Spadei, Carlo 

Carlo Spadei [Montauro (Catanzaro), 14 settembre 1836 – Roma 29 giugno 1921] 

Sacerdote, educatore, poeta e rettore, appartenente a una nobile famiglia, Carlo Spadei nacque da Pantaleone, capitano dei militi a cavallo sotto Gioacchino Murat, all’epoca Sindaco del Comune di Montauro, e da Maria Bisceglia, discendente da un’agiata famiglia napoletana. 
Fu battezzato presso la locale Parrocchia di S. Pantaleone il 15 settembre 1836, e gli vennero imposti i nomi di Carlo Raffaele Maria Tommaso. Madrina la sorella D. Elisabetta Spadei.
Compì i primi studi presso il Convitto Nazionale “P. Galluppi” di Catanzaro, dove, poi fu anche docente e rettore, ed ebbe come compagni o alunni, molti giovani, che illustrarono l’Italia con l’ingegno e la virtù, quali gli on.li Bernardino Grimaldi, Bruno Chimirri e Baldassarre Squitti, il sen. Antonio Cefaly, il prof. Felice Tocco, il gen. De Cumis e tanti altri, che si distinsero nella magistratura, nella scuola e nell’esercito.
Per realizzare la sua vocazione religiosa, nel 1852 entrò nel Seminario Vescovile di Squillace e il 27 marzo dello stesso anno ricevette la prima tonsura.
Il 12 marzo dell’anno successivo fu ordinato all’Ostiariato, mentre l’1 aprile 1854 ricevette l’ordinazione al Lettorato, per giungere, il 24 marzo 1860, alla promozione al Presbiterato.
Nel 1862, aderendo all’iniziativa del sac. Carlo Passaglia per una raccolta firme, fu uno dei circa 9.000 sacerdoti italiani cattolici liberali di idee antitemporaliste che sottoscrissero la petizione al Papa Pio IX con la quale si chiedeva la rinuncia spontanea al potere temporale per agevolare l’unità d’Italia.  
A circa ventisette anni intraprese l’ardua carriera di educatore dei giovani, iniziando dal più basso gradino, con qualifica di Istitutore. Dal 27 novembre 1863, infatti, risulta esercitare l’incarico di Istitutore supplente di II classe presso il Convitto Nazionale “P. Galluppi” di Catanzaro. Sotto il rettorato di Nicola Stranieri, svolse il ruolo di Prefetto supplente negli anni scolastici dal 1865 al 1868 ed ebbe anche l’incarico di Prefetto di Compagnia e quello di Economo.
Ben presto ottenne la promozione a professore di Scuole Secondarie e nel 1882 insegnò presso il Convitto Nazionale di Reggio Calabria, dove nel settembre 1885 ricoprì l’incarico di Direttore Spirituale.
Nel volgere di pochi anni, per le sue spiccate competenze e capacità didattiche e organizzative, giunse all’apice della carriera dirigenziale scolastica, occupando il ruolo di rettore del Convitto Nazionale “G. Bruno” di Maddaloni, che lodevolmente svolse per oltre un quinquennio: dal 6 novembre 1885 al 31 gennaio 1891.
Oltre all’impegno per il miglioramento della gestione dell’Istituto e delle attività formative dei convittori, gli eventi più significativi di cui fu protagonista e che di lui hanno lasciato segni indelebili nel Convitto maddalonese, tali da poterli ammirare ancora oggi, sono almeno tre: l’apposizione della lapide commemorativa del filosofo calabrese Francesco Fiorentino, già professore di filosofia in quel Liceo, l’inaugurazione del monumento a Giordano Bruno, cui è intitolato il Convitto e la creazione di un grande quadro con le foto ricordo degli alunni, professori e rettore, datato «1° luglio 1889».
Nel periodo maddalonese ebbe diversi riconoscimenti onorifici dell’Ordine della Corona d’Italia da parte del Re: la nomina a Cavaliere nel 1887 e quella a Uffiziale in gennaio 1891. 
Da rettore non ebbe, purtroppo, la fortuna di vedere la tanto agognata realizzazione dell’ampliamento del Convitto “G. Bruno”, compiuta solo nel 1906, per la quale aveva sostenuto una parte attiva molto importante.
Dall’1 febbraio 1891 al 31 gennaio 1898 svolse il ruolo di rettore del Convitto Nazionale “D. Cirillo” di Bari.
Anche a Bari profuse il suo impegno nel miglioramento delle condizioni e delle opportunità di studio dei giovani per aver intuito e istituito, col consenso ministeriale, l’opportunità di estensione dell’offerta formativa agli alunni esterni a pagamento per la frequenza delle scuole elementari interne, rivelatasi anticipatrice della successiva norma legislativa dei semi-convittori introdotta dal Ministero della P. I. col Regolamento per i Convitti del 18 dicembre 1898.
Nunzio Cantarano, riferisce che: «All’entrata del Rettore Spadei il Convitto riguadagnò la fiducia delle famiglie ed ebbe vita florida per più anni, fino a raggiungere il numero di oltre 150 convittori».
Agli inizi del periodo barese, verosimilmente nel 1891 o 1892, pubblicò in Maddaloni, il volume di poesie: Versi, attualmente irreperibile, ma che ha avuto, a suo tempo, una lusinghiera recensione scritta dal prof. Ernesto Passamonti nella «Rivista Italiana di Filosofia» (a. VII, vol. II, lug.-ago. 1892, p. 389).
A questo periodo dovrebbe risalire la pubblicazione dei versi dell’Inno trionfale al Re, con musica del violinista Luigi Albanese, per coro e banda o pianoforte.
Nel 1896 pubblicò Il genetliaco del re Umberto: Scherzo poetico, una graziosa commedia in versi, scritta per i suoi convittori e recitata dagli alunni per festeggiare un compleanno del Re Umberto I.
Lo stesso anno diede alle stampe una delle sue opere più importanti: Pensieri Aurei dedicati alla gioventù, in cui sono raccolte 1.093 massime su vari argomenti, tratte da autori dell’antichità classica greco-romana e del mondo moderno e contemporaneo, di varia nazionalità, professione e fede. L’opera non ha scopo di erudizione, ma un fine prettamente educativo e morale. Il volume riscosse vasti consensi e recensioni su ben 16 giornali qualificati dell’epoca, enucleati, poi, in una pubblicazione dal titolo: Pensieri aurei: giudizi della stampa.
Dall’1 febbraio 1898 al 19 ottobre 1903 fu rettore del Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” di Roma. Anche qui si mostrò attento ai bisogni formativi e al profitto scolastico degli alunni e in particolare al sostegno didattico dei convittori necessitanti di lezioni di ripetizione. Introdusse anche delle innovazioni nel campo delle discipline scolastiche, ad esempio: la formazione di una fanfara e l’insegnamento facoltativo della musica. Ha svolto un ruolo importante per essersi prodigato nella non facile e travagliata ricerca di una nuova sede per il Convitto, rendendosi necessario abbandonare quella di Piazza Nicosia per la ristrettezza, insalubrità e poca sicurezza statica del fabbricato.
Infatti, fu il primo traghettatore del Convitto dalla vecchia sede storica del Clementino di Piazza Nicosia a quella nuova e provvisoria, nel palazzo del Collegio Irlandese di Via Piemonte, che venne ufficialmente inaugurata l’1 novembre 1902, in previsione che si realizzasse un nuovo edificio per una prestigiosa sede definitiva, da lui tanto desiderata.  La nascita della definitiva sede odierna del Convitto, ebbe, purtroppo, un lungo e tormentato iter, parzialmente seguìto da lui stesso, che si concluse con l’inaugurazione l’11 novembre 1935.
Con Decreto del Ministro della P. I. del 20 ottobre 1903 fu nominato rettore del Convitto Nazionale “P. Galluppi” di Catanzaro, rimanendo in tale carica fino al 3 agosto 1904, data del suo pensionamento.
Almeno dal 1910 risulta essersi ritirato a Roma, dove pubblicò il volume In solitudine, dedicato a Giacomo Leopardi e contenente 177 poesie tradotte in italiano da vari autori stranieri.
Si può dire, quindi, che è stato un precursore della globalizzazione della cultura.
Nella serena tranquillità durante il suo ritiro romano, si dedicò allo studio delle letterature straniere e alla creazione di poesie in italiano ispirandosi e traducendo versi di poeti stranieri in artistica sintonia con essi. 
Nel 1912 pubblicò sempre a Roma la poesia: A Leopardi. Risale ad aprile del 1914, poi, la pubblicazione, ancora nella capitale, del volume Rabindranath Tagore – Liriche – Saggio di versioni di Carlo Spadei, contenente, in maggior parte, delle versioni in italiano di poesie dell’indiano Tagore. Il volume raccoglie 16 liriche tratte da Gitañjali, collezione di poemi religiosi di Tagore, altre 14 tratte dalla raccolta The Gardenerdello stesso poeta indiano; seguono 21 versioni di poesie di vari autori stranieri, tra cui Goethe, Keats, Byron, Hood, Carmen Sylva; e infine 9 poesie dello stesso Spadei.
Morì a Roma alla veneranda età di 84 anni. (Giuseppe Zangari) © ICSAIC 2022-11

