Caccuri, Edmondo

Edmondo Caccuri [Torano Castello (Cosenza), 13 giugno 1903 – Roma, 13 agosto 1959]

Figlio di Giuseppe, medico, e Ida Giordano, casalinga; il nucleo familiare era costituito, oltre che dai genitori, da tre figli maschi e tre femmine.
Frequentò le Scuole elementari nel paese natale e dopo gli studi liceali in Calabria, si iscrisse all’Università a Bari dove conseguì una laurea in Filosofia e una in Giurisprudenza.
Sposato con Antonietta Zito, casalinga e compaesana, ebbe 5 figli: Ida, Giuseppe e Franco, laureati in Giurisprudenza; Viviana, diplomata Isef, e Marisa, diplomata al liceo Artistico.
Ebbe una intensa attività professionale. Fu magistrato, Consigliere della Corte d’Appelllo di Bari, addetto alla Corte di Cassazione; Direttore generale degli Affari penali nel ministero di Grazia e Giustizia, Segretario Regionale dell’Associazione Magistrati.
Fu docente incaricato di Diritto Romano nell’Università degli Studi di Bari e direttore del settimanale «Giustizia e Toghe», nonché autore di diversi scritti in materia di lavoro. Ebbe numerose altre attività: presidente dei Collegi Arbitrali presso l’Ufficio Regionale del Lavoro; commissario degli usi civici delle Puglie; commissario del Consorzio Provinciale dell’Istruzione Tecnica e Professionale di Bari; presidente nazionale dell’Associazione tubercolotici di guerra e per causa di guerra e direttore del periodico «La Battaglia Antitubercolare»; e. infine, presidente del Circolo di Cultura ed Arte di Bari, dell’Azione Cattolica e della Fuci, accanto ad Aldo Moro.
Da questi ultimi incarichi, derivò il suo impegno in politica e fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana in Terra di Bari. 
Quarantatreenne, barese d’elezione, venne eletto con oltre 20.000 preferenze all’Assemblea Costituente nel collegio di Bari-Foggia dove la Democrazia cristiana conseguì un successo ottenendo ben sette seggi tra cui quello di Aldo Moro. Fu componente della Giunta per l’esame delle domande di autorizzazione a procedere in giudizio, e segretario della Commissione di Giustizia.
All’Assemblea Costituente, ricorda Giulio Andreotti, «il “primo pretore” Edmondo Caccuri», cosentino, dette un contributo poco vistoso ma notevole alla elaborazione della Costituzione per la parte relativa alla Magistratura (artt. 101-113); svolse, inoltre, otto importanti interventi in aula sul bilancio della Giustizia; sulla politica degli Interni; sull’Agricoltura, i Lavori Pubblici e le Pensioni di Guerra; la Pubblica Istruzione e la Marina Mercantile. Si batté, inoltre, per l’unità della Puglia contro l’istituzione della Regione Dauna e della Regione jonica-salentina. Nelle sedute del 6 e 7 giugno 1947 – ricorda Renata De Lorenzo – fra i diversi ordini del giorno presentati quello di Caccuri si distinse per la determinazione con cui motivò il suo voto contrario al “frazionamento della Puglia”, che avrebbe segnato ulteriormente l’inferiorità economica pugliese rispetto alle più progredite e “salde” regioni dell’Italia centro-settentrionale. E si batté anche, in tema di autonomie locali, contro il tentativo di includere nella provincia di Taranto comuni delle province di Matera e di Cosenza. Confermato deputato al Parlamento nel 1948, con 53.000 preferenze, fece parte della commissione Giustizia.
Rieletto nel 1953, con 34.000 preferenze, dall’1 luglio 1953 all’11 giugno 1958, fu segretario della III Commissione parlamentare Diritto, procedura e ordinamento giudiziario, affari di giustizia. Dal 6 ottobre 1953 al termine della legislatura fu, inoltre, segretario di quella commissione parlamentare consultiva incaricata di dare un parere sulle norme di attuazione della legge 120 del 13 marzo 1950, riguardante l’ordinamento dell’Istituto nazionale di assistenza dipendenti enti locali (Inadel), nonché componente della commissione speciale per l’esame del disegno di legge 1738 su «Provvedimenti straordinari per la Calabria: fu lui il relatore della Legge speciale per la Calabria. Nella II Legislatura, inoltre, fu il secondo firmatario delle proposte di Legge per l’istituzione delle province di Vibo Valentia (primo firmatario Vito Galati) e Castrovillari (primo firmatario Pierino Buffone).
Nel 1958, con quasi 75.000 preferenze, al secondo posto dietro Aldo Moro, fu eletto per la terza volta alla Camera dei Deputati, e fino al giorno della sua morte fu componente della Commissione Giustizia e presidente della Giunta per l’esame delle domande di autorizzazione a procedere in giudizio. Non poté concludere il mandato perché morì a Roma all’età di 56 anni, dopo una lunga e inesorabile malattia, come fu detto durante la commemorazione fatta alla Camera dei Deputati. 
Due strade, a Bari e Grumo Appula, di cui è stato sindaco; una targa posta a fine 2021sulla casa natale in via Portogliastro a Torano Castello, dopo un silenzio di 62 anni da parte del suo paese natale, per il quale si attivò come parlamentare, lo ricordano aiposteri. Un premio a lui intitolato fu istituito a Grumo Appula per alunni meritevoli dellelocali scuole. Una nota finale (e curiosa): il principe Luigi Cesario Amoroso D’Aragona lo creò Conte di Laconia con diritto alla trasmissibilità del titolo, iscrivendolo nel Libro d’oro della nobiltà della Imperial casa amoriense. (Ottavio Cavalcanti) © ICSAIC 2022 – 2



Principali interventi pubblicati

  • Unità della Puglia. Discorso pronunciato all’assemblea Costituente nella Seduta del 7 giugno 1947, Tipografia della Camera dei Deputati, Roma 1947;
  • L’indipendenza della magistratura. Discorso pronunciato all’assemblea costituente nella seduta del 12 novembre 1947, Tipografia della Camera dei Deputati, Roma 1947;
  • Eleviamo le condizioni dei magistrati. Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati nella seduta del 7 ottobre 1949, Tipografia della Camera dei Deputati, Roma 1949;
  • Problemi di giustizia. Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati nella seduta del 4 ottobre 1957,Stabilimento Tipografico Carlo Colombo, Roma 1957;
  • Problemi dell’amministrazione degli Interni: a) Segretari comunali; b) Pubblica Sicurezza; c) Clero; d) Assistenza Pubblica. Discorso pronunziato alla Camera dei Deputati nell’attuale legislatura in occasionedella discussione del bilancio di previsione dell’anno 1957-58 del Ministero dell’InternoGrossi, Firenze1957 (?).

Nota bibliografica

  • Libro d’oro della nobiltà dellImperial casa amoriense, vol. I, s.n., Roma 1956;
  • Giulio Andreotti, Nonni e nipoti della Repubblica, Rizzoli, Milano 2004, p. 61;
  • Renata De Lorenzo, Storia e misura. Indicatori sociali ed economici nel Mezzogiorno d’Italia (secoliXVIII-XX), Franco Angeli, Milano 2007;
  • Rocco Lentini, Il labirinto e il filo. I Costituenti Calabresi, Città del Sole, Reggio Calabria 2018, p. 55.
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