Sammarco, Raffaele

Raffaele Sammarco [Varapodio (Reggio Calabria), 14 ottobre 1866 ­– Reggio Calabria, 8 giugno 1931] 

Nato da Giacomo e Maria Annunziata Carbone. Fu poeta, scrittore, giornalista, filosofo ed educatore. Studiò inizialmente al seminario diocesano di Oppido Mamertina sotto la guida degli zii sacerdoti, Carmelo e Giuseppe Sammarco. Nel 1884 si trasferì a Monteleone (oggi Vibo Valentia) per conseguire la licenza ginnasiale. Quindi andò a Reggio Calabria dove nel 1886 conseguì la licenza liceale. Già a 20 anni era considerato un giovane prodigio perché conosceva ben cinque lingue: latino, greco, tedesco, inglese e francese. Sono di questo periodo giovanile le poesie francesi e inglesi che egli chiamò «Delicta Juventutis». 
Due anni dopo partì per il servizio militare di leva. Fu prima a Napoli, poi a Verona e quindi a Roma dove nel 1891 fu congedato. Avrebbe voluto stabilirsi nella capitale per dirigere un settimanale letterario-umanistico, «La macchietta», che non ebbe però i risultati attesi anche perché l’editore si defilò dall’impresa e Sammarco si trovò solo. 
Decise allora di trasferirsi a Messina dove si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, facendosi subito notare per le diverse attività di cui fu protagonista: fondò l’Associazione Universitaria, scrisse e recitò versi, promosse gare.Nell’ottobre del 1894, Luigi Fulci direttore della «Gazzetta di Messina e delle Calabrie» lo assunse come redattore capo del giornale. Contemporaneamente proseguì gli studi di Legge e nel 1895 in un’unica sessione superò 16 esami e si laurea. Da avvocato debuttò in Corte d’Assise: quella fu la sua unica causa.
Proseguì gli studi accademici e si iscrisse alla facoltà di Lettere dove si laureò due anni dopo. Il suo relatore fu Giovanni Pascoli, che all’epoca insegnava all’ateneo peloritano, che lo definì «forte e pensoso Sammarco». Ottenne un primo incarico d’insegnamento al Real Convitto messinese Dante Alighieri. Qui divenne anche direttore del Ginnasio e della Scuola tecnica annessa.
Lasciata la «Gazzetta» di Fulci, Sammarco fondò un giornale tutto suo, «L’Avvenire di Messina e delle Calabrie», apparso solo due giorni prima del disastroso terremoto del 28 dicembre 1908. Il giornale condusse una battaglia per la ricostruzione e la rinascita della città ma ebbe vita breve. Tornò allora alla «Gazzetta»Le autorità messinesi, dopo la catastrofe, lo nominarono Provveditore agli Studi affinché riordinasse le scuole della città. 
Con Vittorio Visalli, originario di Sant’Eufemia d’Aspromonte, che era stato vice direttore della Scuola normale di Messina, fondò l’«Associazione Pro Calabria» con sedi anche a Catanzaro, Cosenza, Roma e in diversi centri delle tre provincie calabresi, associazione che porta avanti un programma per la «redenzione della regione».
Assunse la corrispondenza da Messina de «Il Giornale d’Italia».
Vincitore di un concorso nella scuola, nel 1913 si dedicò all’insegnamento di lettere all’Istituto Tecnico di Trapani. Due anni tornò a Reggio Calabria dove resterà, sostanzialmente, fino alla sua morte, insegnando nell’Istituto tecnico Raffaele Piria. 
Nel 1919, tuttavia, Luigi Fulci fu eletto deputato alla Camera. Rieletto nel 1921 nella lista democratica sociale, nel 1922 fu nominato ministro per le Poste e i telegrafi nei governi Facta I e II e lo volle come suo segretario.
Terminata l’esperienza a Roma, Sammarco rientrò a Reggio e si dedicò all’insegnamento e alle attività culturali. Aderì al fascismo che considerò una forza rigenerante del Paese. Nel 1925 fece parte della fondazione «Diego Vitrioli» e del Consiglio dei Probiviri del Circolo della stampa di Reggio. Del 1928 è la sua introduzione all’opera Il diritto nella evoluzione creatrice della civiltà di Giuseppe Kohler. L’anno dopo pubblicò una raccolta di versi in latino, Carmina.
Stroncato da un male incurabile, morì a Reggio all’età di 65 anni. La sua scomparsa suscitò manifestazioni di cordoglio nel mondo accademico nazionale e nella cittadinanza reggina.
Per iniziativa di un Comitato dei giornalisti presso la Biblioteca Comunale di Reggio, nel primo anniversario della morte fu inaugurato un busto, opera di Giovanni Calafiore. Presenti le maggiori autorità e gli esponenti del giornalismo, della scuola, della cultura e dell’arte, Luigi Aliquò Lenzi rievocò la figura dello scomparso. Per l’occasione, fu pubblicato anche un libro (In memoria di Raffaele Sammarco) che raccoglie i giudizi nei suoi confronti di stampa e personalità politiche, letterario e scientifiche. Nel 1956, invece, con prefazione di Nicola Giunta, il fratello Giovan Francesco curò una raccolta di sue poesie che erano apparse su periodici e giornali dell’epoca.
Per ricordare il suo nome, Varapodio gli ha intitolato la scuola media e una strada. (Pantaleone Andria) © ICSAIC

Opere

  • Carmina, Editrice Vitalone, Reggio Calabria 1929;
  • Poesie, Edizioni Febea, Reggio Calabria 1956.

Nota bibliografica

  • Giovanni Pascoli, Patria e umanità. Raccolta di scritti e discorsi, Zanichelli, Bologna 1923, p. 157;
  • In memoria di Raffaele Sammarco, Stabilimento Tipografico Rag. Francesco Sicuro, Reggio Calabria 1932;
  • Luigi Aliquò Lenzi, Filippo Aliquò Taverriti, Gli Scrittori Calabresi, Ed. Corriere di Reggio, Reggio Calabria 1957, pp. 186-188;
  • Isabella Loschiavo Prete, Antonio Orso, Ugo Verzì Borgese, Poeti e Scrittori. Rassegna Bio-Bibliografica del Novecento dei Comuni della Piana di Gioia Tauro, Vol. II, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 1986, pp. 888- 896;
  • Antonino De Masi, Varapodio Ieri e Oggi, fatti personaggi e costumi, Grafica Enotria, Reggio Calabria 1990, pp. 331-348;
  • Vincenzo Vaticano, Sammarco secondo l’Anassilaos, «Gazzetta del Sud», 22 novembre 2002;
  • Maria Cavallo, L’Anassilaos ricorda Sammarco,  «Il Quotidiano della Calabria», 1 dicembre 2002;
  • Antonino De Masi, Varapodio nel Tempo. Foto, immagini e figure, Depa Edizioni, Gioia Tauro 2004 pp. 395-396.
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