Plutino, Agostino

Agostino Plutino (Reggio Calabria 23 agosto 1810 – Reggio Calabria 12 dicembre 1885).

Nacque da Fabrizio e Caterina dei baroni Nesci. Si occupò sin da giovanissimo della gestione dei beni di famiglia, in particolare delle attività che gravitavano intorno al commercio del bergamotto e della seta, dimostrando notevoli doti gestionali. Fortemente legato al fratello Antonino, ne seguì le attività cospirative e patriottiche, soprattutto sostenendolo economicamente al punto che anch’egli ebbe un ruolo comprimario, contribuendo a finanziare la spedizione dei Mille e, ancor prima, aiutando tutti quei patrioti che, fuoriusciti dal regno, vivevano in stato di indigenza.
Dimostrò anche notevoli capacità di mediatore: il primo intervento si rese necessario nel 1844, dopo l’arresto del fratello a seguito del moto di Cosenza. In quell’occasione scrisse di suo pugno una supplica al ministro di Polizia Francesco Saverio Del Carretto. Ferdinando II si dichiarò disponibile a graziarlo, malgrado l’opposizione di Del Carretto che ne ritardò il rilascio sino ai primi mesi del 1846. Poco dopo un nuovo mandato di arresto costrinse alla fuga Antonino, che trovò ospitalità a S. Stefano d’Aspromonte presso la famiglia Romeo, dove rimase fino al giugno 1847, quando Agostino ottenne dal re Ferdinando II l’atto di clemenza tanto desiderato per il fratello.
Nell’agosto 1847 si recò a Messina per accordarsi con i patrioti siciliani, stabilendo la data del 2 settembre per l’inizio del moto rivoluzionario, organizzato insieme ai fratelli Romeo. 
Nonostante la sera del 1° settembre i fratelli Plutino e il comitato insurrezionale avessero ricevuto le prime notizie dell’insuccesso dell’iniziativa messinese, ritennero impossibile ritardare l’inizio del moto calabrese, fissato per il giorno seguente. Il moto quindi prese il via egualmente il 2 settembre, rivelandosi inizialmente un successo, grazie a una buona partecipazione popolare: gli insorti espugnarono il castello di Reggio costringendo alla resa l’esercito che vi era stanziato. Venne costituita una giunta di cui fecero parte anche i fratelli Plutino, sotto la guida del can. Paolo Pellicano; ma l’arrivo da Napoli di due navi da guerra che il 4 settembre cominciarono a bersagliare con cannonate la città, scatenando il terrore nella popolazione, posero fine al moto e il comitato fu sciolto. Plutino cercò di organizzare la difesa, ordinando ai pochi uomini rimasti di sparare contro le navi, tentando un’azione di contrasto contro le truppe appena sbarcate. Tuttavia, la preponderanza delle forze borboniche impedirono l’organizzazione di qualunque difesa; prevalse, quindi, l’idea di Domenico Romeo di trovare rifugio nelle montagne dell’Aspromonte. Successivamente Domenico Romeo cadde ucciso in uno scontro a fuoco con le guardie urbane di Pedavoli e fu barbaramente decapitato. I Plutino, condannati a morte in contumacia e ricercati con una taglia di mille ducati per testa, fuggirono prendendo la strada dell’esilio.
Poco dopo questi fatti, Ferdinando II concesse la Costituzione del 29 gennaio 1848, che era stata l’obiettivo principale del moto reggino e messinese; i fratelli Plutino, così come tutte le personalità coinvolte nella sfortunata insurrezione, poterono beneficiare dell’indulto.
Agostino fu nominato colonnello della guardia nazionale della provincia di Reggio e sostenne la candidatura del fratello Antonino a deputato. Intanto nel gennaio 1848 era esplosa la rivolta siciliana guidata da Rosolino Pilo. Antonino Plutino e Giannandrea Romeo furono incaricati dal governo di intervenire nell’isola per negoziare un accordo con i rivoltosi; per questo incontrarono a Messina il comandante della Cittadella, proponendogli un armistizio fino al 15 maggio 1848. In questo frangente, Agostino fu inviato a Napoli per verificare se, da parte del governo, vi fosse la disponibilità a un negoziato con le inderogabili garanzie ai liberali siciliani. Ma tornò da Napoli deluso e sfiduciato, a causa della posizione di totale chiusura del Re e dei suoi consiglieri, preminente rispetto al governo. A ciò si sommavano le tensioni emerse in occasione dell’inaugurazione del nuovo Parlamento, il 15 maggio 1848: l’attrito fra Ferdinando II e i deputati in merito al giuramento e alla sua sostanza diventò sempre più acceso.
Il 15 maggio esplosero i disordini con lo scontro tra i deputati e l’esercito. Antonino Plutino firmò la Protesta redatta da Pasquale Stanislao Mancini, che cadde nel vuoto; partì, quindi, insieme al fratello Agostino e altri patrioti verso Malta, per poi fare ritorno a Reggio Calabria, dove cercò inutilmente di sollevare i propri concittadini contro il governo. Con lo stesso scopo Agostino si diresse a Casalnuovo, l’attuale Cittanova, ma anche qui la sua proposta rimase inascoltata.
I fratelli Plutino lasciarono il Regno per trovare rifugio, dopo un lungo peregrinare, a Marsiglia. Tuttavia furono costretti a lasciare la Francia nel 1852. Spostandosi in Liguria e in Piemonte, Agostino poté dare fiato alle casse della propria azienda commerciale, grazie alla compravendita di grandi quantitativi di seta da smerciare nel mercato della manifattura, favorito dalla propria rete relazionale.   
Durante il soggiorno torinese, i due Plutino ebbero modo di sviluppare un certo apprezzamento per la monarchia costituzionale e per lo Statuto Albertino, accostandosi sempre più alla linea politica dei governi costituzionali di Vittorio Emanuele in favore dell’indipendenza italiana, abbandonando definitivamente il progetto unitario d’ispirazione mazziniana.
In questo contesto, divennero un riferimento per tutti i patrioti, anche per Giuseppe Garibaldi: Antonino, in particolare, fu tra i protagonisti della spedizione, partecipando all’organizzazione dell’impresa militare e seguendo il nizzardo nel viaggio in Sicilia. Agostino ebbe il compito di gestire dalle retrovie il supporto alle attività militari. I primi di luglio del 1860, dopo avere proceduto all’invio in Sicilia e in Calabria di armi e munizioni, organizzò I Cacciatori d’Aspromontee con essi si spostò a Gerace in attesa dello sbarco di Garibaldi.
Dopo la cruenta battaglia di Piazza Duomo a Reggio, Garibaldi nominò Antonino governatore generale della provincia di Reggio con poteri illimitati, e Agostino comandante della seconda e terza categoria della provincia di Reggio. Agostino, inoltre, fu nominato vicegovernatore, per coadiuvare il fratello, ferito durante la battaglia di Reggio. Subito dopo affrontò i moti legittimisti di Cinquefrondi e di Pellaro, guidando la guardia nazionale. 
Fu eletto deputato nel 1861 per il collegio di Melito Porto Salvo e qui confermato sino alla XIV legislatura, iniziata il 14 maggio 1880. Propose la legge per la Concessione de tronchi della ferrovia Calabrese da Taranto e da Reggio, intervenne numerose volte con determinazione per la costruzione di strade, infrastrutture portuali e fari in Calabria e nel Mezzogiorno. Difese lo stabilimento di Mongiana dalla relazione di Quintino Sella, che smascherò davanti a tutta la Camera dei Deputati: «Credo che su ciò vi sia un pregiudizio, (…) le costruzioni e fusioni che si sono fatte in questi alti forni abbiano abbastanza dimostrato che il minerale d’Agnana è perfettissimo. Io so che ha fatto dei rapporti molto contrari allo stabilimento; che attaccò anche la qualità del minerale di Agnana, nel che non credo sia stato veritiero»
Il 16 novembre 1882 fu nominato senatore. Sposatosi con Marianna De Blasio, ebbe da lei quattro figli: Fabrizio che, come il padre, fu deputato e senatore oltre che sindaco di Reggio Calabria; Fabio, Antonino e Caterina. Fu nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia il 10 ottobre 1869; Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia nel 1877; Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia e Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel novembre 1861, Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 13 aprile 1862 e Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 14 dicembre 1866. Morì all’età di 75 anni. (Fabio Arichetta) © ICSAIC 2020

