Pentimalli, Francesco

Francesco Pentimalli [Palmi (Reggio Calabria) 28 novembre 1885 – Roma, 2 dicembre 1958]

Nacque in una famiglia della piccola borghese agraria, da Luigi e da Giuseppina Contestabile. Come il fratello Natale, più grande di tre anni, che in seguito scelse la carriera militare e divenne generale, compì gli studi di base nella città natale. Si trasferì Per completare quelli superiori si trasferì a Napoli dove poi s’iscrisse all’Università e nel 1911 si laureò in medicina e chirurgia col massimo dei voti e la lode. Rimase all’Università, e per un biennio fu assistente ordinario di Patologia generale nell’istituto diretto dal professor Gino Galeotti, un luminare della materia.
Già da studente aderì alla massoneria: fu iniziato nella Loggia I figli di Garibaldi di Napoli il 14 maggio 1909 e il 25 gennaio 1911 era già Maestro venerabile.
Grazie a una borsa di studio, dal 1912 al 1914 si trasferì in Germania perfezionandosi, anatomia patologica a Freiburg, nell’istituto diretto dal celebre patologo Ludwing Aschoff, e quindi in farmacologia nell’istituto guidato da Hermann Straub.
Ritornato in Italia nell’agosto del 1914, riprese la sua attività presso lo stesso istituto di patologia di Napoli ma con le funzioni di aiuto, rimanendovi fino al 1915 data di entrata in guerra dell’ltalia. 
Mobilitato, nello stesso anno, come ufficiale medico collaborò con Galeotti allo studio delle infezioni tifiche e paratifiche delle truppe in guerra, promuovendo la campagna antitifica e diventando, fino al 1919, direttore del laboratorio chimico e batteriologico del VI corpo d’armata. Nel frattempo, nel 1916, conseguì la libera docenza in patologia medica. Fu impegnato anche nelle operazioni belliche, tanto che, per la sua attività di medico e di soldato gli furono assegnate una medaglia d’argento e una croce di guerra al valore militare.
Alla fine della guerra, ritornò a Napoli, e come libero docente riprese il suo lavoro nell’istituto di patologia. Dopo la morte del prof. Galeotti fu direttore dello stesso istituto. In quel periodo fu in corrispondenza, tra altri, con il medico-santo Giuseppe Moscati.
Fascista della prima ora, iscritto al Pnf fin dal 1920, fu tra i fondatori del Fascio di Napoli e in quella città «combatté tutte le magnifiche battaglie dello squadrismo per il completo trionfo della Rivoluzione delle Camicie Nere». Partecipò alla Marcia su Roma con le colonne comandate da Aurelio Padovani, con il grado di Console medico e fu componente del Direttorio del Fascio di Napoli fino al 1923.
Dal 1921 al 1922 fu incaricato dell’insegnamento di Patologia, e l’anno successivo al Congresso internazionale per lo studio del cancro di Strasburgo, svolse una relazione sul sarcoma dei polli. In quell’anno, gli venne attribuito il premio Cagnola dell’Accademia delle scienze, lettere ed arti di Milano. A Napoli rimase fino al 1925 allargando le proprie ricerche anche alle intossicazioni. Nel 1925 vinse la cattedra di Patologia generale all’Università di Cagliari dove fu nominato professore straordinario. Divenne ordinario nel 1927, quando vinse il premio della Regia Accademia dei Lincei per un concorso sulla patogenesi del cancro. Nello stesso anno fu chiamato all’Università di Perugia dove insegnò fino al 1933, per trasferirsi quindi alla cattedra di anatomia patologica dell’Università di Firenze lasciata libera da Alessandro Lustig Piacezzi, professore di fama mondiale, dove rimase fino al 1936. Nel 1933 fu eletto membro del Consiglio superiore dell’educazione nazionale, e l’anno dopo il Gran Consiglio del Fascismo lo volle deputato nella XXIX legislatura e poi, nella legislatura successiva, fino all’agosto 1943 fece parte della Camera dei fasci e delle corporazioni in rappresentanza dei lavoratori dell’agricoltura (quale consigliere effettivo della corporazione dei cereali) e fu assegnato alla commissione legislativa dell’educazione nazionale. Come parlamentare fu poco attivo. Intervenne solamente – secondo i dati della Camera – nel marzo del 1937, nel dibattito sull’esercizio finanziario 1937-38, sulla e riforma dell’istruzione superiore e degli istituti ospedalieri, soffermandosi in maniera incisiva sull’efficacia della politica sanitaria e la sua coerenza con le necessità dei cittadini, e presentò una interrogazione sulla costruzione dell’edificio scolastico di Palmi. Nonostante i suoi numerosi impegni, infatti, restò sempre profondamente legato alla sua città natale. A Palmi, così, tornava spesso per ritemprarsi, anche perché affezionato al fondo San Bartolo di proprietà della famiglia da generazioni.
