Caridi, Salvatore

Salvatore Caridi [Cirò (Crotone), 1891 – New York, 1980]

Nacque a Cirò, all’epoca in provincia Catanzaro, ma i suoi genitori erano originari di Gallico, in provincia di Reggio Calabria. Fece tra Cirò e Crotone gli studi di base ed ebbe una vita abbastanza movimentata. A 20 anni, quando era ancora studente universitario a Roma si arruolò nella «Legione Garibaldina» formata da circa 200 volontari capitanati da Ricciotti Garibaldi che nel 1911, nonostante il divieto del governo italiano, avrebbe dovuto combattere in Albania nella lotta per l’indipendenza del Paese delle Aquile dall’impero ottomano. Laureatosi in Medicina, si arruolò come volontario allo scoppio della Grande Guerra. Con il grado di tenente, fu inviato nelle linee più avanzate e per ben due volte riportò ferite sul campo di battaglia mentre da medico prestava soccorso ai feriti.
Pluridecorato per questo al valor militare (ha avuto una medaglia d’argento e due croci), alla fine del conflitto tornò per un breve periodo a Cirò dove, oltre a esercitare la sua professione, si impegnò anche nella vita politica locale e fu eletto vice-sindaco con delega a quella che all’epoca era la frazione Marina. Assieme ad altri sportivi introdusse il calcio a Cirò e organizzò i primi tornei. Grazie alla sua iniziativa, la toponomastica del paese venne riorganizzata e molte vie ebbero un nome in genere ispirato a luoghi di battaglie delle guerre d’Indipendenza e a martiri del Risorgimento. Fu attento anche ai problemi delle famiglie e dei ragazzi. Per questo sollecitò lo studioso Giuseppe Gangale, anche lui di Cirò, ad aprire una scuola per chi intendesse continuare gli studi dopo le elementari e si adoperò per risolvere ogni problema burocratico e logistico, anche se poi per qualche motivo la scuola non si fece. Il suo impegno politico, a ogni modo, non lo allontanò dall’esercizio dal suo lavoro per il quale fu da tutti apprezzato sia per le capacità professionali sia per quelle umane.
Continuò ancora a studiare e si specializzò in ginecologia all’Università di Roma. Quindi fece la scelta della sua vita. Nel 1921 emigrò negli Stati Uniti. Si stabilì a Union City (New York). Sposato con Carmela, ebbe tre figli, un maschio, Nino, e due femmine, Josephine e Rosina.
Gli fu difficile superare i pregiudizi razziali esistenti nei confronti degli emigrati italiani, ai quali veniva addirittura rifiutato il ricovero negli ospedali. Svolse quindi la professione di medico con dedizione verso le fasce deboli della colonia italoamericana, divenendo uno dei membri più popolari. Era il ginecologo che andava in casa per aiutare le donne a partorire (anche cinque nascite al giorno!).
Gli atteggiamenti ostili verso gli emigrati gli suscitarono grande impressione e come reazione, sebbene avesse preso la cittadinanza statunitense, si impegnò in attività filantropiche e culturali. Per favorire la diffusione della cultura italiana, promosse la fondazione di numerosi circoli italiani, nell’intento di mantenere sempre vivo l’amor di patria, il più noto dei quali fu quello intitolato a «Leonardo da Vinci» a Palisade.
Per tutte queste attività, la stampa nordamericana, oltre naturalmente quella di lingua italiana, si occupò più volte delle sue attività, sia in campo medico, sia in campo sociale, come testimoniano i numerosi articoli apparsi su varie riviste. Gli furono riconosciute grandi capacità scientifiche, ma anche una grande sensibilità verso le classi meno abbienti e più bisognose. Promosse, infatti, la fondazione di un convalescenziario in Jersey City denominato il «Buon Samaritano», dove numerosi emigrati trovarono I’assistenza magari negata dalle strutture sanitarie statunitensi.
Proprio per tutte le altre attività in campo filantropico, come testimonianza di riconoscenza, la comunità italiana volle che il suo nome fosse inciso nel basamento della statua a Cristoforo Colombo posta nella baia di Hudson.
Negli Stati Uniti svolse anche una notevole attività politica di rilievo e negli anni Trenta fu uno dei più importanti leader del fascismo, comandante di un gruppo di camicie nere italo-americane che negli Stati Uniti fecero causa comune con le camicie marroni tedesco-americane. Anticomunista e presidente del North Hudson Chapter of the Italian ex-Combattenti che radunava centinaia di veterani della Grande Guerra filofascisti, il 4 luglio 1937 con circa 500 ex combattenti in camicia nera si presentò a un Bund Festival nazista organizzato da Fritz Kuhn che si teneva a Camp Siegfried nel New Jersey. In quella occasione, con atteggiamento mussoliniano anche nella postura, fu uno degli oratori e rivolgendosi ai suoi ascoltatori chiamandoli «Amici nazisti», sostenne che ai loro nemici politici «se insultano Mussolini o Hitler bisogna dare un pugno sul naso!», ricevendone un grande applauso. Assieme a Giuseppe Santi, leader della Federazione Littoria di New York, guidò una campagna per l’unificazione delle loro associazioni con il Bund tedesco-americano e altre organizzazioni di destra in un unico fronte fascista.
Per questa sua intensa attività fascista, quando gli Stati Uniti entrarono in guerra contro i nazi-fascisti, fu internato come migliaia di italiani considerati enemy aliens.
Non dimenticò mai, tuttavia, la sua terra d’origine. Quando gli era possibile e dopo la fine della seconda guerra mondiale annualmente, tornava a Cirò facendo in modo che i suoi soggiorni calabresi coincidessero con la festa patronale della Madonna del Carmelo.
È deceduto all’età di 89 anni nel cordoglio della comunità italiana del New Jersey. Cirò Marina lo ricorda con una via intestata a suo nome. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2022 – 01 

Nota bibliografica essenziale

  • Joseph Bottari, In onore del dr. Salvatore Caridi, in «ll progresso Italo-Americano», 4 dicembre 1962; 
  • Lando Landi, Dr. Salvatore Caridi, in «Italamerican», New York, febbraio 1964;
  • Joseph Costa, Magnifica figura d’italiano d’America. Dottor Salvatore Caridi, in «ltaloamerican», New York, settembre 1967;
  • N. Siracusa, Caridi Given Medal and Title. Italy Honors Ft. Lee doctor, in «Hudson Dispatch», Union City, N.Y, 26 gennaio 1972;
  • Antonino Terminelli, Cento anni fa nasceva Salvatore Caridi combattemte – medico – emigrato – benefattore, in «La Regione Calabria Emigrazione», IV, 9, settembre 1991, pp. 38-39;
  • Antonella Cosentino, Anselmo Terminelli, La cultura del Novecento, in Fulvio Mazza, Cirò – Cirò Marina. Storia cultura economia,Rubbettino, Soveria Mannelli 1997, ad indicem;
  • Stefano Luconi, Fascist Antisemitism and Jewish-Italian Relations in the United States, in «American Jewish Archives Journal»56, 1-2, 2004, p. 165.
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