Manfredi, Michele Maria

Michele Maria Manfredi (Catanzaro, 25 maggio 1820 – 28 febbraio 1902)

Nacque da Giuseppantonio, avvocato penalista, e Pasqualina Custo, figlia del proprietario di un’antica filanda risalente al XV sec. in Via Bellavista. Il padre, difensore di patrioti del processo di Catanzaro del 1823, amico e collega di Giuseppe Poerio, aveva seguito Napoleone Bonaparte in Russia ed era venuto in Calabria con Gioacchino Murat. Una sorella, Camilla, fu moglie del senatore Giuseppe Rossi e suocera del garibaldino Achille Fazzari; un’altra, Ottavia, convolò a nozze con il generale Emilio Pallavicini, legato all’episodio di Aspromonte, inviato a Catanzaro a debellare il brigantaggio; il fratello Cesare, avvocato, seguì le orme professionali paterne.
Ingegnere e architetto, Michele Manfredi fu una delle figure determinanti della storia di Catanzaro. Laureato a Napoli, nel 1845 era già consultato come perito di parte (atti dell’Intendenza) e agrimensore. Fu il primo a dare un reticolato stradale alla Calabria Ultra II. Oltre alla Catanzaro-Reggio Calabria, a lui si devono la strada provinciale Catanzaro-Crotone, la strada Catanzaro-Soverato con i ponti a doppio uso stradale e ferroviario, con il tunnel di Copanello e le varie strade consortili che collegano i paesi interni. Nel 1852 il vescovo De Franco gli diede l’incarico di ristrutturare dal punto di vista architettonico tutte le chiese della città, comprese le due di Gagliano e di costruire il campanile della Cattedrale per la sistemazione delle cinque campane preesistenti.
Direttore per un trentennio dell’ufficio comunale nel periodo postunitario stese il Piano Regolatore della città che trasformò la vecchia Catanzaro dalle strade anguste e tortuose in un centro urbano dignitoso. Sventrò Corso Vittorio Emanuele oggi Corso Mazzini e per creare spazio rientrò le facciate dei fabbricati preesistenti rifacendole in stile neoclassico, nel sistemare la strada costruì la gradinata a due bracci della Chiesa di San Giovanni. Tagliò parte della vecchia rocca normanna per creare una strada di circonvallazione (oggi via Carlo V) e innalzò la bella torre in stile medievale. Si interessò dell’azienda Gas (una delle prime nel Mezzogiorno) e dell’approvvigionamento idrico con l’acquedotto del Visconte, apportò migliorie al Teatro Comunale con la costruzione di camerini per gli attori, della sala di musica e con la ristrutturazione della facciata, in particolare del cornicione.
Fu tra i primi in Europa a utilizzare il cemento armato, progettò i palazzi più importanti del tempo, da palazzo Ruggiero Raffaeli a palazzo De Cumis, a palazzo Grimaldi e ad altri. Per i Marincola la filanda di via Turco (dove fu tessuto il damasco regalato nel 1881 ai sovrani d’Italia), oggi sede del Marca, e la filanda fuori le mura, vicino la fontana all’angolo di via Scalfaro e via Antonio Greco. Suoi collaboratori nello studio più importante della Calabria furono gli ingegneri Parisi, Froio e l’architetto Gigliotti. Per gli appalti delle strade si rivolse alle ditte Greco-Allegrini e Montuoro.
Promosse lavori antisismici come i torrioni di sostegno sotto la Cattedrale e impose l’obbligo di costruire case a un solo piano rialzato in zone vulnerabili (Fondachello, Catanzaro Sala, Catanzaro Lido). Di considerevole importanza sono la Villa Comunale detta Margherita per la visita della Regina, e il Cimitero con un progetto ambizioso: un giardino sterminato di tombe monumentali recintato da un susseguirsi di cappelle gentilizie che ne formano i muri perimetrali. Pavimentò le strade e diede decoro al quartiere Bellavista con ringhiere e lampioni. Previde la costruzione della Funicolare.
