Puccio, Guido

Guido Puccio (Catanzaro, 1 marzo 1894 –  Roma, 8 aprile 1980)

Tra i giornalisti calabresi del Novecento, anche se il suo nome è poco popolare, occupa uno dei posti più importanti. «Giornalista colto e attento», come lo ha definito Enzo Biagi, corrispondente dall’estero, instancabile inviato speciale che ha girato tutto il mondo, nonché scrittore, nacque da Camillo e Antonietta in una famiglia abbiente. Fece i suoi studi nella città natale, al Liceo Classico Galluppi ebbe come compagni Corrado Alvaro e Umberto Bosco, e si formò anche alla “scuola” di don Pippo De Nobili, mitico bibliotecario della città. A Catanzaro, nel 1915, pubblicò il suo primo volume, un Saggio sui “Sepolcri” del Foscolo e sulla poesia della tomba.
La sua passione per le lingue straniere, in particolare per l’inglese, dopo la maturità lo costrinse tuttavia a lasciare la Calabria per Venezia dove, nella Facoltà di Lingue e letterature straniere, esistevano corsi di Filologia moderna che nelle università più vicine (Messina, Napoli, Bari e Roma) non c’erano. E fu la sua fortuna perché poté realizzare il sogno della sua vita, conoscere altre lingue e raccontare con prosa letteraria i luoghi, le storie e gli avvenimenti di cui fu testimone.
Per potere preparare la sua tesi di laurea sui «Poeti giorgiani», riguardante quindi la moderna letteratura inglese, da Venezia si trasferì a Londra, dedicandosi alla consultazione di libri sull’argomento di cui le biblioteche del Regno Unito erano, ovviamente, molto fornite. Il crollo della lira gli creo difficoltà economiche per cui cercò lavoro come traduttore, diede lezioni private d’italiano e insegnò in una scuola serale. Nel 1920 rientrò in Italia e si laureo a pieni voti. A Catanzaro incontrò Ernesto Cesare Longobardi, inviato del quotidiano «La Tribuna», all’epoca diretto da Olindo Malagodi, che lo invitò a mandare da Londra qualche articolo per il giornale. Dai temi letterari (il primo fu un articolo da terza pagina sul poeta inglese John Keats), passò presto a quelli politici e per 5 anni divenne così corrispondente dalla capitale del Regno Unito che non aveva avuto più un giornalista fisso dopo il rientro in Italia di Olindo Malagodi.
Dopo una prima “prova” di inviato speciale, quando trovandosi a Roma fu mandato dal giornale a seguire le vicende dell’occupazione italiana dell’isola greca di Corfù, tornò a Londra e assunse anche la corrispondenza della «Illustrazione italiana». Lì conobbe e sposò Martha Szuch Ridzewska, una bella ragazza polacca che lavorava all’ambasciata del proprio paese, con la quale ebbe due figli, un maschio e una femmina, Gianni e Ninì.
Studioso di problemi di politica estera, una volta rientrato definitivamente in Italia, oltre ad assumere anche la corrispondenza del quotidiano inglese «Daily Express» (cinque milioni di copie al giorno), de «La Nacion» di Buenos Aires, e la «Folha di S. Paulo» del Brasile, svolse l’incarico di capo dei servizi esteri della «Tribuna», diventò uno degli inviati di punta del giornale che lo utilizzò in ogni latitudine. Sono ormai letteratura i suoi reportage dal Circolo polare sul popolo dei Lapponi che vivevano «come gli americani incontrati da Colombo», dall’Armenia del Nord, dalla Repubblica di Andorra, dall’Unione Sovietica di Stalin (su cui pubblicò anche un libro-inchiesta, Al centro della macchina Sovietica) e dal Nord America e costituiscono ancora oggi modelli giornalistici a cui ispirarsi. Non c’è posto, insomma, in cui Puccio, accompagnato dalla moglie che conosceva cinque lingue, non sia stato, prima e durante la Seconda guerra mondiale. È stato lui, nel 1938, a comunicare per primo le decisioni prese al Convegno di Monaco. Lo troviamo, inoltre, a Mosca, a Hong Kong, a Tokio, a Varsavia nel 1941, al fronte di Stalingrado nel 1942.
Alla «Tribuna» lavorò dal 1923 al 1944. Anni intensi, durante i quali – presa la tessera del Pnf «per poter lavorare» – insegnò anche Lingua e letteratura inglese alla facoltà di Scienze politiche dell’ateneo romano ed ebbe incarichi anche alla radio fascista dell’Eiar e dopo la guerra, dopo avere scritto per il «Risorgimento liberale» di Napoli, anche in Rai. Molto attivo anche nel dopoguerra, fu al seguito del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi in alcuni appuntamenti internazionali.
Giornalista dalla vita molto movimentata (da ricordare il suo volume Viaggio nella memoria di ungiornalista, libro autobiografico, summa della sua attività), poeta sensibile (Parole sulla sabbia, Altre parole sulla sabbia Voci dal profondoFrammenti di due vite, e ancora Nell’Italia e nel mondo), narratore gradevole, è stato autore di oltre 30 pubblicazioni tra cui un dramma (The Son) in lingua inglese. Alla Calabria, pur essendo vissuto lontano, ha dedicato un libro dal titolo significativo, Calavrisi sugnu e me ne vantu. Cose della mia Terra e ancora Voci dal profondo. Italia amara, Canti calabresi ed altri versi.
Molti i riconoscimenti nei suoi confronti. Benemerito della scuola, ha ricevuto tra l’altro la medaglia d’oro della Pubblica Istruzione, la medaglia d’oro della federazione nazionale della stampa e la medaglia d’oro della Camera dei Deputati per una poesia dedicata all’avvocato e poeta catanzarese Giuseppe Casalinuovo.
È morto a Roma, a 86 anni, nella sua abitazione di via Severano. Catanzaro lo ricorda con una via intestata a suo nome. L’Università della Calabria ha assegnato borse di studio a lui intitolate. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC 2020

