Placanica, Augusto

Augusto Placanica [Catanzaro, 20 settembre 1932 –  Salerno, 2 novembre 2002]

Personalità culturale di indiscusso prestigio, nacque a Catanzaro, da Umberto, ufficiale di carriera dell’esercito e da Concetta Cinnante, famiglia appartenente all’alta borghesia catanzarese;  fece i suoi studi di base nel Liceo-Ginnasio «Pasquale Galluppi» della sua città, e quelli universitari a Napoli, dove frequentò la Facoltà di Lettere e Filosofia, laureandosi in Filosofia il 26 marzo 1958 con una tesi sul materialismo storico, discussa col professore Cleto Carbonara. Ebbe il suo primo incarico di docente nel 1958 alla Scuola Media parificata di Cariati Marina (CS), dove rimase due anni, ricoprendo anche il ruolo di preside incaricato. Fu poi professore di latino e greco presso il Liceo classico «Galluppi» di Catanzaro, istituto dove egli stesso aveva frequentato le classi liceali e conseguito la maturità. Diventato docente di ruolo, continuò a insegnare nelle scuole di Catanzaro fino al 1970, quando, dopo aver vinto il relativo concorso, assunse la carica di Direttore della Biblioteca Comunale, rimanendovi fino al 1975. Venne poi la stagione dell’insegnamento universitario. Singolare è stato anche l’itinerario professionale di Placanica, che, da outsider di provincia, lo vide arrivare a titolare della cattedra di Storia Moderna all’Università di Salerno. Dopo una prima esperienza all’Università di Messina come docente di Bibliografia, passò a Salerno, vincitore della cattedra di Storia Moderna e contemporanea, disciplina che insegnò, per molti anni, prima alla Facoltà di Magistero e poi a quella di Lingue e letterature straniere. A Salerno si legò molto anche affettivamente, divenendo definitivamente non solo la città dove svolse gran parte della sua attività di professore universitario e di ricercatore, ma anche la residenza stabile e definitiva della sua famiglia Placanica ha lasciato una traccia profonda nell’Università di Salerno, dove fondò nel 1978 il prestigioso «Centro Studi Antonio Genovesi» per la storia economica e sociale, che si fece promotore di numerose attività di studio e di ricerca, tra cui merita una particolare menzione il convegno «Il Mezzogiorno settecentesco attraverso i catasti onciari» (1983). Fu proprio lo storico catanzarese a proporre e coordinare lo studio, innovativo sul piano metodologico, di una vecchia fonte: il catasto onciario, voluto da Carlo di Borbone.
Molti furono, dopo le sue sollecitazioni, gli intellettuali delle provincie meridionali (professionisti, insegnanti, ricercatori e studiosi locali) che presero a studiare e analizzare il catasto onciario del proprio paese. Nel 1986, con Piero Bevilacqua e Carmine Donzelli, Placanica fondò l’Istituto Meridionale di Storia e Scienze Sociali, di cui fu presidente. L’attività dell’istituto era documentata nella rivista «Meridiana», di cui Placanica presiedeva il comitato scientifico. Come ricorda Luca Addante, all’inizio della sua ricerca di storico del Mezzogiorno, Placanica si concentra sul Settecento, «osservando la distribuzione della proprietà fondiaria e la stratificazione sociale, ponendo attenzione particolare sul processo di formazione della classe borghese nel Meridione».
La ricerca socio-economica sulla borghesia fu estesa da Placanica anche ad altri ambiti, come quelli riguardanti mercanti e imprenditori, produzioni protoindustriali, credito usuraio, catasto onciario. Tra gli scritti che documentano quella fase del suo lavoro storiografico si ricordano i seguenti saggi: Il possesso fondiario degli enti ecclesiastici nella Calabria del tardo Settecento (1967); Cassa sacra e beni della Chiesa nella Calabria del Settecento (1970); La Calabria nel Settecento: forme e figure del capitalismo agrario (1974); Mercanti e imprenditori nel Mezzogiorno settecentesco (1974); Alle origini dell’egemonia borghese in Calabria. La privatizzazione delle terre ecclesiastiche (1979).
