Silipo, Luigi

Luigi Silipo (Catanzaro, 16 luglio 1900 – Roma 31 marzo 1978) 

Figlio di Giuseppa Silipo, venne registrato allo stato civile soltanto a dieci anni dalla nascita su disposizione del Tribunale, con i nomi di Luigi, Antonio, Vitaliano. Nel suo foglio matricolare militare il nome del padre non è ancora nominato, e così anche nell’atto di matrimonio del 1930. Solo il 12 aprile 1946 sull’atto di nascita fu annotato il riconoscimento come figlio naturale di Antonio Silipo, anche se nel frattempo un manifesto elettorale lo indicava come figlio di Giuseppe. 
Ufficialmente “inesistente” per i primi dieci anni di vita, studiò in un istituto cattolico a Catanzaro. A 18 anni, il 31 marzo 1918, fu chiamato alle armi. Per la sua salute cagionevole evitò il servizio militare e nel 1920 ottenne il congedo illimitato. Iscrittosi alla facoltà di Lettere e Filosofia nell’Università di Napoli si laureò nel 1923. Proprio nel periodo universitario maturò la sua scelta politica. A 20 anni aderì al Partito socialista ufficiale. L’anno dopo subì un attentato per motivi politici. Per la sua dichiarata opposizione al fascismo, dopo una supplenza al Liceo Galluppi, gli venne precluso l’insegnamento nelle scuole pubbliche e subì le persecuzioni del regime, sia lui sia i suoi familiari, tra cui la sorella Ippolita. Durante il Ventennio fu anche vittima di una bastonatura e di arresti. Isolato e controllato dalla polizia politica del regime, visse per molti anni scrivendo con uno pseudonimo articoli per giornali meridionali e impartendo lezioni private: fu maestro di numerosi giovani affascinati dalla sua reputazione di studioso e molti di essi nel dopoguerra militarono nei partiti democratici. 
Il 15 novembre 1930 si sposò con Amalia Maria Bianco, venticinquenne originaria di Bianchi (Cosenza), dalla quale ebbe due figli ai quali diede i nomi di Pasquale (futuro medico), e Giuseppe (che diventerà un magistrato).
Nel 1939 entrò in rapporti col partito comunista clandestino della sua regione diventandone poi uno degli esponenti più attivi.
Il suo nome “apparve” sulla scena politica calabrese il 27 ottobre 1943 come redattore de «La Nuova Calabria», il quotidiano fondato, con la prima autorizzazione rilasciata dal Governo Militare Alleato, come organo del «Fronte unico della libertà», un’esarchia alla quale aderivano i partiti democratici ancor prima della caduta del fascismo. Il Fronte poi si trasformò in Cln del quale Silipo fu anche presidente per alcuni mesi. Faceva parte della redazione in “quota” comunista.
Cattolico devoto e praticante (si era sposato in chiesa e ogni domenica andava a messa con la moglie e i figli), dopo l’armistizio del 1943 era stato uno dei fondatori del Pci di Catanzaro e per la sua preparazione politica e culturale diventò subito uno degli elementi più in vista del partito. Fu uno dei delegati calabresi al congresso dei Comitati di Liberazione nazionale che si tenne a Bari il 28 e 29 gennaio 1944 e di cui scrisse su «La Nuova Calabria».
Dedicò particolare attenzione ai problemi e al ruolo della stampa di partito. La sua attività politica fu impegnata e rigorosa. Con il congresso di Federazione del 21 giugno 1944 entrò a far parte del Centro esecutivo provinciale composto da sette membri e alle elezioni comunali di Catanzaro del 7 aprile 1946 capeggiò la «Lista del popolo», una civica di sinistra, per la quale fu eletto consigliere comunale. Considerato l’impegno politico fin dal 1943 e il suo antifascismo durante il Ventennio, la sua contemporanea candidatura alla Costituente fu in un certo senso naturale. 
Dei tre deputati comunisti calabresi alla Costituente Silipo fu il secondo eletto con 10.313 preferenze, dopo il capolista Fausto Gullo che ne ottenne 36.556, e prima di Eugenio Musolino che si fermò a 9.935. 
In quegli anni fu un uomo di riferimento del Partito per i problemi relativi alla scuola e alla pubblica istruzione e non solo in Parlamento. Si occupò dell’inquadramento dei maestri elementari e della valutazione. Non trascurò, allo stesso tempo, le tante e complesse problematiche del proprio collegio elettorale. Presentò, infatti, una serie di interrogazioni e interpellanze, svolte in aula, riguardanti i tanti problemi della Calabria.
