Parrilla, Angelo

Angelo Parrilla [Longobucco (Cosenza), 1 gennaio 1899 – Conegliano Veneto (Treviso), 28 ottobre 1918]

Esemplare figura di eroe, primo di 7 fratelli, 6 maschi e una femmina, nacque da Giuseppe e da Zeffira Catalani, una ragazza mantovana. Il matrimonio dei genitori era avvenuto appena l’anno prima a Marcaria, un comune della provincia di Mantova. Il padre aveva abbandonato la Calabria molti anni prima, per seguire la carriera militare (Savoia Cavalleria). Appena ritornato a Longobucco, trovò lavoro fra i sorveglianti forestali della R. Sila.
Dopo il 1907, l’intera famiglia si trasferì presso la vicina Corigliano. Intanto erano nati i fratelli Achille, Renato, Enrico. Successivamente verranno alla luce Teresa, Antonio e Giovanni (scomparso nel 1976, nell’immediato secondo dopo guerra fondò a Milano la mitica casa motociclistica “Parilla”).
A Corigliano, Angelino – come tutti lo chiamavano – fu un diligente studente. Nel 1915, probabilmente, si trasferì a Mantova – ospite degli zii e della nonna – per frequentare il R. Istituto tecnico “Pitentino”. La famiglia si trasferì tutta nella città lombarda il 19 agosto 1916. Ma i Parrilla non restarono uniti per molto. Appena l’anno dopo, Giuseppe, a 51 anni, fu costretto nuovamente ad emigrare. Questa volta negli Stati Uniti, a Brooklyn. Era accompagnato da Achille, il secondogenito. Qualche anno dopo saranno raggiunti anche da Enrico.
Angelino era un ragazzo semplice, appassionato di calcio (membro dell’Unione sportiva studentesca), e di chimica, dove eccelleva; un ragazzo che scorrazzava con la bici per le vie di Mantova. Anche al fronte i compagni di scuola gli rammentavano la «cara chimica», oltreché «le allegre risate fatte insieme e le genialità». Naturalmente aveva la sua “bella”, alla quale dalla trincea scriverà spesso e a lungo.
La Grande Guerra infuriava. A metà del 1917 fu chiamata la classe 1899. Ma Angelino non aspettò la cartolina rosa. Nei mesi precedenti aveva manifestato le sue tendenze interventiste, come gran parte degli studenti del tempo. Subito dopo aver terminato la terza tecnica (con promozione alla quarta classe – sezione agrimensura), nell’aprile del 1917 si arruolò volontario, recandosi a Parma per frequentare la Scuola d’Applicazione di Fanteria. Il padre non condivise la sua scelta. Il mese dopo, nella presa di Monte Cucco, cadde Achille Catalani, cugino di Angelo. La morte del congiunto impressionò enormemente l’allievo ufficiale, tant’è che promise allo zio Ermanno, fratello della madre, di vendicare la morte del giovane parente.
Il Corso ufficiali terminò in settembre. Il 4 ottobre 1917 fu nominato Aspirante ufficiale di complemento e assegnato al Deposito Fanteria Mantova (reggimenti 113° e 114°). Immediatamente raggiunse il suo reggimento (113°), stanziato sull’Altipiano di Asiago. Si trovò al fronte durante la disastrosa ritirata di Caporetto (24 ottobre-11 novembre 1917). L’intera classe ’99 fu inviata, in fretta e furia, in trincea ed effettivamente costituì il nerbo della resistenza. Il compagno di scuola, Primo Bosoni, gli scriveva: «Ora tu, caro Angelo, sei lì in un posto dove non ci sarà tanto da ridere, ma certamente riderai, dando botte da orbi ai porcissimi austriaci… La grave ritirata da noi compiuta, ma ora da 7 e 8 giorni i bollettini = Diaz sono buoni. Il 99, W il 99, si distingue nella resistenza e tu sarai fiero d’appartenere a questa classe e sicuramente tu ne sei un degno figlio. W L’ITALIA! W IL 99!».
I «ragazzi del ’99» meritarono in dicembre un apposito ordine del giorno di Diaz.
Sugli Altipiani si stava combattendo una furiosa battaglia. Gli austro-ungarici erano impegnati nello sfondamento. Fra il 23 ed il 25 dicembre 1917 gli italiani furono costretti a ritirarsi dai «Tre Monti». Da alcuni incartamenti risulta che Angelo riportò una ferita alla gamba destra proprio la vigilia di Natale. Dopo un breve ricovero ospedaliero, raggiunse nuovamente il suo reggimento nei pressi di Vicenza. Agli inizi del 1918 è promosso sottotenente e destinato alla 2asezione pistole mitragliatrici, sempre del 113°.  Il 22 febbraio il giovane alpino, che inviava mensilmente parte dell’assegno personale alla madre, sottoscrisse anche il prestito nazionale. 
In questi mesi era impegnato ancora sugli Altipiani. Cercava sempre di non fornire notizie preoccupanti ai familiari. I rimproveri del genitore erano continui: «Stamattina ho letto sul giornale che la tua brigata è stata premiata, io ne sono stato tanto contento, ma tu mi dicevi che eri al sicuro e mi ha fatto pena. Perché dirmi questa piccola menzogna? Meglio sarebbe stato se tu mi avessi detto il vero, perché io da vecchio soldato ne sarei stato orgoglioso» (30 maggio 1918).
