Squitti, Nicola

Nicola Squitti [Maida (Castanzaro), 26 luglio 1853 – Roma, 1 marzo 1933]

Figlio primogenito di Tommaso, grande proprietario terriero dal quale ereditò il titolo nobiliare di barone di Palermiti e Guarna, e di Rosina Astanti, fratello di Baldassarre, deputato di lungo corso, e di Eleonora Maria, dama di compagnia della Regina Margherita di Savoia, come consuetudine delle grandi famiglie meridionali studiò Giurisprudenza e si laureò l’11 agosto 1875 all’Università di Napoli. L’anno dopo entrò nella carriera consolare.Dopo essere stato volontario al Ministero degli affari esteri (30 gennaio 1876) ad Alessandria d’Egitto (10 febbraio 1876), Porto Said (29 giugno 1877), Rutsciuk (31 dicembre 1877), divenne viceconsole di III classe (18 aprile 1878) e fu inviato a Sofia (29 agosto 1879). A Varna, in Bulgaria, il 16 giugno 1882, sposò Ermenegilda Assereto, detta Gilda, con la quale ebbe due figlie: Eleonora, che sposò l’ambasciatore Bonifacio Pignatti Morano di Custoza, e Maria Adelaide.
Promosso viceconsole di II classe (20 aprile 1884) a Philadelphia (9 luglio 1884), e quindi viceconsole di I classe nel 1888. A Philadelphia, in epoca d’immigrazione di massa, si distinse fornendo un rifugio di speranza per i nuovi arrivati italiani. E come ricorda Richard N Juliani, «guidò la comunità italiana nella sua celebrazione annuale dell’Unità d’Italia, il 20 settembre, consentendo così agli italiani di mantenere la loro identità». E sempre alla guida di quel consolato, nel gennaio 1887, condusse un’inchiesta sulla morte di Michele Fezano, un italiano morto congelato il giorno di Natale in un carcere nella città di Carbondale. Fezano e quattro suoi amici furono arrestati per ubriachezza e rinchiusi in una cella. Tutti furono rilasciati pagando pesanti multe, tranne Fezano che, lasciato in cella tutta la notte, fu trovato congelato la notte successiva. Il caso creò grande scalpore e iniziò un procedimento giudiziario contro le autorità della città di Carbondale. Dopo Filadelfia il 20 aprile 1889 lo troviamo a Tunisi e dal 14 luglio successivo si insediò a Melbourne, come console di tutte le colonie australiane. Di seguito (2 dicembre 1894) fu a Odessa, in Russia, per essere infine inviato dal 1902 al 1908, come console generale a Trieste che, come scrisse alla sua morte il quotidiano romano «Il messaggero», era un «posto di estrema fiducia per i tempi che correvano»: considerato, uno dei migliori funzionari di carriera, con ventisette anni di esperienza alle spalle, l’assegnazione del posto e la durata della missione dimostrano quale considerazione egli si fosse conquistato. Svolse l’incarico con estrema accortezza, tanto che fu promosso alla carriera diplomatica e fu nominato inviato straordinario e ministro plenipotenziario a Cettigne, capitale del Montenegro, alla corte di re Nicola, padre della regina d’Italia.
A Cettigne (1908-1912) entrò in intimità col monarca, il quale si era persino consultato con lui circa l’opportunità di assumere di persona la direzione della politica estera del suo Paese, e con la sua «sobria e discreta signorilità del carattere nel disimpegno delle sue delicate funzioni» rese «segnalati servizi al Montenegro e al proprio paese». Da Cettigne passò a Belgrado (dal novembre 1912 al gennaio 1916) in un momento storico particolarmente difficile e doloroso per lo scoppio del primo conflitto mondiale. Commemorandolo al senato, il presidente Luigi Federzoni, ricordò che «durante gli anni aspri e tempestosi che precedettero la guerra mondiale, si segnalò per il tatto, l’accorgimento e l’illimitata devozione al paese». Sorpreso nella capitale serba, dovette allontanarsi col Sovrano e con truppe di Belgrado, percorrendo parte a piedi, parte a cavallo le vie della Serbia, fino al porto d’imbarco dove li attendevano le navi italiane. In quella occasione, perse la casa e tutto quanto aveva con sé.
Questa sua intensa attività al servizio del Paese, con decreto del 3 ottobre 1920, gli valse la nomina a Senatore del Regno, dove entrò il 10 dicembre successivo, sedendo tra i banchi del gruppo liberale democratico e poi dell’Unione democratica. Fu tra i primi, tuttavia, ad aderire al regime fascista.
In Senato fu membro della Commissione per l’esame del d disegno di legge «Riforma degli organici della Camera agrumaria della Calabria e della Sicilia» (17 marzo 1921) e successivamente della Commissione per la politica estera (16 giugno 1921-10 dicembre 1923) nella quale furono apprezzate le sue qualità di tecnico.
In vita ebbe numerosi riconoscimenti; Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia (1884); Ufficiale dell’Ordine della Corona (1900); Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia (1909); Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia (1915); Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia (1917); Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1896)
Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1901); Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1911)
Morì a Roma che aveva 76 anni, di cui ben 40 e più passati nella diplomazia.
Come ricordò la stampa alla sua morte «il senatore Squitti pure nella grande squisitezza e affabilità di ogni sua manifestazione, amò consuetudini severe e austere anche per la famiglia e fu scevro da ogni forma di esibizionismo. Gentiluomo perfetto, ebbe larga cultura, intelletto fervido, spirito arguto e animo sempre lealissimo. Sebbene da anni si fosse ritirato a vita affatto privata era ricercato da autorevoli personalità per le memori simpatie che aveva saputo suscitare e l’acutezza delle vedute sui problemi politici e internazionali. La di lui di partita e sinceramente rimpianta da tutti coloro che hanno e avranno costantemente in onore le migliori tradizioni dell’aristocrazia, dell’ingegno, della classica versatilità e del affermo carattere italiano».
Per i servigi resi al Paese, talvolta in condizioni e in momenti particolarmente difficili, alla sua morte, oltre alla commemorazione in Senato nella quale lo stesso Mussolini si associò, a nome del Governo, alle parole commemorative pronunziate dal Presidente dell’Assemblea, hanno ricordato le sue qualità di eminente diplomatico, il ministro degli Esteri e il Podestà di Trieste che lo conobbero e lo apprezzarono. (Aldo Lamberti) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Senato del Regno d’Italia, Atti parlamentari. Discussioni, 21 marzo 1933.
  • Ricordo del senatore Nicola Squitti, «Il Messaggero», 8 marzo 1933;
  • Alberto Malatesta, Enciclopedia biografica e bibliografica “Italiana”: Ministri, deputati d’Italia dal 1848 al 1922, Serie 43, EBBI, Roma 1940, p. 159;
  • Richard N. Juliani, Building Little Italy: Philadelphia’s Italians Before Mass Migration, Penn State Press, Pennsylvania (Usa) 2005.

Nota archivistica

  • Comune di Maida, Registro dei nati, atto n. 64, 26 luglio 1853;
  • Comune di Maida, Registro dei matrimoni, 19 dicembre 1892;
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