Cardamone, Domenico

Domenico Cardamone [Parenti (Cosenza), 1843 – Cosenza, 1 gennaio 1896]

Nacque in una famiglia della borghesia terriera «silana» e di avvocati, ricca tuttavia di tradizioni di ingegno e di cultura. I Cardamone, infatti, erano feudatari del piccolo centro silano e il loro nome è presente in tutta la storia del paese. Il padre, Pasquale, era un imprenditore agricolo di moderne vedute, ma fu anche un apprezzato disegnatore, pittore e profondo studioso della storia calabrese, specialmente del Crotonese. Ebbe numerosi fratelli (Raffaello, Cesare, Carlo, Emilio, Francesco, Vincenzo e Gennaro), divenuti poi tutti insigni professionisti, e una sorella, Maria. Era cugino, inoltre, di Giovanni Domanico, il socialista di Rogliano che agli inizi del Novecento ingaggiò una furibonda lotta politica con i suoi figli, Roberto e Carlo.
Suo maestro negli studi pre-universitari fu il filosofo Francesco Acri. Poi si trasferì a Napoli dove, come era d’uso tra le famiglie della borghesia del tempo, e si iscrisse alla facoltà di Giurispudenza.
Conseguita, molto giovane, la laurea si dedicò con successo alla libera professione forense, approfondendo nello stesso tempo gli studi economico-giuridici e dedicandosi alla vita politico-amministrativa della provincia di Cosenza, rivelandosi anche dotto giurista e oratore elegante.
Scrisse su giornali e riviste cosentine, a volte siglando solo con l’iniziale del suo cognome.
Tra i suoi scritti vanno specialmente ricordati, La questione silana nel 1872, in cui sviluppò originali e sottili tesi di diritto civile e amministrativo e di procedura civile in ordine all’allora molto discussa questione silana, meritandosi l’approvazione di numerosi giuristi del tempo; e ancora, Il nuovo codice penale apparso nel 1885 sul periodico «La sinistra», settimanale politico amministrativo e  letterario, fondato da Vincenzo Sprovieri: si trattava di una intelligente analisi degli atti preparatori del Codice Zanardelli, dal nome dell’allora ministro di Grazia e Giustizia, Giuseppe Zanardelli, che fu promulgato a fine giugno 1889 e fu in vigore dal 1890 al 1930. Sempre su «La sinistra» nel 1886 pubblicò Un provvedimento inconsiderato, un’aspra critica ad alcune decisioni adottate dalla Banca Nazionale, economicamente pregiudizievoli.
Oltre a ricoprire numerose e diverse cariche pubbliche, il Cardamone, inizialmente sotto l’ala protettrice di Donato Morelli, prodittatore di Garibaldi, per ben 22 anni interrottamente rappresentò il collegio di Rogliano nell’amministrazione provinciale di Cosenza, diventandone anche presidente. Si interessò principalmente dei problemi economico-sociali (fu, infatti, allo scopo di renderla più funzionante, uno dei principali assertori dell’indipendenza della Cassa di Risparmio di Calabria nei confronti della provincia di Cosenza, ente fondatore) e della viabilità del Cosentino, in particolare del suo collegio, specialmente sul collegamento Rogliano-Sila via Parenti. Per le capacità, quindi, eletto all’unanimità presidente della deputazione provinciale di Cosenza, carica che tenne con dirigente capacità e con dignità fino alla morte avvenuta a Cosenza all’alba del 1896, quando aveva solo 53 anni. Per Luigi Accattatis che, con chiara stima, lo ricordò così anche alla voce «Pariénti», nel suo noto Vocabolario del dialetto calabrese, era un «gentiluomo perfetto, amministratore sapiente ed onesto, meritatamente e universalmente compianto».
I suoi funerali furono imponenti, per la larga partecipazione di autorità e di popolo, tanto che in uno dei tanti giornali dell’epoca («La Lotta») così si legge: «Cosenza ha reso alla memoria dell’illustre estinto, onoranze solenni, magnifiche, commoventi, improntate a quell’altissimo sentimento di ammirazione devota che solo ispirano le coscienze intemerata». 
Al consiglio comunale di Cosenza fu commemorato dal sindaco, avvocato Alfonso Salfi, con un accorato necrologio, e dal consigliere Luigi Accattatis; al Consiglio provinciale fu commemorato dal prefetto commendator Agostino Plutino, dal presidente, avvocato Francesco Mele, che mise in risalto la poliedrica grande personalità dell’estinto, e dall’avvocato Cristofaro a nome di tutta la deputazione provinciale. In entrambi i consessi, dopo la commemorazione la seduta fu tolta in segno di lutto.
L’auspicio, già espresso negli anni Sessanta del Novecento, che Parenti «orgogliosa di un sì grande figlio», gli dedicasse finalmente una strada, onorando così in lui l’ingegno della sua razza e tramandata ai posteri l’esempio di una grande personalità e di una vita intemerata, non ha avuto seguito. (Leonilde Reda) @ ICSAIC 2021 – 12 

Nota bibliografica

  • Luigi Accattatis, Vocabolario del dialetto calabrese (casalino-apriglianese), Dai tipi di F. Patitucci, Castrovillari 1895, p. 541;
  • D. G., Domenico Cardamone, «Cronaca di Calabria», 22 aprile 1962.