Sofia Alessio, Francesco

Francesco Sofia Alessio [Taurianova (Reggio Calabria), 18 settembre 1873 – Reggio Calabria, 14 aprile 1943)

Nasce a Radicena (oggi Taurianova) da Casimiro Sofia e da Rosina Alessio. All’anagrafe gli vengono imposti i nomi Francesco, Achille, Ferdinando e inoltre i genitori decidono di aggiungere il cognome della madre per distinguerlo da un parente omonimo. Nel 1877 a causa di una grave polmonite muore il padre lasciando la famiglia nella più nera miseria. Rimasto orfano, riesce, grazie agli immensi sacrifici della madre, tra stenti e privazioni, a completare le scuole elementari e viene poi affidato alle cure del sacerdote don Domenico Barillari. Lui stesso, molti anni più tardi, scriverà: «Per l’insegnamento secondario, mia madre mi affidò alle cure del dotto sacerdote Domenico Barillari, valente oratore, versato in tutte le discipline, in particolare nel latino e nel greco. Molte cose imparai quando egli dettava a me le sue prediche. Ma si può dire che io sono stato autodidatta; mi procurai con i miei piccoli risparmi una piccola biblioteca, imparando a memoria i migliori passi dei classici italiani e degli autori latini e greci tradotti, così mi procacciai un buon patrimonio di lingua. A sedici anni incominciai lo studio del latino ed essendo maturo il mio giudizio, tradussi gli autori classici elegantemente in prosa e in poesia. Mi esercitai quindi, lungamente nella composizione italiana e nella stesura latina».
Da privatista consegue l’abilitazione magistrale nel 1894 a Messina e due anni dopo, sempre nella stessa città, quella di grado superiore. Compone una prima elegia e un’ode in stile manzoniano dedicata Alla Vergine SS. della Montagna, che nel suo paese natale aveva operato grandi prodigi, nel corso del disastroso terremoto che il 16 novembre 1894 colpì la Piana di Gioia Tauro.
Nel 1896 viene chiamato dal vescovo di Gerace a insegnare nel seminario e vi rimane cinque anni come docente di Storia, Geografia, Francese e Scienze naturali nelle ultime due classi del Ginnasio. 
Nel 1901 ottiene un incarico a tempo determinato nelle scuole elementari di Mammola, ma per aver scritto una poesia satirica contro il sindaco dell’epoca, che indirettamente tocca anche il vescovo mons. Giorgio Delrio, viene allontanato dall’insegnamento, che riprende, però, a Radicena grazie a un altro incarico annuale. Nel 1903 si sposta nelle scuole elementari di Molochio e vi rimane per quattro anni. Comincia a scrivere carmi in latino e con un uno di questi – Polus– che tratta della pesca alla balena partecipa al concorso internazionale Hoeufftiano di Amsterdam, indetto ogni anno dalla Reale Accademia olandese delle Arti e delle Scienze. 
Il poemetto non è tra i vincitori ma viene ben accolto. Due anni dopo partecipa allo stesso concorso con il poemettoAugustae Taurinorum feriae in honorem reginae mercatus, che tratta delle feste taurinesi in occasione dell’elezione di una reginetta di bellezza, e viene giudicato satis laudabile. Riporta la prima magna laude col carme Duo Magi: Luciano e Marciano, due uomini che esercitavano la Magia nell’Asia Minore, convertiti al Cristianesimo che subiscono il martirio, al concorso del 1907. Il riconoscimento comporta la possibilità di pubblicare l’opera premiata a spese della Regia Accademia previo il consenso dell’autore.
Il 16 maggio di quell’anno sposa Concetta Ursida e dal matrimonio nacquero quattro figli: Pasquale, Luigi, Giulio e Ines. A dicembre del 1908 viene chiamato a insegnare nelle scuole elementari del suo paese e derivando dalla definitiva stabilizzazione una maggiore tranquillità, può dedicarsi con rinnovato slancio alle sue composizioni poetiche in lingua latina. Nel 1911 ottiene la terza magna laude col Petronius: Petronio, caduto in disgrazia di Nerone, si fa svenare durante un banchetto. Il carme si classifica al secondo posto, dopo il Fanum Vacunae di Giovanni Pascoli. L’anno dopo, quarta magna laude col carme Plotinus: il filosofo neoplatonico egiziano intende restaurare la religione pagana. Quinta magna laude nel 1913 col carme Duo insontes: due figli innocenti di Seiano vengono fatti uccidere da Tiberio. La sesta magna laude arriva nel 1914 col carme Vitus: un nobile e orfano fanciullo siciliano, educato dalla madre alla religione cristiana, subisce il martirio sotto Diocleziano. Nel 1916 giunge la Settima magna laude col carme Vita Rustica, che tratta la fondazione del piccolo borgo di Casalnuovo nel lontano 1618, poi diventato in periodo borbonico, Cittanova.
