Martelli, Giuditta

Giuditta Martelli [Portigliola (Reggio Calabria), 13 aprile 1893 – Locri (Reggio Calabria), 21 maggio 1957]

Nacque in uno dei più piccoli e poveri paesi dell’attuale diocesi di Locri-Gerace, primogenita del medico Francesco e di Francesca Petroli, benestanti, in una famiglia profondamente religiosa, allietata dall’arrivo di altri nove figli. Destinata al matrimonio e a diventare una brava madre di famiglia, crebbe alla scuola della madre ed ebbe un’istitutrice privata ma, essendo più propensa alla riflessione personale e alla preghiera e più attratta dalla frequentazione dei luoghi pii, riuscì a profittare un’istruzione non più che elementare («leggere, scrivere e far di conto»). Se ne giovò la vocazione di consacrarsi al Signore che si consolidò ulteriormente attraverso l’incontro e la consuetudine con il santo sacerdote di Roccella Antonio Toscano (1876-1946) e con la mistica, anch’essa di Roccella, Annarosa Macrì (1890-1918), fondandosi su una forte inclinazione e devozione verso lo Spirito Santo, secondo l’insegnamento dell’enciclica di Leone XIII «Divinum illud munus».
Verso l’età di trenta anni maturò la decisione definitiva di vestire l’abito di monaca di casa e di dedicarsi interamente alla preghiera e al servizio delle necessità della parrocchia e dei bambini carenti di cure, degli ammalati e degli anziani abbandonati a se stessi. In quest’opera di assistenza si unirono a lei altre giovani donne della stessa Portigliola e dei paesi vicini, e insieme costituirono le fondamenta su cui nacque un istituto di vita consacrata, unico a essere fondato nell’allora diocesi di Gerace e tale rimasto fino ai nostri tempi. Su suggerimento di don Toscano, ne scrisse le regole il padre redentorista Alfonso Santonicola e fu denominato Istituto delle Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo, con le finalità – definite nell’art. 1 – «di unire pie e buone donne, le quali cerchino di santificare se stesse con la guida, la ispirazione e l’ausilio del Divino Paracleto, imitando perfettamente le virtù del nostro amabilissimo Redentore Gesù Cristo e impegnandosi con tutto l’ardore e con tutte le forze, fino al sacrificio, alla salvezza delle anime con un Apostolato fecondo, universale, specialmente in favore delle parrocchie».
Sotto il vigile controllo del vescovo diocesano Giovan Battista Chiappe (1922-1951) – che già nel 1927 ottenne per la nascente comunità la facoltà di conservare in casa l’Eucaristia –pur tra incredibili ristrettezze economiche, guidò l’Istituto verso una crescita inimmaginabile, attraendo numerose vocazioni; nell’ordine, dopo la casa-madre di Portigliola, allocata nel fabbricato paterno da lei ereditato, poté aprire altre case in vari paesi della diocesi (Antonimina, Ciminà, Bagni di Antonimina, Canolo, Locri, Gerace, Polsi, Gioiosa Jonica, ovunque diffondendo la devozione dello Spirito Santo e prendendosi cura delle necessità delle parrocchie e dei bisogni materiali e spirituali dei bambini e delle bambine, attraverso l’apertura di asili e l’organizzazione di laboratori per l’apprendimento di “lavori donneschi”. A Siderno, nel 1945, fu anche aperta una casa di riposo per anziani, tuttora fiorente.
Nel 1944 trasferì la casa generalizia a Locri e, specialmente dopo l’alluvione del 1951, mise a disposizione della diocesi parte dei suoi locali, per accogliervi gli orfani del disastro naturale, gli uffici diocesani della Pontificia Opera di Assistenza e le opere istituite per aiutare gli interventi e la ricostruzione.
A Locri, eretto canonicamente l’istituto a ente di diritto diocesano (25 marzo 1950) dal vescovo Chiappe, insieme con le prime suore messesi alla sua sequela, emise i voti perpetui, il 2 gennaio del 1951. Ma a Locri prove dolorose sfidarono l’Istituto e soprattutto la fondatrice, già provata dal raffreddamento dei rapporti con don Toscano a causa di incomprensioni le cui origini e cause non sono del tutto chiare.
Nella cittadina jonica, nel 1953, prima che da Gerace vi venisse trasferita la cattedra vescovile, il nuovo vescovo diocesano, monsignor Pacifico Maria Perantoni ofm (1952-1962), accolse paternamente il confratello padre Pierluigi Nadali. Questi, allontanato da Palermo da quell’arcivescovo, il cardinale Ernesto Ruffini, fu nominato economo della chiesa di Santa Maria del Mastro e accolto per i pasti nella casa delle Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo, delle quali divenne anche confessore ordinario. Questa condizione gli consentì di riprendere l’attività a causa della quale era stato allontanato da Palermo, cioè la propaganda e la diffusione semiclandestina di un asserito «messaggio divino» rivelato dal Signore a una donna palermitana, Anna Mineo Caravello, della quale egli era padre spirituale, guida e portavoce.
Si vissero momenti di confusione e ci furono pericoli di divisione anche a livello di Azione Cattolica femminile. Purtroppo, anche Giuditta ed alcune delle sue suore furono attratte dalla predicazione e dal proselitismo di padre Nadali. Scopertasi la cosa, monsignor Perantoni intervenne con provvedimenti molto duri: proibì al padre Nadali di dimorare nel territorio diocesano, comminò l’interdetto per la cappella dell’Istituto, privò della comunione eucaristica tutte le componenti della casa di Locri, e sospese Giuditta dall’ufficio di Superiora generale.
I provvedimenti vescovili – che riguardarono anche l’Azione Cattolica femminile e alcuni laici – furono accolti docilmente dalla Martelli ma, ripetendosi – clandestinamente – la presenza in diocesi del Nadali e della Mineo – essa fu nuovamente sospesa dall’ufficio di Superiora generale, segregata in un’ala della casa generalizia e impedita a incontrare le sue suore.
In quei frangenti, si giunse a un passo dallo scisma di un gruppo di suore residenti nella casa aperta qualche anno prima a Matera, e si rischiò addirittura l’estinzione della congregazione. Fu quella l’ora della prova più difficile o piuttosto della sofferenza con la quale il Signore purificava l’opera voluta dalla Martelli per la gloria dello Spirito Santo. Finalmente, svincolata dai fatti più grandi delle proprie capacità nei quali era rimasta coinvolta, purificata dalla sofferenza, abbandonandosi alla volontà e ai disegni di Dio, si riconciliò con la Chiesa e con il vescovo e poté concludere la propria esistenza terrena, a Locri, a 64 anni, tornando alla Casa del Padre tra il coro della diffusa e più rafforzata fama di santità, che il tempo e le vicende umane le avevano creato dintorno. La sua morte apparve a tutti come un’ennesima oblazione di generosità e di attaccamento per la propria congregazione. Questa è di diritto pontificio dal 1983 e ha la casa generalizia a Roma. Attualmente, oltre a quelle calabresi di Locri, Siderno e Portigliola, ha case in provincia di Bologna, nelle Filippine e in Indonesia.
Di Giuditta si è conclusa a Locri la fase diocesana del processo di canonizzazione, i cui atti sono ora presso la competente Congregazione romana. (Enzo D’Agostino) © ICSAIC 2021 – 03 

