Pasquale, Giuseppe Antonio

Giuseppe Antonio Pasquale [Anoia (Reggio Calabria), 30 ottobre 1820 – Napoli, 14 febbraio 1893]

Nacque ad Anoia, dal medico Ferdinando e da Pasqualina Barone. Sin da ragazzo, dimostrò grande curiosità per il mondo delle piante esternato attraverso le osservazioni campestri e l’interesse per i nomi volgari e per le proprietà delle stesse. Compiuti i primi studi letterari a Reggio Calabria, nel 1838, venne accompagnato dal padre a Napoli per essere avviato agli studi in medicina. Giunti nella capitale, il genitore ebbe cura di presentarlo all’illustre professore Michele Tenore, direttore del locale Orto Botanico.  
Il giovane Peppino, come veniva chiamato in famiglia e dagli amici, si trasferì nella Capitale, dove dimorò stabilmente a partire dal mese di aprile 1839.  
Ancora studente in medicina, incominciò a impartire lezioni private di botanica e ben presto seppe guadagnarsi l’affetto e la stima del suo professore. Nel 1840 fu accolto nell’Accademia degli Aspiranti Naturalisti di Napoli. Nel 1841, il professore Tenore, dovendosi recare a Parigi, affidò tutto il suo studio privato al giovane e prediletto discepolo Pasquale del quale aveva una grande stima, per continuarne i corsi. Tale incarico fu una vera e propria consacrazione e diede grande impulso a quella che, poi, si dimostrerà una brillante e prestigiosa carriera nel campo scientifico.
Nel 1842 conseguì la laurea in chirurgia presso la Regia Università degli Studi di Napoli. Ritirato il diploma di laurea a Palmi, rientrò a Napoli dove il professore Tenore lo chiamò a fargli da aiuto all’Orto Botanico assegnandogli l’incarico di conservare e aumentare l’Herbarium. 
La permanenza nella città partenopea e le numerose frequentazioni intellettuali che la città e l’ambiente universitario gli offrivano influenzarono certamente anche la sua formazione politica. 
Il suo non poteva rimanere estraneo all’ardore patriottico di quegli anni. Rientrato a Napoli dalla Calabria dove si trovava in convalescenza, prese parte attiva ai complotti segreti contro i Borbone insieme ai grandi patrioti napoletani dell’epoca tra i quali ebbe grande amicizia con Silvio Spaventa al quale, nel 1847, diede rifugio nel tentativo di sottrarlo alla cattura della polizia borbonica.  
Fu tra gli intrepidi che promossero quelle agitazioni che portarono il Governo di Napoli a proclamare, suo malgrado, la Costituzione e a partecipare alla guerra lombarda contro l’Austria e, quando da Napoli partirono le truppe regolari, si arruolò con uno dei battaglioni di volontari sotto il comando di Cesare Rosaroll.  
Il 29 maggio 1848 era a Curtatone, al comando dei propri studenti, a impedire il passaggio delle forze austriache, rimanendo ferito. Nell’agosto del 1848, partecipò alla difesa di Venezia, col corpo di spedizione comandato dal generale Guglielmo Pepe.
A settembre era già tornato a Napoli dove trovò un clima politico cambiato e piuttosto ostile ai reduci.
Pasquale – al quale venne sospeso l’esiguo sussidio di sei ducati mensili, unica remunerazione per l’attività scientifica svolta presso l’Università napoletana – fu oggetto di persecuzioni da parte del governo borbonico e da questo fu relegato in Calabria con la qualifica di attendibile politico e soggetto alla sorveglianza della polizia. Pasquale, che già si veniva affermando come uno dei maggiori botanici del tempo, fu costretto a rientrare nella terra natia, dove svolse l’attività di medico chirurgo, senza però tralasciare le sue ricerche nel campo della botanica.  
Il 24 febbraio 1851, nella chiesa matrice di Mammola (Reggio Calabria), si sposò con d. Annunziata Maria Florimo del luogo.Celebrato il matrimonio, gli sposi si trasferirono da Mammola ad Anoia dove dimorarono stabilmente nella casa ricevuta in dote. Nel piccolo paesino calabro, Giuseppe Antonio esercitò la professione di medico, si occupò della gestione dei fondi di proprietà della famiglia e, nel giardino annesso alla sua abitazione, impiantò un piccolo orto botanico. 
Tra il 1851 e il 1859, nacquero ad Anoia sei figli: Ferdinando, Vincenzo, Laura, i gemelli Fortunato e Francesco, e Domenico.
Intanto, il corso della storia andava avanti. Pasquale si trovò coinvolto attivamente, attraverso contatti con le autorità militari e politiche del tempo, nella transizione della Calabria dal Regno borbonico a quello d’Italia.
Con il mutare del clima politico, con tutta la famiglia si trasferì nuovamente a Napoli dove riprese la sua attività professionale e scientifica. Fu nominato Professore titolare di Botanica e Materia Medica dirigendovi un Orto Medico del quale pubblicò un catalogo. Divenne coadiutore del prof. Guglielmo Gasparrini, neo direttore dell’Orto Botanico. 
Nel dicembre del 1861 dello stesso anno, partecipò in qualità di presidente all’omaggio che l’Accademia degli Aspiranti Naturalisti fece presso la tomba del prof. Tenore. 
Il 20 maggio 1862, risultò vincitore del primo premio della medaglia d’oro del valore di trecento ducati, al concorso indetto dal Reale Istituto d’Incoraggiamento con la monumentale «Relazione sullo stato fisico-economico-agrario della Prima Calabria Ulteriore».
Successivamente, vinse il concorso per Professore di Agronomia ed Estimo rurale nel R. Istituto Tecnico di Napoli. Nominato Commissario ordinatore d’una Sezione per l’Esposizione di Parigi, declinò l’incarico. 
Verso la fine del 1865, il Gasparrini si ammalò gravemente e il Pasquale fu chiamato a supplirlo tanto nelle lezioni quanto nella direzione dell’Orto Botanico. Nell’anno successivo il prof. Gasparrini morì, e allora il Pasquale fu nominato prima direttore ad interim e, poi, Professore Straordinario con la direzione dell’Orto Botanico per l’anno 1866-67. 
Nel 1867, partecipò al concorso per la direzione dell’importante istituzione universitaria ma, nonostante le aspettative, non lo vinse. Fu indetto un altro concorso, e questo per la cattedra di Agronomia nella Scuola Superiore di Agricoltura di Portici con annessa Direzione, al quale partecipò. Quantunque risultato vincitore, per «ragioni amministrative», non ebbe assegnato quel posto.
Intanto intratteneva contatti con i più grandi studiosi della botanica. Nel settembre 1879, intraprese un viaggio botanico-agrario per Parigi e Londra, «per rinnovare le antiche sue conoscenze, e far delle nuove». Inoltre, s’interessò allo studio delle malattie infettive che lo condussero in Egitto per effettuare in loco degli esperimenti scientifici che portarono ad importanti scoperte.
Dal 1879 al febbraio 1883, con vari decreti ministeriali, fu nominato Incaricato per l’insegnamento della Botanica e della Direzione dell’Orto in sostituzione del prof. Cesati, gravemente ammalato. Al decesso dello stesso, all’età di 63 anni, il Pasquale si accinse a partecipare al concorso per Ordinario di Botanica e Direttore dell’Orto rimasto vacante per la morte del titolare. 
Ormai affaticato e stanco più nel fisico che nell’animo, dopo mezzo secolo di vita dedicato agli studi botanici, risultò vincitore e raggiunse quel meritato quanto tardivo successo. 
Agli impegni didattici e al peso della gestione dell’Orto, associò di continuo le peregrinazioni botaniche per i monti e per le valli dell’Appennino. E fu in una di queste escursioni sui monti del Taburno, nel mese di agosto del 1884, che fu colpito da encefalite per insolazione e da quel giorno la sua mente non fu più quella di prima. Quell’atroce morbo cerebrale gli abbatté l’intelletto e da allora pochi furono i momenti di lucidità. Nel periodo della malattia, dal 1886 al 1890, la direzione dell’Orto Botanico di Napoli fu retta dal figlio Fortunato (1856-1917). Fu autore di numerose pubblicazioni che gli meritarono la stima della classe accademica nazionale ed internazionale, tanto da essere annoverato tra i soci di moltissime accademie: 

