Spanò Bolani, Domenico

Domenico Spanò Bolani (Reggio Calabria, 11 aprile 1815 – 29 giugno 1890) 

Nacque da Antonio e da Anna Genovese, in una famiglia agiata della borghesia reggina. Trascorse la sua infanzia a Reggio e, da autodidatta, si dedicò in gioventù a studi classici. Sviluppò, attraverso queste sue propensioni alle materie umanistiche, i valori della libertà e del patriottismo. È stato un politico, patriota e letterato, deputato dopo l’Unità d’Italia e Sindaco di Reggio Calabria. Autore di un libro sulla storia di Reggio dall’età arcaica (XV secolo a.C.) sino al 1797 e appassionato di archeologia.
Non ancora ventenne, nel 1834 intendeva dare vita a una pubblicazione periodica letteraria, progetto che venne fermato dall’Intendente della Provincia Roberto Betti, nonostante lo stesso fosse un letterato. Ma si concretizzò qualche anno dopo. È del 1° marzo 1838, infatti, l’uscita del primo numero di «Fata Morgana», rivista che non si occupava solo di letteratura: difatti, nel suo articolo di fondo, Spanò Bolani, chr aveva solo 23 anni,  invitava i calabresi a «non vivere dei ricordi della passata grandezza» esortandoli all’azione «con lodevoli imprese, altrimenti la nostra gloria non servirà a rischiarare le nostre miserie».
La pubblicazione della rivista venne sostenuta da letterati e patrioti di pensiero liberale, tra i quali il canonico reggino Paolo Pellicano, Antonino Plutino, Alessandro Nava, Michele Palestino, il cosentino Francesco Saverio Salfi, omonimo e nipote del librettista e politico morto alcuni anni prima, nel 1832, e Gaetano Ruffo, che sulla rivista pubblicò un inno alla libertà dal titolo «L’apparizione».
Ma nel 1847 la pubblicazione (già in regime di censura) fu soppressa, quando Reggio, ancor prima delle rivoluzioni della «primavera dei popoli» del 1848 in Italia e in Europa, insorse contro il regime borbonico (2 settembre 1847). Reggio era considerata una città «fedele» dai Borbone e la repressione fu dura nei confronti di buona parte dei membri del Comitato, tra i quali il canonico Pellicano che venne incarcerato, e soprattutto Ruffo (uno dei Cinque Martiri di Gerace).
«Pochi sanno – scrisse su «Repubblica» lo storico Lucio Villari l’8 dicembre 1992 – che la grande fiammata rivoluzionaria del 1848 che investì l’Italia e l’Europa, e dalla quale ha inizio il nostro Risorgimento nazionale, fu accesa proprio a Reggio il 2 settembre 1847». 
Spanò Bolani venne solo iscritto nella «lista degli attendibili», i sospettati di liberalismo, e continuò a essere sorvegliato dalla polizia borbonica e non oggetto di limitazione della libertà in quanto appartenente al gruppo dei moderati. Si allontanò per un certo periodo dalle attività di contrasto e in quel periodo scrisse la Storia di Reggio Calabria dai tempi primitivi sino all’anno di Cristo 1797, la cui prima edizione venne pubblicata a Napoli nel 1857, ma venne arrestato proprio nella capitale del Regno, solo per alcuni giorni, essendosi rifiutato di dedicare il lavoro a Re Ferdinando II.
Tuttavia, anche i Borbone riconobbero a Spanò Bolani qualità «diplomatiche» volte alla moderazione e alla pacificazione, e nell’ultima fase del loro regno, nel febbraio del 1860 egli venne eletto Sindaco della città di Reggio e, successivamente, Funzionante Intendente e poi, in data 9 agosto dello stesso anno, Intendente, carica finalizzata «al risparmio di sangue cittadino e per preservare la città dagli orrori della guerra civile»: riuscì a impedire atti di violenza.
Dopo la Battaglia di Piazza Duomo del 21 agosto 1860, che vide contrapposti i Mille della spedizione di Garibaldi all’Esercito delle Due Sicilie e che vide sconfitto quest’ultimo, lasciò il suo posto di Intendente e nella lettera inviata al Ministro dell’Interno il 22 agosto evidenziò di aver compiuto la sua missione («V.E. mi perdonerà se io rinunzio risolutamente a qualunque pubblico ufficio, che più non desidero oggi che la mia patria è libera, oggi che nessun pericolo ci minaccia») e che «la Patria fu salva, mediante la fiducia che i miei compatrioti sempre mi circondarono e l’ammirabile attitudine di questo popolo che si mostrò civilissimo e maturo alle più larghe libertà». Si ritirò a vita privata, interessandosi anche di archeologia, passione che condivideva con la letteratura e la storia. Ma per breve tempo, in quanto anche con Garibaldi rimase presidente della Reale Società Economica che aveva il compito di promuovere studi sociali sul territorio.
Assieme a Giuseppe Gullì, Giovanni Ramirez e Bruno Rossi, fece parte della delegazione che a Melito di Porto Salvo andò a convincere Garibaldi a non marciare su Reggio (ancora presidiata da truppe borboniche) e risalire la penisola attraverso l’Aspromonte.
All’età di quasi 50 anni si sposò, con Isabella De Blasio del casato dei Baroni di Palizzi.
Il 19 giugno 1961 entrò in Consiglio Provinciale di cui fu preside dal 3 luglio successivo. Dal 1861 al 1867 (dopo una prima elezione annullata nel 1861) fu Deputato del Collegio di Reggio Calabria, sedendosi alla Camera tra i banchi dei moderati. Fu però un’esperienza di breve durata e alquanto limitata nei suoi interventi parlamentari, per lo scioglimento della Camera intervenuto nel 1867. In seguito non ripresentò più la sua candidatura, riprendendo i suoi amati studi letterari e dedicandosi alla famiglia e ai 4 figli, che nel 1872 perderanno la madre, morta prematuramente.
Dopo l’avvento di Garibaldi, fece parte della Loggia Massonica «Domenico Romeo» (la prima in Calabria dopo l’Unità d’Italia), fondata nel maggio 1863.
L’interesse per la gestione della cosa pubblica lo riportò ancora una volta a presiedere l’amministrazione comunale e la Provincia. Era Sindaco nel 1887 durante una devastante epidemia di colera.
Nel 1889 continuò a dedicarsi alle ricerche archeologiche, e vi è traccia di una sua relazione datata 8 gennaio riguardante gli scavi di Via Padre Costantino Palamolla.
Personaggio a cavallo tra due realtà politiche, è stato uno dei più illustri figli della città di Reggio Calabria sia per l’impegno negli eventi risorgimentali e dopo l’Unità d’Italia, sia per il patrimonio culturale tramandato. Fu il primo storico moderno della città, in quanto la sua Storia di Reggio Calabria costituisce la base di partenza di tutte le successive opere storiografiche riguardanti il territorio, incominciando da quelle di Carlo Guarna Logoteta (che scrisse partendo dal 1797 per arrivare al 1860). A Spanò Bolani – con Antonio M. De Lorenzo – va data la paternità del Museo Civico della città, fondato nel 1882, che lo vide impegnato nella raccolta di preziosi materiali e negli studi e nell’illustrazione dei reperti. È stato promotore e Direttore del primo nucleo museale successivamente ampliato e pervenuto negli anni al rango di Museo Nazionale della Magna Graecia, Si interessò, quale Ispettore Regio degli Scavi e dei Monumenti dal 1875, anche dei siti archeologici di Condofuri, Locri, Maropati e Lazzaro, e fu in contatto con il Museo Nazionale di Napoli per recuperare reperti originariamente rinvenuti nel reggino. Notevole la sua attività nelle commissioni conservatrici del monumenti create nel 1874
Morì nella sua Reggio quando aveva 75 anni. Il 2 luglio 1890, a tre giorni dalla sua scomoparsa, fu commemorato alla Camera dei Deputati dai parlamentari conterranei Rocco De Zerbi e Saverio Vollaro. La Giunta Municipale di Reggio, nel 2011 ha deliberato l’accettazione della donazione che la famiglia Spanò Bolani, nella persona del suo ultimo rappresentante, avvocato  Francesco  Sabatini di Santa Margherita, ha voluto fare alla Città. Si tratta di una ricca Biblioteca appartenuta alla famiglia dello storico reggino costituita da numerosi e pregevoli testi nonché da documenti dello stesso Spanò Bolani e arredi vari. Reggio gli ha dedicato una via, nei pressi del Lungomare, e la Scuola Secondaria di I grado in via Lemos. (Letterio Licordari) © ICSAIC 

