Marsico, Gaspare

Gaspare Marsico [Altilia (Cosenza), 23 aprile 1813 – Napoli, 21 maggio 1874]

Nato da Michele (1773-1839), barone di Campitelli, e da Maria Mazzei da Santo Stefano di Rogliano figlia del Regio giudice Nicola, viene registrato allo Stato civile con i nomi di Gaspare Giorgio Lupo Nicola.. Cresce nell’ambiente di tradizione paterna: la sua Scuola sono la casa, il paese, la Valle del Savuto. Secondo E. Arnoni, frequenta «un regolare corso di studi scientifici e letterari a Cosenza con i più eminenti docenti» sulla scia dell’innovatore Luigi Maria Greco. Predilige le discipline storiche, in specie quella romana del periodo repubblicano, ed economiche. 
Apprende della scelta paterna, di De Gotti e Gaspare Andreotti, di ricercare una linea comune tra le tendenze carbonare, fondata sulla forma repubblicana e sul metodo democratico, senza specificazione di forme di governo. Sa pure della decisione, assunta nell’incontro di aprile 1819 tra le sette Carbonare della provincia con emissari di Cilento e Capitanata, di accogliere con favore unanime la svolta della rivoluzione di Spagna. Ma non è impegnato in prima persona, per l’età, nei  movimenti cosentini degli anni Venti. Comincia ad esserlo, poco più che 20enne, negli anni 30 insieme con Luigi Caruso, quando unità nazionale, indipendenza, rappresentatività parlamentare, democrazia, amministrazione pubblica sono fatte proprie dalla Giovane Italia. Viene coinvolto nello studio di temi istituzionali, economici e finanziari. Vive di persona i moti 1837-1841 e si impone all’attenzione nel 1842-1844. Si affilia alla Giovine Italia nel 1842. Partecipa al tentativo insurrezionale di Cosenza dell’anno dopo e viene arrestato assieme a Domenico Mauro e Giovanni Mosciaro, ma non a quello del 1844 a causa di una grave malattia agli occhi.
Sposa una Cosentini di Aprigliano, e nascono Francesca e Michele. 
Nel 1848 si impegna, senza badare a spese, per divulgare, nella provincia ed oltre, ideali di libertà e indipendenza, aiutato dai molti amici. A marzo è tra i fondatori del Circolo Nazionale, per «stringere in santa alleanza gli animi dei Cittadini, abituare le menti alle discussioni politiche, concordare la varietà delle opinioni nel campo delle libertà». Contribuisce a delineare forme di lotta non improvvisate, ma meditate e coordinate. È il principale sostenitore del disarmo della Pubblica Sicurezza in Cosenza, perché «l’arma nuoce alle idee della rivoluzione in quanto reazionaria». All’arrivo del conte Giuseppe Ricciardi in città, si pone al suo seguito e partecipa alla fondazione del Comitato di Salute Pubblica, che funziona da Organo centrale delle Calabrie. Riceve dal Comitato l’incarico di preparare vari progetti di legge, tra cui uno per ridurre o abolire le tasse. Viene prescelto quale commissario del Potere esecutivo per la provincia; «si dimostra uomo energico, di propositi fermi e positivi, e l’Amministrazione con lui prende un avvio facile e dignitoso» (Arnoni). È delegato a recarsi a Reggio e Sicilia, per far crescere il sostegno alla lotta, dal momento che la Calabria Citeriore da sola non può farcela. 
Con la restaurazione borbonica, è processato e condannato a morte in contumacia. Esule a Malta, è dichiarato nemico pubblico e su di lui è messa una taglia. Nel 1853, la condanna viene ridotta a 10 anni di carcere. 
Nel maggio 1858 si consegna per evitare sofferenze ai familiari: la moglie e la sorella sono relegate a Cosenza e gli uomini del borbone assediano perfino la madre al letto di morte e intendono confinare il figlio a Catanzaro. Amici, dipendenti, e domestici suoi vengono incarcerati la sua proprietà insidiata. 
Nel 1860 è libero ed è capo della delegazione del Municipio di Cosenza inviata s Sessa Aurunca per salutare re Vittorio Emanuele II. Nello stesso anno è eletto alla Camera dei Deputati nel Collegio di Rogliano (VIII legislatura) e siede a sinistra. È molto assiduo nei lavori parlamentari e a fine legislatura pubblica un Resoconto per i suoi elettori (1865). 
