Pisani, Giuseppe Maria

Giuseppe Maria Pisani (Serra San Bruno, 28 agosto 1851 – 23 luglio 1923)

Nato da Domenico e Maria Francesca Barillari, entrambi discendenti da famiglie di artisti.  Le famiglie Pisani e Barillari gestivano alcune tra le più conosciute botteghe della Calabria centro-meridionale.  Intraprese subito, da bambino, l’attività  pittorica e fu avviato dai genitori ad apprendere i primi rudimenti del disegno presso  Venanzio Pisani, un valido ritrattista popolare, che si era distinto anche come intagliatore di statue processionali. Dopo poco tempo si recò a  Napoli  e, compiute le scuole inferiori, s’iscrisse all’Accademia di Belle Arti, dove studiò pittura con  Domenico Morelli.
Sono degli anni Settanta i primi ritratti, intensi ed espressivi, eseguiti per alcune importanti famiglie calabresi. Durante la seconda metà  degli anni Settanta, infatti, la sua tecnica divenne più raffinata: i suoi quadri si distinguono per l’impasto di colore degli incarnati e per i soggetti, quasi sempre presi dal popolo, non per denuncia sociale, ma per documentare la vita del suo tempo.
Assimilata la pittura del maestro, il giovane Pisani stava cercando una sua identità  artistica all’interno di una ristretta cerchia di allievi, quando  Marià  Fortuny i Marsal  arrivò a  Napoli  per portarvi, oltre a una ventata di orientalità , il calore della pittura catalana di facile e vistoso virtuosismo. Per Pisani e per molti altri allievi di  Morelli  la sua presenza fu fondamentale: venne acclamato come un grande riformatore dell’arte, un rivoluzionario.
Rientrato in Calabria, nel  1877  aprì uno studio fotografico denominato «Il Genio » diventando uno dei pionieri della fotografia nella regione. La sua attività  di artista e di fotografo non gl’impedì di coltivare anche le arti applicate: nel  1880  istituì, con l’ebanista Gabriele Regio, un «Opificio artistico », della cui attività  l’unica opera certa giunta fino a noi è un sarcofago in legno realizzato per la congrega del Crocifisso di  Monterosso Calabro. Firmato e datato  1882, aveva la funzione di accogliere, al suo interno, le bare dei ricchi e dei poveri del paese affinché, almeno in morte, non vi fossero differenze di classe.
Sono questi gli anni dell’impegno civile e dell’attività  politica che lo porterà  a far parte del consiglio comunale di Serra San Bruno e a fondare, nel  1881, la Società  Operaia di  Mutuo Soccorso, un’istituzione liberale con scopi assistenziali per gli artigiani e gli operai. Successivamente, l’aiuto di Pisani alla formazione e all’assistenza degli artigiani si concretizzò, nel  1882, nell’istituzione delle scuole comunali di disegno: il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento negli istituti tecnici, normali e magistrali, presso il Real Istituto di Belle Arti di  Napoli, gli permise di dedicarsi ai molti operai del suo paese che potevano averne bisogno.
Furono realizzati, in quegli anni, decine e decine di disegni ornati e geometrici, contribuendo al grande fervore di attività  artistiche che aveva caratterizzato  Serra San Bruno  dalla sua nascita in poi. Alla fine degli anni Ottanta, gli anni più vitali del dibattito sul realismo, si trovava a  Napoli, dove continuò a dipingere, nell’orbita dei seguaci di Morelli, molti paesaggi e soprattutto ritratti fortemente veristi. Bambini e donne del popolo sembrano essere stati i suoi soggetti preferiti: la qualità  dell’impasto cromatico per l’incarnato rende queste opere particolarmente interessanti.
A Serra San Bruno, intanto, si formò una vera e propria scuola che guardò a lui come a un maestro, perché aveva tentato di offrire ai tanti artisti e artigiani del paese una possibilità  di riscatto sociale. L’esperimento ricorda quello, più famoso, di  Andrea Cefaly  a  Cortale  e anche se con esiti diversi e con diverse personalità  si inserisce in quella che fu la grande esperienza progressista dei pittori calabresi di idee liberali inseriti nel dibattito post-unitario.
Il decennio  1890-1900  fu molto fertile per le attività  di Pisani. Conseguito il diploma di architetto, intraprese la professione dedicandosi allo studio per gli interni d’abitazione. È di questi anni la decorazione del palazzo dell’Arcivescovo Biagio Pisani, in cui l’artista profuse tutto il suo ingegno e la sua abilità  pittorica creando tempere murali in  trompe l’oeil.  
Durante gli anni Novanta svolse il suo incarico di Priore della  Regia Arciconfraternita di Maria Santissima dei Sette Dolori, riformandone lo statuto e prodigandosi a favore dei fratelli congregati. La sua attività  artistica continuò, all’interno della confraternita, nel creare parati d’altare, paramenti sacri, oggetti di oreficeria e quadri a soggetto sacro. Tra questi  I  Sette santi fondatori, una grande tela posta nel coro della chiesa. Nella composizione l’artista cercò, come già  aveva fatto Morelli, di trasferire i soggetti sacri sul piano della pittura di storia. Anche la tecnica usata risentì degli influssi del maestro, dai grandi blocchi di pietre squadrate e inondate di luce alle nuvole vaporose e vivacemente colorate.
Nei primi anni del Novecento, si dedicò alla professione di architetto e solo sporadicamente a quella di pittore poiché aveva contratto il saturnismo, a causa dei continui contatti con i sali di piombo dovuti all’abitudine di impastare da sé i colori a olio. Nei primi anni del Novecento, si dedicò alla professione di architetto e solo sporadicamente a quella di pittore. Morì a Serra San Bruno il 23 luglio 1923. Serra lo ricorda con una via che porta il suo nome. (Domenico Pisani) © ICSAIC 2020

