Siles, Nicola

Nicola Siles (Reggio Calabria il 24 luglio 1873 – 21 gennaio 1952)

Nacque da Ignazio ed Elmida Lo Giudice, una cospicua famiglia di Reggio Calabria. Il padre, infatti, era un industriale, presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria dal 1870 al 1875.
Allo stato, nulla si conosce sulla sua formazione scolastica. Fin da giovanissimo, tuttavia, fu viaggiatore curioso. Si recò in Belgio, Germania, Francia e Stati Uniti per soddisfare la sua sete di conoscenza, la passione per la chimica e testimoniare all’estero le bellezze della “sua” Calabria: gli agrumi, il gelsomino, l’essenza di bergamotto.
Seguì le orme del padre nel campo dell’industria delle essenze e della produzione di energia: fu amministratore delegato della piccola società elettrica Saiec, fondata nel 1917, acquistò delle partecipazioni azionarie della Edison e della Società Italo-inglese «The Cibras Oil» di Messina. Negli anni 1895-1899 fu Agente consolare Usa. Nel primo dopoguerra, dopo che la commissione esecutiva del Partito Popolare stilò il primo appello al Paese (18 gennaio 1919) e il testo definitivo del programma, anche in Calabria furono fondate le prime sezioni. Nella provincia di Reggio, il Partito Popolare si diffuse soprattutto tra le grandi famiglie di proprietari terrieri, professionisti e commercianti appartenenti anche all’Azione cattolica che per tradizione, prestigio e censo garantivano una sicura rappresentanza elettorale. Alle elezioni comunale del 1920 ai popolari andarono cinque seggi degli otto toccati alla minoranza e Siles fu l’unico tra i giovani cattolici a entrare nel Consiglio.
Candidato del Ppi nel 1924, fu eletto deputato la prima volta a 51 anni, con i resti (in sostituzione del comunista Fausto Gullo, del quale fu invalidata l’elezione) e proclamato il successivo 17 dicembre. 
Il 9 novembre 1926 a seguito delle vicende legate al delitto di Giacomo Matteotti e della secessione dei deputati aventiniani che lasciarono l’Aula, in segno di protesta contro il governo fascista, 124 deputati furono dichiarati decaduti con l’accusa di sovvertimento contro i poteri dello Stato. Siles, aderente al gruppo degli aventiniani, si dimise prima di essere dichiarato decaduto dal regime fascista, dichiarando che ogni ulteriore opposizione al fascismo non solo sarebbe stata «sterile e vana» ma anche un delitto di «lesa Patria»; e si ritirò dalla politica attiva. 
Dopo l’uccisione di Giacomo Matteotti, il 31 luglio 1924 anche in provincia di Reggio Calabria fu costituito, in casa dell’on. Antonio Priolo, un Comitato di Opposizione al Fascismo, di cui egli fece parte. Ma l’opposizione al fascismo si manifestò, secondo il «Corriere di Calabria» del 27-28 novembre 1925, con comportamenti opportunisti di alcuni; infatti, la Società elettrica da lui presieduta e di cui faceva parte anche l’on. Giuseppe Albanese, versava al fascio diecimila lire, oltre a una sua sottoscrizione personale. Egli, già aventiniano, nonostante le manifestate convinzioni politiche antifasciste, da industriale (nel 1926 si costituì, a Reggio, la «Società Vetraria Calabrese» della quale il gerarca fascista Giuseppe Zagarella di Villa San Giovanni fu presidente, l’anarchico Bruno Misefari direttore e Siles amministratore), accettò la carica di presidente dell’Associazione Fascista degli industriali. Carica che ricopriva nell’ottobre 1944 e della quale diede notizia l’Agenzia degli alleati, «Notizie Nazioni Unite». Fu anche vicepresidente dalla Banca Cattolica di Calabria e membro del consiglio del Banco di Roma; come delegato degli industriali reggini, fece parte del Consiglio di amministrazione della Regia Stazione Sperimentale per le industrie delle essenze e dei derivati degli agrumi. 
Con l’arrivo dell’arcivescovo Enrico Montalbetti (1888-1943) a capo della diocesi di Reggio Calabria si ridestarono i movimenti antifascisti cattolici; nacque, tra l’altro, il foglio clandestino «Il semaforo» (1939), stampato da un gruppo di attivisti denominato «gruppo della baracca», in quanto si riunivano in una casa baraccata: erano Rosario Rovere, Franco Saccà, Diego Iamicelli Vitrioli, Domenico Romeo, Vincenzo Spinelli, Alessandro Ezio Cozzupoli, Domenico Giostra, Nicola Menga, Antonio Giarmoleo, Pasquale Griso, Guglielmo Romeo, Carmelo Lanucara, dodici giovani che furono arrestati e condotti a Napoli. Questi giovani erano sostenuti anche da Siles e da Nicola Giunta (1895-1968), celebrato poeta in vernacolo, i quali rischiarono l’arresto per il loro supporto al giornale antifascista.
