Mazzarone, Settimio (Sema)

Settimio Mazzarone [Fiumefreddo Bruzio (Cosenza), 24 febbraio 1892 – Ponte a Poppi (Arezzo), 8 febbraio 1966]

Settimo (da qui il suo nome) di undici figli di cui dieci maschi, nacque da Giuseppe e Matilde Pellegrini, eredi di una famiglia di grandi proprietari terrieri che si era trasferita a Fiumefreddo Bruzio proveniente da Pescina, in Abruzzo, nei primi anni del 1600. Filantropo, «poeta colto e stilisticamente raffinato» noto con lo pseudonimo di P. Sema (Padre Sema), fra il 1923 e il 1937, ha pubblicato, sei volumi di poesie in dialetto calabrese, così come veniva parlato a Fiumefreddo. Ha composto, inoltre, in lingua italiana due poemetti: L’Opera del Conforto e Canto di un povero poeta cieco e un certo numero di poesie tuttora inedite.
Crebbe nella famiglia, patriarcale più di nome che di fatto poiché i figli vivevano fuori sede per gli studi universitari, a Napoli, Roma, Firenze (alcuni seguirono la via militare)s.
Iniziò gli studi a Cosenza e li proseguì a Salerno. Nel giugno del 1919, al termine della Grande Guerra, preparò un progetto per far sorgere a Fiumefreddo una scuola agraria per «gli orfani dei contadini morti in guerra», sponsorizzata da una Società letteraria milanese, alla quale egli era affiliato. Descrisse l’iniziativa all’amico Vincenzo del Buono, figlio del sindaco di Fiumefreddo, al quale chiese di intervenire presso il padre per un opportuno sostegno.
Frequentò l’università a Roma laureandosi in filosofia e diritto.
Si dedicò nei primi anni all’insegnamento nei Licei. La sua vocazione educativa si espresse poi con la fondazione a Salerno, nel 1925, dell’Istituto Calabrese, scuola privata d’istruzione media e superiore. Lo scopo era di «sollevare le sorti della scuola privata in questa città», con la garanzia di un «lavoro onesto, serio e dignitoso». La scuola fu attiva per molti anni, nel corso dei quali gli alunni poterono sperimentare le eccezionali doti di preside e di educatore di Settimio, come confermano le numerose lettere di plauso.
In precedenza, però, Settimio era stato affetto da quella che allora era una grave malattia, il tifo, che gli procurò una leggera, ma evidente zoppia, che lo afflisse per tutta la vita
Si recò poi in Terra Santa, ove si fermò per diversi mesi, lasciando un po’ preoccupati i parenti per il silenzio e la lunga assenza. Al ritorno il 22 luglio 1932 lo troviamo a Lanuvio (Roma), presso l’Istituto Salesiano, dove entrò come religioso laico, emettendo i voti temporanei triennali. Qui, afferma, «insegno, lavoro, sono tranquillo e vivo in Dio» e intendo «passare gli ultimi anni della vita».
In seguito, trascorse alcuni anni nell’Istituto Salesiano di Frascati, dove prestò la sua opera di insegnante. Ma nell’ottobre del 1937, «dopo cinque anni di vita salesiana, piena di esperienze e di insegnamenti», lasciò l’Ordine e ritornò ad essere di fronte alla chiesa e alla società «libero cittadino», a causa della «non piena partecipazione ai metodi educativi usati», ritenuti un po’ blandi e riprese l’insegnamento a Salerno e in un liceo privato di Nola. Si stabilì momentaneamente a Longobardi.
Nel settembre 1942 maturò quella che sarà l’attività alla quale dedicherà tutte le sue energie. Ritornò a Fiumefreddo, vendette la sua parte di eredità e si trasferì in Toscana, a Ponte a Poppi (Arezzo). Qui, nella frazione di Avena, dopo avere esposto il progetto a Roma in due conferenze, fondò l’Istituto «L’Opera del Conforto». Qui accolse persone sole e abbandonate. Ma l’Opera del Conforto, entrò in crisi e occorrevano forze nuove.
Gli ultimi anni sono rattristati da carenze alla vista, che gli impediscono di esercitare «questo dolce mestiere di leggere e di scrivere».  Fu operato a Firenze per due volte a distanza di sette mesi. Dopo quattro mesi dalla seconda operazione morì a Ponte a Poppi all’età di settantaquattro anni e lì fu seppellito.
Uomo di vasta cultura, conseguita a seguito di studi severi, continuamente arricchiti, si proponeva già sotto questo aspetto, come modello da imitare. Seppe unificare le diverse esperienze di insegnante, di capo d’istituto, di direttore di una comunità di persone anziane, sotto un comune denominatore educativo, mediante il quale perseguì il suo ideale di vita. La personalità di Sema era interamente compenetrata da valori cristiani; un cristianesimo apertamente professato e intimamente vissuto.
Sema è un vero poeta; lo attestano la freschezza delle immagini, la profondità del pensiero, l’uso sapiente della parola (del dialetto padroneggia un ricco vocabolario e tutte le modulazioni della parola). Come poeta è stato il cantore delle «piccole cose». Sfila sotto il suo sguardo attento, il mondo della campagna, quella civiltà contadina di cui si era nutrita la sua cultura e si era arricchita la sua esperienza quotidiana e descrive le feste religiose che portavano una nota di allegria in tutto il Paese. L’amore per Fiumefreddo lo esprime in una immaginaria visita notturna, nel corso della quale rivede i luoghi familiari e ricorda le persone che non ci sono più. Sema indaga soprattutto il cuore dell’uomo, nel quale scorge e descrive sentimenti, desideri e speranze, con una particolare sottolineatura per gli affetti familiari  Il poemetto Il canto di un povero poeta cieco, infine, è un vero inno al sole.  Molti altri temi tratta Sema nella sua poesia ma con il trascorrere degli anni prevalgono quelli di carattere religioso e filosofico. (Mario Scarpelli) © ICSAIC

Opere

  • CosiceddiPoesie calabresi con trad. letterale, pres. A. Anile, Cappetta, Lucera 1923;
  • Quatriceddi. Quadretti. Poesie calabresi con traduzione a fianco, Di Giacomo, Salerno 1932;
  • Fattarieddi. Poesie calabresi con traduzione a fianco, Tip. S. Nilo, Grottaferrata 1933;
  • LuciteddiPoesie calabresi con traduzione a fianco, Tip. S. Nilo, Grottaferrata 1933-1934;
  • Mataseddi. Piccole matasse. Poesie calabresi con traduzione a fianco, Tip. S. Nilo, Grottaferrata 1934;
  • Gliommaredi. Gomitolini. Poesie calabresi, Scuola tipografica S. Nilo, Grottaferrata 1937;
  • Poesie in dialetto calabrese, a cura di Mario Scarpelli, Rubbettino, Soveria Mannelli 2004.

Nota bibliografica

  • Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, Pellegrini, Cosenza 1975, p. 75;
  • Mario Scarpelli, Settimio Mazzarone, un poeta da scoprire, «Calabria letteraria», 1-2-3, 2003, pp. 82-85;
  • Mario Scarpelli, Settimio Mazzarone un poeta da scoprire, in Poesie in dialetto calabrese, Rubbettino, Soveria Mannelli 2004, pp. 5-15.

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