Collegò Catanzaro a Catanzaro Lido lungo la strada che passa dal ponte di ferro, entra nel centro storico e sbocca in Piazza Garibaldi. Dotò il villaggio marino di acqua e progettò il Camposanto (1871). A Gagliano prolungò il condotto nero. In Pontegrande il selciato e la fontana.
Il suo Piano Regolatore, definito dai posteri unico e completo, non fu portato a termine nel tratto Bellavista-Via Tripoli, collegate da un’ampia strada e opere architettoniche. 
Operò inoltre in tutte le province alla costruzione di palazzi e al restauro di vecchie chiese alle quali diede una facciata dignitosa.
Manfredi rimase nella memoria dei contemporanei soprattutto per la generosità: la sua casa di Bellavista era aperta ai poveri che quotidianamente venivano sfamati; così scrisse alla sua morte Evellino Marincola San Floro sul giornale «La Giostra» del 7 marzo 1902: «Solamente chi non conobbe in vita Michele Manfredi poté sottrarsi alla commozione più viva nel nunzio della sua morte. Quella fisionomia aperta e franca, quegli occhi così pieni di dolcezza da cui traspariva l’infinita bontà dell’anima erano fatti per conquistare. Io mi sentivo pervaso, avvicinandolo, da una tenerezza e da un rispetto quasi filiale, che egli mi ricambiava, di viva simpatia ed oggi nel ricordarlo avrei maggiore voglia di piangere che di parlare. L’architetto preclaro lascia il suo nome legato alle maggiori opere della nostra città, il cittadino ed il professionista resteranno esempio di virtù, di onestà, di decoro. Lasciò poi nel suo attivo morale un altro titolo: la povertà è il suo maggiore onore […] Egli morì come muore un giusto».
Alle imponenti esequie partecipò gente come non mai: il corteo andava dalla chiesa di San Francesco a Piazza Roma. «È morto come un soldato in guerra senza nessuna macchia al conto suo», scrisse  «Il Potere»).
La lapide della sua semplice tomba nel Cimitero cittadino così lo ricorda: «Nella vita, nell’ufficio, nella famiglia, saggio, alacre, generoso, integerrimo, il Comune pone a duraturo ricordo».
La città di Catanzaro gli ha dedicato una strada. Le pronipoti Rizzari hanno donato al Municipio un suo ritratto, olio su tela, dell’artista Francesco Coppoletta  (in arte Mastrofrà), fedele a una foto dell’epoca (Francesca Rizzari Gregorace) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Relazione del sindaco de Seta sull’amministrazione del municipio di Catanzaro, Tipografia Orfanotrofio, Catanzaro 1877;
  • Relazione del sindaco de Seta letta al Consiglio Comunale nella tornata del 10 ottobre 1878, Tipografia Orfanotrofio, Catanzaro 1878;
  • Enzo Zimatore: Catanzaro. Vicoli, strade, piazze, contrade, Antonio Carvello Editore, Catanzaro 1988;
  • Francesca Rizzari Gregorace, Michele Maria Manfredi, «Calabria Letteraria», LX, 4-9, 2012, p. 161;
  • Francesca Rizzari Gregorace, Pagine dell’Ottocento catanzarese. Da i ricordi della nonna, Ursini, Catanzaro 2008;
  • La morte di D. Michele Manfredi, «Il Potere», IX, 15;
  • Evellino Marincola San Floro, «La Giostra», VIII, 8, 7 marzo 1902;
  • «Il Potere, IX, 15.

Nota archivistica

  • Archivio del Comune di Catanzaro, Verbali del Consiglio Comunale;
  • Archivio della Provincia di Catanzaro, Verbali del consiglio provinciale;
  • Archivio di Stato di Catanzaro, Documentazioni e progetti.
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