La tanto agognata Medaglia d’Oro arriva finalmente nel 1917 col carme Sepulcrum Joannis Pascoli di 224 versi, canto celebrativo in memoria del poeta romagnolo, cui si aggiunge una magna laude per l’elegia Reliquiae, affettuosa commemorazione dei due figlioli morti in tenera età. 
La padronanza della lingua latina «rasenta il virtuosismo… tutta la nomenclatura più inconsueta – scrive mons. Aloise – gli viene alla mano con una resa che reca stupore». E Antonio Anile commenta che «solo l’umile Maestro di Radicena ha saputo esprimere l’autentica fisionomia spirituale del Pascoli, rievocare la sua mirabile arte ed additare agli italiani il culto dei suoi ideali». 
Il compito di consegnargli con una cerimonia pubblica la medaglia d’oro del peso di ben 250 grammi, viene affidato dal Provveditore agli Studi di Reggio Calabria, a Vincenzo De Cristo, suo maestro e grande estimatore.
Nel 1919 ottiene la nona magna laude con il carme Pax Natalicia, canto di esaltazione natalizia e della pace. L’anno successivo altra grande Medaglia d’Oro col carme Ultimi Tibulli dies di 230 versi, in cui canta gli ultimi giorni del poeta latino ormai presago della sua fine. Ed è ancora una volta Vincenzo De Cristo a consegnargli l’ambito premio nel corso di una cerimonia alla quale partecipano i latinisti e i poeti di tutta la provincia. L’anno dopo, nel 1921 si classifica al terzo posto – Premio d’Oro –  col carme Asterie di 319 versi. È la storia della sposa di un console romano che, venendo a conoscenza dei miracoli e del calvario di Gesù, si converte al cristianesimo. Decima magna laude nel 1922 col carme Vergilius agello expulsus, che ricorda Virgilio scacciato dal suo campicello ed undicesima l’anno successivo col carme Spes Vergiliana, dove canta la speranza di Virgilio nella venuta di un redentore. 
Nel 1924 dodicesima magna laude col carme Pauperrimus bonorum: nel centenario delle Sacre Stimmate, ricorda la storia e i miracoli di S. Francesco.
Quattro anni dopo viene nominato Sovraintendente alla Biblioteca di Reggio Calabria e si trasferisce nella città dello Stretto. Viene incaricato dal vescovo di scrivere la relazione sul miracolo, operato dalla Vergine Maria SS. della Montagna la sera del 9 settembre 1894 a Radicena. La dotta prolusione viene pubblicata nell’agosto del 1931. Seppur fortemente stanco e provato continua a partecipare al concorso internazionale di Amsterdam, ma senza fortuna e questo gli causa grande sconforto. Uno dei suoi carmi Apotheosis vergiliana non entrò neppure in classifica ed egli allora, giudicando iniquo il verdetto, provvide a stamparlo e a inviarlo ai cultori della latinità, riscuotendo plauso ed entusiasmo. Incoraggiato da queste lodi, l’anno appresso puntò su un argomento di sicuro effetto e di interesse generale e descrisse la terribile catastrofe causata dal terremoto calabro-siculo del 1908, Terrae motus ad Fretum siculum, ma anche questa volta non viene premiato.
Nel 1936 giunge la terza Medaglia d’oro per il carme Feriae montanae, dedicato alle feste che si svolgono in settembre presso il Santuario di Polsi e con il quale esalta la figura della Madonna della Montagna della quale è devotissimo. Questo successo insperato gli infonde una nuova vitalità senza riuscire, tuttavia, a ritrovare la felice vena poetica degli anni precedenti.
Muore a Reggio Calabria a seguito di complicazioni sopravvenute dopo due interventi chirurgici.
Il 14 aprile del 1993 in occasione del cinquantesimo anniversario della morte, le spoglie del poeta vengono tumulate nell’antico Cimitero di Radicena.  (Antonio Orlando) © ICSAIC 2021 – 01