  • Socio ordinario residente della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche di Napoli (Sezione delle Scienze Fisiche); 
  • Socio fondatore dell’Accademia degli Aspiranti Naturalisti di Napoli e Presidente della stessa per più anni; 
  • Socio ordinario del Reale Istituto d’Incoraggiamento di Napoli; 
  • Socio ordinario residente dell’Accademia Pontaniana di Napoli e, poi, Socio emerito della stessa; 
  • Socio ordinario della Reale Accademia di Medicina di Napoli; 
  • Socio ordinario della Società Botanica Italiana; 
  • Socio onorario della Società Africana d’Italia di Napoli; 
  • Socio onorario della Società Orticola Napoletana; 
  • Socio corrispondente dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali di  Catania; 
  • Membro della R. I. Società di Botanica e Zoologia di Vienna; 
  • Membro della R. Società Linneana di Agricoltura, Orticoltura e Botanica di Bruxelles; 
  • Membro dell’Accademia delle Scienze Naturali di Cherbourg (Francia). 

Gli venne, inoltre, conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. 
Apprezzato da quanti lo avevano conosciuto oltre che per i suoi meriti professionali anche per quelli personali (modi gentili, grande attaccamento al lavoro e soprattutto grande onestà intellettuale), morì a Napoli il 14 febbraio 1893. Da allora riposa nel Recinto degli Uomini Illustri del Cimitero Monumentale di Poggioreale, accanto ai grandi eroi risorgimentali Luigi Settembrini e Francesco De Santis. Il monumento funebre, opera dello scultore Francesco Jerace, è costituito da un bel ritratto in marmo e da un rilievo raffigurante un monumentale e florido putto, circondato di erbe e fiori, intento a studiare la corolla di un fiore, come si addice appunto a un uomo che ha dedicato la sua vita allo studio delle piante. (Giovanni Quaranta) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Giovanni Quaranta, Giuseppe Antonio Pasquale: patriota calabrese e direttore del Real Orto Botanico di Napoli, L’Alba, Maropati 2012. 

Nota archivistica

  • Comune di Anoia, Stato Civile, Registro degli Atti di Nascita (volume Anoia Sup.), Anno 1820, num. d’ordine 17.
  • Archivio Parrocchia San Sebastiano Anoia Superiore, Liber Renatorum inceptus ab aeconomo curato Michele Angelo Sigillò, die 14 7bris 1811 pro Parochia Anojarum Superiorum sub titulo S. M. V. in Coelum Assunptae, Anno 1820, f. 65r.
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