Sapia, Giovanni

Giovanni Sapia [Rossano Calabro (Cosenza), 2 gennaio 1922-1 giugno 2018]

Nacque da famiglia artigiana. Il padre Francesco esercitò il mestiere di sarto; la madre, Grazia Montemurro, affiancò il marito nella stessa attività. La data di nascita che risulta all’anagrafe comunale è il 2 gennaio 1922, anche se nacque in realtà il 25 dicembre 1921 e furono i suoi genitori a dichiararne la nascita più tardi per ritardarne il servizio militare. Ricordava anche lo stesso Sapia che «era la notte di Natale» quando venne alla luce e che per questo la madre lo chiamò Giovanni Battista Salvatore.
Dopo aver frequentato per un anno il Ginnasio della sua città, per volere dei genitori che avrebbero voluto vederlo prete entrò nel Seminario di Rossano e vi frequentò le classi ginnasiali. Passò poi, per il liceo, nel Seminario di Reggio Calabria, dove completò gli studi medi ma, trattandosi di scuola non legalmente riconosciuta, si ritrovò senza un titolo legale che gli permettesse di iscriversi all’Università, e decise di conseguire il diploma di abilitazione magistrale a Cosenza, grazie al quale, superato il relativo concorso, iniziò l’attività di insegnante nelle Elementari. Nel frattempo conseguì nella scuola pubblica la maturità classica e poté iscriversi alla Facoltà di Lettere dell’Università di Roma, dove si laureò. Qui ebbe tra i suoi maestri l’italianista Umberto Bosco e il latinista Onorato Tescari che avrebbe voluto averlo come suo assistente. 
Sapia, però, era molto legato alla famiglia e alla sua città e, dopo la laurea tornò a Rossano, dove, superato il relativo concorso, divenne ordinario di italiano e latino del Liceo classico cittadino. Si sposò con Ida Montalti, che gli diede due figli:Francesco e Graziella. Nel 1958 fu, per pochi mesi, sindaco di Rossano, dopo le dimissioni dell’avv. Antonio Berlingieri, dimessosi perché eletto senatore. Tre anni dopo fu chiamato a dirigere il Liceo Scientifico di Corigliano Calabro, del quale fu preside incaricato fino al 1967.
Dall’anno scolastico 1967-68 fino al pensionamento (1990) fu preside titolare del Liceo Classico di Rossano. Nei lunghi anni di presidenza in questa scuola, Sapia si fece promotore di molteplici iniziative, tra cui la Celebrazione del Centenario dell’Istituto (1971) e l’intitolazione dello stesso a San Nilo (1986). «Fedele ai pedagogisti che vogliono il popolo istruito e le persone di cultura costantemente aggiornate» (Sena) , sua costante preoccupazione fu quella di estendere l’impegno educativo al di fuori della scuola stessa. Agli inizi degli anni Ottanta, su sua iniziativa sorse a Rossano prima l’Associazione «Roscianum», protesa al recupero e al culto di valori, tradizioni e memorie della comunità cittadina, e poi l’Università Popolare (1980), che realizzerà numerose e qualificate iniziative culturali di più ampio respiro per circa un quarantennio. Quella più importante rimane il Congresso Internazionale su San Nilo (1986) consacrato in un ponderoso volume di Atti, con ampia e dotta prolusione dello stesso Sapia.
Da sottolineare anche il suo impegno affinché il Codex Purpureus Rossanensis diventasse bene dell’umanità riconosciuto dall’Unesco e quello in difesa del mantenimento del Tribunale a Rossano. Ma oltre che uno straordinario operatore culturale, egli fu «la figura indubbiamente più interessante del panorama culturale rossanese del secondo Novecento» (Marco), operando in diversi ambiti, dal giornalismo alla saggistica, dagli studi filologici alla critica letteraria, dalla storiografia alla narrativa.
Nel 1944, poco più che ventenne fondò e diresse il periodico, «’U vettu». Lo stesso Sapia, ricordando quell’esperienza giornalistica giovanile lo definiva «voce scomoda e presaga, che la censura imposta dagli alleati s’affrettò a soffocare». Negli anni successivi pubblicò su quotidiani e periodici di varia natura («Nuova Rossano», «La Voce», «Il Corriere della Sibaritide», «Il Serratore», «Il Quotidiano della Calabria», «Gazzetta del Sud») i suoi articoli di letteratura, di storia e di varia umanità.
