Mantica, Giuseppe

Giuseppe Mantica [Reggio Calabria, 29 giugno 1865 – Ariccia (Roma) il 24 giugno 1907]

Nacque da Ignazio e Antonia Vernì, nobile e cospicua famiglia di Reggio Calabria. Conseguì la licenza liceale “d’onore” al Liceo «Tommaso Campanella» della città natale, quindi si trasferì a Roma dove nel 1887 si laureò in Giurisprudenza e l’anno dopo in Lettere e filosofia. Entrò subito nella Pubblica amministrazione. Vinse dapprima un concorso come impiegato al ministero delle Finanze, e poi, sempre per concorso, passò come funzionario a quello della Pubblica istruzione, nella Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti. Apprezzato collaboratore del direttore generale, il senatore Giuseppe Fiorelli, gli vennero assegnati delicati incarichi. Fece parte, quindi, fell’alta burocrazia ministeriale. Fu segretario particolare e poi capo di gabinetto del ministro Guido Baccelli e successivamente del ministro Alfredo Buccarini al tesoro. Pur dimostrando passione e grandi capacità nel proprio lavoro, diviso com’era fra politica e attività letteraria (era ancora studente quando apparvero i suoi primi scritti che furono accolti con generale favore), si dimise dall’incarico ministeriale e passò all’insegnamento. Fu docente di estetica e stilistica nell’Istituto Superiore Femminile di Magistero di Roma dove fu collega di Luigi Pirandello, ma abbandonò presto la scuola per la carriera politica. All’età di 35 anni, con voto plebiscitario, fu eletto deputato nel collegio di Cittanova una prima volta nel 1900 e poi nel 1904 con il 59 per cento dei suffragi, avendo la meglio sull’insidiosa candidatura dell’avvocato Giovanni Alessio (questi fu eletto deputato alle lezioni suppletive seguita all’inattesa morte di Mantica). Nelle ultime elezioni ebbe come avversario anche Enrico Ferri, tra i dirigenti nazionali più importanti del Partito Socialista.
Liberale, alla Camera assunse posizioni filogovernative. Fece parte di diverse commissioni parlamentari e fu relatore in alcuni disegni di legge. Era vicino a Giolitti e intervenne molte volte in aula, rivelandosi deputato molto zelante e competentissimo, oltre che oratore forbito. A questo proposito sono considerati notevoli alcuni discorsi da lui pronunciati sul bilancio della Pubblica Istruzione e sulla crisi agricola che immiseriva l’intera Calabria Calabria e specialmente nella zona oleifera del circondario di Palmi, per la quale sollecitò provvedimenti eccezionali e urgenti, sia per migliorare le condizioni dell’agricoltura sia per ridurre ad eque proporzioni le imposte. In Parlamento sollecitò anche l’istituzione di ginnasi (uno a Palmi) e scuole superiori in diverse regioni e s’impegnò per il miglioramento della strada statale Gioia Tauro-Cittanova.
Nonostante l9’impegno politico concreto a favore della sua regione, fu soprattutto uno scrittore, poeta e novelliere, un brillante conferenziere, nonché un critico e traduttore (tradusse molto da Schiller, Heine, von Platen, Holderling). «I suoi lavori – scrive Domenico Coppola – sono spesso pervasi da un umorismo fine che lo caratterizzava accostandolo al tedesco Heine; però l’umorismo del tedesco era cauto e penetrante mentre quello del nostro era più mite sereno e sfumato, facendolo avvicinare al Giusti e all’Ariosto».
Scrisse di lui Giuseppe Michele Ferrari, filosofo e pedagogista calabrese docente universitario, che gli fu compagno alla Sapienza: «L’arte sua è tutta di sentimento, tutta vera, perché nasce dal cuore; lo stile è semplice, l’espressione è sincera, l’ispirazione e fresca perché attinta alla natura inesauribile … quando descrive le attrattive della campagna allora egli sogna con un senso di ineffabile energia la patria terra e le sue poesie sulla Calabria hanno la potenza di commuovere ogni anima, di riempirla di amabile dolcezza».
Pubblicò numerose opere tra cui Scanderberg, poema in ottava rima a cui è legata in gran parte la sua fama; al suo apparire fu fatto segno di un’entusiastica accoglienza dei critici, primi fra i quali il Chiarini, solitamente molto restio alle lodi, e il Nencioni.
Nel corso del secondo mandato parlamentare si ammalò. I problemi di salute ne limitarono i movimenti e l’attività Nel 1906, quindi, si trasferì nella zona dei Castelli romani, stabilendosi nel villino Remiddi di Ariccia, dove la morte lo colse ancor giovane, a 42 anni, il 24 giugno 1907. Il giorno dopo giorno fu commemorato alla Camera da Alfredo Baccelli, Giuseppe De Nava e Roberto Galli. La sua salma, dapprima trasferita a Roma dove fu omaggiata dalla Società degli autori italiani di cui era vicepresidente, il 27 successivo fu trasferita a Reggio Calabria dove è sepolta. Sue commemorazioni si tennero nel 1907 al Consiglio Comunale di Reggio (Biagio Camagna) al Consiglio Comunale di Cittanova (Antonino Raso) e l’8 giugno 1913 al Teatro Nazionale di Roma da Pietro Chimienti. Nel dicembre 1907, la «Rassegna Calabrese» gli dedicò un numero speciale..
Ancora molti anni dopo, il 25 febbraio 1933, commemorandolo alla Biblioteca Comunale di Reggio nell’ambito della «Cattedra di Storia Letteraria Calabrese», Vincenzo Silipigni,  ebbe a dire di lui: «La sua vita breve non fu che un brillante e rigoglioso frammento di genialità. La sua varia e multiforme opera di letterato in una vita dolorosamente breve, altamente onora l’uomo, lo scrittore e la patria che gli diede i natali!». 
Lasciò inedite alcune conferenze tra cui Il Destino e le Profezie e Il Comico nella Divina Commedia. Numerosi suoi scritti sono apparsi nel settimanale «Ariel», pubblicato da un gruppo di intellettuali, tra cui Pirandello e Ugo Fleres, che si riunivano in una sorta di cenacolo in Casa di Mantica a Roma, in  diverse antologie, giornali letterari («Ateneo italiano», «Germinal», «Gran Mondo», «Roma letteraria»,  e altri ancora), e numeri unici. Come ricorda Carmela Galasso, «non apprezzò il Decadentismo, di cui diede un’interpretazione ironica nel volume  Zoologia letteraria contemporanea (Fauna Italiana). Apprezzò, invece, Carducci e il poeta catanese Mario Rapisarda, ma giudicò negativamente Giovanni Verga, Luigi Capuana, Edmondo De Amicis e lo stesso Manzoni».
Un suo busto, opera dello scultore Concesso Barca, si trova nella Biblioteca comunale De Nava di Reggio Calabria. (Pantaleone Andria) © ICSAIC 2020

