Spada, Nicola

Nicola Spada (Cosenza, 15 febbraio 1851 – 24 luglio 1930)

Nicola Domenico Maria, questi i suoi nomi allo Stato Civile, nacque da Marzio, proprietario terriero, e da Dorotea Scruglio nel palazzo di famiglia di via Padolisi, nel centro storico di Cosenza, e venne battezzato il giorno seguente nella vicina Cattedrale. Compiuti nella stessa città i primi studi nonché quelli liceali, si dedicò attivamente all’impegno imprenditoriale che lo vide irrobustire in poco tempo il già cospicuo patrimonio di famiglia.
Possidente anch’egli, dunque, in particolar modo nel Cosentino e specialmente nel territorio di Rende, a soli 32 anni fu tra i fondatori della Banca Popolare cosentina assieme – tra gli altri – al ministro Luigi Miceli e al presidente Luigi Palermo. Tale istituto arrivò, sotto la sua direzione, a concedere prestiti al tasso dell’8%, allorquando la città di Cosenza era piagata dal fenomeno usuraio che imponeva tassi del 50 e addirittura del 60%. 
Ancora, appare tre anni più in là, nel 1886, in qualità di componente del direttivo d’amministrazione della neonata filiale cosentina della Banca Agricola in Piazza piccola, assieme al medico concittadino Pietro De Roberto, a Tommaso Conflenti (figlio del più celebre avvocato Alessandro), a Luigi Spina e, nuovamente, a Luigi Palermo.
Liberale conservatore, già consigliere provinciale di Cosenza, fu poi eletto alla Camera dei Deputati nel 1897 nel collegio di Cosenza, raccogliendo l’eredità di Luigi Miceli. Antigiolittiano, sedette tra le file del raggruppamento di Destra, fra i seguaci di di Rudinì. Terrà il seggio di Montecitorio non soltanto per la XX legislatura ma verrà altresì rieletto per la XXI e per la XXII legislatura, rimanendo perciò in carica dall’aprile 1897 fino al febbraio 1909. Durante quest’arco di tempo si pronunciò spesso in aula sulle questioni del bilancio dei lavori pubblici, in merito alle ferrovie complementari calabresi, all’abolizione della tassa di successione nel caso di lasciti testamentari in favore di Opere pie, alla petizione dei cittadini di San Pietro in Guarano per ottenere il distacco dalla pretura di Rose e dalla agenzia di Acri in favore di quelle di Cosenza e, infine, in merito ai provvedimenti da adottare in seguito all’alluvione di Cosenza del 13 e 14 dicembre 1906.
Particolarmente incisivi furono poi almeno un paio dei suoi interventi alla Camera: anzitutto quello riguardante il nuovo organico degli impiegati dello Stato, allorquando sottolineò che gli esclusi erano «quei pochi impiegati delle strade comunali obbligatorie costruite d’ufficio [i quali] servono da quindici e perfino da trentacinque anni; ed è doloroso che mentre centinaia di impiegati straordinari sono stati messi in ruolo, soltanto questi pochi addetti alle costruzioni delle strade comunali tra poco tempo resteranno sul lastrico insieme alle loro famiglie. Che essi siano realmente impiegati dello Stato lo hanno affermato due pareri del Consiglio di Stato; e il Governo stesso lo ha riconosciuto concedendo loro i libretti per la riduzione delle tariffe ferroviarie e dei piroscafi»; e, in secondo luogo, l’interrogazione rivolta nel giugno 1902 al ministro delle finanze (all’epoca il comasco Paolo Carcano, noto per l’omonima legge promulgata pochi giorni prima, riguardante la regolamentazione del lavoro femminile e minorile) in merito ai lavori per l’adattamento dell’ex monastero di Santa Chiara in Cosenza a sede degli uffici di Finanza secondo il progetto «già da un pezzo ultimato ed approvato e riconosciuto dallo stesso Governo indispensabile (…). Questo progettino si trascina da cinque anni, e mai ha potuto avere una soluzione, prego quindi il ministro delle finanze di presentarlo una buona volta alla Camera, perché, ora con una scusa, ora con un’altra, questi lavori non si fanno mai, sebbene siano riconosciuti di grande urgenza».
Contemporaneamente all’esperienza parlamentare, fin dal 19 febbraio 1898 costituiva, sotto impulso suo e d’altri benefattori cosentini, «una Cucina economica che ha distribuito al puro prezzo di costo i generi e ha alleviato potentemente la miseria cittadina, [nonché una] società di patronato scolastico [che ha] fornito la refezione gratuita […] a 150 alunni della scuola elementare». Fortemente legato dunque all’associazionismo laico, era stato iniziato massone in seno al Grande Oriente d’Italia il 6 marzo 1876, con matricola n. 3.047, e già tre anni dopo fu tra i fondatori della Loggia Bruzia, all’Oriente di Cosenza (di cui, dopo il venerabilato del 1884 in seno alla cosentina Loggia Excelsior, fu Venerabile almeno dal 1891 al 1894 e nel biennio 1897-1898) nonché, nel 1899, della stessa loggia, ricostituita con il titolo di Bruzia – Pietro De Roberto (della quale divenne Venerabile nel 1919). Insignito del 30° grado massonico già nel biennio 1888-1889, risulta giunto al 33° e massimo grado nel 1902 e, nel 1910, nominato membro onorario del Supremo Consiglio del Rito scozzese antico e accettato.
Il 16 dicembre 1916 il prefetto di Cosenza, comm. Giuseppe Masi, firmò come proponente la sua nomina, a senatore del Regno. Rientrando nella terza categoria (i deputati dopo tre legislature o sei anni di esercizio), il già Grande Ufficiale fu perciò nominato senatore – pur con 24 voti contrari su 234 totali – in data 1° marzo 1923, prestando poi giuramento il 30 maggio dello stesso anno. Tuttavia, già avanti negli anni, in Senato non intervenne mai.
Si spense all’età di 79 anni, mentre era ancora direttore della Banca Popolare Cosentina. Nel necrologio pubblicato sulla «Cronaca di Calabria» si legge: «La sua morte improvvisa – la sera precedente fino alla mezzanotte lo si era visto come al solito passeggiare ed intrattenersi giovialmente davanti al Caffè della città alta – ha prodotto grande, viva impressione ed immenso cordoglio». Qualche mese dopo la sua morte, fu commemorato in aula dal Presidente del Senato Luigi Federzoni, il quale sottolineò la sua figura di «benemerito dello sviluppo agricolo della Provincia di Cosenza e tenace assertore della rinascita dell’agricoltura in Italia». (Luca Irwin Fragale) © ICSAIC 2021 – 4 

