Plutino, Fabrizio

Fabrizio Plutino (Reggio Calabria, 1 gennaio 1837 –5 marzo 1925)

Nacque da Agostino e Marianna De Blasio. Studiò al convitto Tommaso Campanella di Reggio Calabria. Giovanissimo al tempo del Risorgimento, pur non potendo seguire il padre e lo zio Antonino nelle vicende risorgimentali, se non nell’ultima fase, fu testimone oculare dell’epopea garibaldina in Calabria poiché fu incaricato dal padre di portare le lettere e i messaggi a Giuseppe Garibaldi. Sposò Francesca dei baroni Sacco ed ebbe due figli, Marianna e Fabio. 
All’indomani della nascita del Regno d’Italia, crebbe nella segreteria politica del padre e dello zio, avviandosi alla carriera politica. Si impegnò come consigliere provinciale nelle numerose iniziative intraprese dall’ente locale cercando di realizzare una serie di attività di programmazione e realizzazione dei collegamenti terrestri e infrastrutturali, pur nei limiti di un’autonomia finanziaria ristretta. Venne eletto la prima volta alla Camera dei deputati nel 1873 nel collegio di Palmi, durante la XI legislatura, dopo la morte dello zio Antonino Plutino avvenuta nel 1872. Di comune accordo con gli altri deputati calabresi, intervenne per la costruzione del sistema viario in Calabria e Sicilia, al tempo sprovviste totalmente di strade o, al più, dotate di mulattiere o trazzere. Alla luce della crescente domanda internazionale di prodotti agricoli e del conseguente incremento dei loro prezzi, il miglioramento delle condizioni di trasporto divenne un’esigenza non più trascurabile; in tal senso vi fu un suo impegno diretto e della deputazione calabrese che non trovò sempre un pronto riscontro a livello governativo.  
Infatti, dovette scontrarsi con una lobby settentrionale contraria alla costruzione delle ferrovie in Calabria, un gruppo di pressione che, per voce di tecnici lombardi, boicottò e produsse anche una pubblicistica specifica per dichiarare, su base tecnico-scientifica, l’inutilità delle strade ferrate nelle Calabrie, adducendo anche ragioni assurde: «che i calabresi avrebbero dovuto viaggiare e commerciare per mare, ammesso che ne avessero sentito il bisogno, ché di motivi, trattandosi di persone per natura non industriose, non sembravano sussisterne».
Il 27 settembre 1873 intervenne, denunciando una disparità di trattamento fra la Calabria e il resto d’Italia: «Io intendeva parlare del tronco da Bianco Nuovo e Gioiosa, il quale, distrutto dall’alluvione di due anni fa, è ridotto in uno stato veramente deplorevole; è una ferrovia illusoria, che manca di tutto il necessario. In alcuni punti si passa sopra ponti provvisori, in altri si passa quasi a guado, anzi tolgo il quasi, e dico a guado. L’onorevole ministro dei lavori pubblici potrebbe facilmente rispondermi, che vi è una vertenza non ancora definita fra la società Charles ed il Governo: ma io domando all’onorevole ministro, in che punto si trova questa vertenza, e lo prego di trovare modo di ovviare a questi inconvenienti, e di evitare dei pericoli molto gravi che si corrono tutti i giorni. Un’altra interrogazione dovrei rivolgere all’onorevole Ministro dei lavori pubblici, e riguarda le tariffe. La medesima società ferroviaria ha una tariffa sulla linea adriatica, ed un’altra ben diversa sulla linea ionica. Perché questa differenza di trattamento? Sulla ferrovia adriatica c’è una tariffa più mite, sulla ferrovia ionica c’è una tariffa più alta. Quali siano i danni di questa differenza di trattamento, quali difficoltà serie allo sviluppo dell’industria e del commercio, lascio all’onorevole ministro ed ai miei onorevoli colleghi della Camera il giudicarli. Spero che l’onorevole ministro dei lavori pubblici mi darà una risposta soddisfacente».
In una fase di espansione dei prezzi degli agrumi, l’utilizzo della ferrovia per il loro trasporto fu sostenuto anche da tariffe speciali, oggetto di una disparità con altri tratti nella penisola, contestato in più occasioni da Plutino e altri deputati conterranei. Con l’approvazione della legge del 1885 sulla riorganizzazione delle ferrovie e le relative convenzioni che ne seguirono, ripresero i lavori di costruzione. La linea ferrata Battipaglia-Reggio Calabria, incontrò notevoli difficoltà a causa della complessa orografia delle regione, necessitando di lunghi tratti passanti attraverso viadotti e gallerie. Tra il 1883 e il 1887 erano state attivate solo le tratte Battipaglia-Agropoli-Vallo della Lucania di 50 km, e Reggio Calabria – Bagnara di 29 km. Dopo numerose e continue interrogazioni parlamentari ed emendamenti da parte della deputazione calabrese, nel 1887 venne completato il tracciato tra Nicotera e Gioia Tauro, e nel 1888 si arrivò fino a Bagnara; nel 1895, infine, dopo 20 anni di lavori, la linea ferroviaria Battipaglia-Paola-Reggio Calabria veniva completata. 
Dopo la riforma elettorale, nel 1882 fu eletto in rappresentanza della circoscrizione plurinominale di Reggio Calabria, mantenendone il seggio sino al 1888, quando il suo mandato decadde per la nomina a prefetto.
Iniziò la carriera prefettizia a Reggio Emilia, dove rimase da dicembre 1888 a settembre 1890; si trasferì quindi a Foggia sino al 1891, poi a Cosenza dall’agosto 1893, dove entrò in conflitto con i moderati e fu pubblicamente attaccato dai giornali locali in quanto, secondo l’accusa, agiva con un fine politico esondando dalle funzioni di prefetto, di per sé già invasive verso gli enti locali. Chiese il trasferimento ad Avellino dove lavorò dal 1896 al 1899, infine si spostò a Grosseto nel 1900 e chiuse la sua carriera a Campobasso nel 1906 quando, entrando in quiescenza, fu nominato senatore. In Senato aderì al gruppo liberale democratico. Nel 1910 gli fu conferito il titolo di conte.
Dal 1879 al 1884 fu sindaco di Reggio Calabria, carica che ricoprì anche in un secondo mandato, da aprile 1911 ad agosto 1912. Dal 1886 al 1887 fu presidente del Consiglio provinciale di Reggio Calabria e, successivamente, membro della deputazione provinciale. Come primo cittadino sostenne numerose iniziative culturali, tra cui nel 1882 l’istituzione del Museo civico della città, al quale lavorò alacremente insieme a Domenico Spanò Bolani e Monsignor De Lorenzo, uno dei maggiori studiosi e archeologi calabresi e reggini. Al Museo donò l’archivio di famiglia, in seguito depositato presso l’Archivio di Stato di Reggio Calabria, ricco della corrispondenza intercorsa fra i due fratelli Plutino e alcuni fra i più importanti personaggi della storia risorgimentale. Istituì l’istituto tecnico di Reggio Calabria e alcuni istituti di beneficenza.
Fu agente rappresentante della Società italiana di assicurazione, membro dell’Ufficio provinciale d’ispezione delle società commerciali e degli istituti di credito di Reggio Calabria, presidente della Commissione consorziale per le imposte di Reggio Calabria, presidente del Consorzio idraulico di Reggio Calabria, amministratore della Chiesa del Calvario di Reggio Calabria.
Fu nominato Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 16 gennaio 1879, Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 9 giugno 1881, infine Grande ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 21 gennaio 1909 e Gran cordone dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 4 gennaio 1920.
Morì all’età di 88 anni nella sua Reggio. (Fabio Arichetta) © ICSAIC 2020

