Maiolino, Enzo

Enzo Maiolino [Santa Domenica Talao (Cosenza), 27 ottobre 1926 – Bordighera (Imperia), 11 novembre 2016]

Nasce dopo la partenza del padre Giovanni, di Papasidero, un sarto che emigra nella  Repubblica Domenicana, senza più farne ritorno. Nel 1937 la famiglia Maiolino, composta dalla madre Vincenzina Lamboglia, di Santa Domenica Talao, anche lei sarta e ricamatrice, e dal fratello Beppe (Giuseppe, in seguito fotografo e giornalista), lascia il paese natale per trasferirsi a Ventimiglia, dove Enzo frequenta la scuola d’avviamento al lavoro. Nel 1940, dopo il diploma, comincia a lavorare presso ditte locali, prima come apprendista e poi come impiegato. Di quel periodo sono i primi passi da pittore autodidatta, così come da autodidatta otterrà nel 1948 la maturità artistica; subito dopo inizierà a insegnare disegno ed educazione artistica nella scuola media, professione che eserciterà fino al pensionamento del 1981. Le difficoltà incontrate nell’essersi formato quasi esclusivamente da solo ne faranno un insegnante particolarmente attento, capace di mettersi sempre dal punto di vista dell’alunno, come testimoniano il suo capitolo sulla linoleumgrafia, nel volume di P. M. Abelardi, Educazione artistica per la scuola media (Torino, Lattes, 1969) e, negli anni ’80, un breve ma illuminante  manualetto pensato per i bambini, inedito: Giochiamo col Tangram
Dal 1945 abita a Bordighera, dove nel 1952 sposerà Lina Conrieri e dove nascerà la figlia Giovanna; vi  risiederà tutta la vita, eccettuati i periodi di insegnamento a Taranto e a Ceva. 
Dal 1946 al 1951 frequenta la scuola di Giuseppe Balbo, pittore, scultore e attivo promotore di importanti iniziative culturali a Bordighera, tra le quali il Premio di pittura (e poi di letteratura) «Cinque bettole» e la «Mostra di pittura americana» (vi espongono Pollock, Feininger, Rothko, Gorky…). Grazie ai nuovi stimoli, Maiolino matura i propri mezzi artistici e mostra una precoce inclinazione alla semplificazione formale che sente il bisogno di verificare attraverso un ulteriore consolidamento della propria preparazione: dal 1956 al 1958 torna allo studio dal vero, e se le prime prove si erano ispirate alla sintesi già presente nei Macchiaioli, in Casorati e in Morandi, ora sente in particolare l’influsso della lezione di Cézanne.
Del 1959 è la sua prima mostra personale, al Casinò di Sanremo, durante la seconda edizione dei «Lunedì letterari» diretti da Giacomo Natta, al quale Maiolino dedicherà nel 1984 Questo finirà banchiere. Ricordo di Giacomo Natta, per i tipi di Vanni Scheiwiller, in cui vengono raccolti i risultati di anni di ricerche bio-bibliografiche sull’amico scrittore.
Dopo il «triennio di verifica» si avvia a una progressiva bidimensionalità delle forme per campiture, a partire dai numerosi appunti presi dal vero che hanno per soggetto i borghi liguri, le loro facciate incastrate e sovrapposte, preferibilmente in prospettiva frontale, utilizzando la tempera, fino a pervenire ad esiti analoghi alla fase cubista di Mondrian, in modo del tutto autonomo rispetto ai percorsi dei pittori che vivono a Bordighera, o che la frequentano (tra questi Ennio Morlotti ma anche, tra gli altri, Guido Seborga, Joffre Truzzi, Antonio Porcheddu, più tardi Sergio Gagliolo, Sergio Biancheri).
Superando la fase costruttivista, perviene naturalmente all’astrattismo, in particolare attraverso l’opera grafica. Escono a breve distanza due cartelle di acqueforti: nel 1972 La casa nera, ovvero piccolo elogio del rigore geometrico, edita da Scheiwiller, con una poesia di Antonio Calderara (artista molto vicino alla sensibilità di Maiolino, conosciuto nella galleria Beniamino di Sanremo), mentre nel 1975 è la volta della cartella Blocchi liguri, dove affiancale sue opere a testi di amici poeti di grande levatura.
Si compie il processo di graduale e definitivo dissolvimento del dato reale. Il concretismo che ne consegue lo libera da ogni vincolo figurativo; la semplicità geometrica delle forme, anziché essere riduttiva, gli permette di indagarne le infinite possibilità combinatorie, anche grazie alla scoperta dei giochi del Tangram e dei Polìmini.
Il momento fondante dell’opera di Maiolino è  ormai quello dell’«ideazione», del progetto, che per molti anni avviene durante i soggiorni estivi a Castelvittorio. Dal piccolo borgo all’interno della Val Nervia torna ogni volta con piccoli collages in materiale di recupero, in diverse varianti coloristiche, ma che partono dal rapporto tonale in bianco e nero, dai quali trae i motivi compositivi. Il momento squisitamente artistico della progettazione viene tradotto con passione artigianale in varie tecniche (oli, acrilici, acqueforti, acquerelli, rilievi ed altri ancora) e in diversi formati, pur preferendo le piccole e medie dimensioni. 
Sono anni operosi: partecipa regolarmente all’annuale rassegna polacca Piccole forme grafiche, espone in numerose occasioni in Italia e all’estero, pubblica con editori raffinati, accompagnando sovente testi letterari (si ricordano in particolare le collaborazioni con il fraterno amico Luciano De Giovanni). Dagli anni Ottanta sue opere fanno parte della collezione Cernuschi Ghiringhelli. 
Nel 1993 il critico tedesco Walter Vitt scopre l’opera di Maiolino e ne promuove la conoscenza, prima attraverso diverse importanti mostre in Germania, poi con la pubblicazione del fondamentale catalogo dell’opera grafica che va dal 1950 al 2000. 
Intrattiene intensi rapporti con personalità dell’arte ma anche della letteratura (Carlo Betocchi, Francesco Biamonti, Guido Seborga, Oscar Navarro, Bruno Fonzi, Giacomo Natta, Luciano De Giovanni, per citarne solo alcune), documentati dal suo ricco carteggio.  A fianco dell’attività artistica si pone quella di appassionato ricercatore e «archivista», come per primo lo definì Ennio Morlotti. Cultore della memoria, pubblica vari interventi su riviste letterarie e con pazienti indagini raccoglie rari e citatissimi documenti inediti  riguardanti Amedeo Modigliani, raccolti in Modigliani vivo (1981). 
Mette con generosità a disposizione di studiosi ed appassionati (è attento e fedele amico di chi condivide con lui interessi e sensibilità) il suo notevole archivio e, pur con l’elegante discrezione che lo ha sempre contraddistinto, è un autorevole punto di riferimento della vita culturale del Ponente ligure.
Preziosa testimonianza della sua opera e della sua vita sono le «conversazioni» autobiografiche intrattenute nel 2014 con Marco Innocenti in Non sono un pittore che urla (2014).
Muore a novembre, appena compiuti novant’anni, dopo aver vissuto con rara coerenza di valori, ancora in piena attività artistica e di ricerca: già pronti i tradizionali biglietti augurali che invia puntualmente agli amici cari, ancora aperte le indagini su Giacomo Natta, poco dopo viene riedito il libro su Modigliani con il titolo Modigliani, dal vero (2016). (Luciana Lamberti) © ICSAIC

