Manco, Floro

Floro Manco [Scalea (Cosenza), 10 ottobre 1875 – Barranquilla (Colombia) 13 settembre 1954]  

Nacque da Antonio e da Carolina Lamboglia, in una famiglia che possedeva una piccola flotta di pescherecci ed esportava acciughe sotto sale in Sudamerica. Quando era ancora poco più che un bambino, emigrò assieme a una sua sorella e al marito di lei, che si diressero in Brasile. Nel 1889, a Rio de Janeiro, partecipò d’istinto ai disordini che accompagnarono la destituzione dell’imperatore don Pedro II. Alcuni anni dopo entrò in conflitto con suo cognato e nel 1893, a 18 anni appena compiuti, decise di lasciare il Brasile e di recarsi a Buenos Aires. Nella capitale argentina, trovò lavoro in una fabbrica di sigari di proprietà di un suo zio. Nel tempo libero, assieme a un suo cugino, si dedicò alla fotografia, impadronendosi rapidamente della sua tecnica. Nel 1895 si sposò con Angelina Forgioni, da cui ebbe cinque figli.
Agli inizi del ’900, in seguito alla morte di sua moglie, decise di abbandonare l’Argentina e si recò in Venezuela, dove esercitò con successo il mestiere di fotografo, assieme all’amico Vincenzo Apicella, presumibilmente di origine salernitana. Il successo ebbe inizio quando fu chiamato come fotografo ufficiale della visita alla città colombiana di Cúcuta effettuata da Zoila de Castro, moglie del presidente del Venezuela Cipriano de Castro. I ritratti della primera dama diedero inizio alla sua fortuna, che egli coltivò esercitando il mestiere di fotografo itinerante assieme al fido Apicella, nei vari Stati della repubblica federale venezuelana. Si ha traccia della sua attività anche a Puerto Cabello (Estado Carabobo) e aTrujillo, piccola capitale dell’omonimo Stato.
Nel 1904, essendogli nota da tempo la morte di suo padre Antonio, che era emigrato a Barranquilla, in Colombia, dov’era diventato ottico e gioielliere, decise di abbandonare il Venezuela e di recarsi a Barranquilla, alla ricerca dei resti del padre. Passò da un Paese all’altro, portando con sé, oltre al fido Apicella, la sua pesante attrezzatura fotografica, sistemata su una piccola carovana di muli. Prima di arrivare a destinazione, fece una sosta nella piccola città colombiana di Ocaña, dove decise di vendere l’attrezzatura fotografica. A Ocaña fu accolto dai Grimaldi, anch’essi immigrati italiani, forse di origine salernitana o addirittura compaesani di Floro, uno dei quali era fotografo.
Giunto a Barranquilla, decise di aprire uno studio fotografico, che sarebbe diventato il più importante della città, essendosi reso conto di non avere in quel momento altra concorrenza che quella del suo amico Apicella, quando questi decise di mettersi in proprio. Ma, prima di realizzare il progetto, si recò negli Stati Uniti, per comprare un’attrezzatura fotografica più moderna e per conoscere e apprendere la tecnica cinematografica. Tornato a Barranquilla, diede inizio alla sua attività, lavorando come fotografo per la élite barranquillera. Il suo negozio vendeva non solo prodotti fotografici – era rappresentante della Kodak – ma anche radio olandesi (Philips) e tedesche (Ekophone). Alla fotografia, inoltre, si aggiunse anche l’ottica, una sua nuova passione.Ma Floro Manco è passato alla storia della cultura colombiana per esser stato un pioniere del cinema. Risale al 1914 un suo film-documentario sul Carnevale di Barranquilla, il primo prodotto filmico realizzato in quella regione, il cui successo economico lo spinge a dedicarsi anche alle compravendite immobiliari. Nel 1916 viene proiettato il docu-film De Barranquilla a Cartagena, che descrive un viaggio in automobile effettuato tre anni prima. Nel 1918 realizza un film commerciale, che propaganda i sigari prodotti dalla fabbrica La Fe, di proprietà dell’imprenditore di origine olandese Julio Gerlein. El Triunfo de la Fe è il curioso e polisenso titolo della pellicola, girata tra Puerto Colombia, Barranquilla e il Rio Magdalena. Protagonisti del film sono i fratelli Enrico, Gino ed Edoardo Salici, tre artisti italiani che componevano il Trio Salici, una compagnia di operette, che da anni calcava le scene anche in Spagna e in America Latina.
