Squitti, Baldassarre

Baldassarre Squitti [Maida (Catanzaro), 3 agosto 1858 – Roma, 4 dicembre 1929]

Fratello del senatore Nicola e di Eleonora Maria, dama di compagnia della Regina Margherita di Savoia. Nacque da Rosina Astanti e da Tommaso Squitti, barone di Palermiti e Guarna, grosso proprietario terriero che, come consuetudine delle famiglie abbienti, lo indirizzò agli studi di Legge. Contrariamente al fratello, diplomatico molto accreditato, poco si conosce sulla sua vita privata. Laureatosi in Giurisprudenza a Napoli, esercitò la professione di avvocato e divenne ben presto libero docente di diritto romano e di procedura penale nell’Università di Roma. Andò in cattedra a Napoli come professore di Diritto romano e, contestato per il modo in cui aveva ottenuto la docenza, si dimise. Quindi passò all’Università di Roma.
Il suo obiettivo primario era però il Parlamento dove, grazie a una vasta rete clientelare, fu deputato per nove legislature. Fece parte del Gruppo della Democrazia Liberale e nelle due ultime legislature, della Democrazia Italiana. Uomo di carattere che si faceva sentire sui problemi della Calabria, era considerato una delle migliori figure politiche calabresi, legato agli orientamenti liberal-democratici di Giolitti. Ma se «Il Giornale d’Italia» lo inseriva infatti fra i giolittiani di sinistra, per l’organo socialista «Avanti!» era invece uno dei «giolittiani più filoclericali». 
Aiutato dalla massoneria, poco più che trentenne, come si legge in un suo profilo biografico trovato nella Carte del quadrunviro Michele Bianchi, nel novembre del 1890 fu eletto deputato al Parlamento, risultando il primo con l’antico scrutinio di lista nel collegio di Catanzaro (legislatura XVII). Quindi, fu deputato nel collegio di Tropea dalla XVIII alla XXI, quando ebbe una doppia elezione e optò per il Collegio di Monteleone di Calabria. Nelle elezioni successive ebbe ancora un doppio successo. Con la sola interruzione della XXIV, dal 1904 e fino alle elezioni del 1913 (XXII, XXIII Legislatura), fu ininterrottamente rieletto nel collegio di Monteleone Calabro, “Caduto” nel 1913 tornò in campo nella XXV Legislatura (dicembre 1919) nella circoscrizione di Catanzaro, quando risultò il primo degli eletti nella sua lista e infine nella circoscrizione regionale (XXVI) quando presentò una sua lista personale e – grazie alla larga base elettorale soprattutto nel circondario di Monteleone ­– risultò ancora il primo degli eletti. Fu, infine, tra quei deputati di “lungo corso” che sostennero con forza la Lista nazionale allestita dal Partito nazionale fascista, contribuendo al suo successo. Sebbene considerato uno dei migliori politici calabresi del suo tempo, non sempre le sue elezioni sono state trasparenti. Quelle del marzo 1897 nel collegio di Tropea, quando ebbe come avversario il marchese Domenico Gagliardi di Monteleone Calabro, rappresentante degli elettori che non approvavano il metodo squittiano di fare politica, si svolsero in un clima di intimidazioni, soprusi e illegalità che per gli evidenti brogli accertati a favore di Squitti obbligarono la Camera al loro annullamento e alla ripetizione del voto nel 1898.
Nella sua lunga attività ebbe anche incarichi parlamentari e di governo. Dal 1893, eccetto brevi intervalli fece parte della Giunta generale del bilancio fino a quando questa fu attiva. Dal 7 agosto 1901 al 3 novembre 1903, fu sottosegretario al ministero delle Poste e Telegrafi nel I governo Zanardelli, con ministro Tancredi Galimberti, sostituendo il dimissionario avvocato Nicolò Fulci; dal 1° luglio 1920 al 7 aprile 1921 fu vice presidente della Camera. 
Furono numerosissimi i discorsi pronunciati e parecchie le interrogazioni presentate e discusse. Si occupò dei problemi della istruzione elementare e popolare, della linea ferroviaria Eboli-Reggio Calabria, della modifica della legge sulle opere portuali. Senza tralasciare i piccoli-grandi problemi del proprio collegio: intervenne sul riordinamento della scuola universitaria di Catanzaro, sui lavori per la banchina di Pizzo e sul prolungamento del molo del porto di Santa Venere (Vibo Valentia Marina), sulla costruzione della strada di collegamento della Sila piccola con la Sila grande, sui ritardi nella esecuzione della legge sulla Calabria e negli interventi del dopo terremoto del 1905.
Intervenne spesso in sede di discussione dei bilanci dello Stato. Per due anni fu relatore dei conti consuntivi, del bilancio del ministero degli Esteri, dei Lavori pubblici e delle Poste e telegrafi, nonché del bilancio del Benadir e della colonia Eritrea. Altrettanto numerosi furono i suoi interventi nelle varie Commissioni di cui fece parte, tra cui quella Generale del Bilancio, per l’Inchiesta sulle spese di guerra e quella sui contadini meridionali. Fu inoltre relatore di diversi disegni di legge, tra cui quelli sull’assestamento della Somalia, sulla spesa per l’edificio della Legazione Italiana in Addis Abeba e per alcune varianti nell’organico del personale tecnico della Regia Marina. Sue proposte di legge sono state quelle riguardanti gli studi farmaceutici e per la costituzione in comune autonomo della frazione Motta Filocastro del comune di Limbadi (guidò fin lì una commissione parlamentare ma non ottenne il risultato sperato), nonché delle frazioni di Botricello Superiore e Inferiore, Botro I e II, Cinò e Case sparse. 
Fece parte dell’Accademia dei XL. Morì a Roma all’età di 71 anni. Maida lo ricorda con una via a suo nome. (Aldo Lamberti) © ICSAIC 2020

