Caporale, Francesco

Francesco Caporale [Badolato (Catanzaro), 11 luglio 1877 – Catanzaro, 6 ottobre 1961]

Nasce da Pietro e Cecilia Calabretta, figlia di un notaio. I fratelli avranno un proprio indirizzo di vita: Antonio, amministratore dei beni del barone Paparo; Peppino, ragioniere, emigrato in Argentina; Vincenzo, avvocato, dedito al sociale e al politico nel Partito socialista in Calabria, difensore dei bisogni più elementari degli ultimi; della sorella Cecilia, detta Lia, nessuna nota particolare.
Concluso il ciclo istituzionale formativo e di studio nel seminario diocesano di Squillace, Caporale viene ordinato presbitero, ventiduenne, il 9 giugno 1900. A Napoli consegue la laurea in utroque iure, conosce e apprezza Gennaro Avolio, figura di rilievo della recezione della Rerum novarum nella temperie dei cambiamenti sociali e politici.
Gli incarichi pastorali in diocesi lo vedono dal 22 giugno 1908 economo curato, e dal 27 settembre successivo parroco, della parrocchia Madonna del Carmine a Catanzaro. Con nomina del 3 marzo 1925 e presa di possesso del 24 giugno, senza sostenere il previsto esame di concorso, viene nominato parroco della parrocchia di San Nicola di Badolato – con un vicario parrocchiale – di cui resterà titolare ininterrottamente fino alla morte. Alla base del trasferimento, il contrasto con il fascismo.
Inizia, intanto, ad ampliare la sua attività ministeriale e culturale in servizi più ampi. Il 5 febbraio 1917 il vescovo di Squillace mons. Eugenio Tosi – futuro Arcivescovo di Milano – lo nomina giudice pro-sinodale. Segue la nomina di giudice del Tribunale ecclesiastico regionale a Reggio Calabria, esaminatore del clero, docente di storia e geografia nel seminario vescovile di Squillace, assistente delle donne e della gioventù di Azione cattolica, presidente della Commissione diocesana di Arte sacra.
A questi incarichi, dal 1930 al 1936, si aggiunge la docenza come professore di Storia Ecclesiastica nella Pontificia Università Teologica “Pio X” di Catanzaro, e l’incarico di vice presidente – in pratica il vero organizzatore – del comitato organizzativo del II Congresso Eucaristico calabrese, tenuto a Catanzaro dal 4 all’8 ottobre dell’Anno Santo 1933, mentre prosegue ininterrotta la sua attenzione al mondo politico e sociale.
In una lettera del 2 dicembre 1958, il delegato generale Bruno Pelaia, gli ricordava «quanto altre volte ha detto» l’Arcivescovo di Catanzaro, cioè l’ingiunzione di considerarsi «come morto alla vita politica e che per nessun motivo e che in nessun modo» avrebbe dovuto occuparsi più di essa. Disattese, eventualmente, tali direttive, si avvertiva che l’Arcivescovo «suo malgrado sarebbe costretto a ricorrere alla pena della sospensione “ipso facto iurecurrenda”». La posizione vescovile era stata provocata dalla presentazione al Vescovo di una lettera che don Caporale avrebbe voluto inviare agli amici della Dc, e che il Vescovo aveva ritenuto opportuno non inviare. Si trattava del sigillo tombale definitivo a tutti gli interventi che lo avevano visto fino ad allora animatore e formatore delle coscienze e di un sentire cattolico della questione sociale, come possiamo cogliere ripercorrendo, tra l’altro, la sua presenza ad eventi significativi nella vita della regione.
Al Convegno regionale a Crotone del 27-28 gennaio 1915 svolge relazione introduttiva mirante a proporre varie valide iniziative volte alla maturazione culturale e operativa della classe operaia. Quattro anni dopo partecipa all’organizzazione del Partito popolare nella Provincia di Catanzaro, coronato dall’elezione alla Camera dei deputati del prof. Antonino Anile. La sezione catanzarese conta circa 150 iscritti ma ha un proprio organo di stampa, «Vita Nuova» (ex «Stella dello Jonio») da lui fondato.
Il 28 luglio 1931 viene fondata la Cassa Rurale Credito Calabrese, di cui diviene consigliere. Battagliero, si tiene a distanza dal fascismo. Solo nel 1927 riconosce al nuovo governo di avere orientato la collaborazione sociale verso la soluzione legittima e cristiana.
Alla caduta del fascismo riprese la sua attività politica e nell’autunno 1943-1944, nella chiesa di San Rocco a Catanzaro, avvia incontri formativi per preparare i futuri quadri politici.
Il 5 dicembre 1943 viene costituito il primo Comitato provvisorio provinciale della Dc. Proposto come rappresentante presso il Fronte unico della libertà, don Caporale rifiuta in quanto parroco, ma partecipa attivamente alla redazione del quotidiano «La Nuova Calabria», organo dello stesso fronte, ed è autore di un programma minimo sui due versanti economico-sociale e politico-religioso.
La sua attività politica diventa intensa. Fa parte della delegazione che il 28-29 gennaio 1944 prende parte a Bari al primo Congresso interregionale del Comitato di liberazione nazionale con 120 delegati provenienti dalle regioni del Sud, con lo scopo di proporre, appena terminata la guerra, un’Assemblea costituente. Il suo rapporto con la Dc però diventa complicato e nel febbraio 1944, con il cugino Nicola, fonda il Partito sociale agrario con iscrizione aperta solo ai contadini, braccianti, coltivatori diretti, rinato sotto il motto Religione-Patria-Famiglia. Nonostante il Psa raccolga ampie adesioni nel settembre 1945 accetta la fusione tra Dc e Partito sociale agrario a motivo della convergenza dei rispettivi programmi e finalità di elevazione morale e mentale del popolo e della opportunità di potenziare le forze politiche e sociali in vista di una più organica ed intensa azione in provincia. Un mese dopo nel Comitato provinciale della Dc di cui diventa vice segretario e viene nominato commissario per la sezione di Catanzaro. Il suo impegno va oltre la politica per cui nello stesso anno è presidente della Cooperativa agricola di produzione e di consumo, aperta a Badolato, e partecipante, come sindacalista della corrente cristiana, alla Federterra comunista, con lo specifico di un’organizzazione unitaria autonoma rispetto ai partiti, a vantaggio di soli contadini e in tale veste partecipa al I Congresso provinciale sindacale dei comunisti di Catanzaro portando il saluto della Democrazia cristiana.
Al Congresso provinciale della Federterra del 19 agosto 1946 viene eletto presidente dell’Assemblea ed è estensore dell’ordine del giorno approvato all’unanimità. L’anno dopo, pur nelle chiare divergenze esposte a seguito dell’occupazione delle terre incolte da parte di contadini, al II Congresso della Democrazia cristiana catanzarese del 10-11 ottobre, Caporale viene definito «apostolo delle rivendicazioni popolari».
In questi anni, dal 1944 al 1956, riprese la collaborazione con testate giornalistiche di ispirazione non solo cattolica: «L’Idea cristiana» (1945), «Il Popolo di oggi» (1947), «L’Ora di Calabria» (1952- 1954), «L’Avvenire di Calabria» (1953-1955), «Almanacco Calabrese» (1953), «Il Popolo Calabrese» (1958-1959). a scorrere gli scritti del Caporale, si resta colpiti dalla capacità di puntualizzare un problema, di esaminarlo sotto vari profili – storico, geografico, politico, sociale – prospettandone poi esiti e risvolti.  
A Soverato opera una Fondazione e a Catanzaro un Centro Studi che portano il suo nome. Vie a suo nome sono state intestate in diversi centri. (Francesco Milito) © ICSAIC 2021 – 12 

