Pellicano, Paolo

Paolo Pellicano (Reggio Calabria, 1 marzo 1813 –  16 marzo 1886)

Nacque da Pietro e Lucrezia Spanò. Il nonno materno Agamennone fu uno dei martiri della Repubblica Napoletana.  L’ambiente in cui crebbe lo plasmò nella forte e drammatica esperienza rivoluzionaria familiare: il padre, grande estimatore di Gioacchino Murat, gli trasmise un forte afflato liberale; entrò all’età di sette anni al regio collegio di Reggio Calabria, dove ebbe come insegnante di filosofia il sacerdote Giuseppe Battaglia, uomo di fede repubblicana prima e murattiana in seguito. Battaglia spinse il giovane Pellicano, formatosi con lo studio delle opere filosofiche ed economiche del Genovesi, ad abbracciare la carriera ecclesiastica, sostenuto in tale scelta dalla famiglia, un modo per poter praticare l’arte oratoria a cui era votato.
Ordinato sacerdote nel maggio 1836, partì per Napoli allo scopo di terminare la sua formazione, seguendo le lezioni di eloquenza e letteratura presso la Scuola di lingua italiana il cui fondatore, Basilio Puoti, teneva lezioni per allievi come Luigi Settembrini e Francesco De Sanctis. Seguì i corsi di diritto canonico tenuti dal giurista Giuseppe Romano, pur rimanendo pochi mesi a Napoli a causa dello scoppio di un’epidemia di colera. 
Fece quindi ritorno a Reggio Calabria, ricevendo la nomina a parroco della chiesa di S. Giorgio extra moenia dal 1837 al 1841, per poi essere trasferito a quella di S. Lucia. Nello stesso anno aderì alla Giovine Italia. In questi anni fu tra i promotori e poi direttore del periodico letterario «La Fata Morgana», pubblicato dal 1838 al 1844, ed ebbe fra i suoi collaboratori i maggiori esponenti del mondo liberale reggino e calabrese. Oltre a pubblicare articoli su «La Fata Morgana» di matrice pedagogica e a carattere omiletica, alimentò i suoi interessi letterari con una discreta produzione che gli valse l’invito ad associarsi a diverse società letterarie e scientifiche calabresi. Nel 1845 completò i suoi studi a Messina, laureandosi in Diritto Canonico e Civile e nello stesso anno fu nominato canonico del capitolo metropolitano, partecipando al congresso degli scienziati italiani svoltosi a Napoli. Apprezzato per la sua predicazione forbita e fluente, nel 1846 recitò il quaresimale nella cattedrale di Reggio. Nel mese di agosto del 1847 Pellicano si recò più volte a Messina per prendere contatti con i patrioti siciliani, mentre nella sua abitazione nei pressi della Scala di Giuda si fabbricavano munizioni. Il 2 settembre 1847 fu nominato presidente della giunta provvisoria di governo a Reggio. Una scelta di chiara matrice filoguelfa e costituzionale della rivolta. Gli insorti infatti erano scesi in strada inneggiando all’Italia e a Pio IX, chiedendo il ripristino della Carta del 1820 e proclamando come sacra e inviolabile la figura del sovrano.
Il 4 settembre entrarono in città le truppe che eseguirono arresti, perquisizioni e le esecuzioni. 
Condannato a morte, la pena fu commutata in ergastolo, da scontare presso il bagno penale di Nisida. Il 23 gennaio 1848 fu graziato e il governo costituzionale lo incaricò di predicare dall’ambone della Basilica dello Spirito Santo di Napoli a favore della nuova costituzione; le sue predicazioni riscossero un successo di popolo, al punto che il suo ritratto litografico fu venduto e diffuso in centinaia di copie per le vie di Napoli, tanto che il popolo lo ribattezzò «l’apostolo della carità ed il martire della Santa Causa». 
Il ministro dell’Istruzione Carlo Poerio il 24 marzo 1848 lo inserì nella commissione per la riforma della pubblica istruzione. Il nuovo governo di Carlo Troya lo nominò coadiutore del ministro degli Affari ecclesiastici, divenendo inconsapevolmente uno degli obiettivi principali delle forze reazionarie e legittimiste che lo vedevano come un nemico della Corona. L’11 maggio 1848 infatti gli fu teso un agguato nella chiesa di Gesù Nuovo: ferito da numerosi colpi di baionetta dai soldati della Real Marina, si salvò grazie all’intervento di una pattuglia della Guardia Nazionale. La notizia dell’attentato si diffuse prontamente in tutta Napoli e sotto le finestre dell’ospedale in cui era ricoverato si raccolsero numerosi calabresi che inneggiavano a una terribile vendetta qualora il loro beniamino fosse morto. Tutto ciò era il preludio della svolta reazionaria che sarebbe arrivata il 15 maggio, con gli scontri tra i quindicini e i legittimisti. Pellicano mantenne il suo ruolo di coadiutore per gli Affari ecclesiastici, per lasciarlo solo dopo il 27 marzo 1849, congedandosi con onore. Prima di lasciare la città per rientrare a Reggio, si recò a Gaeta per informare il Papa sulla complessiva situazione politica napoletana.
Ritornato nella sua Reggio, venne sottoposto a uno stretto regime di sorveglianza da parte della polizia. Nei mesi successivi, l’ala reazionaria dei vertici ecclesiastici ottenne che dal 1° aprile 1850 fosse sospeso a divinis per cinque anni e confinato nel comune di Terreti, alle falde dell’Aspromonte. Scontate le sue condanne, si defilò dalla vita politica cittadina sino al 1861, quando venne eletto presidente del Circolo popolare nazionale e riprese la direzione della nuova edizione del giornale «La Fata Morgana», pubblicato poi per soli due anni sino al 1862, quale organo di stampa del Circolo. Si concentrò integralmente sulla formazione dei giovani nel campo educativo e pertanto fu nominato direttore spirituale del regio liceo e del convitto di Reggio nel novembre 1861, che dal 1865 divenne il convitto nazionale Tommaso Campanella. Nel 1864 venne nominato direttore delle scuole tecniche di Reggio Calabria, carica che ricoprì sino alla morte.
Il 4 febbraio 1880 Pellicano accettò la nomina a protopapa della Cattolica dei Greci di Reggio, su proposta del Municipio e decreto del Re, datato 27 ottobre 1879. Il fatto suscitò un notevole scontro in ambito ecclesiale, a causa di un suo scritto Ricordi intorno al movimento politico di Reggio nel 1847 in cui, secondo l’ala reazionaria della Chiesa, manifestava ancora idee liberali.  Morì a Reggio Calabria all’età di 73 anni. Una strada del centro della città porta il suo nome. (Fabio Arichetta) © ICSAIC

