Marelli, Enrica

Enrica Marelli [Monza (Milano), 15 maggio 1925 – Mormanno (Cosenza), 2 settembre 2013]

I suoi genitori erano Gaetano, esercente, titolare dell’antico Caffè Marelli a Monza, e Ida Cazzaniga, casalinga. Primogenita di due figli (l’altro era Sergio, nato nel 1928), visse la sua infanzia nel quartiere denominato «Isola di San Pietro» della città briantea, all’epoca appartenente alla provincia di Milano.
Dimostrò predisposizione per gli studi, conseguendo il diploma di insegnante presso l’Istituto magistrale delle Suore Canossiane a Monza quando già era in corso la seconda guerra mondiale, evento della storia che la segnò in modo indelebile per via della tragica uccisione del padre, vittima a causa di un errore di persona delle vendette trasversali dei giorni caotici successivi alla liberazione pur non essendo stato mai schierato, proprio nel giorno in cui Enrica avrebbe dovuto festeggiare il suo ventesimo compleanno: «Io, per quell’errore, non ho mai avuto venti anni», scrisse tempo dopo nel suo lavoro intitolato Tutti gli uomini di Henriette.
Enrica, già poco prima dell’inizio della guerra, quando ancora studiava presso l’istituto religioso, aveva seguito un corso da crocerossina che si teneva nel giardino di una palazzina contigua al Tribunale e venne notata da un giovane funzionario calabrese, Ermanno Russo, che se ne innamorò. Ma anche lui venne chiamato a servire la patria, inviato quale ufficiale sul fronte italo-francese, tra Imperia e Nizza. Frattanto, lei rimase a Monza assieme alla madre e al giovane fratello. Terminato il conflitto bellico, Ermanno riprese servizio in Tribunale e iniziò a frequentarla. Il 7 febbraio del 1948 si sposarono e dopo alcuni mesi, quando lei aveva iniziato da poco a fare supplenze nelle scuole e poi la segretaria in uno studio medico, si trasferirono in Calabria, essendo stata accolta la domanda di trasferimento a suo tempo inoltrata da Ermanno presso la Pretura di Scalea, località non distante da Mormanno, suo luogo di origine.
Vissero a Scalea dal 1948 al 1955, e nella cittadina tirrenica nacquero i loro due figli, Patrizia e Alberto. In quegli anni Enrica si dedicò quasi esclusivamente alla famiglia e i suoi componimenti poetici o di narrativa risalenti anche agli anni precedenti il matrimonio rimasero annotati solo su alcuni quaderni.
Nell’intento di assicurare ai figli un migliore futuro, seguì il marito a Sanremo, dove si era reso libero un posto di funzionario al Tribunale della città dei fiori, località che aveva frequentato durante la guerra. È qui che cominciò a rielaborare i suoi vecchi lavori mai pubblicati e iniziò a scriverne di nuovi.
Alla fine degli anni Settanta, a seguito di dissapori con il marito, decise però di tornare a Scalea, nella Calabria che la aveva affascinata durante i primi anni di matrimonio. Qui volle essere subito attiva, si mise a scrivere e a portare il suo contributo alla comunità locale organizzando incontri e serate letterarie assieme ad Alessandra Cialli-Mezzaroma, lombarda come lei e coetanea, animata da interessi comuni, che viveva a Scalea da molti anni dopo aver sposato un farmacista. Si ricongiunse col marito quando questi andò in pensione, ma solo per poco tempo, poiché scomparve nel 1987, nella casa di Scalea. 
Rimase sola ancora una volta e volle elaborare la perdita impegnandosi più intensamente nelle sue passioni culturali. Riprese a frequentare Sanremo, entrando nel cuore culturale e nei salotti che contavano della cittadina ligure, frequentando intellettuali, scrittori, musicisti, giornalisti, noti e meno noti di quel periodo che amavano trascorrere periodi di vacanza sulla riviera ligure, soprattutto nel periodo invernale. Quelle sue frequentazioni la arricchirono interiormente e le diedero la spinta per le sue iniziative nel campo letterario e per i tanti interessi che erano rimasti sospesi per molto tempo, stabilendo intensi rapporti di amicizia che in seguito si rivelarono importanti quando decise di stabilirsi definitivamente a Scalea, nei primi anni novanta.
Iniziò a pubblicare i suoi lavori, sia di poesia che di narrativa (ma si interessò anche di cucina e curò anche testi scolastici) e poi, nel 1993, iniziò a dare forma all’idea di un premio letterario nazionale denominato «Città di Scalea» al quale avrebbero potuto partecipare esclusivamente solo autori che esercitavano l’attività giornalistica, un premio che si differenziava da tutti gli altri proprio per questa peculiarità. Nella stesura di questo ambizioso progetto venne affiancata da Enrico Esposito, docente e storico, dalla docente Flora Delli Quadri, dal poeta e artista Giuseppe Cupìdo, dal critico letterario Stefano Lodi, nonché dal sindaco dell’epoca, Francesco Pezzotti. Per la prima edizione, tenutasi nel 1994, risposero autori e case editrici in misura ben superiore a quanto previsto, le presentazioni si susseguirono da inizio primavera a fine estate e le giurie dei lettori erano sempre impegnate nella valutazione dei testi. Vinse Claudio Marabini, che era anche un autorevolissimo critico letterario, con I sogni tornano
Nomi di primissimo piano del panorama letterario nazionale e internazionale diedero lustro al Premio durante gli anni in cui si svolse: Alberto Bevilacqua (vincitore di due edizioni), Igor Man, Ilario Fiore, Ettore Masina, Gabriele Romagnoli, Franco Piccinelli, Gaetano Savatteri, Mario Baudino, Giuseppe Pederiali, Giorgio Calcagno, Fulvio Tomizza, Mauro Minervini, Nico Orengo, Ugo Barbàra, Maria Teresa Cometto, Glauco Maggi, Stefano Ventisette, Patrizia Carrano, Paolo Ruffilli, Anacleto Verrecchia, Tim Parks, Stefano Lodi e molti altri. L’evento, che ebbe non poca risonanza nel panorama letterario italiano, si ripeté sino al 2005, quando l’amministrazione comunale subentrante decise di non sostenerlo più con contributi finanziari.
È stato questo il periodo in cui la Marelli, attraverso le sue pubblicazioni assurse anch’essa all’attenzione dei lettori e della critica (con la raccolta di poesie 1990 e oltre si classificò seconda al Premio nazionale Cesare Pavese nel 1992). Nei suoi lavori vicende e personaggi divenuti importanti nella sua vita, emozioni e sensazioni intime, i luoghi che le erano rimasti dentro, tra i quali spiccava Scalea, cittadina alla quale ha dedicato la raccolta di poesie Giardino mediterraneo, versi di estrema sensibilità per un luogo che ha adottato e l’ha adottata, «riuscendo a coglierne i frammenti più autentici tra pietre, sabbie, mare, sole e storia, il tutto per consegnare alla memoria» – come scrisse Francesco Tarantino – «un fermo-immagine, anzi diversi fermo-immagine che interiorizzati sono stati sedimentati e decantati in poesie dove si respira il tempo nelle sue espressioni più intime».
Seppe raccontare sia in prosa che in poesia con linguaggio diretto, pulito, elegante e musicale, scavando nell’anima del lettore e lasciando un testamento della più fine arte del comunicare. Lo scrittore e critico letterario Giuseppe Conte trovò nelle sue poesie «una vena lirica in cui spesso l’occasione soggettiva, biografica, trova le immagini naturali», mentre Alberto Bevilacqua richiamò «un nuovo sentimento del tempo (non solo poetico), un sensitivo coraggio del vivere». Singolare l’apprezzamento di Luciano De Crescenzo in un’intervista: «Ho sempre pensato che, salvo alcuni giganti del passato, chi scrive poesie deve anche leggersele e da solo, poi un giorno mi capitò di leggere quelle di Enrica Marelli e allora ho capito che qualche volta si debbono fare delle eccezioni».
Collaborò con alcune testate giornalistiche locali e scrisse anche per il quotidiano «La Stampa», non solo di letteratura ma anche della realtà e dei luoghi della Calabria. Fu molto attiva, alla fine degli anni novanta, nell’organizzazione di numerosi eventi a Cosenza, presso la Casa delle Culture e spesso invitata nei talk-show di emittenti televisive della città e della provincia. Iniziò ad accusare problemi di salute e anche seri, con l’avanzare degli anni che non frenarono il suo entusiasmo e la sua attività di scrittrice. L’ultimo suo lavoro, che venne pubblicato nel 2005, prima dei racconti contenuti in Non si uccidono i gabbiani, lo scrisse assieme a Giovanni Bisignani, il cardiologo che l’ha seguita sino alla fine dei suoi giorni, dal titolo emblematico, A scuola di… cuore, un testo in parte scientifico e in parte intimistico-emotivo destinato alle scuole.
Morì all’età di 88 anni a Mormanno, nel cui cimitero è seppellita assieme al marito. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2021 – 6 

