Santoro, Filinto

Filinto Santoro [Mongrassano (Cosenza), 9 febbraio 1863 – Napoli, 1927]

Benvenuto Filinto Enrico Francesco, questi i tanti nomi con cui fu registrato allo Stato civile, era figlio di Carlo, scultore e pittore, e di Giovannina Belmonte. Fratello del più noto Rubens, che divenne in Italia un pittore di successo, del medico Aleardo, del musicista dilettante Michelangelo Giotto, di Attilio, fotografo, era membro di una nutrita famiglia di artisti fuscaldesi in gran parte emigrati in Brasile.
Dopo gli studi locali, si laureò in ingegneria nella Reale Scuola di Applicazione per gli Ingegneri a Napoli e, nel 1889, decise di emigrare a Rio de Janeiro, dove insegnò italiano in una scuola secondaria e prese subito a collaborare col grande costruttore Antonio Jannuzzi, suo conterraneo, che lo mise subito a capo dell’ufficio tecnico della sua Companhia Evoneas Fluminense, ideata per la costruzione di case operaie. Nei primi anni della sua lunghissima avventura brasiliana, si impegnò anche nel giornalismo italiano della capitale (scrivendo sui giornali «Il Bersagliere» e «l’Aquila Latina»). Presto entrò in contatto con l’oligarchia locale, grazie alla «Società Italiana di Beneficenza», di cui fu dirigente, e alla «Loggia Massonica Fratellanza Italiana». Nel 1892, conobbe il presidente Peixoto, che gli affidò il progetto della nuova stazione ferroviaria di Rio. Per tale motivo, Santoro tornò per un anno a studiare in Francia e in Italia.
Nel 1894, rientrato a Rio e verificate presumibilmente le difficoltà relative al suo progetto per la stazione ferroviaria, ebbe l’opportunità di avviare una carriera autonoma con la nomina a Direttore Generale delle Opere Pubbliche dello Stato di Espirito Santo e si trasferì a Vitória col sostegno del governatore del tempo Muniz Freire. Rimase a Vitória, piccola capitale di quello Stato, fino al 1898. L’anno successivo, venne associato da Antonio Jannuzzi a un’impresa affascinante e impegnativa: la costruzione di un grande ospedale a Manaus, capitale dell’Amazzonia. Lì Santoro rimase per quattro anni, chiamando presso di sé i suoi fratelli Michelangelo Giotto e Attilio e operando in proprio, dopo aver tradito il sodalizio con Jannuzzi. Il governatore José Ramalho lo incaricò di progettare un nuovo Palazzo del Governo. Santoro mise a punto un progetto grandioso che prevedeva una spesa enorme: la realizzazione dell’opera si arrestò dopo poco, per le difficoltà finanziarie incontrate da un’impresa colossale.
Dopo aver progettato in stile neoclassico un edificio religioso, la Igreja dos Remedios, nel 1903, entrato in conflitto col governatore dello Stato dell’Amazzonia, si allontanò da Manaus e si recò a Belém, capitale del Pará, dove, col sostegno di Augusto Montenegro, governatore del Pará, e di Antonio Lemos, sindaco di Belém, nonché noto massone, lavorò intensamente come architetto, per dieci anni, costruendo villini privati (tra i quali spicca il Palacete Montenegro, costruito per il governatore del Pará), edifici pubblici (tra i quali emergono per qualità architettonica il Mercado São Braz e il Colégio Gentil Bittencourt), la sede del quotidiano «A Província do Pará», diretto da Antonio Lemos.
Ma si occupò anche intensamente, come console onorario del Regno d’Italia, della comunità italiana della città, costituita da più di un migliaio di persone, prevalentemente commercianti e artigiani, provenienti quasi sempre dai confini calabro-lucano-campani. Nell’ambito di questa attività, organizzò tra gli immigrati una grande sottoscrizione, per aiutare i calabresi colpiti dal terremoto dell’8 settembre 1905. 
Nel 1913, dopo aver tentato inutilmente di diventare diplomatico di carriera, decise di proseguire la sua attività di progettista e costruttore, spostandosi ancora una volta e recandosi a Salvador de Bahia, dove il Municipio lo incaricò di ristrutturare e ampliare il Mercado Modelo e subito dopo vinse un concorso pubblico per la costruzione di una Caserma dei Pompieri nella Baixa dos Sapateiros,  che realizzò fulmineamente, in soli quattro mesi, tra il 1916 e il 1917, con una scelta stilistica straniante, ispirata curiosamente all’architettura gotica del celebre Palazzo Pubblico di Siena.
