Scaglione, Gaetano

Gaetano Scaglione [Gerace (Reggio Calabria), 31 ottobre 1852 – Roma, 3 luglio 1910]

Allo Stato civile è stato registrato con i nomi di Gaetano, Andrea, Antonio. Considerato il fondatore della nuova Locri, per avere creato le premesse al suo sviluppo, nacque dal cavalier Pasquale, barone e proprietario terriero, e dalla nobildonna reggina Rosina Zerbi, una famiglia cospicua che per secoli ha dominato la vita politica economica e sociale di Gerace. 
Come tradizione delle famiglie aristocratiche del tempo, fu avviato agli studi di giurisprudenza; esercitò la professione di avvocato e fu presidente del consiglio di disciplina dei procuratori presso il Tribunale civile e correzionale di Gerace. 
Il 27 luglio 1889 a Reggio Calabria sposò Teresa Ramirez dalla quale ebbe una figlia, deceduta nel terremoto del 1908, e un figlio, Giacomo.
Topo di biblioteca, come è stato definito, oltre a occuparsi delle sue proprietà assieme ad altri familiari, ebbe parte attiva nella gestione della Banca Popolare di Gerace di cui era procuratore, nel febbraio 1889 diventata Banca Popolare del Circondario di Gerace con sede in Gerace Marina, Presidente della Banca era l’avvocato Giulio Scaglione, che era sindaco di Gerace nel 1880, quando gli uffici del comune e quelli giudiziari furono trasferiti nella frazione di Gerace Marina.
Gaetano Scaglione si dedicò anche ad altre attività imprenditoriali tra cui, tramite una società commerciale collettiva della quale facevano parte anche Rocco Scaglione, Antonio e Vittorio Spagnolo, Antonio e Raffaele Vitale e Francesco Piccolo, una cantina sociale sotto la ragione «R. Scaglione & C.».
Come altri familiari (Rocco Scaglione fu eletto deputato nelle elezioni per la XVIII, XIX e XX legislatura del 6 novembre 1892, 26 maggio 1895 e 21 marzo 1897) fu attratto particolarmente dalla politica. Per oltre un decennio, alla fine dell’Ottocento, fu assessore e quindi sindaco di Gerace, nonché consigliere provinciale e membro della Giunta provinciale amministrativa di Reggio Calabria. Il suo nome, già da allora, è legato alla ripresa degli scavi sul territorio dell’antica Locri Epizefiri, impegnandosi con successo anche per eliminare le tante difficoltà frapposte dai proprietari dei terreni che, accanto ai suoi, erano interessati dalle diverse campagne di ricerca archeologica. 
Nel 1904 pose la sua candidatura alla Camera dei Deputati nel collegio di Gerace Marina, contro l’uscente Raffaele Pelle anche lui geracese. Nella tornata elettorale del 6 novembre, vinse al primo turno con 1.074 voti contro i 1. 028 del suo avversario. Ma l’elezione fu contestata e il 18 dicembre annullata dalla Camera che ordinò il ballottaggio «fra il nominato commendator Scaglione ed il cavaliere Raffaele Pelle, i quali nell’elezione del 6 novembre riportarono i maggiori voti». Al ballottaggio del 15 gennaio 1905 (convocato con R.D. del 22 dicembre 1904), vinse ancora Scaglione con 1177 voti contro i 987 di Pelle. Giurò come deputato il 24 gennaio successivo e venne subito impegnato in delicate situazioni politiche relazionando, il 2 febbraio successivo, su una delle tante richieste di autorizzazione a procedere contro il deputato socialista Enrico Ferri accusato di diffamazione a mezzo stampa. 
Nelle elezioni del 1909, invece, Scaglione, di fatto, non ebbe concorrenti (gli altri avversari – nota Romeo – furono candidati più per protesta contro il sistema elettorale, che per lottare contro di lui) e ottenne così un nuovo ampio mandato: votarono 1754 elettori su 3155 aventi diritto e ottenne 1593 voti contro i 128 del secondo,  Giacomo Pedullà Morabito di Siderno.