Opere

  • Carmina, Poesie latine con traduzione italiana, Paolo Trinchera Edit., Messina 1905.
  • Considerazioni sull’educazione intellettuale, fisica e morale nei nostri tempi, Paolo Trinchera Edit., Messina 1905.
  • Petronius, carmen Francisci Sofia Alessio radicenensis in certamine poetico Hoeufftiano magna laude ornatum, Apud Io. Mullerum, Amstelodami 1911;
  • A Rimma Michailovna Ivanova, eroina russa, Tip. orfanotrofia Morabito, Polistena 1918;
  • All’Italia, Stab. tip. Orfanotrofio Morabito, Polistena 1915;
  • Sepulcrum Ioannis Pascoli, carmen praemio aureo ornatum in certamine poetico Hoeufftiano Francisci Sofia Alessio; accedunt decem carmina laudata, apud Io. Mullerum, Amstelodami 1917.
  • Sepulcrum Joannis Pascoli, Carmen Francisci Sofia Alessio radicenensis in certamine poetico hoeufftiano anno 1917 praemio aureo ornatum, Tip. F. Morello, Reggio Calabria 1917.
  • Reliquiae, carmen Francisci Sofia Alessio, Amstelodami, Mullerum, 1917.
  • I fiori della ricordanza, Scuola Tip. per sordomuti nell’istituto prov. Apicella, Molfetta [19..].
  • Sepulcrum Joannis Pascoli, Versione metrica tradotta da Paolo Fabbri, Tip. E. Ariani, Firenze 1918;
  • Musa latina, poemetti latini con traduzione italiana, prefazione di Antonino Anile, Napoli, Elpis, 1920:
  • Ultimi tibulli dies, carmen Francisci Sofia Alessio, Amstelodami, Apud Mullerum, 1920.
  • Vergilius agello expulsus, carmen Francisci Sofia Alessio, Academia Regia Disciplinarum Nederlandica, Amstelodami, 1922.
  • Asterie, Carme premiato con la Grande Medaglia d’Oro alla Gara Poetica Heufftiana dell’anno 1920; traduzione di Duilio Zuanelli, Tip. Branca, Valdobbiadene 1923;
  • Spes Vergiliana, Carmen Francisci Sofia Alessio, Academia Regia Disciplinarum Nederlandica, Amstelodami 1923;
  • Pauperrimus Bonorum Francisci Sofia Alessio, Amstelodami, Academia Regia Disciplinarum Nederlandica, 1924.
  • Ultimi ovidii dies, carmen Francisci Sofia Alessio, Academia Regia Disciplinarum Nederlandica, Amstelodami 1931;
  • G. Francesco Gemelli-Careri, settima lettura di storia letteraria calabrese alla biblioteca comunale di Reggio Calabria, 31 luglio 1932, Reggio Calabria, Tipografia Fata Morgana, 1932.
  • Feriae Montanae, Feste in Aspromonte presso il Santuario della SS. Vergine di Polsi, poemetto latino approvato con la magna laude nel concorso poetico Hoeuffiano di Amsterdam nell’anno MCMXXXVI, Tip. degli Orfanelli, Polistena 1936;
  • Feriae montanae, carmen Francisci Sofia Alessio, Academia regia disciplinarum nederlandica, Amstelodami, 1936.


Nota bibliografica

  • Musa alessiana, cari, odi, epigrammi; traduzione italiana di Ugo Verzi Borgese; introduzione di Mimi Paparatti; testimonianze di Isabella Loschiavo e Antonio Orso, Tauroprint,  Gioia Tauro s.d.;
  • Lugi Aliquò-Lenzi, Giovanni Pascoli ed il suo Poeta, Colitti & Figlio Editrice, Campobasso 1918;
  • Armando Di Prima, Francesco Sofia Alessio, «Calabria vera», V, 2, 1924;
  • Domenico Condoleo, Poeti contemporanei latini: Francesco Sofia Alessio e Giuseppe Morabito, La Nuova Italia Letteraria, Bergamo 1966;
  • Francesco Aloise, Francesco Sofia Alessio, umanista. Saggio critico con antologia poetica, Federico & Ardia Editrice, Napoli 1968;
  • Isabella Lo Schiavo, Rassegna di poeti, prosatori e artisti di Taurianova, Edizioni Brutia, Reggio Calabria 1982;
  • Carlo Nardi, Francesco Sofia Alessio, «Calabria Nobilissima», XX, 1, 1986;
  • Isabella Loschiavo, Francesco Sofia Alessio un grande latinista, «Calabria», XIV n.s., 9, gennaio 1986, pp. 106-107;
  • Terrae motus ad fretum siculum, carmen Francisci Sofia Alessio; interpretazione metrica di Ugo Verzi Borgese, Centro Studi Medmei, Rosarno 1989;
  • Nel cinquantesimo della morte del grande latinista di Radicena, a cura di Domenico Agostini, Francesco D’Agostino e Maria Virdia, Centro Serizi culturali – Biblioteca “A. Renda”, Taurianova 1993;
  • Domenico Caruso, Francesco Sofia Alessio, poeta ed umanista taurianovese, «Brutium», 1996.
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