Opere

  • Ai miei elettori, s.n., Roma 1879;

Nota bibliografica

  • Guglielmo Pepe, Delle Rivoluzioni e delle guerre d’Italia negli anni 1847, 48 e 49: Memorie del Generale Guglielmo Pepe, Tipografia editrice di Luigi Arnaldi, Torino 1850; 
  • Fabrizio Plutino, Memoria delle vicende politiche dei fratelli Agostino e Antonino Plutino, Tamagna, Napoli 1861; 
  • Paolo Pellicano, Parole funerali per Marianna Plutino nata De Blasio, Tip. Siclari, Reggio Calabria 1864; 
  • Rendiconti del Parlamento Italiano, Sessione 1870-71, Volume III, Eredi Botta, Tipografia Camera dei Deputati, Roma 1873; 
  • Tommaso Sarti, I rappresentanti del Piemonte e d’Italia nelle tredici legislature del Regno, A. Paolini, Roma 1880;  
  • Raffaele De Cesare, La fine di un Regno, s.n., Città di Castello 1900; 
  • Giovanni Olivieri, I Plutino nel Risorgimento nazionale. Cenni biografici corredati di documenti inediti, C. Colitti e figlio, Campobasso 1907; 
  • Nino Tripodi, I fratelli Plutino nel Risorgimento italiano, con particolari cenni alle rivoluzioni locali del 1847, ’48, ’60, Industrie Grafiche Meridionali, Messina 1932; 
  • Nello Rosselli, Recensione a I fratelli Plutino nel Risorgimento italiano. Con particolari cenni alle rivoluzioni locali del 1847-48-60di Nino Tripodi, «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», III, 1, 1933, pp. 133-137; 
  • Domenico da Empoli, La protesta del 1848 dei deputati napoletani, «Klearchos», I, 1-2,  1959, pp. 46-56; 
  • Gaetano Cingari, Reggio Calabria, Roma-Bari 1988, ad indicem
  • Vittorio Visalli, I Calabresi nel Risorgimento italiano. Storia documentata delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, I-II, Edizione Brenner, Cosenza 1989; 
  • Maria Pia Mazzitelli, L’archivio di Antonino e Agostino Plutino, «Calabria sconosciuta», XV, 54, 1992, pp. 81-92; 
  • Ermanno Capani, Agostino e Antonio Plutino, i dioscuri del Risorgimento calabrese, «Calabria sconosciuta», XVII, 61, 1994, pp. 71-74;
  • Vittorio Visalli, Lotta e martirio del popolo calabrese (1847-1848), FPE-Franco Pancallo Editore, Locri 2008; 
  • Giuseppe Garibaldi, Memorie autobiografiche, Giunti Editore, Roma 2011; 
  • Giovanni La Motta, Rivoluzione calabrese. Ricordanze inedite di un patriota fuorilegge (Reggio Calabria 1819- Corfù 1881),  Città del Sole, Reggio Calabria 2014, ad indicem;  

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Reggio Calabria, Fondo Plutino, documenti del periodo 1650-1927, bb. 59.
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