Gli austro-ungarici riuscirono a passare il Piave il 15 giugno 1918. La Brigata Mantova e Angelo presero parte alla controffensiva. A commento di questa battaglia abbiamo le dirette parole del giovane ufficiale, le uniche che oggi si conservino: «Certo io non so come sia vivo, certo tu mamma in quei momenti pensavi a me e ciò mi ha salvato! Ho condotto i miei uomini per ben sette volte all’assalto e tre volte al contrattacco! Abbiamo sempre visto le schiere degli austriaci fuggenti! Ancora abbiamo salvato la nostra Patria!».
Agli inizi di luglio Angelo era in licenza.
Meditò di passare fra gli Arditi. I genitori erano molto preoccupati per la “gravosa” scelta. 
Nel luglio del 1018 il «papà di guerra», ufficiale Pizzoli, crede Angelo già nel battaglione d’assalto. Angelo presentò la domanda al comando di Divisione il 16 agosto. La risposta positiva arrivò il 24 settembre; a metà ottobre fu assegnato al VI Reparto della II Divisione d’Assalto. Entrambe le date sono puntigliosamente annotate sul block notes personale. 
In vero, sugli appunti è riportata un’altra nota: «Giorno 28-8-18 spedita lettera al mio amore perduto per sempre».
Alla fine di settembre è di nuovo in linea, mentre si prepara l’offensiva finale del Piave. Le truppe italiane attraversarono il fiume sotto il tiro dell’artiglieria avversaria. Primi a passare gli arditi. Angelo giunse sulla riva sinistra la notte del 26, o più probabilmente all’alba del 28. Avanzava, incurante dei pericoli, al comando della sua pattuglia. Nei pressi di Collalbrigo, su una collina, in località Costabella, il caseggiato Del Giudice era zeppo di soldati austriaci. Nell’edificio era ospitato un osservatorio che dirigeva il tiro delle batterie di medio calibro situate nei pressi. Nella scuderia, staccata 5 metri dal caseggiato, era stata piazzata, al piano superiore, una mitragliatrice che batteva il declivio Paré-Susegana. Il giovane sottotenente inviò un biglietto al proprio comandante, per chiedere rinforzi, ma non aspettò (ore 14 del 28 ottobre). Probabilmente due o tre arditi attaccarono il centro di tiro austro-ungarico, mentre egli, da solo, cercò di mettere fuori uso la mitragliatrice. Secondo la testimonianza di Romano Dal Col – giovinetto, all’epoca di 15 anni – Parrilla, allorché tentò di salire le scale, venne colpito alle spalle da una sentinella austriaca posta a guardia dell’osservatorio e distante una trentina di metri. Pur ferito, al grido di «Arrendetevi, vigliacchi!», trovò la forza di lanciare parecchie bombe a mano nella stanza della mitragliatrice ed affrontò il nemico a colpi di pugnale. Il giovane eroe fu rinvenuto esanime sulle scale.
Per alcuni giorni le spoglie di Angelo riposarono presso casa Del Giudice. Il 30 ricevettero l’omaggio di Enrico Bozzoli che annotò: «La mattina del 30 ottobre resi visita di omaggio commosso al caduto italiano, composto e sereno nella pace eterna, disteso sul pavimento con a lato due soldati austriaci pure essi morti». Il corpo venne trasportato dalla Croce Rossa all’ospedale di Conegliano e sepolto nel vicino cimitero austriaco.
Nell’epigrafe i compagni d’arme scrissero «ST Parrilla Angelo… Primo sempre. Nel dovere; nel pericolo». Giorni dopo vennero trovati nei pressi di Costabella una catenina d’argento e due lettere della mamma Zeffira.
Il comandante del VI Reparto d’Assalto comunicò ufficialmente il decesso alla famiglia il 27 novembre 1918. Il Maggiore comunicò anche la proposta «pel conferimento al nostro amato e compianto collega della medaglia d’oro al valor militare».
Nel 1919 la madre si recò a Conegliano per piangere sulle spoglie dell’amato figliolo.
Il 24 novembre 1923, le spoglie di Angelo ritornarono trionfalmente a Mantova, accompagnate dal padre rientrato dagli Stati Uniti. Alla testa del corteo la Medaglia d’Oro al Valor Militare, concessa dal Re il 7 settembre 1919 con la seguente motivazione: «Chiesto ed ottenuto il comando della pattuglia di punta, composta da cinque arditi, alla testa di essa precedeva il proprio reparto d’assalto. Avuto sentore della presenza di imprecisate forze nemiche in un fabbricato, dopo averne mandato sollecito avviso al proprio comandante, risolutamente e per primo si slanciava nel fabbricato stesso, affrontandone, con insuperabile audacia, a colpi di bomba a mano, i difensori di gran lunga più numerosi. Alla violenta reazione di questi, impegnava, insieme coi suoi, una accanita mischia, corpo a corpo, abbattendo un ufficiale avversario. Pugnalato a sua volta, continuava disperatamente, coi suoi arditi, nella strenua ed impari lotta, mettendo fuori combattimento numerosi nemici, finché crivellato di colpi, gloriosamente cadde, fulgido esempio di eroico valore». (Castello di Susegana, 29 ottobre 1918).
Strade a lui intitolate si trovano a Conegliano, a Longobucco e a Mantova. Vari suoi documenti e cimeli personali sono conservati presso la sezione “Angelo Parrilla” del Museo comunale di Longobucco (Salvatore Muraca) © ICSAIC 2022 – 3 

