Carpitella, Diego

Diego Carpitella [Reggio Calabria, 12 giugno 1924 – Roma, 7 agosto 1990]

Figlio di Salvatore, colonnello dell’esercito, e di Rosa, maestra elementare originaria di Pantelleria, visse a Reggio Calabria fino all’età di tredici anni, iniziando a studiare privatamente il pianoforte ed esibendosi in qualche saggio scolastico. «Del periodo in cui ero ragazzino a Reggio Calabria – racconta – conservo l’immagine di qualcosa come una guarnigione militare, di quelle che si trovano nei romanzi russi… e di una certa monotonia, cupaggine. Questa è l’immagine prevalente, perché mio padre era ufficiale e quindi vivevo in quell’ambiente. Mi è rimasta sempre molto impressa anche la forte differenza di classi e di livelli sociali. Direi che le immagini che mi hanno perseguitato per tutta l’esistenza erano il comandante del reggimento, il vescovo e il prefetto. Ecco, queste erano le persone importanti, a partire dalle quali si stendeva tutto un tessuto di forte caratterizzazione sociale. Ho avuto sempre presente questo senso di monotono verticalismo o piramidismo. E questa è un’impronta della mia vita».
Conseguì la laurea in lettere all’Università di Roma nel 1947 con una tesi, seguita da Luigi Ronga, dal titolo Il realismo di Mussorgskij. Aveva prima frequentato e poi abbandonato l’Accademia Militare Aeronautica, anche se non perse mai la passione per il volo e conseguì il brevetto di pilota civile. Dopo qualche tempo iniziò a dedicarsi sistematicamente alla ricerca etnomusicologica, raccogliendo un numero molto elevato di documentazioni audio e video in molte regioni italiane, in particolare quelle meridionali e insulari. Può essere considerato il personaggio chiave nella fondazione dell’etnomusicologia scientifica in Italia. Ha rappresentato il riferimento fondamentale per una disciplina che stentava ancora, nel secondo dopoguerra, a individuare un proprio autonomo statuto, risultando in parte soffocata tra la musicologia e le discipline antropologiche.
Fondamentali furono alcune sue spedizioni di “ricerca sul campo”, come quella condotta in Basilicata nel 1952 assieme a Ernesto De Martino. «La guida del viaggio in Lucania – dice – è stato Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi. Fu una spedizione in casa. Un evento abbastanza emozionante. Tuttora, considerandola da un punto di vista geologico, la Lucania è un paesaggio calcareo, e in certi momenti sembra di allunare più che di arrivare. Le distanze in macchina o in treno erano incommensurabili e il paesaggio dava ancor di più un senso di estraneità».
Da ricordare anche la campagna di registrazioni sulle tradizioni musicali delle diverse regioni italiane che, in qualità di assistente del Centro nazionale studi di musica popolare, condusse in modo intensivo nel corso di otto mesi, a cavallo tra il 1954 e il 1955, assieme all’etnomusicologo statunitense Alan Lomax. «Nel viaggio nelle varie regioni italiane con Lomax – scrive – non esisteva alcuna ospitalità programmata. Avevamo soltanto dei sacchi a pelo, dormivamo così, dentro il pulmino. Non esisteva nessuna intelaiatura logistica, era l’ultima cosa cui pensavamo. […] Anche se eravamo ormai alle soglie della deruralizzazione, dell’urbanizzazione, dell’emigrazione e via dicendo, vi era ancora un tessuto sociale fortemente compatto […]. E spesso direi che si verificavano situazioni “scostumate”, nel senso che, magari preceduti da una lettera, andavamo dal sindaco, e naturalmente il sindaco ci diceva: ‘Ma no! Che fate? Che prendete queste cose?’ E nel frattempo passava un usciere o qualcun altro… un contadino, un pastore che era venuto al Comune per presentare una domanda, o ancora un netturbino: così, mentre parlavamo con gli interlocutori ufficiali, i very important, ci volgevamo appresso a quest’altri e li seguivamo. E l’incontro si concludeva con dialoghi troncati bruscamente: ‘No, no aspetti… Arrivederci!’».
Tra il 1958 e il 1962 curò numerose trasmissioni e documentari etnomusicologici per la Rai e tenne un gran numero di conferenze in molti paesi per conto del Ministero degli Esteri: in Svizzera, Germania, Francia, Scandinavia, Finlandia, Tunisia, America Latina.
La sterminata quantità di registrazioni scaturite dalla sua “ricerca sul campo” confluì inizialmente negli Archivi di Etnomusicologia di Santa Cecilia e successivamente, a partire dal 1962, presso l’Archivio etno-linguistico-musicale costituito presso la Discoteca di Stato (ora Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi).
Tra il 29 novembre e il 2 dicembre 1973 Carpitella organizzò il Primo convegno sugli studi etnomusicologici in Italia. In quell’occasione l’etnomusicologia italiana definì un proprio ruolo e i propri confini. L’anno dopo nacque la SIE (Società Italiana di Etnomusicologia) di cui Carpitella fu presidente e nel 1982 iniziò le pubblicazioni la rivista Culture musicali da lui stesso diretta.
Insegnò dal 1952 al 1976 al Conservatorio S. Cecilia di Roma, prima Letteratura poetica e drammatica e poi Storia e tecnica del canto popolare. Nel 1968 conseguì la libera docenza in Etnomusicologia, per la prima volta attribuita in Italia per questa disciplina. Dal 1968 al 1970 ebbe l’insegnamento di Storia della musica presso la Libera Università degli Studi di Chieti. A partire dal 1970 ebbe l’incarico di Storia delle tradizioni popolari presso l’Università di Roma e nel 1976 vinse il concorso per la cattedra di Etnomusicologia (la prima istituita in Italia) presso la Facoltà di Lettere dell’Università «La Sapienza» di Roma. Nel 1984 fu chiamato a far parte del Consiglio accademico dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia.
Le sue pubblicazioni sono numerosissime e arrivano ad assommare oltre 350 titoli. Curò anche le edizioni italiane di rilevanti opere di autori stranieri quali Béla Bartòk (Scritti sulla musica popolare), Alan Merriam (Antropologia della musica), Curt Sachs (Le sorgenti della musica), etc.
Fu un instancabile studioso e promotore dell’etnomusicologia, ma non ritenne mai che statuti e metodi di questa disciplina dovessero restare confinati nell’ambito della tradizione orale, ma che era invece necessario stabilire collegamenti con altre discipline quali la Storia della musica, la Filologia romanza, l’Antropologia della comunicazione, la Storia del teatro, etc.
Era sposato con la danzatrice Stefania Testa, docente all’Accademia Nazionale di Danza. Da essa ebbe due figlie: Valentina e Sara che diventarono a loro volta danzatrici. Morì prematuramente a Roma, all’età di 66 anni, dieci giorni dopo essere stato colpito da un grave infarto. Prima dell’incendio doloso del 2013, il Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabra aveva una sala a lui intitolata. In sua memoria, l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati ha istituito, una borsa di ricerca finalizzata alla realizzazione di un audiovisivo di interesse etnomusicologico.(Massimo Distilo) © ICSAIC 2022 – 8 