Sul progetto di Costituzione intervenne in Assemblea una volta soltanto, nella discussione generale riguardante il «Titolo II, Rapporti etico sociali».  Operò bene alla Costituente e nel 1948 fu candidato comunista nel «Fronte popolare democratico» alla Camera dei Deputati. Fu eletto con 26.158 voti, al termine di una campagna elettorale molto accesa. Conclusa un’iniziativa politica a Feroleto Antico, mentre rientrava in auto a Catanzaro, subì un attentato.
L’anno dopo lasciò Catanzaro e si trasferì a Roma con la famiglia. C’erano chiare frizioni tra lui i dirigenti della federazione comunista di Catanzaro, per cui diradò i suoi viaggi in Calabria e così divenne sporadica anche la sua attività politica nel collegio. 
Per quasi tutta la Legislatura, però, mantenne intatto il suo impegno, occupandosi in particolare dei problemi della pubblica istruzione. 
Durante la legislatura fece parte del gruppo comunista, fino a quando, mesi dopo le dimissioni dal – il 20 novembre 1952 – passò al gruppo misto, rimanendovi dal 13 febbraio 1953 al termine del mandato. 
Silipo, però, non viene ricordato come docente capace, giornalista acuto, uomo di partito e parlamentare impegnato, bensì per aver abbandonato il Pci e soprattutto per essere passato nel campo avverso. Si dimise clamorosamente dal Pci con una lettera inviata al segretario Palmiro Togliatti.  Contemporaneamente con una missiva quasi identica, presentò le dimissioni da Deputato al presidente della Camera Giovanni Gronchi.
Furono molti a non credere alla crisi di coscienza di Silipo e il Pci non prese bene quello che tempo dopo fu considerato il primo tradimento.
Sebbene colto di sorpresa, il partito si attivò immediatamente per neutralizzare le conseguenze e rispose come si poteva rispondere in tempi stalinisti accusandolo di «debolezza morale» e di «circonvenzione. Una Commissione d’inchiesta del Pci manifestò seri dubbi sulla conversione religiosa. Per essa, Silipo si era reso «strumento di una indegna speculazione ai danni del Partito». Le dimissioni, insomma, erano considerate parte di uno stratagemma politico e per tale motivo il Pci rifiutò di accettarle cacciandolo dal partito.
Se a Catanzaro le dimissioni di Silipo non destarono sorpresa – come comunicò il prefetto Luigi Pianese al ministro dell’Interno ­– e in un certo senso per molti erano scontate «ancora prima di essere compiute» per cui nessuno si è sorpreso e il gesto in pochi giorni fu dimenticato, nacque tuttavia un clamoroso caso nazionale con riflessi nel dibattito politico locale. 
L’ormai ex parlamentare del Pci divenne, di fatto, un attivista dei «Comitati civici» e come una «madonna Pellegrina», venne portato in giro per il Paese come testimonial anticomunista, con grande disappunto del suo ex partito e anche del Partito socialista italiano. I socialisti nenniani furono spietati facendo intendere che si era “venduto”.
Dopo l’abbandono del Pci, Silipo lasciò la propria abitazione in via dei Taurini 25, riparando in casa di un amico nei pressi di Roma e poi trovando accoglienza nella Biblioteca Vaticana. 
Alle elezioni del giugno 1953, la Democrazia cristiana lo candidò nel IV collegio senatoriale di Roma e alla Camera nel collegio del Lazio. Il suo nome era tra i quattro indipendenti che costituivano la “novità” nelle liste del partito di maggioranza: oltre a Silipo c’erano Guglielmo Giannini, il fondatore dell’Uomo Qualunque, il gen. Ezio Garibaldi, che aveva trascorsi fascisti, e lo scultore Pericle Fazzini. Nonostante l’impegno in campagna elettorale fece parte della schiera di illustri «trombati» sia alla Camera sia al Senato. 
Mettendo in un cassetto il suo passato antifascista, Silipo andò oltre ed entrò, addirittura, nel comitato di «Pace e libertà», l’organizzazione anticomunista considerata una milizia degli industriali finanziata dalla Cia e guidata da Edgardo Sogno e da Luigi Cavallo.
La sua vita pubblica di fatto terminò allora. A Catanzaro non tornò più. Per diversi anni fu ancora attivo intellettualmente. La sua esperienza politico-parlamentare e la vicenda di cui era stato protagonista, diventarono oggetto di sue riflessione e analisi. Al riguardo scrisse e pubblicò diversi saggi. 
Colpito da leucemia, morì a Roma all’età di 78 anni e su di lui è calata una sorta di damnatio memoriae. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC 2020