Opere

  • Memoria delle vicende politiche dei fratelli Agostino e Antonino Plutino, Tamagna, Napoli 1861.

Nota bibliografica

  • Guido Paravicini, Delle Strade Ferrate in Calabria, addendum di maggio 1867 del Giornale «Il Politecnico» di Milano.
  • Atti Del Parlamento Italiano, Discussioni della Camera dei Deputati, XII Legislatura, Sessione 1873 – 1874, Voll. (I, II, III, IV) dal 10/01/1873 al 20/12/1873, Tipografia Eredi Botta, Roma 1874.
  • Giovanni Olivieri, I Plutino nel Risorgimento nazionale. Cenni biografici corredati di documenti inediti, C. Colitti e figlio, Campobasso 1907; 
  • Nino Tripodi, I fratelli Plutino nel Risorgimento italiano, con particolari cenni alle rivoluzioni locali del 1847, ’48, ’60, Industrie Grafiche Meridionali, Messina 1932; 
  • Domenico da Empoli, Per una storia del Museo nazionale di Reggio Calabria, «Klearchos», IV, 15-16, 1962, pp. 99 ssg.; 
  • Gaetano Cingari, Reggio Calabria, Laterza, Roma-Bari 1988, ad indicem
  • Maria Pia Mazzitelli, L’archivio di Antonino e Agostino Plutino, «Calabria sconosciuta», XV, 54, 1992, pp. 81-92; 
  • Michele Chiodo, L’Accademia Cosentina e la sua biblioteca, Pellegrini, Cosenza 2002; 
  • Bruno Polimeni, Fabrizio Plutino l’ultimo testimone del Risorgimento calabrese, «Calabria sconosciuta», XXIX, 110, 2006, p. 16; 
  • Giovanni La Motta, Rivoluzione calabrese. Ricordanze inedite di un patriota fuorilegge (Reggio Calabria 1819- Corfù 1881),  Città del Sole, Reggio Calabria 2014, ad indicem;
  • Domenico da Empoli, Plutino, Fabrizio, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 84, Roma 2015.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Reggio Calabria, Fondo Plutino, documenti del periodo 1650-1927, bb. 59.
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