Solano, Francesco Paolo

Francesco Paolo Solano [Frascineto (Cosenza) 18 novembre 1914 – 20 marzo 1999]

Nacque da Luigino, possidente, e da Anna Maria Grisolia, in una famiglia alquanto agiata se non proprio ricca. Ebbe un fratello, Giovanni, di tre anni più piccolo. A 6 anni restò orfano della madre che morì a soli 29 anni, Il padre si risposò con Giulia Gesualdi, appartenente a una famiglia storica di Castrovillari, dove andò a risiedere il giovane Francesco, terminate, a 13 anni, le scuole elementari in paese, per frequentare dal 30 settembre 1927 il Regio Ginnasio di Castrovillari, concludendo negativamente il biennio. Vivendo accanto al Convitto vescovile dei Padri Orionini, trascorre buona parte delle sue giornate presso l’oratorio, partecipando alle attività ricreative dell’Istituto. Nel 1928 conobbe don Ricardo Gil, fra’ Gaetano e don Orione e, una volta terminato l’anno scolastico al Ginnasio, il 20 settembre 1929, a 14 anni, entrò nell’Istituto degli Orionini Divin Salvatore di via Sette Sale a Roma, con l’intento dichiarato di creare un ramo di rito bizantino per organizzare delle missioni in Oriente. Dopo l’ammissione a Roma, fu mandato a Tortona nella Casa madre della Piccola Opera della Divina Provvidenza per riprendere gli studi, ricominciando dal I ginnasio. E il 29 luglio del 1930, al termine del primo anno scolastico, 1930 don Orione
in persona lo rivestì dell’abito orionino. Nell’anno scolastico 1930-1931 Francesco cercò di recuperare frequentando il 2° e 3° ginnasio nella Casa di Voghera, poiché nel settembre del 1931 entrò per l’anno di noviziato a Villa Molfa di Bra (Cuneo). Qui il 14 settembre del 1932 emise la Prima Professione sempre nelle mani di Don Orione. Verosimilmente in questo periodo “esplose” nel ragazzo l’amore per le lingue classiche e semitiche (comincia i con l’ebraico, l’arabo ed altre ancora) si manifestò insomma la vocazione del linguista. 
Poliglotta (conosceva italiano, albanese, latino, greco, ebraico, spagnolo, portoghese, inglese, francese, tedesco, arabo, persiano e giapponese) fu poeta e autore di opere teatrali in albanese. Ha utilizzato dapprima lo pseudonimo di Paullo Ilyrico poi quello di Dushko. Veemo).
Il 24 settembre del 1934 Don Orione partì per l’America Larina, dove si fermò per circa tre anni, e il giovane chierico venne destinato alla missione sud-americana per l’insegnamento delle lingue classiche ai seminaristi, perché, come egli stesso ricorderà: «stava per sorgere una Casa di Studio dell’Opera».

