Giunti, Leopoldo

Leopoldo Giunti [Sangineto (Cosenza), 21 gennaio 1849 – Roma, 8 marzo 1927]

Allo stato civile fu registrato con i nomi di Leopoldo Michele. Nacque in un’antica famiglia patrizia originaria di Strongoli, dal ricco proprietario terriero Pietro e dalla nobildonna Angelina Fazio. Frequentò l’Accademia militare dapprima a Napoli e in seguito a Genova, raggiungendo il grado di guardiamarina. Nonostante l’opportunità d’intraprendere la carriera militare, nel 1870 rassegnò le dimissioni alla Regia marina e ritornò in Calabria per dedicarsi interamente all’amministrazione e alla gestione del patrimonio terriero familiare. Nello stesso anno sposò la cugina Giulia Giunti. Dal matrimonio nacquero Nicola Giuseppe, Leonardo, Giulia Maria e Irene.
In una regione caratterizzata dal dominio della proprietà latifondista e dalla scarsa propensione all’innovazione nel settore agricolo, fu tra i pionieri dell’agricoltura moderna attraverso l’introduzione di nuovi sistemi per la coltivazione del latifondo e per l’incremento della produzione agraria. Convinto sostenitore della necessità di realizzare opere di bonifica del suolo calabrese come strumento per debellare la malaria e per valorizzare la terra, fu tra i fondatori del consorzio agrario di Cosenza.
Nel 1875 fu nominato membro della Società geografica Italiana.
La sua esperienza politica iniziò con la partecipazione alle elezioni nazionali del 26 maggio 1895, quando si candidò nel collegio elettorale di Castrovillari e con 745 voti di preferenze fu sconfitto dal suo sfidante Francesco Pace che fu eletto alla Camera dei deputati con 952 consensi. 
Nelle successive elezioni politiche nazionali del 21 marzo 1897 si ricandidò, senza concorrenti, nello tesso collegio e fu eletto con 1.381. Riconfermò il suo seggio alla Camera anche nelle elezioni politiche del 3 giugno 1900, ricandidatosi nel collegio di Castrovillari ed eletto con 1.310 consensi. In quell’occasione, il suo sfidante fu il giovane e futuro Costituente calabrese Alessandro Turco che conquistò 426 voti.
Il 7 marzo 1903 alla Camera commemorò il deputato lucano Ascanio Branca. Nelle elezioni politiche del 6 novembre 1904 si candidò nuovamente nel collegio di Catanzaro e con 1.098 preferenze riconfermò la sua presenza in Parlamento. Nel 1904, insieme al deputato crotonese Alfonso Lucifero, fu fra i promotori dell’iniziativa legislativa che portò all’istituzione del comune autonomo di Carfizzi in provincia di Catanzaro. Diede il suo contributo anche per l’istituzione della Regie Cattedre ambulante di agricoltura chiedendo che almeno una si specializzasse in Scuola di caseificio, vista l’importanza del settore caseario nella regione, una proposta che il sottosegretario di Stato per l’agricoltura, industria e commercio, Eduardo Ottavi, accolse con entusiasmo.
Per i suoi meriti innovativi nel settore agricolo, il 30 dicembre 1906 fu designato cavaliere del lavoro. Con il Regio decreto del 30 dicembre 1914 fu nominato senatore del Regno per la 3acategoria ai sensi dell’art. 33 dello Statuto Albertino per essere stato deputato in Parlamento per tre legislature. Il 18 marzo 1915 Fabrizio Colonna, presidente della commissione per la verifica dei titoli per i nuovi senatori, convalidò quasi all’unanimità di voti la nuova carica che fu effettiva nel medesimo giorno con il suo giuramento.
Il 4 agosto 1921 ricevette il riconoscimento di Grande ufficiale dell’ordine della corona d’Italia e con Regio decreto dell’8 marzo 1925 e regie lettere patenti il titolo nobiliare di barone («di Magnocasale»). L’Ufficio amministrativo della Consulta araldica presso il Ministero dell’interno, tuttavia, rilevò in seguito che il titolo nobiliare non gli spettasse e che gli era stato erroneamente attribuito. Con il titolo di barone, però, viene stranamente nominato in atti ufficiali di molti anni prima.
Con l’avvento e il consolidamento del fascismo mostrò un atteggiamento favorevole nei confronti dello Stato mussoliniano, poiché secondo le dichiarazioni del deputato fascista Giovanni Battista Madia «la Rivoluzione lo trovò credente e devoto».
Morì all’età di 78 anni nella sua casa romana di via Paisiello. Il 10 marzo 1927, fu commemorato alla Camera da Giovanni Battista Madia come un autorevole rappresentante politico della Calabria e il 28 marzo al Senato da Tommaso Tittoni che ripercorse l’importante opera pioneristica nel latifondo calabrese per l’incremento della produzione e il miglioramento delle condizioni delle popolazioni rurali. 
Esponente della Destra storica, in Parlamento intervenne nel dibattito sul bilancio dello Stato, dei Lavori pubblici, dell’Agricoltura, dell’Industria e del Commercio. Particolare attenzione riservò all’importanza della costruzione delle ferrovie calabresi, con particolare interesse a quella complementare di Castrovillari-Lagonegro. Infine, s’interessò alla risoluzione delle problematiche riguardanti la provincia cosentina come le saline di Lungro, la realizzazione di una scuola pratica di agricoltura a Cosenza e per l’applicazione delle leggi speciali per la Calabria e la Basilicata, presentando un disegno d’iniziativa legislativa: «Aggiunta alla legge per la Calabria». (Prospero Francesco Mazza) © ICSAIC 2022 – 6 

Nota bibliografica

  • Camera dei deputati, Atti parlamentari, XXVII legislatura, discussioni, 10 marzo 1927;
  • Senato del Regno, Atti parlamentari, XXVII legislatura, discussioni, 28 marzo 1925;
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria: dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, pp. 296-297;
  • Francesco Spezzano, La lotta politica in Calabria: (1861-1925), Lacaita, Manduria 1968;
  • Cingari Gaetano, Storia della Calabria dall’unità a oggi, Laterza, Roma-Bari 1982, ad indicem;
  • Angelina Marcelli, La scuola va in campagna. La Regia Cattedra ambulante di agricoltura di Cosenza (1907-1935), Aracne, Roma 2012, p. 44.

Nota archivistica 

  • Archivio storico della Camera dei deputati, Leopoldo Giunti, (1897-1909);
  • Archivio storico del Senato, Fascicolo personale Leopoldo Giunti (1914-1927).
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