Sarcone, Gennaro

Gennaro Sarcone (Rogliano 27 novembre 1902 – Cosenza 21 luglio 1960).

Figlio di Luigi e di Filomena Altomare, Gennaro Vincenzo – così è registrato nell’atto di nascita – fu avviato al duro lavoro di minatore sin da giovanissimo. Si formò nell’agone politico della fine della Grande Guerra e dei primi anni del Ventennio, mostrando sempre «grande fermezza, passionalità ed irruenza, non solo come elementi caratteriali, ma anche come effetti della profonda convinzione nella giustezza dei propri ideali».
Aderì al Partito comunista subito dopo la Scissione di Livorno, fu tra i fondatori della Sezione del Partito comunista a Rogliano e tra gli organizzatori del comunismo in provincia di Cosenza e non solo (in particolare delle cellule di Scigliano e Soveria Mannelli).
Arrestato nel 1932 con l’accusa di essere a capo di una cellula comunista, dopo tre mesi di carcere fu ammonito per aver svolto attività sovversiva. 
Nel luglio 1934 emigrò clandestinamente in Francia, risiedendo ad Ajaccio e lavorando come minatore. Nel capoluogo della Corsica frequentò la «Salle des Syndicate», come segnalò il Consolato italiano che lo teneva sotto osservazione. Da lì si spostò a Parigi per frequentare un corso di istruzione politica del Pci. Dalla Francia fu espulso perché senza documenti. In base al suo racconto – fatto però nel corso di un interrogatorio della polizia a Cosenza e, quindi, potenzialmente reticente e fuorviante – nel giugno 1935 raggiunse la Spagna via Marsiglia e si stabilì a Valencia dove lavorò come stuccatore. Altre fonti (Vaia, 1977) sostengono, invece, che riparò in Unione Sovietica dove ebbe modo di «frequentare la scuola di partito di Mosca». 
Conosciuto anche con l’alias Antonio Mercallo, nel settembre-ottobre 1937, a ogni modo, era in Spagna, arruolato come miliziano volontario nelle Brigate internazionali: inizialmente fu addetto alla sussistenza della 16ª Brigata che operava nella provincia di Valencia, e subito dopo avere frequentato nel febbraio 1938 la Scuola di artiglieria di Almanza, fece parte della Brigata «Carlo Rosselli» della quale veniva considerato il sostituto del Commissario politico. Dalla «Rosselli» passò alla Batteria «Antonio Gramsci». Combattente sul fronte centrale a Terual e Castellón de la Plana, fu ferito alla gamba sinistra da due pallottole e fu ricoverato all’ospedale «Pasionaria» di Valencia.
Nel febbraio 1939 tornò in Francia dove fu chiuso in vari campi di concentramento (St. Cyprien, Gurs, Vernet). Rimpatriato in Italia, su richiesta del fratello alla Commissione d’armistizio e l’avallo del prefetto di Cosenza che acconsentiva purché «all’atto del rimpatrio sia internato in un campo di concentramento», il 10 aprile 1942 venne arrestato dalla polizia di frontiera a Mentone e rinchiuso prima nelle carceri di Ventimiglia e subito dopo trasferito in quelle di Cosenza. Sottoposto a interrogatorio, non rivelò mai i nomi di altri miliziani italiani e riaffermò sempre la sua fede comunista. Il 31 luglio successivo, «tenendo conto dei pessimi precedenti politici», la Commissione provinciale per i provvedimenti di polizia di Cosenza gli inflisse cinque anni di confino con destinazione Ventotene, in quanto ritenuto «soggetto politicamente pericoloso», tanto che gli venne proibito perfino di scrivere al nipote.
Il 31 agosto del 1943 ottenne la liberazione. Il 4 novembre successivo fu tra i maggiori protagonisti della ribellione di Cosenza, che portò alla defenestrazione del prefetto fascista Enrico Endrich che era stato mantenuto nella carica dagli anglo-americani (in quell’occasione Sarcone gli avrebbe rotto in testa un quadro di Mussolini a cavallo). 
La fine delle limitazioni alla sua libertà coincise con l’inizio di un frenetico lavoro politico a livello provinciale che svolse lungo due direttrici complementari. In primo luogo, insieme a Fausto Gullo, diede grande impulso alla riorganizzazione del Partito comunista della provincia e alla stessa sezione di Rogliano, alla quale, forte anche della sua fama, avvicinò un consistente gruppo di operai e studenti; inoltre, comprendendo che il Ventennio fascista aveva sfaldato radicalmente le fila operaie e contadine, s’impegnò notevolmente nel campo della cooperazione.
Il 29 agosto 1946 sposò Gilda Maria Burza, di famiglia antifascista di Cosenza.
Uomo di fiducia di Fausto Gullo e stimato dagli esponenti di maggior rilievo dell’antifascismo cosentino, dopo la liberazione gli furono assegnati diversi e importanti ruoli politici: fu Segretario della Federazione provinciale del Partito comunista dal 1943 al 1947 (fu sostituito da Paolo Cinanni), e Redattore Responsabile dell’organo di stampa del partito, «Ordine Proletario», fondato da Gullo, chiuso dal fascismo e ripreso nel secondo dopoguerra.
Candidato del Fronte popolare, fu Sindaco di Rogliano dal 30 ottobre 1946 al 6 aprile 1952, Fu l’unico che in una competizione elettorale riuscì a sconfiggere il popolare  esponente locale della Dc, Pietro Buffone.
Sarcone mori a soli 58 anni. Cosenza e Rogliano lo ricordano con una via intestata a suo nome.(Leonardo Falbo) @ ICSAIC

Nota bibliografica

  • Leonardo Falbo, Fascismo e antifascismo in Calabria. Il caso di Rogliano, Icsaic-Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 1995, pp. 140-143;
  • Antonio Guarasci, Politica e società in Calabria dal Risorgimento alla RepubblicaIl collegio di Rogliano, Edizioni Frama’s, Chiaravalle Centrale 1973, pp. 364-368;
  • Alessandro Vaia,  Da galeotto a generale, Teti, Milano 1977, ad nomen;
  • Salvatore Carbone, Il popolo al confinoLa persecuzione fascista in Calabria, Edizioni Brenner, Cosenza 1989, pp. 313-314;
  • Isolo Sangineto, I Calabresi nella guerra di Liberazione, vol. I – I Partigiani della Provincia di Cosenza, Icsaic – Pellegrini Editore, Cosenza 1992, p. 50.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico centrale, Gennaro Sarcone, busta 4604, fascicolo 051950;
  • Archivio Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea;
  • Archivio Comune di Rogliano.

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