Tornando alla sua carriera di studioso e di docente, rientrato a Napoli nel 1936 vi rimase per 17 anni.  Dal 1937 al 1947 fu direttore, dell’istituto Giovanni Pascale per lo studio e la cura dei tumori. Nel 1938 fu candidato per il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina per il suo lavoro sui tumori maligni e ancora nel 1942 per i suoi Studi sui tumori maligni, in particolare sul sarcoma di Rous. Nel 1953, si trasferì a Roma dove per tre anni – nel 1956 andò in pensione – fu direttore delI’Istituto Regina Elena.
Negli ultimi anni di attività si era dedicato in particolare a studi sulla chemioterapia che continuò anche da pensionato e fino a quando le forze glielo consentirono continuò i suoi esperimenti con gli animali.
Colpito da un grave problema cardiaco e costretto a letto, si spense il 2 dicembre del 1958. Il 13 febbraio 1960 fu commemorato all’Accademia nazionale dei Lincei da Luigi Califano il quale disse che la sua morte avvenne come egli stesso aveva desiderato: «nel lavoro in profonda tristezza per il progressivo cedere delle forze perché sentiva ormai non più dominabile il proprio destino».
Per ricordarlo, a suo nome sono intitolati una scuola a Gioia Tauro e una via a Roma e Rizziconi, e a Palmiuna piazza del centro storico e l’Ospedale civile: una epigrafe su una parete interna del presidio ospedaliero lo ricorda così: «Francesco Pentimalli uomo di scienza, maestro di vita operò in silenzio arricchendo di preziosi contributi l’arduo campo dell’oncologia».
Nella sua lunga carriera di studioso, ebbe contatti con i laboratori di ricerca europei all’avanguardia, Frequentò, tra gli altri, quello di biologia a Berlino, diretto dal prof. Warburg, e quello di Pnisikalisk Chemische Istitution, del prof. Swedberg in Svezia. E fu molto vasta la sua produzione scientifica, con oltre 150 pubblicazioni su argomenti di patologia generale, istologia normale, fisiopatologia e immunologia. Fra i tanti suoi lavori, i più importanti riguardano l’oncologia sperimentale; classiche sono considerate le sue ricerche sulla patogenesi del sarcoma dei polli riferita a un agente di natura chimica e sulla trasmissione a opera del virus di Rous.
Numerosi sono stati e riconoscimenti e le onorificenze: dottore honoris causa dell’Università di Freiburg, fu socio dell’unione internazionale contro il cancro e dell’accademia dei Lincei, nonché socio aggregato della regia Accademia d’ltalia e della società tedesca di patologia. Fu pure socio di altre società internazionali: dell’Associazione francese per lo studio del cancro, dell’Accademia ungherese di patologia, del comitato viennese e della società Leuwenhoek di Amsterdam.
Vincitore del premio Cagnola dell’Istituto lombardo di scienze e lettere nel 1923, del premio della Regia Accademia dei Lincei sulla protogenesi del cancro e del premio Balbi Valier del Regio Istituto veneto di scienze e lettere nel 1928; nel 1935 gli fu assegnato il 14° premio internazionale Riberi dell’accademia di medicina di Torino; nel 1937 il premio internazionale dell’accademia dei Lincei, per la patologia del cancro; sempre nel 1937 ricevette il premio “Bocconi”. Infine, nel 1958 il ministero della pubblica istruzione gli assegnò la medaglia d’oro e il diploma di benemerenza.
Tra i suoi pazienti ebbe anche Evita Peron, moglie del presidente argentino.
Sposato. La figlia Giuseppina, madre dell’attrice Monica Guerritore, tentò anch’essa la carriera cinematografica senza grandi risultati. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2021 – 5 

Nota bibliografica

  • Profili di nuovi deputati calabresi. Francesco Pentimalli, «Cronaca di Calabria», 8 marzo 1934;
  • Jole Lattari Giugni, I parlamentari della Calabria. Dal 1861 al 1967, Morara, Roma 1967, p. 368;
  • Bruno Zappone, Uomini da ricordare. Vita e opere di palmesi illustri, AGE, Ardore Marina 2000, pp. 173-177;
  • Vittorio Gnocchini, L’Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, p. 214.
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 348-349;
  • Rocco Lentini, Intellettuali e fascismo. Il “caso” Calabria, De Ferrari, Genova 2021, ad indicem;
  • Camera dei Deputati, Portale storico, Deputati, https://storia.camera.it/deputato/francesco-pentimalli-18851128.
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