Spinelli, Vincenzo

Vincenzo Spinelli [Sant’Agata d’Esaro (Cosenza), 8 febbraio 1896 – Matera, 31 maggio 1973]

Vincenzo, Raffaele, Filiberto, Raoul – questi i suoi nomi nell’atto di nascita – nacque da Filiberto e da Maria Sirimarco. Il padre era un possidente che, vista la sua predisposizione, dopo le scuole di base lo avviò agli studi classici. Conseguita la maturità si scrisse alla Facoltà di lettere dell’università di Roma, dove ebbe tra i suoi maestri il filosofo Giovanni Gentile che influenzò molto le sue idee. Partì volontario e dopo avere frequentato con il fratello Raffaele il corso allievi ufficiali all’Accademia di Modena nel 1917, prestò servizio nel 119° Reggimento fanteria Brigata Emilia. Come comandante di truppe d’assalto si meritò due medaglie di bronzo al valor militare. Solo al termine della Grande Guerra, al suo rientro, conseguì la laurea in Lettere (1921) e in Filosofia (1922).
Attratto dalla politica, il 18 settembre 1921 fondò il Fascio di combattimento di Sant’Agata con altri 18 soci dei quali 16 avevano diritto al voto e otto erano stati combattenti. Eletto segretario, indicò il fratello Raffaele, allora studente al terzo anno di lettere come addetto alla propaganda. L’orizzonte santagatese per lui era però molto angusto, per cui nel 1922 emigrò per scelta in Argentina dove iniziò una brillante carriera come giornalista nel più importante quotidiano della colonia italiana, «La Patria degli italiani», di tendenze democratico-liberali occupandosi prevalentemente di argomenti letterari.
Molto apprezzato negli ambienti culturali della capitale argentina e nelle istituzioni della colonia italiana, anche perché nel 1923 pubblicò il volume, dedicato alla madre, dal titolo Poesia popolare e costumi calabresi, frutto della sua tesi di laurea integrata da diversi articoli apparsi sulla terza pagina del quotidiano in cui lavorava, volume nel quale affronta temi riguardanti il folklore, i canti calabresi e le superstizioni popolari, in particolare di Sant’Agata.
La politica (e il fascismo), oltre la sua attività culturale e giornalistica (era anche collaboratore dall’Argentina del quotidiano romano «La Tribuna»), erano però la sua vera passione, per cui progressivamente allentò la sua collaborazione con «La Patria degli italiani». Dal 1923 fu segretario anche al Patronato italiano di Buenos Aires e, nel 1925 riorganizzò i corsi della Dante Alighieri e come responsabile della Biblioteca del Littorio riuscì a dotarla di oltre 20.000 volumi. Nel 1926 fu tra coloro che diedero vita al Dopolavoro, alla sezione argentina del Nastro Azzurro e nel 1927 divenne direttore del periodico fascista «Il solco», bimestrale organo del Patronato. 
L’anno successivo, dopo sette anni di fidanzamento, sposò una giovane di Altamura, Rosa Irene Adesso, che aveva conosciuto negli ultimi anni universitari a Roma, dove lei si era laureata in Scienze Naturali. Il matrimonio avvenne in Argentina dove la sposa si era infine recata essendo improbabile un rientro lavorativo in Italia del fidanzato. Così, nello stesso giorno, i due fratelli Vincenzo e Raffaele portarono all’altare le loro spose Rosa e Virginia.
Nel 1930, con Vincenzo Cantini, fondò la Casa editrice Roma. E quando il Fascio argentino si dotò di un proprio organo «Il Mattino d’Italia» – con altri redattori che abbandonarono la «Patria» entrò a far parte della redazione del nuovo quotidiano fascista rimanendovi alcuni anni.
Fu quello, a cavallo degli anni Venti-Trenta, il periodo in cui Spinelli si affermò come scrittore. Dal 1929 al 1933, con l’editore Vallecchi di Firenze, pubblicò in Italia le sue prime opere. Nel 1934 un suo volume apparve, invece, a Buenos Aires. 