Il campo di studi dove Sapia diede il meglio di sé fu, comunque, quello filologico. Nel 1978 pubblicò la monografia La Carta rossanese e il Barber. Lat. 3205. Oggetto di questo studio critico-filologico di Sapia è l’atto notarile di una donazione del conte Ruggero II all’Abbazia del Patìr di Rossano, scritto in un latino decadente e molto corrotto, nel quale è intercalata una pagina di sapore volgare, che autorevoli studiosi consideravano come uno dei primissimi documenti della lingua volgare. Lo studioso rossanese dà una diversa interpretazione al documento, col sostegno di un ampio corredo filologico, sostenendone la natura di apografo e inserendolo nel novero delle scritture napoletane del Quattrocento. L’opera, per il suo contributo alla storia della lingua italiana, fu insignita nel 1978 del Premio Villa San Giovanni per la filologia. 
Tra gli altri scritti filologici, si segnalano: Due inediti di Diego Vitrioli nell’Archivio Severi di Perugia(1986) e Tra Calabria e Umbria. Classicisti del secondo Ottocento (1988). Tra i libri di critica letteraria, va segnalata innanzitutto la monografia Cerchio d’amore. La poesia di Giuseppe Selvaggiedita nel 1984, che l’autore stesso, amico e coetaneo del poeta cassanese, definisce nella prefazione, «una meditata e chiara traccia del cammino spirituale e dei temi poetici di Selvaggi, con un’indicazione critica ancorata all’analisi; un discorso sulla poesia di un calabrese, fatto da un calabrese». Analogo saggio critico Sapia dedicò a Gerardo Leonardis, poeta nativo di Calopezzati, che visse e operò a Roma. Il libro s’intitola Un poeta jonico. Gerardo Leonardis (1990).
Fu anche grande conoscitore della letteratura dialettale calabrese e in questo ambito, ha lasciato un’opera importante: Ciardullo (Michele De Marco), una monografia di oltre trecento pagine (edita nel 2000) che analizza criticamente la vita e l’opera di Ciardullo, definendone i tratti principali dell’uomo e dello scrittore.
Uno scritto di notevole interesse letterario è anche Dante Maestro (2016), una raccolta di saggi danteschi nati da un lungo amore che ha accompagnato la vita dell’autore, da sempre appassionato e acuto lettore della Divina Commedia.
Un altro ambito culturale che interessò l’attività letteraria di Sapia fu quello della storia, in particolare della storia della sua amata città. Due opere afferenti a questo ambito sono il Profilo storico della Città di Rossano (1993) e la raccolta di saggi Rossano tra storia e memoria (2001).
L’opera di Sapia che ha maggiormente attirato l’attenzione della critica, infine, è Il romanzo del casale, uscito nel 2009 e ripubblicato recentemente (marzo 2020). Pasquale Tuscano, in un suo ampio saggio sul romanzo, scrive che «Sapia, col dono della sua saggezza e della sua parola ornata, piegata magistralmente ora all’ironia, ora alla rabbia, ora alla dolcezza degli eventi gradevoli, ci ha saputo consegnare l’epoca della civiltà agro-pastorale nella sua realtà di paesaggi e di anime, assicurandone la memoria, in tempi di sempre più diffusa smemoratezza, anche alle generazioni future».
Dopo la ripubblicazione, il romanzo ha avuto molte recensioni lusinghiere. Su «L’Osservatore Romano» (5 marzo 2020), se n’è occupato Marco Beck, che definisce Il romanzo del casale«melodico e tuttora vitalissimo» e il suo autore «un romanziere di vocazione realista».
Per la sua intensa e molteplice attività culturale, Sapia è stato insignito di importanti riconoscimenti, tra cui la «Medaglia d’oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte» (1990) e il «Premio Heracles – Città di Cariati» (2008).
È morto a Rossano a 96 anni. A meno di un mese, il Comune di Corigliano-Rossano gli ha intitolato la Sala Rossa del Palazzo San Bernardino, nel centro storico di Rossano, già sede del Consiglio comunale. (Franco Liguori) © ICSAIC 2020