Sedette sempre tra i banchi della sinistra costituzionale, come nella tradizione familiare. La sua attività parlamentare è stata intensa. Si occupò, ovviamente, di problemi locali relativi al proprio collegio e alla provincia (scuole elementari e istituzione di una scuola normale femminile a Reggio Calabria, condutture acqua potabile nei centri terremotati del 1905, servizi e strutture ferroviarie sulla costa jonica reggina) nonché dei provvedimenti in favore della Calabria dopo il sisma che distrusse Reggio e Messina, ma fece parte di diverse commissioni e intervenne, quindi, più volte in aula sui bilanci di vari ministeri (Grazie Giustizia e Culti, Finanza, Guerra).
Morì improvvisamente a Roma, nella sua casa di Via Colonna, all’età di 59 anni. Il giorno prima, già sofferente, era intervenuto in aula sul disegno di legge riguardante la scuola primaria e popolare, sostenendo in un ordine del giorno che lo Stato avrebbe dovuto farsene carico direttamente: «La Camera, convinta che il miglioramento delle condizioni economiche degli insegnanti e la costruzione di case per la scuola, in particolar modo nei comuni rurali, unitamente ad una maggior vigilanza, regolarità e disciplina nella funzione dell’insegnamento, sono specialmente provvedimenti di urgente necessità, passa alla discussione degli articoli». Una posizione, quella di Scaglione, che l’on. Alessandro Turco, deputato del Collegio di Cassano allo Jonio, non mancò di sottolineare intervenendo nella commemorazione ufficiale.
Il vicepresidente della Camera, on. Cappelli, infatti, diede notizia immediata della sua morte: «Compio il triste dovere di annunziarvi che stamane moriva improvvisamente il nostro collega Gaetano Scaglione, che pur ieri sorgeva a sostenere una idea, della quale era convinto propugnatore: l’avocazione allo Stato dell’istruzione primaria». Fu commemorato dai deputati Bruno Larizza, suo amico fraterno, e Turco e dal ministro delle finanze Facta anche per conto del Governo. Una nutrita delegazione di parlamentari (Bizzozero, Fusinato, Gaudenzi, Auteri-Beretta, Dentice, Attilio Rota, Talamo, Caccialanza e Giovanni Amici) rappresentò la Camera ai suoi funerali. La notizia della sua morte trovò spazio anche su giornali italiani all’estero che parlarono di Scaglione definendolo un «giureconsulto distintissimo».
Nel 1931 una lapide in sua memoria è stata posta sulla facciata di Palazzo Scaglione a Gerace («In questa casa da nobile stirpe nasceva l’On.le Gaetano Scaglione. Gerace Superiore tanto nome incide e ai secoli tramanda questa memore pagina della sua millenaria storia con orgoglio di madre»). Un suo busto è stato realizzato dallo scultore Vincenzo Jerace. Locri lo ricorda con una piazza a suo nome. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXII, 1ª Sessione, Discussioni, Tornata del 18 dicembre 1904, p. 423;
  • Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXIII, 1ª Sessione, Discussioni, 1ª tornata del 28 giugno 1910, p. 9228;
  • Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXIII, 1ª Sessione, Discussioni, 2ª tornata del 2 luglio 1910, p. 9594;
  • Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXIII, 1ª Sessione, Discussioni, 2ª tornata del 3 luglio 1910, p. 9664-66;
  • Jole Lattari Giugni, I Parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice L. Morara, Roma 1967, p. 392;
  • Domenico Romeo, Elezioni, partiti politici e schedati dopo l’Unità d’Italia nel circondario di Gerace, «Rivista Calabrese di Storia del ‘900», 1, 2015, p. 24n.

Nota archivistica

  • Comune di Gerace, Atto di nascita, numero d’ordine 192 del 31 ottobre 1852. 
  • Comune di Gerace Marina, Atto di morte, parte II, serie A, trascritto l’11 luglio 1910.

Nota

  • Si ringrazia lo storico Enzo Cataldo per il prezioso ed essenziale contributo alla redazione di questa biografia.
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