Dopo 12 anni di permanenza in Argentina, su sollecitazione dell’ambasciatore italiano a Rio de Janeiro, Roberto Cantalupo, decise di trasferirsi in Brasile. Inizialmente fu Reggente del Fascio «Pietro Poli» e tra i fondatori dell’«Istituto Italo-brasiliano di Alta Cultura», di cui divenne direttore assieme al letterato Aloisio de Castro. In Brasile, oltre ad aver curato nel 1935 un volume su Prosatori e poeti dell’Italia di oggi (aggiornato l’anno successivo) e avere svolto dei corsi alla pontificia Università cattolica e all’Università statale di Rio de Janeiro, si dedicò all’insegnamento della lingua italiana. Aprì il Liceo ginnasio L. Da Vinci a Rio e il Liceo ginnasio «collegio Marconi» a Belo Horizonte del quale fu direttore. Qui con altri insegnanti e intellettuali brasiliani (il cosiddetto Grupo do Marconi), nel 1939 fu tra i fondatori della Facoltà di Filosofia dello Stato di Minas Gerais, poi incorporata dall’Università statale. Tra il 1936 e il 1942 coltivò la sua amicizia con Giuseppe Ungaretti che aveva conosciuto durante la guerra, delle cui opere, che allora si andavano affermando, divenne traduttore ufficiale in portoghese.
In Brasile operò fino al 1942 quando il paese sudamericano dichiarò guerra all’Italia. Fu anche arrestato ma nello stesso anno, in ottobre, rientrò in Europa con tutto il corpo diplomatico. Inviato in Portogallo diresse inizialmente l’Istituto Italiano di cultura e le scuole di Aveiro e Viseu. Dal governo italiano fu incaricato dei lettorati di Lingua e cultura italiana alla facoltà di Lettere (obbligatorio) e di Diritto (corso libero) nell’Università di Coimbra. Caduto il fascismo, il 2 agosto 1944, quando era entrato nei ruoli dell’antica università come assistente alla cattedra di Filologia romanica, fu esonerato dal governo italiano perché svolgeva un’«attività politica assolutamente contraria agli interessi nazionali». Il governo Portoghese lo nominò allora professore docente di Letteratura Italiana nella stessa facoltà. Ne nacque un caso che acquisì contorni «delicati e complessi» nei rapporti tra il governo portoghese e quello italiano che aveva designato al suo posto un altro professore. Nel 1945, il suo stipendio fu pagato dalla Repubblica Sociale Italiana.
Dopo 26 anni passati all’estero, nel 1948 rientrò in Italia e già l’anno dopo lo troviamo professore titolare di Lettere italiane e latine nel Liceo di Molfetta, dove si stabilì, e professore incaricato di Lingua e letteratura spagnola nella facoltà di Economia e di Lingua e Letteratura Portoghese nella Facoltà di Lettere, all’Università di Bari, città dove fu docente anche al Liceo Orazio Flacco. 
Anche in Italia, tuttavia, continuò la sua attività di collaboratore di riviste letterarie, di scrittore e di drammaturgo che riprendeva temi della tragedia e del mito. Già vincitore di premi tra cui il premio Roma, nel 1950 giunse secondo al prestigioso Premio internazionale Sanremo con il dramma in 5 atti Issione. Fu l’unico italiano tra gli altri due finalisti e «moralmente», scrisse un periodico specialistico, è «come se lo avesse vinto».
Autore di una interessante produzione letteraria in italiano, spagnolo e portoghese, ha lasciato molte opere di saggistica, narrativa, pièces teatrali («si avvicinò alla forma più aristocratica dell’arte teatrale» e si deve a lui la rinascita del coro parlato nel 1923 col suo primo dramma La Vigilia, pubblicato a Buenos Aires). Fu promotore e coautore di un Dizionario completo italiano-portoghese, brasiliano e portoghese, brasiliano-italiano più volte ristampato, redatto assieme a Mario Casasanta.
Dal suo matrimonio ha avuto due figli: Filiberto che, rientrato in Italia con la famiglia, è qui rimasto e Pasquale che è ritornato in Brasile. Al suo rientro definitivo in Italia riconobbe, dandogli il cognome, il suo primo figlio Benito di cui non aveva mai avuto conoscenza fino ad allora per volere della di lui madre.
È morto a Matera all’età di 77 anni. La Biblioteca comunale di Sant’Agata d’Esaro porta il suo nome assieme a quello del fratello Raffaele. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC 2021 – 03

