Manfredi, Paola

Paola Manfredi [Soverato (Catanzaro), 11 settembre 1903 – Milano, 1 novembre 1965]

Quarta di nove figli, registrata allo Stato Civile con i nomi di Paolina Francesca, nasce da Giovanni, applicato ferroviario, e dalla gentildonna Teresa Ruffo. La madre appartiene a una famiglia che associa al nome un importante ruolo nelle lotte antiborboniche: è suo diretto parente Gaetano Ruffo, uno dei 5 Martiri di Gerace. Paola vive la sua infanzia a Bovalino, paese di origine della famiglia, e dopo le scuole di base, prosegue gli studi al ginnasio-liceo classico «Pasquale Galluppi» di Catanzaro. Conseguita la licenza liceale nell’anno scolastico 1921-1922, avrebbe voluto iscriversi alla Facoltà di medicina ma il suo desiderio viene contrastato dalla famiglia che non ritiene la professione medica «dignitosa per una donna».
Si iscrive quindi alla facoltà di Chimica dell’Università di Messina dove si laurea nell’anno accademico 1929-1930 con una tesi su «Insulina e sintalina», con il prof. Gaetano Martino, futuro docente di Fisiologia e ministro degli Esteri. L’anno dopo supera gli esami di Stato all’Università di Pisa (al tempo non era consentito sostenerli nell’ateneo in cui si era laureati). Partecipa a un concorso per titoli ed esami indetto dalla Amministrazione provinciale di Cosenza e agli inizi degli anni Trenta viene assunta come Assistente della sezione Chimica del Laboratorio provinciale di Igiene e profilassi.
Nel 1927 si iscrive al Partito nazionale fascista e nel 1932 al Sindacato. 
Nel 1936 sposa l’architetto Mario Ferrari, figlio del noto pittore montaltese Rocco Ferrari che, allievo di Perricci, aveva lavorato agli affreschi del Duomo di Napoli e del Quirinale a Roma. Anche la famiglia Ferrari ha un passato antiborbonico: Nicola, padre di Rocco partecipa ai moti di Cosenza, scontando vari mesi di carcere come prigioniero politico, ricevendo per questo dal nuovo Stato italiano la borsa di studio che permetterà al figlio Rocco di frequentale l’Accademia di pittura a Napoli.  
Dopo la nascita, nel 1938, dell’unico figlio Rocco Carlo, futuro architetto come il padre, continua il suo lavoro nella sezione chimica del Laboratorio provinciale di igiene senza mai trascurare la famiglia e il suo ruolo di madre. Promossa vicedirettore già nel 1937, affronta il periodo della seconda guerra mondiale con tutti i suoi drammi conducendo la famiglia anche in assenza del marito che è stato richiamato alle armi, senza mai trascurare il lavoro.
Nel 1940 s’iscrive all’Albo professionale dei chimici, e dal 1942, l’assenza per malattia dal Laboratorio del direttore (proseguita per tutto il periodo bellico) la porta a esercitare di fatto la funzione dirigenziale dell’Istituto di Igiene negli anni più duri della seconda guerra mondiale.
Dopo il primo devastante bombardamento di Cosenza del pomeriggio del 12 aprile 1943 a opera della Royal Air Force inglese che causò 70 vittime civili, numerosi feriti e ingenti danni, si trasferisce con il figlio in una casa rurale sulla strada per Mendicino. Nonostante la distanza di oltre 3 chilometri da compiere interamente a piedi due volte al giorno, con un comportamento che si potrebbe definire eroico, continua a garantire per vari mesi (fino alla fine di settembre 1943) la sua presenza quotidiana, permettendo al Laboratorio di svolgere la sua opera di sorveglianza particolarmente importante soprattutto in quel periodo critico.
Nel Ventennio partecipa ai riti di regime solo per quella parte imposta ai pubblici dipendenti, rimanendo critica verso il fascismo. Infatti, nel 1945 il ruolo da lei esercitato nei duri anni di guerra le viene riconosciuto con la nomina a Direttore (il termine Direttrice era ancora poco usato) del Laboratorio chimico di igiene della Provincia di Cosenza, tra le prime donne al Sud, in quegli anni, a ricoprire un incarico direzionale di responsabilità. Donna dalla parola dolce, lenta, persuasiva e il portamento elegante, continua con fermezza e capacità a dirigere le attività di sorveglianza che il laboratorio svolge, il controllo sulla qualità del cibo e la potabilità dell’acqua sull’intero territorio della Provincia. A Cosenza rimane per molti anni una delle pochissime donne, forse l’unica, con una importante funzione direttiva di una struttura fondamentale per il benessere sociale e la protezione della salute della popolazione.
Al lavoro di chimico e ai doveri della famiglia aggiunge un suo impegno personale esercitando per molti anni il ruolo di Consigliere dell’Ordine dei Chimici della Calabria.
In considerazione del lavoro svolto, viene invitata a trasferirsi a Roma all’Istituto superiore di Sanità; e successivamente le viene offerta la direzione del Laboratorio chimico di igiene, da impiantare a Tripoli, nella Libia resa indipendente e in quegli anni governata da un regime monarchico: ruoli che si vede costretta a rifiutare per gli impegni che la legano alla famiglia.
Non lascia il suo posto di lavoro, anche quando, nel 1955, viene colpita da una grave forma tumorale. Operata, infatti, riesce a resistere alla malattia per dieci anni, fino all’improvviso ricomparire del male.
Muore a Milano all’età di 62 anni, restando fino alla fine direttrice del “suo” Laboratorio.
Tra le poche donne laureate in una materia scientifica, tra le prime a ricoprire un ruolo direttivo in una struttura pubblica di particolare importanza e delicatezza, ha rappresentato una delle prime figure di donna impegnata nella professione in ruoli apicali, in anni in cui – almeno nel Mezzogiorno – era raro trovarne. Per oltre trent’anni ha svolto il suo lavoro con efficacia e competenza riconosciute generalmente, operando in difesa e salvaguardia della salute e del benessere alimentare della popolazione della vasta Provincia di Cosenza.
Il ritratto che pubblichiamo, è stato realizzato nel 1946 da Peter Recherm un pittore tedesco di buona mano che – rientrando dall’Africa dopo un periodo di prigionia – per qualche tempo si era fermato a Cosenza. (Leonilde Reda) @ ICSAIC 2020

Nota archivistica

  • Comune di Soverato, Registro degli atti di nascita, atto n. 24, 15 settembre 1903.
  • Comune di Milano, Atti di morte, atto n. 1998, registro 2, parte 2, serie B, anno 1965.

Nota

  • Si ringraziano l’architetto Rocco Carlo Ferrari e l’ufficiale dello Stato Civile del Comune di Soverato, Patrizia Ursino: la loro collaborazione ha consentito di ricostruire puntualmente la biografia.
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