Sappiamo che nel 1922 Floro si recò di nuovo negli Stati Uniti, esattamente a Rochester, nello stato di New York, per studiare ottica presso la famosa azienda americana Bausch & Lomb Optical Company. Rientrato a Barranquilla, inaugurò alla fine di novembre il suo nuovo negozio di ottica, cui si dedicò in maniera quasi esclusiva per alcuni anni, pur senza abbandonare l’esercizio della fotografia.
Nel 1923, per incarico del generale Eparquio González, governatore del Dipartimento Atlántico, di cui è capitale Barranquilla, realizzò un ultimo film-documentario, in occasione della Coronación del poeta Julio Flórez, che avvenne nella piccola Usiacurí, dove il poeta si era ritirato dal 1909, per curarsi con le acque termali di quel villaggio. La grande cerimonia pubblica viene filmata pochi giorni prima della scomparsa di Julio Flórez, gravemente ammalato. 
Tra il 1927 e il 1928, approfittando di un periodo di grave inflazione, Floro si dedica nuovamente agli investimenti immobiliari. Nel 1930 risulta che abbia trascorso, come in altre occasioni, un periodo di vacanza in Italia, esattamente a Scalea, il suo luogo natio, dove continuava a disporre di una comoda casa di sua proprietà. 
Nel frattempo, la sua vita privata e sentimentale risulta piuttosto vivace. Dopo il primo matrimonio argentino, ha una relazione con Dilia Palacio, dalla quale ha altri tre figli. Successivamente, sposa Raquel Bermúdez Gutiérrez, dalla quale ha altri sette figli, da Emma (1919) a Dino (1940). Quest’ultimo è autore di una rassegna sulla comunità italiana di Barranquilla. Si ha notizia anche di altri suoi figli, Anibal e Guido, nati rispettivamente nel 1922 e nel 1936 da una relazione con Evelyn Donado.
Durante la seconda guerra mondiale, quando tutti i beni degli italiani residenti in Colombia vengono congelati, essendosi la Colombia accodata agli Usa dichiarando guerra all’Italia e alla Germania, Floro riesce a sottrarsi all’amministrazione fiduciaria dei beni da parte del Fondo de Estabilización del Banco de la República, avendo intestato tutto, nel 1939, alla moglie Raquel Bermúdez.
Nel dopoguerra continuerà a svolgere le sue molteplici attività economiche e culturali. Morirà quasi ottantenne nel 1954. (Vittorio Cappelli) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • José Nieto Ibáñez, Floro Manco. Pionero del Cine Documental Colombiano,  Ediciones Uniautonoma, Barranquilla 1997;
  • Dino Manco Bermúdez, Nuestro ancestros. Colonia italiana en Barranquilla, Man Comunicaciones, Barranquilla 2000;
  • Vittorio Cappelli, Nelle altre Americhe. Calabresi in Colombia, Panamà, Costa Rica e Guatemala,La Mongolfiera, Doria di Cassano Jonio 2004, p. 150;
  • Vittorio Cappelli, Tra “Macondo” e Barranquilla. Gli italiani nella Colombia caraibica dal tardo Ottocento alla Seconda guerra mondiale,«Altreitalie», 27, 2003 (traduzione spagnola in «Memoria & Sociedad», 20, 2006);
  • Testimonianza di Maria Elvira Dieppa, Barranquilla, 28 giugno 2003; 
  • José Nieto Ibáñez, Barranquilla en blanco & negro. Historia del séptimo arte en la ciudad. 1876-1935, tomo 1, Artes Graficas Industriales Ltda, Barranquilla 2005;
  • Gonzalo Restrepo Sánchez, Breve historia de los cineastas del Caribe colombiano, Universidad del Magdalena, Santa Marta 2019

Nota archivistica

  • Archivo del Banco de la República, Fondo de Estabilización, Bogotà.
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