Opere

  • Vita di Vincenzo Cannizzaro pittore reggino, Dai tipi del R. Orfanotrofio, Reggio Calabria 1838; 
  • Elogio funebre del cavaliere Francesco Plutino da Reggio, Tip. del Reale Orfanotrofio provinciale, Reggio Calabria 1841; 
  • La pesca del pesce spada. Epistola, Tip. del Reale Orfanotrofio, Reggio Calabria 1843; 
  • Elogio funebre scritto in morte del sommo pontefice Gregorio XVI, Reale Orfanotrofio, Reggio Calabria 1846; 
  • Il canonico Pellicano a Ruggiero Settimo, s. n., Napoli 1848; 
  • S. Paolo a Reggio. Dissertazione del canonico Pellicano, Pe’ tipi del Reale Orfanotrofio,Reggio di Calabria 1855; 
  • Novena in onore di S. Francesco di Paola scritta dal canonico P. P. per la Congrega intitolata a quel santo, Siclari, Reggio Calabria 1856;
  • Sacro novenario in onore di Maria Santissima delle Consolazioni speciale patrona della citta di Reggio, Tip. Siclari, Reggio Calabria 1857; 
  • Parole funerali per Marianna Plutino, nata Deblasio, Tip. Siclari, Reggio Calabria 1864; 
  • Alla memoria di Carlo De Blasio barone di Palizzi e di Petrapannata, Tipografia di G. Barbèra, Firenze 1866;
  • Relazione fatta [con Francesco Mantica] al Consiglio Comunale all’apertura della sessione d’autunno del 1868 dal sindaco e rapporti del direttore delle scuole elementari e tecniche, Stamperia Siclari, Reggio Calabria 1868; 
  • In morte di Vittorio Emanuele Re d’Italia. Parole del canonico Pellicano dette nel Duomo di Reggio Calabria, Siclari, Reggio Calabria 1878;
  • Ricordi intorno al movimento politico di Reggio nell’anno 1847, Morano, Napoli 1879; 
  • Notizie statistiche raccolte dal direttore P. P. P. Scuola tecnica pareggiata di Reggio Calabria, Cerus, Reggio Calabria 1880; 
  • Memorie della mia vita, Stab. tip. di V. Morano, Napoli 1887.

Nota bibliografica

  • Francesco Durelli, Sul canonico Paolo Pellicano, s.n., s.l. dopo 1847;
  • Luigi Manzi, I prodromi della rivoluzione del ’48 in Aquila e Reggio Calabria, F. Morello,Reggio di Calabria 1893; 
  • Francesco D. Fava, Il moto calabrese del 1847, Tip. F. Nicastro, Messina 1906; 
  • Giuseppe Paladino, Il quindici maggio del 1848 in Napoli, Albrighi, Segati e C., Milano-Roma-Napoli 1921; 
  • Vittorio Visalli, Lotta e martirio del popolo calabrese: (1847-1848), I, Il Quarantasette, Mauro, Catanzaro 1928; 
  • Antonio Basile, Il clero calabrese e la rivolta del 1848, «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», XXIV, 1955, 2; 
  • Lucrezia Zappia, La Fata Morgana e i moderati reggini (1838-1844), «Archivio storico per le province napoletane», vol. 96, 1978; 
  • Nicola Ferrante, La contestata nomina del canonico Paolo Pellicano a protopapa della Cattolica, «Historica», 38, 1985;
  • Antonino Messina, Il clero calabrese nel Risorgimento italiano, Laruffa, Reggio Calabria 1986; 
  • Antonio De Lorenzo, Le quattro motte estinte presso Reggio di Calabria, Brenner, Cosenza 1993;
  • Lucrezia Zappia, Enti locali e potere centrale. L’opposizione all’accentramento (1861-1865). Il caso di Reggio di Calabria, GEI, Roma 1994;
  • Domenico Coppola, Profili di illustri calabresi, Pellegrini, Cosenza 2010, pp. 101-104;
  • Enrico Francia, Pellicano, Paolo, Dizionario Biografico degli Italiani, vol, 82, 2015;
  • Viviana Mellone, Napoli 1848. Il movimento radicale e la rivoluzione, Franco Angeli, Milano 2017.

Nota archivistica

  • Archivio Storico Diocesano Reggio Calabria-Bova, Registro battezzati 1811-1815 della parrocchia di San Filippo e Giacomo in Reggio Calabria;
  • Archivio di Stato di Reggio Calabria, Fondo Visalli
  • Archivio di Stato di Reggio Calabria, Fondo Plutino;
  • Archivio di Stato di Reggio Calabria, Intendenza di Calabria Ulteriore PrimaAtti del IV uffizio – Real Collegio (1817-1869). 
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