Le indagini sul patrimonio ecclesiastico portarono Placanica a interessarsi anche di storia socio-religiosa, come dimostra il volume: Chiesa e società nel Settecento meridionale: vecchio e nuovo clero nel quadro della legislazione riformatrice(1975). Si interessò anche di storia naturale, coltivata in un primo momento nel campo della climatologia storica, di demografia storica e, sull’esempio di Philippe Ariés, di studio della mentalità. Gli studi sulla Cassa Sacra lo misero a contatto con gli illuministi meridionali, da Ferdinando Galiani a Francesco Salfi, a Giuseppe Maria Galanti. Quest’ultimo in particolare lo appassionò moltissimo, fino al punto che gli dedicò numerosi studi e ricerche e ne pubblicò in edizione critica molte delle opere, tra cui il «Giornale di viaggio in Calabria» del 1792.
Gli anni Ottanta segnano una vera e propria svolta nella produzione di Placanica, che comincia a osservare i fatti con l’occhio dello storico-antropologo. Nel 1984 esce presso l’Editrice «Casa del Libro» L’Iliade funesta, un racconto del terribile evento del terremoto calabro-messinese del 1783, cui seguirà, nel 1985, l’uscita di un altro libro molto importante sullo stesso argomento: Il filosofo e la catastrofe.
Da allora il grande storico calabrese, partendo dall’esplorazione degli universi segnico-metaforici e della loro valenza nella storia dell’Occidente, affrontati nel volume Segni dei tempi. Il modello apocalittico nella tradizione occidentale(1990), ha seguito un percorso originale, in cui unisce l’amore per i classici e per la letteratura italiana all’osservazione attenta della società contemporanea, che sono confluiti in opere come Storia dell’inquietudine. Metafore del destino dall’Odissea alla Guerra del Golfo (1997), Millennio. Miti e realtà dell’anno epocale (1997),Leopardi e il Mezzogiorno del mondo (1998). Grande importanza (2001) riveste anche il volume L’età moderna. Alle radici del presente:persistenze e mutamenti, uscito soltanto un anno prima della sua scomparsa. Non meno importanti sono i volumi pubblicati in collaborazione con altri studiosi, come, per citarne qualcuno :Libri e manoscritti di Giuseppe Maria Galanti. Il fondo di Santa Croce del Sannio (a cura di A. Placanica e D. Galdi), Edizioni Gutenberg , Roma 1998; Leggi, atti, proclami e altri documenti della Repubblica napoletana 1798-99 (a cura di M. Battagliani e A. Placanica), Cava dei Tirreni 2001. Degnissimo di nota è, infine, il volume postumo Scritti, a cura di Mirella Mafrici e Sebastiano Martelli (Rubbettino, Soveria Mannelli 2005), una sorta di “apophoreta” a un uomo di grande spessore culturale che, attraverso la sua produzione scientifica, ha raccontato al mondo la storia della Calabria.
Ai cultori calabresi di storia regionale e locale, il nome di Placanica evoca opere fondamentali come La Calabria dall’Unità ad oggi, scritta in curata con Piero Bevilacqua ed edita da Einaudi nel 1985 o la Storia della Calabria dall’antichità ai giorni nostri (Meridiana Libri, 1993).
Morì a Salerno nel 2002, all’età di 70 anni. (Franco Liguori) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Luca Addante, Persistenze e mutamenti nel pensiero storiografico di Augusto Placanica, «Studi Storici», 44, 1, 2003, pp. 165-182;
  • Francesco Volpe, Augusto Placanica«In memoriam», «Rivista storica calabrese», XXIV, 2003, 1-2, pp. 419-423;
  • Gustavo Valente, Placanica Augusto, in Dizionario bibliografico biografico geografico storico della Calabria, Geo-Metra, Cosenza 2006, vol. V, pp.247-48;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, ad vocem, pp. 363-364;
  • Franco Liguori, Augusto Placanica, grande storico e meridionalista, «Il Serratore», 16, 74, 2003, pp. 38-39;
  • Mirella Mafrici e Sebastiano Martelli (a cura di), Augusto Placanica, Rubbettino, Soveria Mannelli 2004;
  • Franco Liguori, Augusto Placanica (1932-2002), storico di razza e intellettuale dai vasti orizzonti culturali, «Rivista calabrese di storia del ‘900 », 1, 2015, pp. 77-80.
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