Questa di Salvador sarà l’ultima tappa dell’esperienza nomade condotta da Filinto Santoro in Brasile, che durerà una decina d’anni, durante i quali intesserà fitte relazioni con le autorità politiche locali, come del resto aveva già fatto abilmente a Vitória, a Manaus e a Belém, usando spregiudicatamente i canali dell’associazionismo italiano e della massoneria brasiliana.
Stabilite buone relazioni con i governatori dello Stato di Bahia, Seabra (1912-16) e Aragão (1916-20), Santoro ricevette anche l’incarico di ampliare e ristrutturare due importanti edifici pubblici: il Palácio da Aclamação (1913-1918), residenza dei governatori, e, in collaborazione con Giulio Conti e Arlindo Fragoso, il Palácio Rio Branco (1916-1919), sede del governo.
Nel 1918-1919, Santoro, finalmente, realizzò anche un progetto di natura privata: il cinema-teatro Kursaal-Bahiano, nella centralissima piazza Castro Alves. Ma, tranne questa eccezione, learchitetture eclettiche di Santoro a Salvador furono poste al servizio del potere pubblico, al quale l’ingegnere, come aveva già dimostrato a Belém, è in grado di garantire all’occorrenza una impressionante rapidità di esecuzione.
Tra le opere affidate a Santoro dal potere pubblico, è anche la realizzazione di una delle più importanti strade della città, l’Avenida Oceanica, che scorre in riva al mare e si affaccia sull’Atlantico con il Forte de Santo Antônio da Barra (Farol da Barra), un’opera che sancisce il ruolo svolto da Santoro nella riorganizzazione dello spazio urbano, oltre che nella riformulazione dei luoghi del potere pubblico.
All’inizio degli anni Venti, dopo aver progettato la riforma del Teatro São João, mai realizzata, nella stessa Praça Castro Alves dove lo scultore di origine lucana Pasquale De Chirico eresse il monumento a Castro Alves, poeta abolizionista brasiliano, Filinto Santoro decise di concludere la sua lunga esperienza brasiliana, rientrando in Italia, per terminare i suoi giorni a Napoli nel 1927. Purtroppo, quasi nulla si conosce della sua vita privata (è sconosciuta anche la data esatta della sua morte), tranne che si sposò per ben quattro volte. (Vittorio Cappelli) ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • L’opera dell’ing.re Filinto Santoro al Brasile, Tipo-Editrice Meridionale Anonima, Napoli 1923;
  • Jussara Da Silveira Derenji, Arquitetura nortista. A presença italiana no início do século XX, SEC, Manaus 1998;
  • Otoni Mesquita, Manaus. História e Arquitetura (1852-1910), Valer, Manaus 2006;
  • Vittorio Cappelli, A propósito de imigração e urbanização: correntes imigratórias da Itália meridional às “outras Américas”, «Estudos Ibero-Americanos», XXXIII, 1, 2007, pp. 7-37.
  • Nivaldo Vieira de Andrade Junior, A Influência Italiana na Modernidade Baiana: o caráter público, urbano e monumental da arquitetura de Filinto Santoro, «19&20», Rio de Janeiro, I, 4, 2007 (http://www.dezenovevinte.net/arte%20decorativa/ad_fs_vnaj.htm);
  • Vittorio Cappelli, La presenza italiana in Amazzonia e nel Nordest del Brasile tra Otto e Novecento, «Maracanan», Rio de Janeiro, 6, 2010, pp. 123-146 (una diversa versione del saggio è in: Vittorio Cappelli e Alexandre Hecker (a cura di), Italiani in Brasile. Rotte migratorie e percorsi culturali, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010, pp. 105-143);
  • Vittorio Cappelli, Architetti e costruttori italiani nelle città brasiliane (e altrove) tra XIX e XX secolo, in Alcides Freire, Maria Izilda Santos De Matos, Rosangela Patriota (a cura di), Olhares sobre a história. Culturas sensibilidades sociabilidade, Editora Hucitec, Goiás – São Paulo 2010, pp. 49-69.
  • Vittorio Cappelli, Artisti italiani come “fonti” per la storia del Brasile. Antonio Ferrigno eRosalbino Santoro tra le “fazendas” pauliste, Pasquale De Chirico e Filinto Santoro a Salvador de Bahia, in Vittorio Cappelli e Pantaleone Sergi (a cura di), Traiettorie culturali tra il Mediterraneo e l’America latina, Pellegrini, Cosenza 2016, pp. 103-120;
  • Vittorio Cappelli, I fratelli Jannuzzi e Filinto Santoro tra Rio de Janeiro e il Nord del Brasile. Due percorsi migratori e due contributi italiani alla costruzione delle città brasiliane, in Storie di emigrazione: architetti e costruttori italiani in America Latina, a cura di Fabio Capocaccia, Liliana Pittarello, Giovanna Rosso Del Brenna, Termanini, Genova 2016, pp. 191-205.
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