Mantica, Francesco

Francesco Mantica (Reggio Calabria, 23 dicembre 1875 – Roma, 19 maggio 1970)

Compositore, musicologo e direttore della Biblioteca di Santa Cecilia. Ebbe la prima formazione musicale a opera del padre, Ignazio, a sua volta compositore. Dedito nella prima parte della sua vita agli studi classici, li compì a Reggio Calabria all’età di 18 anni. Si spostò quindi a Roma, dove seguì i corsi del Liceo musicale S. Cecilia, conseguendo nel 1901 il diploma di composizione sotto la guida di Stanislao Falchi. 
Già durante gli studi si segnalò come allievo brillante ottenendo vari riconoscimenti. Nel 1898 con due sue composizioni – Teneramente qui dentro mi suona (per canto e pianoforte) e Mentre che la speranza ha fior del verde(gavotta per piano) – ottenne la medaglia d’oro e menzione onorevole al VI Concorso musicale bandito dal Circolo Bellini di Catania. Nel 1900 diresse un concerto di beneficenza al Teatro Garibaldi di Reggio Calabria proponendo in versione orchestrale due movimenti di un suo Quartetto: l’Andante cantabile e lo Scherzo. Nel gennaio del 1901 diresse un concerto al Teatro La Munizione di Messina.         
Nel 1907 si sposò con Chiarina Elvira Ruinero, dalla quale ebbe due figli: Giuseppe ed Elsa. Agli inizi di carriera svolse spesso attività di maestro sostituto apparendo nel 1903 e 1904 nei cartelloni delle stagioni liriche del Teatro Adriano di Roma. Fino al 1922 la sua attività principale fu comunque quella di compositore con un notevole numero di suoi lavori eseguiti di frequente. La stampa diede molto risalto all’esecuzione a Roma, il 18 gennaio 1905, della Sonata per piano e del Quartetto in do minore per due violini, viola e violoncello che, un paio di mesi dopo, il 18 marzo 1905, fu eseguito dal Quintetto di corte a Palazzo Margherita, alla presenza della Regina Madre. Nell’aprile dell’anno successivo presso la sala Umberto I della Reale Accademia Filarmonica Romana si tenne un concerto dedicato per intero alle nuove composizioni da camera di Mantica. In quell’occasione venne eseguita per la prima volta una delle sue composizioni più riuscite, la Sonata per violino e pianoforte, così come la Suite per pianoforte e altre liriche per canto e pianoforte.
Al suo inserimento negli ambienti culturali e musicali romani e all’avvio di carriera avevano contribuito con ogni probabilità sia il ruolo svolto dal fratello maggiore Giuseppe, che fu segretario del Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, sia l’appoggio di un direttore d’orchestra quale Bernardino Molinari, suo compagno di studi al Liceo di S. Cecilia. Molinari, che era direttore artistico del Teatro Augusteo di Roma, inserì nel dicembre 1912 nel programma di un importante concerto, che prevedeva la partecipazione del famoso organista francese Charles Widor, l’esecuzione del già citato Andante cantabile e Scherzo per orchestra che riscosse grande apprezzamento da parte del pubblico.
In quello stesso anno la Commissione Permanente per l’Arte Musicale, presieduta da Arrigo Boito e composta dai maestri Mascagni, Falchi, Gallignani e D’Atri, si pronunciò all’unanimità in favore di un finanziamento per la pubblicazione delle Prime fioriture del melodramma italiano curata da Francesco Mantica. Fu così realizzata nel 1912 la riproduzione in facsimile della Rappresentazione di Anima e di Corpo di Emilio de’ Cavalieri. A distanza di molti anni, nel 1930, farà seguito un secondo volume con la riproduzione in facsimile de Le nuove musiche di Giovanni Caccini.
Nel 1922 altre sue composizioni, i Tre canti d’amore (O maggio profumato, Estasi, Baci) per canto e orchestra, furono eseguite al Teatro Augusteo a fianco a opere di Respighi. Nello stesso teatro in quel periodo venivano proposte molte musiche di autori italiani quali Sgambati, Martucci, Bossi, Casella, Pizzetti. 
Nel 1917 Mantica fu eletto componente della Commissione musicale della Società degli Autori. A partire dal 1920 venne nominato direttore della Biblioteche Accademica e Governativa di Santa Cecilia. Potrebbero essere state le incombenze del nuovo incarico a far sì che la sua attività di compositore si diradasse da quel momento in poi. Come bibliotecario favorì l’incremento degli studi critici e analitici sulla musica diffondendo tra i giovani il gusto della cultura musicale. In un numero del 1929 della rivista “Mom Mus” Mantica viene descritto come «un omino della Calabria antica, con la modestia di un professore di calligrafia e la signorilità di un proprietario di un castello».
