovanna Marini. 
Nel 1900 vinse il concorso al Ministero della Pubblica Istruzione, per cui abbandonò la professione di avvocato; dapprima gli vengono affidati incarichi in ambito periferico, ma dopo qualche anno venne chiamato come Segretario nell’Amministrazione centrale. Nel 1902 assunse pure l’incarico di docente di Legislazione Agraria presso la Regia Scuola Agraria di Roma e mantenne l’insegnamento fino al 1930. Nel 1914 raggiunse il grado di caposezione e cinque anni dopo ottenne la promozione per merito ad Ispettore generale. Da quel momento in un crescendo raggiunse il grado di capo divisione dell’istruzione superiore e poi quello di vice-direttore generale per le Antichità e Belle Arti, carica che mantenne fino al pensionamento, avvenuto nel 1934. 
Enrico Baccelli, con il quale aveva fondato la «Rivista italiana di politica e legislazione agraria» (fino al 1902 fu il redattore capo, poi, nonostante i suoi impegni, continuò la sua collaborazione con articoli e recensioni), nominato ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo Nitti, lo volle come Capo di gabinetto al Ministero e in quei pochi mesi si dedicò intensamente al progetto di riforma della scuola superiore e alla statalizzazione dell’Istituto musicale di «Santa Cecilia», trasformato in Conservatorio musicale.
Tutta la sua lunga attività amministrativa, svolta presso la Direzione per le Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione, fu dedicata alla valorizzazione del patrimonio artistico e naturale italiano. Il suo impegno, insieme con altri pionieri come Corrado Ricci, Erminio Sipari, Rava e Rosadi, fu quello di dare una legislazione in materia di beni culturali e s’avverte la sua influenza in alcuni passaggi della legge 20 giugno 1909 n. 364, con Benedetto Croce al Ministero, nelle parti in cui s’afferma l’appartenenza allo Stato dei beni archeologici contro il rischio di commercio e svendita in assenza di un’apposita normativa. Successivamente, nella legge 11 giugno 1922 n. 778 per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico, si nota la sua fine competenza giuridica che lo porterà a costruire una definizione giuridica di monumento che «altro non significa che segno idoneo a eternare qualche ricordo … intendiamo che la parola monumento diventi l’immobile o il mobile, l’edificio o l’oggetto che ammonisce, avverte, contiene, cioè, qualche insegnamento».
In ultimo fu chiamato a partecipare, nonostante fosse già stato collocato in pensione, alla redazione della legge 1 giugno 1939 n. 1089 (tutela delle cose di interesse storico e artistico) e della legge 29 giugno 1939 n. 1497 – c.d. Legge Bottai – sulla tutela delle bellezze paesistiche, rimasta in vigore fino al 1985.
Per le sue indiscusse competenze fu chiamato a ricoprire incarichi e ruoli nell’ambito di commissioni e istituti che avevano come scopo quello di preservare le bellezze naturali e paesaggistiche. Così fu nominato presidente della Commissione per la difesa del paesaggio e dei monumenti della provincia di Roma in seno al Comitato nazionale del Touring club italiano (1915-1922); membro della Commissione per i parchi nazionali a tutela della flora e della fauna, istituita dall’Associazione «Pro montibus» e poi nella Commissione (1923) insieme con Erminio Sipari, per l’istituzione dell’Ente autonomo Parco Nazionale d’Abbruzzo del quale fu nominato prima vice-presidente e poi presidente, carica che mantenne fino al 1934. 
Tra i molti saggi di natura giuridica sul paesaggio e sui beni culturali meritano di essere ricordati il volume La difesa delle bellezze naturali d’Italia (1923), che viene considerato, al pari della Relazione di Erminio Sipari, uno dei manifesti della prima conservazione della natura in Italia. Nel volume affronta temi relativi al movimento italiano a favore delle bellezze naturali e alle prime iniziative legislative in materia, recando in appendice, oltre ad interessanti cenni storici sui parchi nazionali, italiani ed esteri, anche i regi decreti istitutivi del Parco nazionale d’Abruzzo e del Parco nazionale del Gran Paradiso. Altra pubblicazione di notevole pregio è il Codice delle antichità e degli oggetti d’arte in due volumi, edito nel 1913, poi ampliato nelle edizioni del 1932. Sempre nel solco naturalistico s’inscrivono i suoi saggi comparsi sulla «Nuova Antologia», quali Per le bellezze naturali d’Italia (16 novembre 1911), Per una legge che tuteli le bellezze naturali d’Italia (1º aprile 1914) e Il parco nazionale dell’Abruzzo (16 maggio 1918). 
Uomo di vasta cultura e di ampia erudizione coltivò sempre la sua vena poetica e letteraria con la passione di un artista, alimentata dalla forza della sua informazione e della sua logica giuridica, acquisita in lunghi studi, grazie all’amore profondo per la bellezza, come testimonia la pubblicazione della collana in sette volumi Italia, negli scrittori italiani e stranieri, a partire dal 1928 e completata nel 1951. L’amore per la Calabria, e per la “sua” Palmi, rimasto sempre intatto, lo portò, oltre che a diffondersi sulle bellezze naturali e paesaggistiche della regione, a difenderla da ingiusti attacchi mettendo in risalto gli aspetti positivi che genera «la contemplazione dei grandi spettacoli della natura o delle grandi opere del genere umano, che avvolgendo lo spirito in un’aura deliziosa, rasserena la mente e la eleva a pensieri superiori». 
Nel corso della sua carriera ricevette premi, riconoscimenti e decorazioni per l’attività svolta. Nel 1910 fu nominato cavaliere della Corona d’Italia e nel 1915 cavaliere dell’Ordine Mauriziano; ufficiale della Corona d’Italia nel 1917 e ufficiale dell’Ordine Mauriziano nel 1921. Con motu proprio sovrano del 15 febbraio 1918 fu insignito del titolo di Commendatore nell’ordine della Corona d’Italia. Al momento del pensionamento, amici e colleghi vollero dedicargli la pubblicazione antologica dei suoi scritti principali e di quelli meno noti; infine il 4 aprile del 1941 l’Accademia d’Italia gli conferì un premio nella cui motivazione si legge: «per la sua continua, lunga ed altissima opera di studio, di fede e di propaganda per la difesa e la tutela del paesaggio italiano. Alla sua assidua, ardente e vigile attività è dovuta la salvezza di tante incomparabili bellezze naturali del nostro Paese».
Si spense a Roma all’età di 91 anni. (Antonio Orlando) © ICSAIC 2021 – 4 

