Scalise, Palmira

Palmira Scalise [Carlopoli (Catanzaro), 20 marzo 1894 – Quarto (Napoli), 18 maggio 1984]

Nacque a Castagna, frazione di Carlopoli da Luigi e da Costanza Villella, entrambi insegnanti elementari che, secondo la testimonianza di Giuseppe (primogenito della coppia), autore, nel 1905, di una tesi di laurea sull’Emigrazione della Calabria, che fu governatore in Africa e presidente del Consiglio di Stato, «avevano sempre aiutato la gente e donato loro case o terre per poter vivere, difendendo i poveri contro i ricchi e i prepotenti», a tal punto che quando morirono, il popolo volle che sulle loro lapidi venisse scritto «Madre del Popolo» e «Padre del Popolo».
Giovanissima, conseguì l’abilitazione magistrale e iniziò una lunga carriera d’insegnante, passando nelle scuole elementari di Castagna (1914-1927), di Cicala (1927-28), di Carlopoli (1928-34), Panettieri (1934-38), San Giorgio Albanese (1938-42) e Quarto, in prov. di Napoli, dal 1948 al 1957. Nel 1930 sposò Vittorio Fazio, dal quale ebbe un figlio, Roberto.
Lasciò Carlopoli per trasferirsi a Pozzuoli, dove visse il resto della sua vita, continuando, tuttavia, a mantenere ben saldi i legami con la sua terra e con l’ambiente culturale calabrese.
Secondo Francesco Butera, la Scalise «ha incarnato mirabilmente quella figura di maestro che, nei primi anni del Novecento, si andava delineando negli scritti di Maria Montessori, di Rosa Agazzi e di Giuseppe Lombardo Radice».
Nei suoi scritti dedicati alla scuola emerge, infatti, la concezione di un maestro che non pensa solo all’indottrinamento dell’alunno ma mira alla crescita della coscienza civile di tutto un popolo. Contrariamente all’andazzo dei suoi tempi in cui nella Scuola come in tutta la società, vigeva il concetto dell’ordine imposto, lei, al posto della bacchetta, consegnava al Maestro la responsabilità di essere prima di tutto «luce e guida morale» con le armi dell’affetto e della comprensione. Da donna aveva trovato la necessità di trovare una strada per l’affrancamento e il riscatto delle donne, soprattutto in quanto “mamme” alla luce di una riflessione sulla naturale connotazione di religiosa adesione al concetto di creatività.
La Scalise «rivelò fin da giovinetta doti di letterata, trovando un valido appoggio nella famiglia e un incoraggiamento costante nel romanziere cosentino Nicola Misasi, che conobbe a Roma nella casa del fratello Giuseppe». In seguito ebbe modo di conoscere la scrittrice Matilde Serao e di godere dell’amicizia e della stima di Gabriele D’Annunzio. Da poetessa (è nota con l’appellativo di Poetessa silana) ha ispirato i suoi scritti al patrimonio di vita vissuta in relazione con la e «dentro» la propria famiglia, la propria esperienza, la propria comunità, il proprio territorio, assunti come «valori«, nutriti e alimentati da una radicata visione classica e dei classici, da Virgilio a Dante, a Manzoni, fino a D’Annunzio suo contemporaneo e ammiratore. I luoghi di nascita, la Sila con i suoi maestosi alberi e con la sua maestosa campagna, nelle albe e nei tramonti, nella varietà delle stagioni, con il sole, con la pioggia o con la neve, sempre vengono evocati a temi di ispirazione, da tramutare in versi o in prosa. La sua lunga e feconda attività letteraria le permise di essere apprezzata e riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Numerose sono, infatti, le raccolte di poesie, di novelle, di commedie, e di saggi critici da lei pubblicati nell’arco di settant’anni.
Tra le opere più importanti va citato Il Monastero di Corazzo (poema in versi), pubblicato nel 1961, «poema denso di emozioni, ed espressione di una ricerca interiore che l’autrice ha maturato lentamente filtrandola attraverso il diaframma dei ricordi personali legati alla sua infanzia e sublimati in un intreccio di storia e leggende, realtà e fantasia sul cui sfondo si svolse la vita dei monaci cistercensi» (Buono-Gigliotti). Nell’opera è ricordata tra le altre, la figura austera di Gioacchino da Fiore, che fu abate del monastero sito nel territorio del Reventino. 
Le notizie storiche sul monastero di Corazzo la Scalise le attinse da un manoscritto del 1782 di un certo don Giuseppe Talarico, parroco di Scigliano e dallo storico Francesco Pometti, che le offrirono sufficienti notizie in merito alla ricchezza e allo splendore dell’antico convento, che fu fondato intorno al 1060 dal conte Ruggero di Martirano.
Altra opera di notevole interesse è il racconto La Brigantessa (1967) che «narra la storia di Rosangela, orgogliosa ragazza calabrese, violentata da un prepotente signorotto di Carlopoli, un certo don Filippo. La giovane, dopo quella terribile esperienza, diventerà l’amante del brigante Mico Sirianni. In un conflitto a fuoco il bandito verrà ucciso e la banda annientata. Rosangela, dopo tante peripezie, fu incarcerata e processata. In seguito sposò l’avvocato difensore, ma fu costretta ad abbandonarlo per l’ostilità della famiglia e a fare la cameriera a Catanzaro» (Galasso).
Nel 1952 la Scalise si trasferì con la famiglia a Pozzuoli, per motivi di lavoro. E fu attratta da quei luoghi straordinari, caratterizzati da un acre odore di zolfo che si effonde per l’aria, lungo la terra che dal mare Tirreno s’inerpica sino ai Campi Flegrei. Quei luoghi le ispirarono un altro poema in 13 canti di vario argomento: Pozzuoli canta (poema in versi), «nel quale descrive le bellezze dei Campi Flegrei; l’incontro immaginario con la Sibilla Cumana; la vicenda umana ricca di pathos, tra il celebre musicista Giambattista Pergolesi e la nobile napoletana Maria Spinelli, che, ostacolata nel suo amore dai fratelli, si fece suora nel convento di Santa Chiara, dove morì un anno prima del famoso musicista» (Galasso).Altre opere della Scalise sono: Il dovere della donna nell’ora presente (dissertazione pubblicata nel 1917); L’angelo della carità (novella, 1919); La figura di Cristo nella scuola (1924); Giorgio Scanderbegh (commedia, 1942); Tornerò (elegia, 1962);  Calabria  piange  (1963); La Pasqua di un’anima studio sull’Innominato dei Promessi Sposi (1966); Nicola Misasi nello specchio dei suoi romanzi (1965); I miei morti (1966).
Per la intensa attività letteraria la Scalise ebbe numerosi premi e riconoscimenti in Italia e all’estero. Nel 1970 ricevette il Premio Letterario «Nicola Misasi» per il racconto La Brigantessa; l’anno successivo il Premio Internazionale «Europa», nonché il «Diplomme d’honneur», per il poema Il Monastero di Corazzo.
Le sono stata assegnati numerosi altri Premi, tra cui il Ramo d’alloro dell’Accademia Neocastrum, la Croce al Merito della Cultura dell’Accademia di Paestum, Il Premio Internazionale di Lettere e Scienze di Villa Alessandra, la Medaglia d’oro del Comune di Serrastretta «per aver illustrato con saggi e poesie la Calabria nel mondo», il Premio di Poesia Florense, il Premio di Poesia «Città di Soverato», e altri riconoscimenti assegnati da vari Enti, Comuni e Associazioni.
È stata socia dell’Accademia Cosentina, dell’Accademia Tiberina, dell’Accademia di Paestum, dell’Accademia Neocastrum. È stata compresa nel Dizionario degli Scrittori meridionali, nell’Antologia della Poesia Italiana contemporanea, nell’Antologia dei Letterati ed Artisti Cattolici.  
Morì a Quarto (Napoli), all’età di 90 anni. Carlopoli le ha intitolato una piazza del paese. (Franco Liguori) © ICSAIC 2020