Opere

Edite

  • Satana: innoTipografia dello Statuto, Palermo 1883;
  • Inno trionfale al Re, per coro e banda o pianoforte, versi del Cav. Carlo Spadei, musica del violinista Luigi Albanese, s. d.  (tra 1891-1896);
  • Se non torni? Canzonetta [per canto e pianoforte]: op. 37 / versi di Carlo Spadei… musica di Luigi Albanese, Napoli [1893];
  • Pensieri aurei dedicati alla gioventù, Tip. V. Vecchi Edit., Trani 1896;
  • Pensieri aurei: giudizi della stampa, Bari 1896;
  • Il genetliaco del re Umberto: Scherzo poetico, tipi di V. Vecchi, Trani 1896; 
  • Agli ufficiali ed alunni del Convitto Nazionale V. E. II in Roma, Tip. forense, Roma, 1903; 
  • In solitudine. Voci ed echi, Tip. dell’Unione, Roma 1910;
  • Rabindranath Tagore. Liriche. Saggio di versioni di Carlo Spadei, s.n., Roma 1914.

 Perse

  • Versi, Maddaloni s. d. (ma 1891-1892).

Nota bibliografica

  • Angelo De Gubernatis, Dictionnaire international des écrivains du monde latin, Chez l’Auteur, Roma-Firenze 1905, p. 1356, a.v.;
  • Antonio Pagliaro, Don Carlo Spadei Rettore del Regio Convitto Nazionale “G. Bruno” di Maddaloni (dal 6 novembre 1885 al 2 febbraio 1891), Maddaloni, 20 marso 2017, https://sites.google.com/view/toninopagliaro/storia; 
  • Antonio Pagliaro, Guida del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” (ex Convento di S. Francesco d’Assisi) Maddaloni (CE) di Antonio Pagliaro, Maddaloni, 2015, pp. 14, 16, https://issuu.com/tonino00/docs/guidaconvitto;
  • Giuseppe Zangari, D. Carlo Spadei. Sacerdote, educatore, poeta, rettore, Grafiche Falcone, Squillace 2022.