Opere

  • 1990 e oltre, Marco Editore, Lungro 1992;
  • Giardino mediterraneo, Stamperia d’Arte Manco, Scalea 1993;
  • Storia di una donna russa, Marco Editore, Lungro 1993;
  • L’isola di San Pietro, Stamperia d’Arte Manco, Scalea 1994
  • Clarus, Clara, Clarum, Stamperia d’Arte Manco, Scalea 1994
  • Racconti autunnali, Periferia, Cosenza 1995;
  • Cucina in confidenza, Periferia, Cosenza 1997;
  • Il letto delle vergini, Edizioni Periferia, Cosenza, 1997
  • Racconti per crescere, Periferia, Cosenza 1998;
  • Raccontami l’Africa, Periferia, Cosenza 1998;
  • Una rosa per due, Periferia, Cosenza 1999;
  • Una scuola colorata, Periferia, Cosenza 2000;
  • Dentro l’ombelico, Edizioni del Leone, Venezia 2002;
  • Uovo nero, Il Coscile, Castrovillari 2003;
  • Tutti gli uomini di Henriette, Stamperia d’Arte Manco, Scalea 2003;
  • A scuola di…cuore (con Giovanni Bisignani), Piccin, Padova 2005;
  • Non si uccidono i gabbiani, Edizioni del Leone, Venezia 2006;

Nota bibliografica

  • Recensione del romanzo Dentro l’ombelico, La Stampa, 13 luglio 2002;
  • Francesco M.T. Tarantino, Enrica Marelli: la poesia aristocratica, Faronotizie.it, Mormanno, XI, 125, 2016;
  • Un premio letterario per giornalisti, «Il Mattino», 19 agosto 1995;
  • I finalisti dello Scalea, La Stampa, 15 agosto 1995;
  • Francesca Lagatta, Il giardino mediterraneo – tributo a Enrica Marelli, «La Lince», 8 agosto 2017

Nota

  • L’A. ringrazia la prof.ssa Patrizia Russo per le notizie fornite e per il materiale messo a disposizione. 
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