Nota bibliografica

  • Ministero della Guerra, B.U. Dispensa n. 81, 12 settembre 1919, Regio Decreto 7 settembre 1919;
  • Le onoranze alla salma di Angelo Parrilla, decorato di Medaglia d’Oro, «Il Giornale», 25 novembre 1923;
  • Ministero della Guerra, Militari caduti nella guerra nazionale 1915-­1918. Albo d’Oro, vol. IV: Calabria, Roma 1928;
  • Salvatore Muraca (a cura di), Medaglia d’Oro al Valor Militare – Un “Ragazzo del 99”: Angelo Parrilla, Plane, San Giovanni in Fiore, 2006;
  • Rocco Liberti, Medaglie d’oro al valor militare concesse a calabresi della provincia di Cosenza per atti eroici compiuti durante la Grande Guerrain «Calabria Sconosciuta», XXXVIII, 145, 2015;
  • Enzo Faidutti, L’eroe di Collalbrigo, Angelo Parrilla, medaglia d’oro al V.M., in «Fiamme verdi»n. 2, 2005.

Nota archivistica

  • Comune di Longobucco, Registro atti di nascita, 1899, n. 1;
  • Comune di Longobucco, Registro atti di morte, 1919, parte II/C, n. 4;
  • Archivio storico Comune di Longobucco, XV: Guerra-Caduti, 5: Angelo Parrilla;
  • Archivio privato Famiglia Parrilla.
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