Opere essenziali

  • La Carta Rossanese e il Barber. Lat. 3205, D’Anna, Messina-Firenze 1978;
  • Cerchio d’amore. La poesia di Giuseppe Selvaggi, Università Popolare, Rossano 1984:
  • Due inediti di Diego Vitrioli nell’Archivio Severi di Perugia, Pellegrini, Cosenza 1986;
  • Tra Calabria e Umbria. Classicisti del secondo Ottocento, Perugia 1988;
  • Un poeta jonico: Gerardo Leonardis, Editrice Sallustiana, Roma 1990;
  • Profilo storico della Città di Rossano, Lyons Club Rossano Sybaris, Rossano 1993;
  • Ciardullo (Michele De Marco), Mangone, Rossano 2000;
  • Rossano tra storia e memoria, Libreria Aurora, Corigliano 2007;
  • Il romanzo del casale, Pironti, Napoli 2009 (poi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020);
  • Cuore e storia di una Città, Ferrari, Rossano 2015;
  • Dante maestro, Ferrari, Rossano 2016;
  • Il Patire. Storia e colori di un’antica abbazia, Imago Artis, Rossano 2017.

Nota bibliografica

  • Gennaro Mercogliano, La fuga di Vitrioli in uno studio di Giovanni Sapia,«La Voce», 15 gennaio 1987;
  • Costantino Marco, Civiltà, cultura e intellettuali nel XX secolo, in Fulvio Mazza (a cura di), Rossano. Storia, Cultura Economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1996;
  • Franco Liguori, Rossano tra storia e memoria. Una raccolta di saggi di G. Sapia, «Il Serratore», XIV, 68, 2001, pp.30-33;
  • Luigi Renzo, Rossano tra storia e memoria in un volume di Giovanni Sapia, «Gazzetta del Sud», 22 settembre 2001;
  • Pietro De Leo, Sapia racconta la sua Rossano, «Il Domani», 25 agosto 2002;
  • Salvatore Bugliaro, Dizionario degli scrittori rossanesi, Ferrari Editore, Rossano 2009;
  • Pasquale Tuscano, Tra storia e invenzione: Il romanzo del casale di Giovanni Sapia, «Critica letteraria», 153, 2011;
  • Giovanni Casciaro, Il romanzo del casale di Giovanni Sapia, «La Voce», XVIII, 10 ottobre 2014;
  • Franco Emilio Carlino, L’Università Popolare di Rossano. Le opere e i giorni (1979-2014), Università Popolare Ida Montalti Sapia, Rossano 2015;
  • Rosa Rugna (a cura di), Giovanni Sapia tra cultura e scuola, Editrice Libreria Aurora, Corigliano 2017;
  • Franco Sena, G. Sapia: l’uomo, lo scrittore, l’animatore culturale, in Rosa Rugna (a cura di), Giovanni Sapia cit., pp. 276-278
  • Inserto sulla morte del Preside Giovanni Sapia, «Il Nuovo Corriere della Sibaritide», III, 4, 2018;
  • Franco Emilio Carlino, Giovanni Sapia. L’intellettuale rossanese a un anno dalla morte, «Il Nuovo Corriere della Sibaritide», IV, 2, 2019;
  • Marco Beck, Un nuovo Gattopardo, «L’Osservatore Romano», 5 marzo 2020;
  • Claudio Toscani, Il realismo umano di Sapia, «Avvenire», 27 marzo 2020;
  • Antonio Cavallaro, Il romanzo del casale. Il Gattopardo calabrese, «Il Quotidiano del Sud», 10 aprile 2020.
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