Opere

  • Storia di Reggio di Calabria da’ tempi primitivi sino all’anno di Cristo 1797, Stamperia e Cartiere del Fibreno, Napoli 1857 (2ª ed, D’Angelo, Reggio 1891; ristampa Edizioni Barbaro, Oppido Mamertina 1979)
  • Poche rime, Stamperia del Fibreno, Napoli 1857
  • Vita e opere dell’abate Salfi, Napoli 1839
  • Biografia di Antonio Oliva, Reggio 1859
  • Vita di Francesco Calabrò, presso Domenico Siclari Reggio 1859
  • Degli antichi diplomi e statuti della città di Reggio e del volume inedito di Giuseppe Morisani «De Chorographia veterum bruttiorum», Reggio 1870
  • Note ai ricordi storici di Cesare Morisani, Stamperia Siclari, Reggio 1872
  • Versi, A. D’Andrea, Reggio 1881
  • Le scoperte archeologiche di Reggio (in collaborazione con Antonio M. De Lorenzo), Reggio, 1885, 1886, 1889
  • Per l’anniversario del 2 settembre 1847, Paolo Siclari, Reggio 1886
  • Nel 1860. Documenti inediti, Reggio 1890.

Nota bibliografica

  • Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Discussioni, 2 luglio 1890;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 433-434;
  • Domenico Coppola, Profili di calabresi illustri, Pellegrini, Cosenza 2010;
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