Opere

  • Studi sui sepolcri del Foscolo e sulla poesia delle tombe, Stab. tip. Gaetano Silipo, Catanzaro  1915;
  • The son. A play in 4 acts, Spadafora, Salerno 1923;
  • La questione della Lingua italiana a Malta, R. Sandron, Palermo 1928;
  • Da “Le vergini delle rocce” all’Italia di Mussolini. Sbocchi impensati del superuomo dannunziano, Tipografia Agostiniana, Roma 1928;
  • Parole sulla sabbia, Guido Mauro, Catanzaro 1930;
  • Al centro della macchina sovietica, Franco Campitelli, Foligno 1930;
  • Il conflitto anglo-maltese, Treves-Treccani-Tumminelli, Milano-Roma 1933;
  • Alfonso Rendano, Signorelli, Roma 1937;
  • Malta italianissima, Edizioni maltesi, Roma 1940;
  • Lotta fra due mondi, Roma : Edizioni italiane, stampa 1942;
  • Fonetica e Lingua Inglese, V. Ferri, Roma 1942;
  • Vita di Carmelo Borg Pisani, F. Le Monnier, Firenze 1943;
  • Manuale di avviamento allo studio della lingua inglese. Con fraseologia della lingua viva, Libreria dell’università di Tumminelli, Roma 1944;
  • Customs on the other side of the channel. Abitudini d’oltre Manica, V. Bonacci, Roma 1950;
  • Esperienze nord-americane, Cicogna, Roma 1955;
  • Parole sulla sabbia,
  • Altre parole sulla sabbia, Pellegrini, Cosenza 1971;
  • Viaggio nella memoria di un giornalista. Dal boia d’Inghilterra ai misteri di Hong Kong, La Cultura, Roma 1974;
  • Calavrisa sugnu e me ne vanto. Cose della mia terra, Scena illustrata, Roma 1976;
  • Voci dal profondo. Italia amara, Canti calabresi ed altri versi, Scena illustrata, Roma 1976;
  • Frammenti di due vite, L’uomo va verso l’autodistruzione, Nell’Italia e nel mondo ed altri versi, «Scena illustrata», Roma 1978;
  • Una lezione di vita, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003. 

Nota bibliografica

  • Guido Puccio in una rievocazione di Carlo Vallauri, «Scena illustrata», Roma 2002;
  • Italo Carlo Sesti, prefazione a Una lezione di vita, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, pp. 13-24.

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