Opere

  • Donna Giovannina dei baroni Paparo. Discorso letto nel trigesimo della morte, Tip. del Giornale Il Sud, Catanzaro 1918;
  • Fede civiltà patriottismo. Per la liberazione di Gerusalemme. Discorso pronunziato nel giorno dell’Epifania 1918,Tip. del Giornale Il Sud, Catanzaro 1918;
  • Fede e Bellezza. Per le nostre chiese, Tipografia Giovine Calabria, Catanzaro 1931.
  • I caratteri economici della provincia di Catanzaro, s. n., s. l., s. d.

Nota bibliografica

  • Francesco Milito, Francesco Caporale, ad vocem in Dizionario storico del Movimento Cattolico in Italia, 1860-1980, A-L, Vol II/1 Le figure rappresentative, Marietti, Casale Monferrato, 1984, p. 170.
  • Antonietta Parrotta, Francesco Caporale e il Settimanale Cattolico «Vita Nuova», Tesi di Magistero, rel. Mario Squillace, Istituto Superiore di Scienze Religiose “Maria Mediatrice”, Catanzaro, a. a. 1990-1991;
  • Fulvio Mazza (a cura di), Catanzaro. Storia cultura economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994, ad indicem;
  • Roberto Mancuso, Partiti e giornali a Catanzaro dalla caduta del fascismo al referendum istituzionale: tesi di laurea (rel. Pantaleone Sergi), Facoltà di Scienze Politiche, Università della Calabria, a.a. 2005-2006;
  • Pietro Emidio Commodaro, Francesco, Caporale (1877-1961) pioniere del cattolicesimo sociale in Calabria. Appunti, Grafiche Simone, Catanzaro 2010;
  • Vincenzo Bertolone, Carlo De Cardona, Francesco Caporale, Italo Calabrò servitori di Dio e del popolo calabro,Grafiche Simone, Catanzaro 2018;
  • Roberto P. Violi, Partito popolare, democrazia e integrazione nazionale nell’Italia meridionale, in Lorenzo Coscarella e Paolo Palma (a cura di), Alla scuola di Don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti, Pellegrini, Cosenza 2020, ad nomen;
  • Francesco Milito, La figura di don Francesco Caporale, in Lorenzo Coscarella e Paolo Palma (a cura di), Alla scuola di Don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti, Pellegrini, Cosenza 2020, pp.  189-198.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Catanzaro, Gabinetto di Prefettura, busta 112, Relazione mensile del Prefetto Giovan Battista Pontiglione, 5 aprile 1944.
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