Cafaro, Fortunato

Fortunato Cafaro [Limbadi (Monteleone), 15 luglio 1786 – Napoli, 24 dicembre 1855]

Nacque in Limbadi, all’epoca villaggio di Motta Filocastro, nel distretto di Monteleone (oggi Vibo Valentia), in una famiglia abbiente. Fu educato in casa. I genitori lo affidarono, infatti, agli zii Pasquale e Filippo Cafaro, e insigni letterati, che lo prepararono alla professione legale. Lo zio Filippo, fu esaminatore sinodale della diocesi di Nicotera, quindi si laureò in «ambo le leggi» a Napoli e infine vinse la cattedra di diritto ecclesiastico all’università di Catania e fu curato proposto dell’insigne collegiata chiesa della Beata Maria della Limosina della città siciliana.
A diciott’anni, così, Fortunato entrò con una solida preparazione guridica nel commissarialo marittimo e, due anni dopo, nel 1806, fu aggregato all’amministrazione dei demani, e nel decennio francese addetto al difficile compito della liquidazione dei beni dei soppressi monasteri disposti dal sovrano napoleonico. Nel 1808 fu nominato segretario della commissione demaniale per la provincia di Bari. L’anno dopo, venne chiamato al ministero di Grazia e Giustizia in cui, grazie alla sua dottrina e al suo zelo salì presto di grado.
Nel 1821, tuttavia, lasciò l’incarico governativo ed esercitò l’avvocatura per quasi sei anni fino al 1827: in quell’anno, infatti, ritornò al suo vecchio ufficio ministeriale e per i dodici anni successivi fu collaboratore del valoroso Antonino Tortora a cui successe nel 1839 nel grado di capo di Ripartimento (carica corrispondente oggi a capo di Divisione). Sua è la stesura della legge sull’espropriazione forzata del 1828.
Ebbe numerosi e importanti incarichi. Fece parte della commissione per la questione degli zolfi e della commissione per la riforma del codice di commercio. Appena rientrato al Ministero si impegnò alla riforma della composizione della magistratura e diresse pure, in coordinazione del codice all’epoca vigente, la formazione del supplemento di leggi, decreti e rescritti.
Mai dimentico del suo paese natale di nascita, è considerato l’artefice della elevazione a comune. Grazie al suo ruolo all’interno dell’amministrazione della giustizia del Regno (era tra l’altro «real segretario di Stato di Grazia e Giustizia), si vuole sia stato determinante nella formazione del decreto del 20 maggio 1829, «riordino dei reali domini al di qua del Faro», con il quale Francesco I di Borbone dispose tra l’altro che dal primo gennaio successivo Limbadi, diventasse capoluogo del comune al posto di Motta Filocastro retrocessa a frazione.
Il Cafaro, a ogni modo, non fu noto soltanto per il suo incarico nell’amministrazione pubblica. Gli scienziati e gli uomini di lettere si pregiarono di averlo fra loro. l sofismi di Bentham, Le note all’ideologia di Tracy ed altre opere ch’egli mise a stampa (e di cui non ci sono tracce nelle biblioteche), giustificano la sua nomina a socio dell’accademia Sebezia e della Pontaniana.
Giurista di provate capacità per le numerose pubblicazioni e per gli incarichi, fu un uomo soprattutto modesto per quanto noto e laborioso. Era infatti di buona indole e di rara onestà, per cui ebbe sempre dinanzi il proprio dovere e la nobiltà della sua missione.
Doro lunga e penosa infermità morì a Napoli all’età di 69 anni, lasciando molte opere inedite. Limbadi – dove esiste ancora Villa Cafaro ma il cognome Cafaro è scomparso da tempo – lo ricorda con una via intestata a suo nome nel centro storico del paese. (Matteo Caruso sulla base di una nota di Cesare De Sterlich) © ICSAIC 2022 – 5 (BREVE)

Opere principali

  • Sul giudizio di spropriazione forzata degl’immobili e di graduazione de’ creditori secondo la legge de’ 29 dicembre 1828 osservazioni teorico-pratiche, dalla Tipografia nella Pieta de’ Turchini, Napoli 1829:
  • Su le procedure di spropriazione forzata degl’immobili e diritti reali immobiliari e di graduazione tra creditori e su li giudizi incidentali, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1844.

Nota bibliografica

  • Cesare De Sterlich, Cronica delle Due Sicilie di C.de Sterlich dei marchesi di Cermignano, Tip. di Gaetano Nobile, Napoli 185-?, pp. 126-127;
  • Domenico Massara, Cenni su Limbadi e profili dei suoi figli migliori, La Procellaria, Reggio Calabria 1962, pp. 66, 69.
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