Nel periodo a ridosso della Seconda guerra mondiale molte musiche di Mantica furono con frequenza eseguite in varie città della Puglia, dove fu anche chiamato come componente di giuria in concorsi pianistici. Nel 1937, in occasione delle manifestazioni a Bari per il centenario dell’esecuzione del Giuramento di Saverio Mercadante, fu invitato a tenere il discorso celebrativo. Tra gli anni 1942 e 1967 a Bari, Foggia e Lecce furono presentate molte sue nuove composizioni e trascrizioni. Nell’aprile del 1954, in un concerto tenutosi a Bari nella Basilica di San Nicola, vi fu la prima esecuzione assoluta di tre composizioni di Giacomo Carissimi (Militia est vita hominisSurgamusSuscitavit Dominus) scoperte da Mantica in Germania poco tempo prima.
Nel 1938 una canzone di Mantica dal titolo Sona catarra, su parole di Luigi Aliquò Lenzi, fu pubblicata a Reggio Calabria in una raccolta intitolata La canzone calabrese. Fu l’inizio del coinvolgimento del compositore in un processo di rivalutazione delle tradizioni musicali popolari. Nel 1944 fu invitato dal sindaco di Reggio Calabria, Pietro Andiloro, a far parte del Comitato d’onore della “Settembrata calabrese”, istituzione regionale finalizzata alla valorizzazione della cultura, dell’arte e del folklore della Calabria attraverso manifestazioni, mostre, concorsi, pubblicazioni. Nell’aprile del 1945, in contemporanea alla Liberazione e alla fine della guerra, usciva il numero unico della Settembrata calabrese, di circa ottanta pagine, contenente ventisei canzoni originali di musicisti e poeti. Mantica, oltre ad un ampio articolo introduttivo dal titolo Per la nostra canzone popolare, pubblicò all’interno del volume la canzone in vernacolo Eu t’amu. La ripresa dei contatti con la città natale e con le tradizioni locali gli diede modo di comporre altre canzoni popolari e di tornare con frequenza in Calabria, sia in veste di ospite di eventi musicali che di organizzatore, con il coinvolgimento di musicisti quali Alfonso Rendano e Alessandro Longo.
Tra i riconoscimenti ottenuti da Mantica vi è, alla morte di Francesco Cilea, il conferimento della presidenza onoraria della Società «Amici della Musica» di Reggio Calabria nei cui cartelloni apparvero spesso sue opere quali i Quattro ghiribizziFesta di maschereTema e variazioni per pianoforte, Due canzoni spagnole per canto e pianoforte.
Nel 1948 fu collocato a riposo da direttore della Biblioteca di Santa Cecilia e fu chiamato a dirigere il Liceo musicale “Rosati” di Roma, dove tenne anche una cattedra di armonia rimanendo attivo fino ad età avanzata. Continuò anche la sua attività di recupero di opere del passato che nell’aprile del 1954 culminò nella prima esecuzione dell’Ode per il giorno di Santa Cecilia di Händel, diretta da Vittorio Gui nell’ambito dei concerti dell’Accademia. Egli ne aveva curato la traduzione ritmica e l’elaborazione del testo musicale.
Nel 1956 Mantica fu nominato dal Ministero Ispettore bibliografico per i fondi musicali esistenti nelle biblioteche e nelle raccolte pubbliche e private della Repubblica. Sue composizioni continuarono ad essere eseguite a Roma e in molte altre città italiane. Nel marzo del 1959 la sua rielaborazione e interpretazione delle Lamentaziones Jeremiae Prophetae di Emilio de’ Cavalieri per soli, coro e organo, avrà la prima esecuzione in Campidoglio e sarà poi ripetutamente eseguita all’Angelicum di Milano, all’Accademia “Stefano Tempia” di Torino e trasmessa da Radio 3.
In settembre 1967, tre anni prima della morte avvenuta nel 1970, vi fu la prima esecuzione assoluta nella Basilica di Massenzio a Roma della sua Rapsodia Calabra per orchestra e voce di tenore, opera che riprende vari canti popolari calabresi in parte dimenticati. 
Come compositore la critica riconobbe a Mantica eleganza di scrittura e chiarezza di idee musicali, ma non grande originalità. Più apprezzata, anche all’estero, la sua attività di musicologo, in particolare per la riscoperta di opere del passato, così come la sua attività di direttore di biblioteca che lo evidenziò come abile operatore culturale.
Fu nominato cavaliere ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia e accademico di S. Cecilia.

Nota bibliografica

  • Attilio Gallo Cristiani, Musicisti di Calabria, presentazione del Maestro Francesco Mantica, Tip. Francesco Chiappetta, Cosenza 1949
  • Maria Grande e Gaetano Pitarresi (a cura di), Francesco Mantica e il “Risorgimento civile” degli italiani, Atti del Convegno di Studi, Reggio Calabria 6-7 ottobre 2006, Laruffa, Reggio Calabria 2009
  • Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti. Le biografie, Vol. IV, UTET, Torino 1986

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