Partì per l’Argentina il 23 febbraio del 1935. Il giorno di Natale di quello stesso anno emise la Professione perpetua nella Casa noviziato di Lanùs (Buenos Aires) nelle mani del P. José Zanocchi, primo superiore delle Case della Piccola Opera in Sud-America.
Come soleva avvenire, man mano che si raggiungevano alcuni traguardi negli studi di formazione, si ricevevano gli Ordini sacri. Fu così anche per il lui che l’11 novembre del 1938 ricevette gli Ordini minori a Victoria (Entre Rìos) dal Vescovo Ausiliare di La Plata Mons. Anunciado Serafini.
Naturalmente sorse il problema del tiro da seguire perché, come vedremo, pare vi fosse un patto con Don Orione secondo cui avrebbe dovuto essere un sacerdote di tradizione liturgica bizantina. Ecco, invece, in quali termini si risolse temporaneamente la questione dalle sue stesse parole: «Nel frattempo scoppiava la guerra, e per mancanza di Sacerdoti. non trovandosi in loco alcun vescovo di rito greco, fui convinto a ricevere le S. Ordinazioni in rito romano, dietro mia richiesta e ricevuta promessa che, appena possibile, si sarebbe chiesto alla Congregazione orientale il mio ritorn o al rito bizantino».
Due anni dopo, cioè il 23 giugno del 1940, Mons. Fortunato Devoto lo ordinò Suddiacono a Claypole, nella zona metropolitana di Buenos Aires.
Non si hanno purtroppo riferimenti a luoghi e date in cui tra il 1941 e il 1946 svolse l’insegnamento e l’apostolato, probabilmente furono gli anni in cui frequentò «i maroniti sia della Siria che del Libano» e studiò «da solo» l’arabo, il persiano, l’inglese, il tedesco ed il francese. Era entrato in contatto con la comunità albanese ed italo-albanese e intraprese la pubblicazione del giornale «Arberia», in spagnolo e albanese.
Da quanto è possibile dedurre fu questo anche il periodo in cui si sviluppò la tensione con la Congregazione orionina, in quel periodo travagliato continuò a scrivere poesie in albanese e decise di pubblicarle nella raccolta Bubuqe t’egra (Germogli selvatici) con lo pseudonimo di Dushko Vetrno, che userà poi sempre”, e fece richiesta di esclaustrazione.
Il 10 agosto 1946 chiese, infatti, all’Arcivescovo di La Plata, Mons, Dr. juan Pascual Chimento di entrare a far parte dell’Arcidiocesi. Alla richiesta di informazioni riservate da parte dell’Arcivescovo, rispose il Superiore della Casa orionina di appartenenza Don José Durre «que podia certificar que el R. P. Francisco SoIano es y ha sido sacerdote de vida digna por su conducta moral y disciplinaria y. especialrnente, muy apreciado y apreciable por sus dortes intelectuales y de dedicaciòn al estudio».
La Santa Sede il 9 dicembre del 1946 emise il Rescritto ad triennium indicando l’Arcidiocesi di La Plata come appartenenza giuridica temporanea, previa accettazione dell’Ordinario, cosa che avvenne il 2 aprile dell’anno successivo da parte dell’Arcivescovo Mons. Chimento.
Nominato, infatti, Vice Parroco di San Martin nello spirare del 1946, il 15 giugno del 1947 il Vicario Capitolare, gerente della Sede vacante dell’Arcidiocesi di La Plata, gli ritirò i permessi e l’autorizzazione a risiedere nell’Arcidiocesi per non essersi presentato, dopo sei mesi, nella Parrocchia in cui era stato destinarono don José Duno intercedette presso il Vicario Capitolare che, considerato il suo pentimento, tornò ad accettarlo nell’Arcidiocesi il 30 dicembre del 1947, obbligandolo previamente a fare gli esercizi spirituali.
Il 16 marzo del 1951 la Curia arcivescovile gli concesse l’autorizzazione di far visita ai parenti per sei mesi.
Giunto in Italia, sollecitò Mons. Giovanni Mele. Vescovo dell’Eparchia di Lungro di tradizione liturgica bizantina, di chiedere alla Congregazione Orientale la risoluzione della sua situazione rituale. Il Prelato lo ha fatto in questi termini: «è amantissimo del rito greco nel quale fu battezzato. Pare che non si chiese la facoltà di passaggio al rito latino, ma penso che con l’ordinazione sacerdotale sia di fatto passato al rito latino. Pare che il Ven. D. Orione avesse in animo di servirsi di un nucleo di Sacerdoti di rito greco per mandarli in Oriente. Comunque sia, il sudetto Sac. Solano desidera o di ripassare al rito greco o di avere la facoltà di celebrare la Santa Messa anche in rito greco. Essendo molti della mia Diocesi migrati nell’Argentina e specialmente a Buenos Aires, io appoggio il suo desiderio e La prego di concedergli o accordargli tal e facoltà, sia perché suppongo che i suddetti migrati ascolteranno più volentieri la Liturgia greca, sia perché si attenuerebbe il pericolo che alcuni di essi vengano adescati da Secerdoti scismatici».
Il Rescritto della Congregazione Orientale, che aurorizzava Don SoIano alla celebrazione in ambedue i riti (romano e bizantino), non si fece attendere molto (9 novembre 1951).
Intanto, rientrato nell’Arcidiocesi fu nominato Vice Parroco di General Madariaga e di Dolores. Volendo procedere all’esclaustrazione definitiva dalla Congregazione della Divina Provvidenza e l’incardinazione completa nell’Arcidiocesi di La Plata, Mons. Tomas Juan Carlos Solari, il 21 aprile del 1952 spiegò al Card. Eugenio Tisserand, Segretario della Congregazione Orientale, attraverso una lettera del Solano del 2 febbraio di quell’anno i motivi della richiesta, cosicché il 17 novembre del 1953 ottenne l’incardinazione all’Arcidiocesi di La Plata. La risoluzione fu comunicata all’interessato, alla Congregazione dei religiosi e al Provinciale della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Orionini), don José Fiori.
