Selvaggi, Vincenzo

Vincenzo Selvaggi [San Marco Argentano (Cosenza), 6 febbraio 1823 – 16 settembre 1845]

Quinto di sette figli, nacque da Giovanni, dei baroni Selvaggi, e da Rosina Vercillo, di famiglia nobile e ricca. Rimasto presto orfano di entrambi i genitori, dai fratelli fu affidato alle cure dei padri del Seminario Diocesano di San Marco Argentano, ove compì gli studi fino ai sedici anni. Fu un allievo modello e brillante ma, ciononostante, non fu apprezzato, perché non amava gli studi canonici di grammatica e di teologia impartiti rigidamente in quell’istituto, e a essi preferiva i classici e soprattutto gli autori moderni. Fu entusiasta de I Lombardi alla prima crociata di Tommaso Grossi, de I Sepolcri del Foscolo, dei poemetti del poeta inglese George Byron. In un suo articolo apparso nel 1844 su Il Calabrese, dove firmava col doppio cognome Selvaggi-Vercillo, indica il Byron come uno dei quattro pilastri del romanticismo: Goethe, Chateaubriand, Byron, Manzoni; e del Byron cita e commenta il Manfredo, il Corsaro, Il Caino e il Lara.
A 16 anni, compiuti gli studi in seminario, si recò a frequentare a Napoli la facoltà di Giurisprudenza, seguendo però con poca assiduità i corsi del giurista cosentino Vincenzo Clausi, perché non aveva un vero interesse per gli studi di diritto. Lo attraevano di più gli studi letterari e la poesia, ma anche l’impegno politico-patriottico.
A Napoli, frequentando il famoso e antico “Caffè d’Italia”, luogo di incontro dei liberali napoletani, conobbe Domenico Mauro, più anziano di lui di dieci anni, esponente di spicco del romanticismo calabrese ma anche fervido patriota e rivoluzionario, a capo di un “comitato insurrezionale” che aveva il compito di allertare il popolo calabrese. Selvaggi si associò a questo gruppo di rivoluzionari e prese parte all’insurrezione antiborbonica del 1844, quando approdarono in Calabria i fratelli Bandiera, che, però arrivarono troppo tardi in soccorso degli insorti calabresi, e anch’essi furono catturati e poi fucilati nel vallone di Rovito. Dopo il fallimento dell’insurrezione antiborbonica del 1844, ormai schedato come mazziniano, liberale e rivoluzionario, rientrò al suo paese, a San Marco Argentano, e ottenne l’insegnamento di lettere italiane, latine e greche in quel seminario.
Nel periodo del suo ultimo soggiorno a San Marco, terminò la composizione del suo dramma Il Barone di Vallescura, considerato come un grido di libertà contro la tirannia del governo borbonico.
La notte del 16 settembre 1845 il poeta, a 22 anni, morì prematuramente di tisi e la sua salma fu tumulata nella chiesa dei Padri Riformati in San Marco Argentano.
Il paese natale gli ha intitolato una piazza. Al suo nome è intestato anche l’Istituto Comprensivo della cittadina normanna.
Selvaggi è annoverato tra i massimi esponenti del romanticismo calabrese, insieme a Vincenzo Padula e a Domenico Mauro. Il suo modello prediletto fu Padula al quale indirizzò anche un canto in versi sciolti. «I suoi argomenti principali – rileva il Piromalli – sono autobiografici o briganteschi, canti sull’invasione francese del 1806, inni per monache, canzoni di streghe, canzoni patriottiche, canti lirico-scenici».
L’opera sua più famosa è un poemetto in ottava rima dal titolo Il Vecchio Anacoreta, pubblicato a Cosenza nel 1843 e dedicato a Domenico Mauro. Si tratta, secondo Pasquino Crupi, di «una storia aggrovigliata di amori torbidi e suicidi sullo sfondo povero della povera Calabria», una storia – continua il critico reggino – «affidata a un vecchio, al vecchio anacoreta che riempie della sua tenebrosa presenza il dramma in cui Dorinda contende alla figlia Fiordiligi l’amato Costantino». Tradizionale è la struttura narrativa del poemetto, in ottave, come quella dei poemi cavallereschi; il linguaggio è quello della poesia italiana classica, con la sola libertà di qualche inserto lirico. 
Ha scritto, inoltre, varie poesie, drammi e articoli di critica letteraria, alcuni di essi pubblicati sul periodico Il Calabrese, e altre riviste di lettere, scienze ed arte.
Fra le opere rimaste inedite, si ricordano Il Barone di Vallescura, un dramma su un episodio della fine del feudalesimo, ambientato intorno al 1775 e scritto fra l’aprile 1842 e il maggio 1845, definito dal critico Vincenzo Julia un “dramma popolare” o “dramma dei nuovi tempi”; Il Parricida, una cantica in due parti; Ulderiga, una cantica; Bellezze che Natura ha compartito a Napoli, ode patriottica; Ode a Suor Maria Clarice
Scrisse anche dei saggi critici sul Monti, sul Manzoni, sulla Sambucina di Padula. (Franco Liguori) © ICSAIC 2023 – 01 

Opere

  • Il vecchio anacoreta. Novella calabrese, Tipografia Migliaccio. Cosenza 1843;

Opere inedite

  • Il Barone di Vallescura;
  • Il Parricida;
  • Ulderiga;
  • Bellezze che Natura ha compartito a Napoli;
  • Ode a Suor Maria Clarice

Nota bibliografica

  • Domenico Mauro, L’Anacoreta, poemetto di Vincenzo Selvaggi, in «Il Calabrese», I, 22, 30 settembre 1843;
  • Vincenzo Padula, In morte di Vincenzo Selvaggi, in «Il Calabrese», III, 23, 15 ottobre 1845;
  • Vincenzo Julia, Di Vincenzo Selvaggi e dei suoi scritti, in «La Scena», XII, 27 e 28, 19 e 27 dicembre 1847;
  • Pasquale Candela, Vincenzo Selvaggi, in «Biografie degli uomini illustri delle Calabrie», a cura di Luigi Accattatis, Cosenza 1877;
  • Vincenzo Julia, Saggio di studii critici su Vincenzo Selvaggi e la calabra poesia, Tipografia Migliaccio, Cosenza 1878;
  • Luigi Stocchi, Biografie calabre. Vincenzo Selvaggi, in «Il Calabrese», XII, 6, 14 aprile 1880;
  • Giuseppe Selvaggi, Centenari di meridionali. Un poeta rivoluzionario tra il 1821 e il 1848, in «Il Risveglio», I, 42, 19-26 dicembre 1945;
  • Francesco Selvaggi (a cura di), Il vecchio anacoreta, novella calabrese di V. Selvaggi, Pellegrini, Cosenza 1970;
  • Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, Guida Editore, Napoli 1977;
  • Attilio Marinari (a cura di), Romanticismo calabrese, Grisolia Editore, Belvedere Marittimo 1988;
  • Pasquino Crupi, Storia della letteratura calabresi. Autori e Testi, vol. III, Periferia, Cosenza 1996, pp. 66-67;
  • Rinaldo Longo, Un capolavoro inedito di Vincenzo Selvaggi, in «Il Serratore», IX, 41, marzo-aprile 1996;
  • Aldo Maria Morace, La novella romantica in Calabria, Iiriti editore, Reggio Calabria 2006;
  • Gustavo Valente, Il dizionario biografico geografico storico della Calabria, a cura di Giulio Palange, Mario Caterini, Ettore Merletti, G. Valente, vol. VI, Geo-Metra, Cosenza 2006.