Alla caduta del fascismo, con il risorgere del pluralismo politico, anche Reggio e la Calabria si prepararono alla chiamata elettorale democratica di una nuova Italia, la cui rappresentanza politica era stata delineata col Decreto Luogotenenziale n. 151 del 25 giugno 1944. Reggio Calabria e la sua provincia con le lacerazioni macroscopicamente percettibili della guerra, attraversata dai resti sbandati dell’esercito italiano di ritorno, si preparava alla chiamata democratica oberata dalle difficoltà e dai ritardi della ricostruzione post-terremoto e faticando a trovare la sua vocazione tra miseria, disoccupazione e emigrazione. La Chiesa, consapevole della sua forza spirituale, occupava una posizione di guida più o meno visibile in una terra martoriata. Notabili e massoni della classe medio borghese e le grandi famiglie dei proprietari terrieri si proposero per la rappresentanza politica della città e della provincia.
«I cattolici calabresi ritrovarono la loro guida in quelli che erano stati i maggiori esponenti del Partito popolare calabrese», scrive…. Tra essi c’era Siles, monarchico convinto, averso a tutto quello che sapeva di sinistra, che aderì ai programmi di don Luigi Sturzo, sceso in campo nelle elezioni amministrative del 7 aprile 1946. Fu primo eletto della lista democristiana, che ottenne 15 consiglieri (11 andarono alla Democrazia del lavoro, 4 all’Uomo Qualunque, 2 al Partito liberale, 1 al Partito repubblicano, 9 al Psiup-Partito d’Azione, 8 al Partito Comunista). Eletto a settantatré anni nella lista della Democrazia Cristiana dal 2 maggio 1946 al 25 febbraio 1947 fu il primo sindaco del dopoguerra di Reggio Calabria. S’impegnò con passione e con forza a recuperare i ritardi della ricostruzione della città che procedeva molto a rilento dopo i disastri del terremoto del 1908 e dei bombardamenti della guerra. Con particolare attenzione seguì la ristrutturazione e ricollocazione del porto – indispensabile per la ripresa delle attività produttive e commerciali, fiorenti prima del disastroso sisma del 1908 – e la costruzione dell’ospedale cittadino. Affrontò e definì un annoso problema circa la convenzione tra il comune e il nuovo Museo della Magna Grecia, ancora non inaugurato (a causa dei contrasti cittadini per interessi privati) e per l’originale destinazione dei locali al museo, che erano stati utilizzati anche come presidio militare.
Il 29 maggio 1946 con il prefetto Francesco Iaria, il questore Maira e autorità militari accolse il principe Umberto di Savoia sul molo Margottini a Reggio Calabria. Vittorio Emanuele III aveva abdicato a favore del figlio e la notizia Umberto l’apprese proprio a Reggio.
Candidato all’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, Siles ottenne 17.264 voti. Proclamato il 12 giugno 1946, partecipò attivamente ai lavori della Costituente dal 24 giugno 1946 al 31 gennaio 1948. Tra i Costituenti calabresi dei vari partiti (21), alla Democrazia Cristiana vennero attribuiti otto parlamentari. Nella stessa lista, la prima dei non eletti fu la cattolica reggina Maria Mariotti, storica.
In occasione del referendum istituzionale, Siles si espresse esplicitamente per la Monarchia e per tal motivo era «attenzionato» dal prefetto di Reggio Calabria Francesco Aria, che nella sua relazione mensile al ministero dell’Interno (1 luglio 1946) evidenziò l’assenza del sindaco alla manifestazione «di giubilo» in città per la proclamazione da parte della Corte di Cassazione della Repubblica. Nessun problema di ordine pubblico, dichiarò il prefetto, dopo aver proibito una manifestazione dei monarchici, «qui in maggioranza» (la Monarchia ottenne più del doppio dei voti rispetto alla Repubblica). Siles e altri furono segnalati dalla prefettura in quanto «di tendenze monarchiche», il che nell’espressione democratica del voto non vorrebbe dire essere fuorilegge. 
Alla Costituente egli seguì il dibattito in aula sul disegno di legge riguardante l’ordinamento dell’industria cinematografica nazionale e sulla legislazione riguardante la stampa, in entrambi i casi senza pronunciare veri e propri interventi ma brevi puntualizzazioni. 
Dal 1945 al 1951, tra gli altri incarichi, fu presidente e commissario straordinario della Camera di Commercio reggina. Nel 1948, a 75 anni, fu candidato nel collegio senatoriale di Reggio Calabria mancando l’elezione.
Morì tre anni dopo e fu commemorato alla Camera e al Senato. Nel 2019, per ricordarlo la sua città gli ha intitolato una strada. (Alfredo Focà) © ICSAIC 2021 – 4

Nota bibliografica

  • Reggio costituisce il Comitato delle Opposizioni, «La Luce», 10 agosto 1924;
  • Atti parlamentari, Camera dei Deputati, Discussioni, 22 gennaio 1952;
  • Atti parlamentari, Senato della Repubblica, Discussioni, 29 gennaio 1952;
  • Ferdinando Cordova, Il Comitato delle Opposizioni Reggine Aventiniane, in «Historica», 5-6, 1964, p. 171. s
  • Alfredo Focà, Nicola Siles, in Vittorio Cappelli e Paolo Palma, I costituenti calabresi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 210-215.
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