Il 7 maggio del 1954 chiese il permesso di potersi recare in Europa per un anno. Al suo ritorno fu nominato sostituto Parroco di Maipù. Oramai, però, aveva maturato un’altra decisione importante. Il 20 agosto del 1955, adducendo come scusa il grave stato di salute del padre Luigìno – «che non avrebbe più di un mese di vita», a suo dire –, sollecitò il permesso di tornare in Italia. Una volta giunto a Frascineto, deciso a non rientrare più in Argentina, fece istanza alla Congregazione Orientale di essere a disposizione della Congregazione stessa oppure di essere incardinato nella Diocesi di Lungro. Si dichiarava disponibile a coadiuvare Papàs Giuseppe Ferrari a Bari o a Frascineto “ben lieto di dare il contributo delle mie povere forze al bene delle anime e al trionfo dell’Unica vera Chiesa».
Intanto mons. Giovanni Mele, vescovo d i Lungro, scrisse a Don Carlo Pensa, Superiore Maggiore degli Orionini, in cui chiese informazioni ufficiali sul Solano in vista di una incardinazione. Tra l’altro dichiarò che Don Francesco sarebbe stato disposto a rientrare nella Piccola Opera della Divina Provvidenza a patto dì riprendere il rito greco!.
Evidentemente la Congregazione orionina aveva deposto completamente quell’antico progetto di Don Orione, quindi Don Pensa fornì buone credenziali affinché si procedesse per l’incardinazione nell’Eparchia di Lungro. Infatti, il 19 novembre del 1955 il Card. Tisserant concesse il nulla osta per tale atto. Era necessario, tuttavia, ancora un atto formale: il decreto di escardinazione dall’Arcidiocesi di La Plata che fu emesso il 22 dicembre 1955 dall’Arcivescovo Antonio Giuseppe Plaza
Naturalmente mons. Mele si preoccupò di dotare il neo Papàs di una prebenda, avendone individuata una legata più a una situazione formale che effettiva (poiché non vi erano fedeli), lo nominò – il 10 marzo – parroco della parrocchia lacina di Vaccarizzo (Cosenza) al posto del dimissionario Padre Gabriele Lo Greco. Per il lavoro pastorale effettivo, invece, considerati i rapporti più che lusinghieri con Papàs Giuseppe Ferrari, parroco di Frascineto, ad aprile 1956 lo costituì suo Coadiutore. Quindi tutto si risolse in pochi mesi. La nomina a Coadiutore era qualcosa di temporaneo perché il Ferrari era ormai destinato a occuparsi della Parrocchia di Bari: quindi il 5 febbraio del 1957 Papàs Solano fu nominato Parroco e Arciprete di Frascineto.
Egli continuerà ad esercitare il proprio ministero per molti anni ancora nella sua comunità di origine, insegnando contemporaneamente anche nel Seminario minore diocesano di San Basile.
Ampia e variegata è stata la sua produzione scientifica sia in ambito linguistico che in ambito letterario e filologico. Poeta, prosatore e traduttore fondò e curò le riviste letterarie in albanese, Vija e Arbëria; curò diverse opere di autori arbëreshë del secolo scorso.
Nel 1975, fondò e diresse fino al 1990 la Cattedra di Lingua e Letteratura albanese presso l’Università della Calabria, che divenne un importante punto di riferimento scientifico e culturale, non solo per le comunità arbëreshe dell’Italia meridionale, ma per tutti gli studiosi italiani e stranieri. La presenza nell’Università della Calabria di tale cattedra, a cui fece seguito la cattedra di Dialetti albanesi dell’Italia meridionale, ha contribuito a rinsaldare, dalla metà degli ’70 del Novecento, i rapporti culturali delle comunità arbëreshe con le istituzioni accademiche e universitarie dell’Albania e del Kossovo, stipulando accordi di cooperazione scientifica e culturale tra l’Università della Calabria e l’Università di Tirana.
Favorì in ambito scientifico e culturale un fecondo rapporto di collaborazione interuniversitaria con la Cattedra di albanologia dell’Università di Palermo, diretta dal prof. Guzzetta, portando a realizzazione importanti e interessanti progetti didattici e di ricerca d’interesse comune.Nel 1990, il Consiglio di Dipartimento di Linguistica, su richiesta del direttore prof. John Trumper, propone al Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia l’attribuzione del titolo di professore emerito di Lingua e Letteratura albanese al prof. Solano quale «Personalità insigne della scienza e delle lettere albanesi, a cui ancora una volta intende esternare pubblicamente e ufficialmente il suo sincero e riconoscente ringraziamento, per aver egli liberamente e generosamente optato di restare in servizio attivo, a costo di non lievi sacrifici, sino alla soglia del pensionamento, dando in questo modo oltre che un prezioso sostegno per fronteggiare l’emergenza didattica e organizzativa di questi anni nel Corso di Laurea in Lingue e della Facoltà, anche noi tutti che lo abbiamo avuto come maestro, collega ed amico, una impareggiabile lezione di stile e di vita».
Nel 1991, il prof. Solano ricevette l’onorificenza di Prima Classe “Naim Frashëri”, massimo riconoscimento culturale, assegnatogli dal Presidium del Parlamento della Repubblica Popolare Socialista d’Albania.
Muore a Frascineto il 19 marzo 1999.
L’anno dopo, l’Università di Tirana gli conferisce la Laurea Honoris Causa alla memoria. Una fondazione universitaria a suo nome si occupa di ricerche di Albanologia e progetti di cooperazione scientifica e culturale tra Italia e Balcani. (Pantaleone Andria) © ICSAIC 2021 – 09