Opere principali

  • Dolce illusione, Stab. Tip. Calabro, Catanzaro 1918;
  • Il dovere della donna nell’ora presente, Stab. Tip. Calabro, Catanzaro 1918;
  • Il Cantore della Sila, Editrice Bruzia, Catanzaro 1927;
  • La reliquia di Giorgio Scanderbeg, Tipografia Edoardo Patitucci, Castrovillari 1940;
  • Il Monastero di Corazzo, Tipografia A. Cortese, Napoli 1961;
  • Pozzuoli canta, Ghidini Fiorini Editore, Verona 1964;
  • Costellazioni, Pellegrini, Cosenza 1964;
  • Un araldo di poesia, Arti Grafiche V. Morano, Napoli 1964;
  • D’Annunzio e il suo epico canto, Pellegrini, Cosenza 1969;
  • La Brigantessa, Edizioni «La Voce Bruzia», Cosenza 1970.

Nota bibliografica

  • V. De Filippo, Il monastero di Corazzo, «La famiglia italiana», 11 novembre 1961;
  • V. Crispino, Un’epopea calabrese: il Monastero di Corazzo, «Cronaca di Calabria», ottobre 1964
  • Alfonso Frangipane, Il Monastero di Corazzo, «Brutium», luglio-settembre 1961;
  • A. Gigliotti, Il Monastero di Corazzo, «Rassegna calabrese», novembre-dicembre 1961;
  • L’antico monastero di Corazzo sintesi di fulgente storia, «Il Mattino», 16 ottobre 1964;
  • Attilio Pepe, La poesia di Palmira Fazio Scalise, «Cronaca di Calabria», ottobre 1964;
  • G. Mascaro, Palmira Fazio Scalise, poetessa dei Monti silani, «Calabria Letteraria», XXXII, 10-11-12, ottobre-dicembre 1984, pp. 130-135;
  • Salvatore Gigliotti, Palmira Fazio Scalise poetessa silana, «Calabria Letteraria», XLIII, 1-2-3, gennaio-marzo 1995, pp. 87-88;
  • Carmela Galasso, Scalise Palmira, in Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, pp. 411-412;
  • Adele Talarico, Rosangela, brigantessa del Sud, «Nuovo Soldo.it», 14 maggio 2012.
  • Nuccia Fratto Parrello, Palmira Fazio Scalise, poetessa silana e altre voci di Calabria, Ursini Editore, Catanzaro 2016. 

Nota

  • Si ringrazia l’insegnante Raffaele Arcuri per la generosa collaborazione.
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