Opere

  • De formularum systemate in romanis judiciis earumque in juris privati explicatione efficacia. Disquisitio, ex typis Vincentii Cinque, Napoli 1880;
  • La proprietà nel mondo romano, Vallardi, Milano 1894 (Estr. da: Enciclopedia Giuridica Italiana, 13, 4);
  • Effetto della condizione voluta, ma non apposta nell’istituzione d’erede, Angelo Trani, Napoli 1885;
  • Studio sulle res mancipi e nec mancipi, Angelo Trani, Napoli 1885;
  • Eduardo Bocking, Istituzioni di diritto civile romano, prima traduzione italiana dell’avv. Baldassarre Squitti, Vallardi, Napoli 1885;
  • Del Senatocolsulto macedoniano, Angelo Trani, Napoli 1886.

Nota bibliografica

  • Telesforo Sarti, Il Parlamento italiano nel cinquantenario dello Statuto, Agostiniana, Roma 1898, p. 589
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice Morara, Roma 1967, p. 408;
  • Giuseppe Pagano, I brogli delle elezioni politiche del 1897 e le elezioni del 1898 nel collegio di Tropea, «Historica» XXXII, 1, 1979, p. 27-31 (ripubblicato in «tropeamagazine.it», http://www.tropeamagazine.it/broglielettorali/).

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato (ACS), Carte Michele Bianchi, b. 4.
  • ACS, Ministero Pubblica Istruzione, Personale 1860-80;
  • Archivio Fondazione Giuseppe Di Vagno, Fondo Giovanni e Carlo Colella, fasc. Appunti vari, sciolti, sezione Carte Carlo Colella, serie Appunti e miscellanea, doc. 23, Su Baldassarre Squitti, professore di Di Vagno all’Università di Roma (Vecchia segnatura: busta 56, doc. 2);
  • Accademia dei XL, Arch. Cannizzaro, Scat. 6, lettera (26 agosto 1896).
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