Opere

  • Manuale di lingua albaneseElementi di morfologia e sintassiesercizi e cenni sui dialetti, Arti grafiche Joniche, Corigliano Calabro 1972, (2ª edizione: s. n., Cosenza 1988);
  • I dialetti albanesi dell’Italia meridionale I – Appunti per una classificazione, Quaderni di Zjarri, Castrovillari 1979;
  • Le parlate albanesi di San Basile e Plataci, Castrovillari 1979;
  • La parlata albanese di Firmo, Castrovillari 1983.
  • La parlata albanese di Firmo. Schema grammaticale e testi, Quaderni di Zjarri, S. Demetrio Corone 1983
  • Studi linguistici e filologici, a cura di Fiorella De Rosa, Comet Press, Marzi 2017.

Nota bibliografica

  • Bonifacio Tamburi, Il catechismo albanese di San Basile. Edizione del manoscritto con trascrizione e interpretazione linguistica, s.n., s.l. 1983;
  • Giovanni Laviola, Dizionario bibliografico degli Italo-Albanesi, Edizioni Brenner, Cosenza 2006, pp. 281·282;
  • Gaetano Passarelli, Alcune note sulla cronologia della vita di Francesco Paolo Solano, in Studi sull’Oriente Cristiano, Accademia Angelica-Costantiniana di Lettere Arti e Scienze, XVII, 2, 2013, pp.153-179;
  • Francesco Altimari (a cura di), Atti del I Seminario Internazionale di Studi albanesi (Rende – San Demetrio Corone, 7-8 giugno 1991), Rende 1993;
  • Ercole Lupinacci, Papas Francesco Solano è ritornato nella casa del Padre, «Lajme-Notizie», Eparchia di Lungro, 11, 1, 1999), p. 56.

Nota archivistica

  • Comune di Frascineto, Registro delle nascite, atto n. 66, 1914;
  • Archivio della Congregazione per le Chiese Orientali a Roma, Fascicolo personale n. 507/5.
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