Nota bibliografica

  • Pasqualina Macrì, Madre Giuditta Martelli, Tipografia S.G.S., Roma 1994;
  • Claudio Stillitano, Giuditta Martelli. La forza dello Spirito, AGE, Ardore Marina 1999;
  • Rita Maria Sgambellone, Madre Giuditta Martelli Fondatrice delle Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo. Ricordi – Pensieri, s.n.t. Tipografia S.G.S., Roma 2001;
  • Maria Milito, Una donna per gli altri, Palermo 2001;
  • Enzo D’Agostino, Una scintilla di luce nella Chiesa di Locri-Gerace. Giuditta Martelli e le Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo. Presentazione di Pietro Borzomati, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007;
  • Iole Laganà, Una vita per gli altri. Fede e carità fonti inesauribili in sr. M. Giuditta Martelli. Pancallo Editore, Locri 2009;
  • Rita Maria Sgambellone, Nel soffio dello spirito. Biografia e carisma della Serva di Dio Madre Giuditta Martelli, Arti Grafiche Picene, Roma 2012;
  • Rosanna Orlando, Giuditta Martelli “Ancella dello Spirito Santo”, «Staurós», Rivista Storico-Artistica della Diocesi di Locri-Gerace, 4, 2016, pp. 85-90;
  • Debora Ruffolo, Giuditta Martelli verso gli altari, «Parole di Vita», 13 giugno 2019;
  • Giovanni Lucà, Madre Giuditta: una nuova scintilla per la Chiesa, «Parole di Vita», 18 giugno 2019.
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