Opere

Narrativa

  • La marchesina Orestani, Tip. Elzeviriana, Roma 1885;
  • Vittime, Giannotta, Catania 1891;
  • Ricordi e leggende, Tip. Voghera, Roma 1908;
  • Itinerario spirituale, Tip. Morello, Reggio Calabria 1936.

Saggistica

  • L’attuale reazione contro il materialismo, Cappelli, Rocca San Casciano 1896;
  • Legge sui monti di pietà. Commento preceduto dalle relazioni al Senato ed alla Camera, con richiami alle leggi affini, agli atti dei congressi e alle massime di giurisprudenza in materia, Cappelli, Rocca San Casciano 1898;
  • Per il risorgimento agrario del Mezzogiorno, Dante Alighieri, Roma 1899;
  • Elementi di Legislazione agraria e di diritto civile secondo il programma governativo per le Scuole pratiche di agricoltura, Libreria del Policlinico, Roma 1903;
  • Codice delle antichità e degli oggetti d’arte. Raccolta di leggi, decreti, regolamenti, circolari relativi alla conservazione degli oggetti di antichità e di arte con richiami alla giurisprudenza e ai precedenti storici e legislativi, 2 voll., Loescher, Firenze 1913;
  • Catalogo delle bellezze naturali d’Italia e la legislazione in materia estera della tutela del paesaggio, Capriolo e Massimino, Milano 1923;
  • Italia, negli scrittori italiani e stranieri, 7 voll., Morpurgo Edizioni, Roma, 1928-1951.
  • Visioni di Calabria. Cinquanta disegni di Teodoro Brenson con una illustrazione artistica di L. P., Vallecchi, Firenze 1929;
  • Paesaggio (con Rosanna Tozzi e Arduino Colasanti), voce in Enciclopedia Italiana Treccani – Roma 1935;
  • Bellezze naturali, voce in Nuovo Digesto Italiano, a cura di M. D’Amelio, vol. II, Utet, Torino, 1937;
  • La protezione delle bellezze naturali. La nuova legge, Consociazione Turistica Italiana, Milano, 1939;
  • Palmi, città panoramica (negli scrittori stranieri), Biblioteca Comunale, Palmi 1948.

Nota bibliografica

  • Luigi Piccioni, Il volto amato della Patria. Il primo movimento per la protezione della natura in Italia,Università degli Studi di Camerino, Camerino 1999;
  • Bruno Zappone, Uomini da ricordare. Vita e opere di palmesi illustri, AGE, Ardore Marina 2000, pp.166-172;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009;
  • Franco Pedrotti, Luigi Parpagliolo, in I Pionieri della protezione della natura in Italia, «Temi», 2012;
  • Giovanna Marini, Mio nonno, Luigi Parpagliolo, «Itaca», n. 18, settembre 2012;
  • Antonio Minasi, Un innamorato della bella Italia, «Itaca», n. 18, settembre 2012;
  • Matteo Stefanori, Luigi Parpagliolo, in Guido Melis, Giovanna Tosatti (a cura di), Il potere opaco. Gabinetti ministeriali nella storia d’Italia, il Mulino, Bologna 2019s, pp. 235-242.

Nota archivistica

  • Arachivio Centrale dello Stato, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Generale del personale e degli affari generali, b. 123, f. 779.
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