Nota bibliografica

  • «Rivista Massonica Italiana», 31 luglio 1900.
  • Senatore Nicola Spada, «Cronaca di Calabria», 27 luglio 1930;
  • Oreste Dito, La massoneria cosentina, Brenner, Cosenza 1978;
  • Giuseppe Guidi, La R.LBruzia – Pietro De Roberto 1874 n. 269, Oriente di Cosenza. In ricordo del Fratello Luigi Albino, Maestro Venerabile (1990-1992 A.D.), s.n.; Cosenza 1992;
  • Luca Irwin Fragale, La Massoneria in Parlamento. Primo Novecento e Fascismo, Morlacchi, Perugia 2021;
  • Vittorio Gnocchini, L’Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005;
  • Angelina Marcelli, Luigi Alfonso Casella e la sericoltura calabrese tra Otto e Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Affari Generali e Riservati, (1874-1931), Massoneria, b. 3
  • Archivio storico del Grande Oriente d’Italia, Matricola generale dei diplomi
  • Archivio storico della Camera dei Deputati, Archivio della Camera Regia, Atti parlamentari, Discussioni, Legislatura XXI, 2a sessione, tornate del 5 maggio, 23, 27, 30 giugno 1902, 2 dicembre 1903, 4 febbraio, 4 giugno 1904, pp. 1259, 3368, 3654, 3856, 9271, 10418-10419, 13418, Legislatura XXII, 1a sessione, tornata del 20 dicembre 1906, p. 11343
  • Archivio storico del Senato della Repubblica, Archivio del Senato Regio, Atti parlamentari,Discussioni, 9 dicembre 1930
  • Archivio storico del Senato della Repubblica, Archivio del Senato Regio, Segreteria, Fascicoli personali, Spada Nicola.
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