Scritti

  • Giuseppe Maria Pisani, Poche nozioni elementari del disegno. Memoria estratta dai principi elementari di disegno per G.M. Pisani (inediti) ad uso della scuola Municipale di disegno di Serra San Bruno, Serra San Bruno, tipografia Giancotti 1882.

Nota bibliografica essenziale

  • Esposizione delle opere di Belle Arti nel palazzo di Brera: anno 1873, Lombardi, Milano 1873, 30;
  • Alfonso Frangipane, Giuseppe Maria Pisani (necrologio), «Brutium », II, 10, 1923;
  • Ilario Principe, La certosa di S. Stefano del bosco a Serra San Bruno. Fonti e documenti per la storia di un territorio calabrese, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1980, p. 10;
  • Tonino Ceravolo, L’associazionismo religioso calabrese tra XIX e XX secolo, in «Mnemosyne », I, 2000, pp. 29-59;
  • Enzo Le Pera, Enciclopedia dell’arte di Calabria. Ottocento e Novecento, Rubbettino Soveria Mannelli 2008, ad nomen.
  • Renato Ruotolo, Gli studenti calabresi al Real istituto di belle arti di Napoli. Una breve traccia archivistica, in Anna Cipparrone (a cura di), Cosenza e le arti. La collezione di dipinti dell’800 della provincia di Cosenza (1861-1931), catalogo della mostra (Cosenza; 2013), Provincia di Cosenza, Cosenza 2013, p. 75;
  • Domenico Pisani, Lo Studio fotografico Il genio, fondato nel 1877 a Serra San Bruno, in Antonio Panzarella (a cura di), La Calabria com’era. Fotografia e fotografi tra 800 e 900, Soveria Mannelli, Rubbettino 2016, pp. 119-121.
  • Domenico Pisani, Giuseppe Maria Pisani (1851-1923) un artista calabrese nella Napoli del tardo Ottocento, «L’officina di Efesto », numero speciale, 2017, pp. 79-88.