Vive più stabilmente a Napoli (Villa Marsico è al Vomero, nei pressi di piazza delle Medaglie d’Oro). 
Elegante e raffinato nel dire e nel fare, nelle adunanze e nelle commissioni impegna la Camera su temi generali e specifici. Per l’assetto stradale e ferroviario tra Salerno e Calabria-Sicilia sollecita un tracciato mediano, con attraversamento dei terreni fertili e produttivi. Suggerisce collegamenti Paola-Cosenza con prosecuzione per Sila e Crotone; collegamenti Sibari-Cosenza con prosecuzione verso Sud, Scigliano-Savuto, diramazione verso Agrifoglio e Ionio e prosecuzione verso Reggio-Sicilia. Propone ammodernamento e ampliamento delle reti viarie in tutta Italia, badando a razionalità di scelte ed oculatezza di costi. Sollecita la discussione dei provvedimenti legislativi sul brigantaggio. E nella soppressione delle corporazioni religiose, difende con calore il Collegio Italo-Albanese di S. Adriano e il Santuario di S. Francesco di Paola, e il Comune di Monte-Motta S. Lucia nel mantenere la primogenitura della Congregazione del SS. Sacramento ivi fondata, contro le pretese del Consiglio degli Uffizi. Vota a favore dell’abolizione della pena di morte.
Nelle tre legislature successive è rieletto nel Collegio di Torre Annunziata. 
Si spegne all’età di 61 anni. Nell’elogio funebre del 22 maggio 1874, il presidente della Camera Biancheri evidenzia l’«appartenenza di Gaspare Marsico ad una ragguardevole famiglia calabrese, nota per la sua devozione alla causa della libertà ed a quella generazione che, fin dai tempi anteriori al 1848, si adoperò tenacemente, con ogni cura e con ogni maniera di sacrifizi, a promuovere il trionfo della causa nazionale. Egli fu degno di appartenere a quella famiglia ed a quella generazione. La persecuzione non infiacchì i suoi convincimenti, e quando gli fu proposto di fare atto di sottomissione al governo borbonico, rifiutò con la fierezza del patriottismo che non conosce né sgomenti né transazioni..ma l’antico desiderio della sua vita è esaudito: l’unità e la libertà della patria italiana sono un fatto indestruttibile». E Benedetto Cairoli aggiunge: «Mi sembra di ricordare, anche in questa solidarietà di dolore per la morte di uno dei più benemeriti cittadini delle provincie napolitane, quel vincolo di affetto, di fede e d’opere che stringendole alle altre le ha fatte antesignane del risorgimento nazionale. Nella data dei trionfi, dei martirii della patria, sarà segnato anche il nome di Gaspare Marsico, vittima impavida della tirannide borbonica, nel carcere, nell’esilio, e d’avanti al patibolo, onesto ed intelligente rappresentante dell’Italia risorta con una devozione affermata nell’ultima ora della sua agonia».

Scritti

  • Resoconto di Gaspare Marsico agli elettori del Collegio di Rogliano, Stamperia del Vaglio, Napoli 1865;

Nota bibliografica

  • Archivio Storico Camera dei Deputati – Regno D’Italia, Atti Legislature VIII, IX, X, XI 
  • Davide Andreotti, Storia dei Cosentini, vol. III, Ed. Casa del Libro, Cosenza 1961;
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari in Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice “L. Morara”, Roma 1967, pp. 330-331;
  • Eugenio Arnoni, La Calabria illustrata, vol IV, Il Circondario di Cosenza, Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 1995 ;
  • Antonio Guarasci, Politica e società in Calabria. Il Collegio di Rogliano, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1974; 
  • Elio Valentino (a c.d.), Altilia. 200 anni di Storia Italiana, ASEmit, Cosenza 2011.  

Nota archivistica

  • Comune di Altilia, Registro delle nascite, atto n. 16 del 24 aprile 1813

Nota

  • L’A. ringrazia la pronipote Nellina Marsico, per le cortesi informazioni sulla famiglia; l’ing. R. Carmelo Ferrari, e Daniela Carollo, funzionaria dello Stato Civile del Comune di Altilia, per la preziosa collaborazione. 
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