Opere principali

  • Musica popolare e musica di consumo, Tip. B. S., Roma 1955;
  • Ritmi e melodie di danze popolari in Italia, s.n, s.l, 1956;
  • Il primitivo nella musica contemporanea, Tip. Artigraf, Firenze 1961;
  • Materiali per lo studio delle tradizioni popolari, Bulzoni, Roma 1972;
  • Musica e tradizione orale Flaccovio, Palermo 1973;
  • Folklore e analisi differenziale di cultura. Materiali per lo studio delle tradizioni popolari, Bulzoni, Roma 1976;
  • Il mito del primitivo nella musica moderna, Semar, Roma 1989;
  • Conversazioni sulla musica. Lezioni, conferenze, trasmissioni radiofoniche 1955-1990, a cura della Società italiana di etnomusicologia, Ponte alle Grazie, Firenze 1992.

Nota bibliografica

  • Francesco Giannattasio, L’Attività etnomusicologia di Diego Carpitella, «Lares»vol. 57, 1, 1991, pp. 93-109;
  • Francesco Giannattasio, Il concetto di musica, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1992;
  • Diego Carpitella. Bibliografia. Con un’appendice nastro-disco-videofilmografica, a cura di Roberta Tucci, Nuova ERI, Roma – RAI Radiotelevisione italiana, Torino 1992;
  • Massimo Distilo, Note su Diego Carpitella, «Parallelo 38», XXIX, 11/12, 1998;
  • Marta Tedeschini Lalli, Carpitella, Diego, VI Appendice, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2000;
  • Grazia Tuzi, L’etnomusicologia italiana, estens. cd-rom, in Enrique Càmara de Landa, Etnomusicologia, Città del Sole, Reggio Calabria 2003;
  • Maurizio Agamennone e Gino L. Di Mitri (a cura di), L’eredità di Diego Carpitella. Etnomusicologia, antropologia e ricerca storica nel Salento e nell’area mediterranea, Atti del convegno, Galatina 21-23 giugno 2002, Besa Editrice, Nardò (LE) 2003;
  • Maurizio Gatteschi, Il canto popolare aretino. La ricerca di Diego Carpitella, Le Balze, Montepulciano 2004;
  • Maurizio Agamennone (a cura di), Musiche tradizionali del Salento. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1959, 1960), Squilibri, Roma 2005;
  • Incontri di etnomusicologia. Seminari e conferenze in ricordo di Diego Carpitella, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma 2007.

Nota archivistica

  • Comune di Arezzo. Biblioteca città di Arezzo, Fondo Carpitella.

Nota filmografica

  • Meloterapia del tarantismo (1960);
  • Sardegna: is launeddasRai, 1981 (film su Dionigi Burranca);
  • Calabria: Zampogna e chitarra battente, Rai, 1982;
  • Emilia: Brass Band della Padana, Rai, 1983.
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