Opere

  • La casa nera, ovvero piccolo elogio del rigore geometrico, Cartella di sei acqueforti originali di Enzo Maiolino con una poesia di Antonio Calderara e altri testi, a cura di Vanni Scheiwiller, All’Insegna del pesce d’oro, Milano 1972.
  • Blocchi liguri, cartella di cinque acqueforti originali di Enzo Maiolino con poesie di D. Giorgi, L. De Giovanni, O. Navarro, C. Sbarbaro, R. Turci, presentazione di E. Di Martino, Edizione del Cento Internazionale della Grafica, Venezia 1975.
  • Modigliani vivo. Testimonianze inedite e rare, a cura di Enzo Maiolino, Fògola, Torino 1981.
  • Questo finirà banchiere. Racconti. Ricordo di Giacomo Natta, a cura di Enzo Maiolino, All’Insegna del Pesce d’Oro, Milano 1984.
  • Non sono un pittore che urla. Conversazioni con Marco Innocenti, Philobiblon, Ventimiglia 2014.
  • Modigliani dal vero, a cura di Enzo Maiolino, Genova, De Ferrari, 2016.

Nota bibliografica

Sulla figura 

  • Nel segno del tempo. Omaggio a Enzo Maiolino, «Bollettino della Associazione Culturale Comunità di Villaregia», IV-V,4-5, 1993-1994.
  • Enzo Maiolino, «La Riviera Ligure», XII, 35, maggio-agosto 2001.

Sull’opera 

  • Walter Vitt, Enzo Maiolino, 1950-2000Das druckgrafische Werk / Opera incisa e serigrafica,  Nördlingen, Münster 2000.
  • Geometrie in gioco. Enzo Maiolino, opere 2000-2007, a cura di Leo Lecci e Paola Valenti, De Ferrari, Genova 2007.
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