Solimena, Federico

Federico Solimena [Ajello Calabro (Cosenza), 6 novembre 1893 – Roma, 6 settembre 1987]

Figlio di Vincenzo Rodolfo Maria Solimena e Vittoria Nigro, è stato registrato allo Stato civile del comune di Ajello Calabro con i nomi di Federico Francesco Lupo. Apparteneva a una famiglia nobiliare del piccolo centro cosentino, famiglia di cui è nota la tradizione giuridica. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Messina, tenente durante la guerra di Libia, partecipò alla Grande Guerra.
In seguito a pubblico concorso fu immesso nella carriera del Ministero dell’Interno il 16 novembre 1920. Prestò servizio nella sottoprefettura di Voghera e poi nelle prefetture di Rieti, Modena, Arezzo e Reggio Calabria. Qui conobbe Concetta Adele che sposò a Laureana di Borrello il 19 maggio del 1921.
Dopo Reggio Calabria fu trasferito al Ministero come segretario del sottosegretario di Stato, quindi a Bengasi (dove fu comandato a prestare servizio presso il Governo della Cirenaica dal novembre 1926 al marzo 1928) e infine a Ferrara.
Fu poi, viceprefetto con l’incarico di Capo della Divisione Politica Ecclesiastica.
Il 15 giugno 1943 fu nominato prefetto di 2ª  classe e il 10 dicembre del 1947 passò a prefetto di 1ª classe.
Dal giugno al luglio 1943 fu prefetto di Messina e subito messo disposizione (1-31 agosto 1943) per le vicende belliche e l’occupazione della Sicilia da parte degli anglo-americani. Quindi fu nominato prefetto di Ferrara dove rimase in carica il solo mese di settembre 1943, disponendo la liquidazione di enti e amministrazioni di germinazione fascista e assumendo – come segnala Alberto Cifelli – un atteggiamento contro il movimento neo-fascista opponendosi «energicamente all’insediamento del suo successore, prefetto a riposo dott. Dolfin». Per il suo comportamento antifascista,  dal 1° ottobre 1943 fu collocato a riposo dal governo. «Da questa data – come si legge in una scheda del CAMI, il Comitato d’Azione del Ministero dell’Interno – non ha avuto alcun contatto né coi fascisti, né coi tedeschi, rifiutando qualsiasi collaborazione, per quanto in condizione di bisogno». 
Nell’agosto del 1944, anche se solo temporaneamente, fu collocato a riposo dal Presidente del Consiglio perché deferito alla Commissione per l’epurazione. Il provvedimento però, fu subito revocato.
Dall’agosto 1944 al febbraio del 1945, allora, fu prefetto a disposizione, quando fu incaricato di prender servizio nella prefettura di Catanzaro, la provincia più estesa e, in un certo senso, più complicata della Calabria, dove sostituì il prefetto Giuseppe Soldaini. Qui, dal 10 febbraio 1945, prestò servizio fino al settembre del 1947. 
La destinazione a Catanzaro del prefetto Solimena non passò certamente inosservata. La notizia del suo arrivo in una città e una provincia stremate destò molte preoccupazioni soprattutto nei partiti di sinistra i quali non accettavano che la prefettura venisse assegnata a un prefetto fascista. Anche la stampa, allora, non fu clemente nei confronti del nuovo prefetto. In particolare questa avversione fu chiaramente manifestata dalle testate «l’Unità» e «L’Italia libera», le quali lo attaccarono duramente. Anche il Comitato di liberazione nazionale di Catanzaro si dimostrò contrario; diffuse, infatti, un ordine del giorno di protesta contro il provvedimento che destinava Solimena a capo della provincia al posto di Soldaini che aveva ben lavorato. Solimena, tuttavia, cercò di operare nel capoluogo calabrese nel migliore dei modi, non lasciandosi influenzare in alcun modo dalle manifeste avversioni nei suoi confronti. Col passare del tempo, pur mantenendo uno spirito critico, partiti di sinistra, giornalisti e antifascisti iniziarono ad apprezzare il suo operato. Divenne chiaro, attraverso le sue relazioni al ministero che Solimena voleva fare qualcosa per quella popolazione in rovina attraverso continue sollecitazioni e richieste di tempestivo intervento. Non mancarono in seguito articoli di giornale di ringraziamento per il suo fattivo operato. Una sua penetrante relazione riservata del 1945, secondo lo storico Pietro Borzomati, aveva un taglio progressista.
Terminato il suo mandato a Catanzaro, fu destinato come prefetto nella città di Livorno dal settembre 1947 all’ottobre 1949 e dovette gestire la crisi derivata dall’attentato al leader del Pci Palmiro Togliatti, poi a Cagliari dall’ottobre 1949 al novembre 1952, a Genova  dal novembre 1952 all’ottobre 1953) e a Bologna dall’ottobre 1953 all’ottobre 1954. Rivestì anche il ruolo di rappresentante del Governo nella Regione Sarda (ottobre 1954-maggio 1957). Nel maggio di quell’anno fu collocato a riposo.
Dopo il pensionamento si stabilì definitivamente a Roma dove continuò la professione di avvocato amministrativista fino alla sua morte avvenuta il 6 settembre 1987. 
Cavaliere di Vittorio Veneto, Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, Cavaliere dell’Ordine Mauriziano e Commendatore dell’Ordine Coloniale della Stella d’Italia. Fascista ante marcia, durante il ventennio fu seniore della MVSN nella riserva. (Lina Coccimiglio) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Il prefetto di Catanzaro, «Antifascista», 15 agosto 1945;
  • Grazie al prefetto, «Nord e Sud», 5 luglio 1947;
  • Pietro Borzomati, La Provincia di Catanzaro nel 1945 in un rapporto riservato del prefetto Federico Solimena, in Civiltà di Calabria. Studi in memoria di Filippo De Nobili, a cura di Augusto Placanica,Effe Emme, Chiaravalle Centrale 1976, pp. 21-52;
  • Alberto Cifelli, I Prefetti della Repubblica (1946-1956), IPZS, Roma, 1990;
  • Alberto Cifelli, I Prefetti del Regno nel ventennio fascista, Ssai, Roma 1999;
  • Alberto Cifelli,L’istituto prefettizio dalla caduta del fascismo all’Assemblea costituente. I prefetti della Liberazione, Ssai, Roma2008;
  • Lina Coccimiglio, Il prefetto Federico Solimena in Calabria nel secondo dopoguerra,Tesi di laurea, Facoltà di Lettere eFilosofia, Università della Calabria, a.a. 2010-2011.
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