Opere

  • Il Visionario (traduzione), E. Perino, Roma 1884; 
  • Scanderbeg. Poema profano, Stab. tip. della Tribuna, Roma 1886, rist anastatica, Marco, Lungro 1989;
  • Zoologia letteraria contemporanea. Fauna italiana compilata dal professor Vespa, E. Perino, Roma 1886;
  • La novella di Giorgietta (traduzione dal francese), Roma, 1887-1888;
  • Fortezza. Novella in versi per le nozze Baccelli-Bracci, Stabilimento tipografico italiano, Roma 1890;
  • Specchio. Versi, Cappelli, Rocca S. Casciano 1892 (poi 1897);
  • A me i bimbi. Versi, E. Voghera, Roma 1893;
  • La coda della gatta,  Bontempelli, Roma 1893; II edizione Napoli 1903;
  • Rime gaje, E. Voghera, Roma 1894.
  • Il cece. Storiella pei giovanetti, con illustrazioni di C. Sarri, R. Bemporad e Figlio, Firenze 1898.
  • Giovanni Merlino umorista, Tip. Pierro, Napoli 1898; 
  • Diego Vitrioli latinista, Circolo calabrese,  Napoli 1899; 
  • Pater. Melodramma in un atto. Roma Teatro Quirino stagione lirica giugno 1899, Tip. Gerardo Majella, Tivoli 1899.
  • Il figurinaio. Novelle illustrate da Ettore Ximenes, Treves, Milano 1900;
  • XXI agosto. Commemorazione dell’entrata di G. Garibaldi a Reggio Cal.,Tip. Morello, Reggio calabria 1901)
  • Di passaggio. Schizzi, Niccolò Giannotta Tip. Edit., Catania 1903;
  • Sulla crisi agricola del Circondario di Palmi, Palmi 1904;
  • Discorso agli elettori del collegio di Cittanova (30-10-1904) Tip. D’Andrea, Reggio Calabria 1904;
  • Il quadro nero. Conferenza letta a Firenze, a Salerno, a Prato, Tip. della Scena illustrata, Firenze 1905.

Nota bibliografica

  • Giuseppe Michele Ferrari, Scritti varj, Vol. I, Società editrice Dante Alighieri, Roma 1899, p. 237;
  • Atti Parlamentari, Camera dei deputati, Discussioni, 25 giugno 1907;
  • Biagio Camagna, Per Giuseppe Mantica, Tip. Morello, Reggio Calabria 1907; 
  • Antonino Raso, Commemorazione del prof. avv. Giuseppe Mantica deputato al Parlamento fatta nella tornata del 7 luglio 1907 del Consiglio comunale di Cittanova, Tip. G. Lopresti, Palmi 1907;
  • Vincenzo Marano Attanasio, «Gran Mondo», 30 giugno 1907;
  • Luigi Pirandello, Giuseppe Mantica, «Il Marzocco», 30 giugno 1907, p. 3
  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti, Gli scrittori calabresi. Dizionario bio-bibliografico, vol. II, Giuseppe Mantica, Reggio Calabria 1955, ad vocem.
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, p. 326;
  • Antonio Orlando, il collegio elettorale del mandamento di Cittanova, in Rocco Lentini (a cura di), Un paese del Sud. Cittanova 1618-1948, Istituto Ugo Arcuri, Cittanova 2005, pp. 122-123;
  • Antonio Carrannante, ManticaGiuseppe, in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 69, Roma 2007;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 277-278; 
  • Domenico Coppola Profili di calabresi illustri, Pellegrini, Cosenza 2010, pp. 81-83.
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