Opere

  • L’ordinamento della scuola nella costituzione. Discorso pronunciato all’Assemblea Costituente nella seduta del 19 aprile 1947, Tip. della Camera dei Deputati, Roma 1947 (?);
  • Ho scelto la verità, Ediroma, Roma 1953;
  • La crisi della spiritualità nei nostri tempi. Conferenza tenuta al Teatro Odeon di Milano il 22 marzo 1953, ABES, Bologna 1953.
  • La politica agraria sovietica: dalla Rivoluzione di ottobre ai nostri giorni. Quadro sintetico, La Tipografica, Roma1956;
  • I credenti e il Partito comunista: ex ore tuo…, Sei, Torino 1957;
  • Comunismo in Russia. La religione e la famiglia, la scuola e la cultura, i lavoratori del braccio, Sei, Torino 1958
  • Il partito comunista e la classe lavoratrice. Saggio critico, Sei, Torino 1958;
  • Il materialismo dialettico e storico. Saggio critico, Gregoriana, Padova 1962;
  • Il partito comunista e la classe lavoratrice. Appunti (edizione ampliata)Ed. internazionali sociali, Roma 1965.

Nota archivistica

  • Archivio Storico del Comune di Catanzaro (ASCCZ), Registro delle nascite, atto n. 8, p. II, s. C, dell’11 giugno 1910;
  • Archivio di Stato di Catanzaro (ASCZ), Distretto Militare di Catanzaro, Silipo Luigi, numero di matricola 5601, anno 1900, leva 1918;
  • ASCCZ, Registro dei matrimoni, atto. n. 188, p. II, serie A, 1930;
  • Comune di Roma, Registro degli atti di morte, n. 476, p. I, serie 4;
  • Archivio Partito Comunista (Apc), Istituto Gramsci (Roma), Cartella Calabria 1943-1945, fasc. Catanzaro 1944, MF 063/263-269, Verbale dell’Assemblea della sezione di Catanzaro.

Nota bibliografica essenziale

  • Nicola Adelfi, Per la terza volta Luigi Silipo ha avuto coraggio, «L’Europeo», 3 dicembre 1952;
  • Luigi Cavicchioli, L’onorevole Silipo ha scelto tra Cristo e Marx, «Oggi», 4 dicembre 1952;
  • Pantaleone Sergi, Luigi Silipo, in Vittorio Cappelli e Paolo Palma (a cura di), I calabresi all’assemblea costituente 1946-1948, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020, pp. 216-230.
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