Opere

  • Poesia popolare e costumi calabresi, Alfredo E. Mele e Co. Librai Editori, Buenos Aires 1923;(poi Fasano, Cosenza 1991, con introduzione e saggio finale di Giuseppe Forestiero; Congedo, Galatina 1991, a cura di Leonardo R. Alario);
  • Augusto. Il prologo, tre episodi, l’epilogo, i cori, Vallecchi, Firenze 1929;
  • Saturnia Tellus (tragedia), Roma ed., Buenos Aires 1930;
  • Il dittico dell’elevazione, Vallecchi, Firenze 1931;
  • Il dittico della soglia vietata, Vallecchi, Firenze 1931;
  • Re Mida; Momo in esilio, Vallecchi, Firenze 1931;
  • Alcesti; Il nido del passero, Vallecchi, Firenze 1931;
  • Tocchi di campane dall’America del Sud, Vallecchi, Firenze 1932;
  • Anfiarao; Donna Canfora, Vallecchi, Firenze 1933;
  • Il tesoro trovato; La casa di Nunez; Gemito, Vallecchi, Firenze 1933;
  • La pace e il suo poeta; Uomini e macchine, Vallecchi, Firenze 1933;
  • Poesie sinfoniche op. 10; Roma ed., Buenos Aires 1933;
  • Sette affreschi per il tempio: con un credo offertorio ed inno di grazie, Roma ed., Buenos Aires 1934;
  • Prosatori e poeti dell’Italia d’oggi, Industria tipografica italiana, Rio de Janeiro 1935;
  • A verdadeira história de Glauco Ponzio pescador desiludido, Imp. Nobel, Coimbra 1943;
  • A Capoeira em Alvoroço, Coimbra Editora, 1946;
  • Issione, Il Milione, Milano 1956;
  • Dizionario completo italiano-portoghese, brasiliano e portoghese, brasiliano-italiano (con Mario Casasanta), Hoepli, Milano 1957.

Nota bibliografica

  • Diario di chi dice e di chi fa, «Il dramma», XXVII, 126, 1 febbraio 1951, pp. 56-57;
  • Giuseppe Forestiero, Introduzione a Poesia popolare e costumi calabresi di Vincenzo Spinelli, Fasano, Cosenza 1991:
  • Carmine Chiodo, recensione a Poesia popolare e costumi calabresi di Vincenzo Spinelli a cura di Giuseppe Forestiero, «Lares», 57, 4, ottobre-dicembre 1991, pp. 651-653;
  • Maria da Conceição Carvalho, Cordialmente, Eduardo Frieiro: Fragmentos (Auto)Biográficos, Tese Doutorado da Faculdade de Letras da Universidade Federal de Minas Gerais, Belo Horizonte 2008, p. 248;
  • Vera Margarida Coimbra de Matos, Portugal e Itália. Relações diplomáticas (1943-1974). Relações diplomáticas, Imprensa da Univeridade de Coimbra, Coimbra 2010, p. 36;
  • Antonio Montalto, S. Agata una pieve sull’Esaro, Amministrazione Comunale, S. Agata d’Esaro 2013, pp. 441-443.

Nota archivistica

  • Comune di Sant’Agata d’Esaro, Registro degli Atti di nascita, n. 10 del 12 febbraio 1896;
  • Comune di Matera, Registro degli Atti di Morte, n. 122, parte I, 1973.
  • Archivio Centrale dello Stato, Mostra della Rivoluzione Fascista, b. 39, f. 113, sf. 475: “Carteggio del C.C. dei Fasci. S. Agata d’Esaro (Cosenza)”.

Nota

  • Si ringrazia il dott. Luca Branda, già sindaco di S. Agata per i materiali messi a disposizione e per la collaborazione prestata. Si ringraziano, altresì, Vincenzo e Rosanna Spinelli, nipoti del biografato, per il loro prezioso contributo.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram